{"id":1050,"date":"2006-04-20T00:00:00","date_gmt":"2006-04-19T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/esportare-la-democrazia-molti-dubbi-poche-certezze\/"},"modified":"2017-11-03T15:44:04","modified_gmt":"2017-11-03T14:44:04","slug":"esportare-la-democrazia-molti-dubbi-poche-certezze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/04\/esportare-la-democrazia-molti-dubbi-poche-certezze\/","title":{"rendered":"Esportare la democrazia? Molti dubbi, poche certezze"},"content":{"rendered":"<p>A met\u00e0 marzo l\u2019amministrazione Bush ha pubblicato l\u2019aggiornamento della dottrina strategica emanata nel settembre del 2002. Essa ripropone la guerra preventiva, ma con ancora pi\u00f9 forza si focalizza sulla politica di esportazione e promozione della democrazia. Il documento inizia, infatti, con queste parole \u201cLa politica degli Stati Uniti \u00e8 caratterizzata dalla ricerca in ogni paese e cultura dei movimenti e delle istituzioni democratiche e dal loro sostegno con lo scopo ultimo di mettere fine nel mondo alla tirannia\u201d. Ma nel dibattito nazionale la politica di promozione della democrazia viene sempre pi\u00f9 vivamente e da molti criticata. <\/p>\n<p>Queste critiche dicono che, al contrario di quanto sostiene l\u2019amministrazione Bush, non c\u2019\u00e8 nessun nesso fra terrorismo e democrazia. Il terrorismo si collega a conflitti politici interni al mondo arabo-musulmano o riguardanti il mondo occidentale, conflitti che la democratizzazione di per s\u00e9 non risolve. Inoltre, \u00e8 emerso con chiarezza che nel mondo arabo-musulmano c\u2019\u00e8 una forte aspirazione alla democrazia, ma essa non porta necessariamente a scelte culturali, sociali o politiche convergenti con il mondo occidentale. Al contrario, porta alla ribalta partiti religiosi e nazionalisti che non condividono gli orientamenti dell\u2019Occidente, quando decisamente non li avversano. In questo senso, \u00e8 altres\u00ec chiaro che il percorso alla democrazia gli abitanti della regione, inclusi i pochi liberali, intendono compierlo in piena autonomia. <\/p>\n<p><b>Demoscettici vs. demoentusiasti <\/b><br \/>In effetti, la fiducia dei neoconservatori nella democrazia come \u201ctoccasana\u201d universale appare oggi superata in ogni ambiente politico che non sia quello presidenziale. I pi\u00f9 conservatori sono preoccupati dei danni che la politica di democratizzazione porta agli interessi occidentali e agli alleati \u2013 non democratici \u2013 dell\u2019Occidente. Questa preoccupazione si \u00e8 generalizzata e rafforzata con la vittoria di Hamas in Palestina. I demoentusiasti sono decisamente in declino. I moderati sono divisi in due correnti: entrambe sono convinte dell\u2019inevitabile connessione fra sviluppo democratico e partecipazione degli islamisti al processo politico, ma mentre l\u2019una  accetta che vadano eventualmente al governo e si preoccupa di definire nei loro confronti i termini di un dialogo critico, l\u2019altra sostiene che si debba navigare fra la Scilla dei tiranni e il Cariddi degli islamismi, determinando metodi e condizioni per rafforzare le forze democratiche pi\u00f9 omogenee all\u2019Occidente. <\/p>\n<p>Il dibattito sulla democratizzazione \u00e8 cos\u00ec arrivato a una svolta. Pu\u00f2 essere che continui,  ma anche che sia seppellito sotto il fallimento della politica di Bush e delle preoccupazioni che sta suscitando. Il rischio di questa evoluzione \u00e8 che ne resti travolto anche l\u2019altro ramo della politica dell\u2019amministrazione