{"id":1000,"date":"2006-04-12T00:00:00","date_gmt":"2006-04-11T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/rilanciare-linternazionalizzazione-per-agganciare-la-ripresa-europea\/"},"modified":"2017-11-03T15:44:05","modified_gmt":"2017-11-03T14:44:05","slug":"rilanciare-linternazionalizzazione-per-agganciare-la-ripresa-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/04\/rilanciare-linternazionalizzazione-per-agganciare-la-ripresa-europea\/","title":{"rendered":"Rilanciare l\u2019internazionalizzazione per agganciare la ripresa europea"},"content":{"rendered":"<p>Il 2006-2007 sar\u00e0 un periodo di ripresa per l\u2019Europa. Per beneficiarne appieno e tornare a crescere dopo anni di ristagno, l\u2019economia italiana deve arrestare la perdita di competitivit\u00e0 in corso e rilanciare produzione ed esportazioni. Servono misure efficaci, anche immediate, e scelte coraggiose all\u2019interno e in campo internazionale, soprattutto nelle strategie di politica economica estera. E\u2019 una sfida prioritaria questa \u2013 unitamente a quella del risanamento dei conti pubblici \u2013 per il nuovo Governo che si former\u00e0 tra qualche settimana guidato da Romano Prodi. Un compito difficile, per molti versi drammatico, vista la gravit\u00e0 della situazione economica e l\u2019esile vantaggio di cui godr\u00e0 la nuova maggioranza.<\/p>\n<p><i>E\u2019 soprattutto in campo internazionale che la forte perdita di competitivit\u00e0 accusata dal nostro paese in questi anni ha manifestato gli effetti pi\u00f9 marcati<\/i>. Un dato fra tutti: la quota delle esportazioni italiane nel commercio mondiale \u00e8 seccamente diminuita, precipitando dal 4,6 per cento della met\u00e0 degli anni Novanta al 2,7 per cento nel 2005 (valutata a prezzi costanti). Nello stesso periodo quella tedesca \u00e8 cresciuta dal 10,3 all\u201911,7 per cento.<\/p>\n<p><b>Una priorit\u00e0 per il nuovo Governo<\/B><br \/>A differenza del passato, il contributo al PIL italiano proveniente dalla domanda estera netta (esportazioni al netto delle importazioni) \u00e8 stato sempre nullo o negativo negli ultimi quattro anni, favorendo la retrocessione del nostro paese all\u2019ultimo posto nella graduatoria europea della crescita (0,3 per cento il tasso medio italiano nel periodo 2002-2005). <\/p>\n<p><i>Ed \u00e8 sempre questa perdita di competitivit\u00e0 che oggi impedisce all\u2019Italia di agganciare pienamente la ripresa in corso<\/i>. Secondo la maggioranza delle previsioni, la fase d&#8217;espansione si rafforzer\u00e0 in Europa nella seconda parte dell\u2019anno. Anche l\u2019economia italiana ne beneficer\u00e0, ma secondo aspettative diffuse (OCSE, Commissione Europea) crescer\u00e0 poco anche nel 2006-2007, assai meno della media europea (1,3 il tasso di crescita atteso). <\/p>\n<p>Come sfruttare di pi\u00f9 e meglio, di quanto stia avvenendo, la ripresa europea e internazionale rappresenta una vera priorit\u00e0 della politica economica del nuovo Governo. <\/p>\n<p>Serviranno misure immediate. Come la riduzione  del cuneo fiscale, che dovr\u00e0 essere consistente, anche se i cinque punti promessi da Prodi nella campagna elettorale appaiono difficili da finanziare alla luce del preoccupante disavanzo pubblico mostrato anche dai dati pi\u00f9 recenti. Un taglio, in ogni modo, che dovr\u00e0 cominciare a contenere il forte divario creatosi in questi anni tra i costi di produzione dell\u2019Italia e quelli dei principali partner europei. E\u2019 di circa quindici punti nei confronti, ad esempio, della Germania.