{"id":1040,"date":"2006-04-20T00:00:00","date_gmt":"2006-04-19T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/e-finita-la-stagione-delle-cicale\/"},"modified":"2017-11-03T15:44:04","modified_gmt":"2017-11-03T14:44:04","slug":"e-finita-la-stagione-delle-cicale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/04\/e-finita-la-stagione-delle-cicale\/","title":{"rendered":"E\u2019 finita la stagione delle cicale"},"content":{"rendered":"<p>\u201cBig hat, no cattle\u201d. Questo sarcastico detto texano probabilmente non \u00e8 mai risuonato nelle allegre serate di Crawford tra George W ed il nostro ex-premier. Tradotto alla lettera suona come \u201cgrande cappello, niente mandria\u201d, ma il suo significato \u00e8 \u201cgrandi velleit\u00e0, nessuna sostanza\u201d. <br \/>Negli ultimi cinque anni, il Governo uscente ha in vario modo indebolito il nostro ancoraggio europeo, avventurandosi in un improbabile tentativo di \u201cintermediazione trilaterale\u201d con Usa e Russia. Per queste velleit\u00e0, che non hanno portato all\u2019Italia n\u00e9 benefici economici, n\u00e8 politici abbiamo gi\u00e0 pagato un pesante dazio, ma le sfide dei prossimi mesi saranno altrettanto difficili. L\u2019aver dilapidato l\u2019avanzo primario ereditato nel 2001 (circa 5 punti di PIL), ci fa affrontare i nostri snodi istituzionali e la congiuntura internazionale in una situazione di grande vulnerabilit\u00e0.<\/p>\n<p> <b>Una congiuntura difficile<\/b><br \/>Nei prossimi 6 mesi l\u2019interazione tra complessit\u00e0 politica, difficolt\u00e0 di bilancio, mercati finanziari e costi energetici rischia di essere perversa, proprio nel momento della nascita del governo Prodi. Ogni tentativo di ritardare la nascita di questo Governo (ad esempio, complicando e ritardando la nomina del nuovo capo dello Stato) e di ottenere una \u201cprorogatio\u201d del governo uscente, comprometterebbe decenni di progresso economico e di espansione del nostro mercato dei capitali.  <br \/>Due sono le criticit\u00e0 che potremo fronteggiare solo ristabilendo, subito, una solida base istituzionale e politica  : <\/p>\n<p>1.\t<b>Il prezzo del petrolio<\/b> rischia di raggiungere i massimi storici durante l\u2019estate\/autunno, con un impatto duro sull\u2019economia Italiana. Non parlo dei massimi del 2005 ($ 70 al barile, gi\u00e0 raggiunti e superati). Parlo dei massimi \u201creali\u201d del 1981 (prima crisi Iraniana) che in termini di dollari attuali equivalgono a circa 98 dollari\/barile. Gli attuali stock nei paesi Ocse sono circa il 5% pi\u00f9 alti del 2005 (solo 3 giorni di consumi in pi\u00f9), ma la grande crescita asiatica e americana implica un aumento dei fabbisogni giornalieri mondiali di quasi 2 milioni di barili nel 2006.  Purtroppo l\u2019offerta, soprattutto quella Opec (il petrolio pi\u00f9 prelibato) \u00e8 statica: l\u2019Arabia Saudita sta gi\u00e0 pompando al massimo della propria capacit\u00e0; l\u2019Iraq non pu\u00f2 produrre pi\u00f9 del 60% della capacit\u00e0 a causa della guerra civile in corso e dell\u2019assenza di governo; l\u2019Iran tirer\u00e0 gradualmente il freno per far sentire la propria forza nello scacchiere e lanciare precisi messaggi a Washington. <br \/>Le elezioni  americane in novembre non aiuteranno certo a raffreddare n\u00e8 gli animi\u2026 n\u00e8 i prezzi.  Inoltre, il run-up verso le elezioni russe della Duma del 2007 (fondamentali nella lotta per il grande potere oligarchico e per la preparazione delle elezioni presidenziali dell\u2019anno successivo) non preannunciano una maggiore affidabilit\u00e0 degli approvvigionamenti di gas e petrolio russi il prossimo inverno . Infine, l\u2019aumento della temperatura dell\u2019Atlantico registrata nell\u2019 inverno 2005-2006 fa temere una stagione \u201cmolto attiva\u201d degli uragani nel golfo del Messico (da luglio a novembre). E la capacit\u00e0 produttiva e di raffinazione Usa, gi\u00e0 provata da Rita e Katrina nel 2005 ( e non ancora ripristinata) potrebbe collassare. <\/p>\n<p> 2.\t<b>La struttura dei tassi d\u2019interesse<\/b>, gi\u00e0 appesantita nell\u2019arco degli ultimi mesi, rischia di peggiorare davanti alle aspettative inflazionistiche legate all\u2019energia e alla pi\u00f9 robusta crescita mondiale, che il Fondo Monetario ha innalzato al 4,9%. Le autorit\u00e0 monetarie potrebbero alzare i tassi anche dopo il giugno 2006.  Di fronte a questo profilo dei tassi (che ha gi\u00e0 penalizzato i titoli obbligazionari in tutta Europa), mantenere un rating decente per il debito pubblico Italiano diventa fondamentale per reggere l\u2019urto di questo gi\u00e0 duro contesto internazionale . <\/p>\n<p> <b>Buon Governo<\/b><br \/>E\u2019 quindi essenziale che un Governo finalmente autorevole si installi entro maggio, indicando ai mercati con decisione la prima priorit\u00e0: l\u2019impegno a riprendere il controllo della spesa, ricostituire gradualmente un avanzo primario e riprendere il sentiero discendente del nostro stock di debito &#8211; gradualmente (perch\u00e8 la crescita non dovr\u00e0 essere drasticamente compromessa dalla politica fiscale), ma progressivamente. <br \/>Senza un\u2019azione immediata in tal senso, i mercati non capirebbero, i nostri titoli di Stato verrebbero colpiti e il nostro costo del debito rischierebbe di inerpicarsi, chiudendo in questo modo le nostre opzioni di politica economica. Decisamente pesante, dunque, l\u2019eredit\u00e0 del Governo uscente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cBig hat, no cattle\u201d. Questo sarcastico detto texano probabilmente non \u00e8 mai risuonato nelle allegre serate di Crawford tra George W ed il nostro ex-premier. Tradotto alla lettera suona come \u201cgrande cappello, niente mandria\u201d, ma il suo significato \u00e8 \u201cgrandi velleit\u00e0, nessuna sostanza\u201d. 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