americana, ossia il tentativo di mettere in piedi un quadro di <i> governance<\/i>  regionale nel Medio Oriente allargato, destinato a coinvolgere le societ\u00e0 civili e rendere possibile un dialogo dal basso verso l\u2019attuazione di forme di governo democratiche. <\/p>\n<p>Questo schema di <i> governance <\/i> \u00e8 l\u2019iniziativa battezzata BMENA (Broader Middle East and North Africa) dal G7 nel 2004. Essa ha raccolto alcuni significativi successi, poco seguiti dai media. Il BMENA ha sollevato le preoccupazioni (strumentali) dei governi della regione e quelle (sincere) delle opposizioni politiche di interferenza nel destino politico degli arabi e degli islamici. Tuttavia, \u00e8 riuscito a suscitare un\u2019aggregazione effettiva di forze della societ\u00e0 civile in un libero dibattito, vivace e costruttivo sulla democrazia.<\/p>\n<p><b> Prove di dialogo <\/b><br \/>Ci\u00f2 \u00e8 avvenuto in modo particolare nel quadro del Dialogo per l\u2019Assistenza alla Democrazia, che il BMENA ha affidato all\u2019impulso di Italia, Turchia e Yemen e che \u00e8 stata gestita da tre organizzazioni  non governative: \u201cNon c\u2019\u00e8 pace senza giustizia\u201d (sotto la guida di Emma Bonino), la fondazione turca TESEV, e lo Human Rights Information and Training Centre (HRITC) dello Yemen. Queste tre organizzazioni hanno permesso a centinaia di Ong di riunirsi e approvare documenti comuni di notevole interesse su argomenti cruciali come i partiti politici, i meccanismi elettivi, il ruolo dei media, delle donne, del pluralismo culturale. Particolarmente importanti sono state le riunioni organizzate nel 2005 da  \u201cNon c\u2019\u00e8 pace senza giustizia\u201d \u2013 che ha senza dubbio avuto un ruolo preminente &#8211; a Venezia (21-23 luglio) e poi a Rabat (1-3 ottobre). <\/p>\n<p>Al contrario delle politiche governative tradizionali, l\u2019incoraggiamento di un dialogo autonomo e libero a livello delle societ\u00e0 civili \u00e8 l\u2019unica promozione della democrazia destinata ad avere una qualche efficacia perch\u00e9, da un lato, se una democrazia \u00e8 nelle carte del Medio Oriente, essa non pu\u00f2 che nascere dall\u2019iniziativa degli interessati; dall\u2019altro, se \u00e8 cos\u00ec, il discorso dell\u2019Occidente va diretto ai singoli interessati e non ai Governi, vittime predestinate del discorso stesso. <\/p>\n<p>Questa politica dal basso, condotta dal BMENA, \u00e8 quella che anche l\u2019Unione Europea prevede nel quadro della sua iniziativa del Partenariato Euro-Mediterraneo. Per inciso, occorre dire che negli ultimi pochi anni il BMENA l\u2019ha perseguita in modo pi\u00f9 convincente che non il Partenariato nei dieci anni che da poco ha compiuto. Comunque \u00e8 un orientamento che merita di essere approfondito e potrebbe costituire lo spunto di una efficace collaborazione transatlantica. <\/p>\n<p>Per ora, nei rapporti atlantici, ha mancato di esserlo, mentre questa potrebbe essere la condizione di un suo maggior successo. Nel prossimo futuro, \u00e8 da sperare che il fallimento della faccia arcigna della promozione della democrazia non porti a fondo con s\u00e9 anche il dibattito delle societ\u00e0 civili.<\/p>\n<p><i>Foto tratta dal sito <a href= \"http:\/\/www.rprojects.co.uk\" target= \"blank\"><b><u>RPROJECTS<\/u><\/b><\/a><\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A met\u00e0 marzo l\u2019amministrazione Bush ha pubblicato l\u2019aggiornamento della dottrina strategica emanata nel settembre del 2002. 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