<\/p>\n<p><b>Interventi di ampio respiro<\/B><br \/>Ma serviranno anche interventi di pi\u00f9 ampio respiro e con effetti differiti nel tempo, che dovranno affrontare mali antichi della nostra economia: l\u2019inadeguata specializzazione del sistema industriale, l\u2019eccessiva frammentazione della struttura produttiva, l\u2019arretratezza e bassa qualit\u00e0 di molti servizi alla produzione. Saranno necessarie in questo caso riforme strutturali per accrescere la competitivit\u00e0 dei nostri esportatori e, pi\u00f9 in generale, la produttivit\u00e0 del nostro sistema economico, ferma da tempo e in caduta libera rispetto a quelle dei concorrenti. <\/p>\n<p>Ma per produrre ed esportare di pi\u00f9 oggi serve anche una presenza internazionale pi\u00f9 diffusa e radicata delle nostre imprese. Abbiamo esportato poco in questi anni anche perch\u00e8 abbiamo investito poco all\u2019estero e abbiamo attratto ancora meno investimenti esteri in confronto ad altri partner europei. A met\u00e0 degli anni Novanta l\u2019Italia aveva lo stesso grado di apertura agli scambi commerciali della Germania (49,6 contro 49,9), ma negli ultimi dieci anni il nostro \u00e8 aumentato di poco (57,5) mentre quello tedesco \u00e8 balzato a 72,4. <\/p>\n<p>L\u2019internazionalizzazione della nostra economia &#8211; intesa come apertura alle ristrutturazioni in atto nell\u2019economia globale &#8211; deve cos\u00ec aumentare in misura significativa. Bisogner\u00e0 smontare a questo riguardo quelle retoriche e  strumentali demonizzazioni dei processi di internazionalizzazione molto utilizzate in politica, sia a destra sia a sinistra. Andr\u00e0, in effetti, ripetuto che l\u2019internazionalizzazione rappresenta un volano fondamentale della competitivit\u00e0 del nostro paese ed un elemento da governare al meglio per farne emergere appieno le potenzialit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Una politica economica estera adeguata<\/B><br \/>Servir\u00e0 soprattutto una politica economica estera all\u2019altezza delle sfide presenti nell\u2019economia globale e tale da sostenere questo rinnovato sforzo di proiezione all\u2019estero del nostro sistema produttivo. Accrescendo la capacit\u00e0 di meglio focalizzare le sue priorit\u00e0 (in primo luogo di tipo geo-economico quali l\u2019Est Europa e i Balcani, i paesi del bacino del Mediterraneo, Cina e India, tra le pi\u00f9 importanti) per poi gestire al meglio l\u2019allocazione dei fondi (pochi) a disposizione e farli funzionare senza sprechi. <\/p>\n<p>Per tutto questo \u00e8 necessaria una guida unitaria della politica economica estera che \u00e8 mancata, viceversa, in questi anni. Va cos\u00ec rivista la sua struttura di comando, attraverso una  riforma decisa del suo coordinamento strategico. <\/p>\n<p>Quel poco che si \u00e8 fatto in questi anni, lo si \u00e8 fatto in modo molto frammentato e con una scarsa coordinazione tra centro e periferia. Uno scollamento grave che il nostro paese non si potr\u00e0 pi\u00f9 permettere in futuro. A meno di non accettare di essere definitivamente relegato al  margine dei giochi che davvero contano nell\u2019economia globale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2006-2007 sar\u00e0 un periodo di ripresa per l\u2019Europa. Per beneficiarne appieno e tornare a crescere dopo anni di ristagno, l\u2019economia italiana deve arrestare la perdita di competitivit\u00e0 in corso e rilanciare produzione ed esportazioni. Servono misure efficaci, anche immediate, e scelte coraggiose all\u2019interno e in campo internazionale, soprattutto nelle strategie di politica economica estera. 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