{"id":1130,"date":"2006-05-02T00:00:00","date_gmt":"2006-05-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/una-politica-selettiva-che-lascia-perplessi\/"},"modified":"2017-11-03T15:44:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:44:03","slug":"una-politica-selettiva-che-lascia-perplessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/05\/una-politica-selettiva-che-lascia-perplessi\/","title":{"rendered":"Una politica &#8220;selettiva&#8221; che lascia perplessi"},"content":{"rendered":"<p>Sebbene ancora esposto alla necessit\u00e0 della ratifica da parte del Congresso, l\u2019accordo che George Bush ha siglato alcune settimane fa in occasione del suo viaggio in India \u00e8 gi\u00e0 sufficientemente indicativo di alcune delle principali linee-guida della politica estera degli Stati Uniti, oltre che di alcuni dei principali problemi che esse hanno sollevato e, presumibilmente, continueranno a sollevare.<\/p>\n<p>Il primo aspetto, oltre che il pi\u00f9 superficiale, \u00e8 il progressivo riorientamento della politica di sicurezza americana verso l\u2019Asia, dove si trovano la maggior parte delle minacce immediate (o presunte tali) alla sicurezza degli Stati Uniti, la gran parte delle risorse energetiche del pianeta e, soprattutto, alcuni dei principali candidati al rango di grande potenza, se non addirittura di sfidante degli Stati Uniti per il prossimo secolo, a cominciare naturalmente dalla Cina. <\/p>\n<p> Anche senza sposare la tesi di chi si \u00e8 affrettato a vedere nell\u2019accordo con l\u2019India un capitolo della politica di contenimento preventivo della Cina o, quanto meno, della partita che Stati Uniti, Cina e Russia stanno giocando per riuscire a cooptare la nuova potenza emergente asiatica, non c\u2019\u00e8 dubbio che una concessione di questa portata sia il segno dell\u2019investimento crescente che gli Stati Uniti si preparano a fare nella regione.<\/p>\n<p>A questo riorientamento si collega l\u2019approccio speculare ed opposto che gli Stati Uniti stanno gi\u00e0 riservando alle \u201cnuove\u201d questioni asiatiche rispetto alle \u201cvecchie\u201d questioni europee. Mentre, in queste ultime, la politica estera americana aveva tradizionalmente concepito la stabilit\u00e0 internazionale in termini di intangibilit\u00e0 dei confini, delle sfere di influenza e dei principali accordi internazionali, nello scacchiere asiatico (dal Golfo Persico all\u2019Asia meridionale alla stessa Asia orientale) gli Stati Uniti sembrano optare decisamente per una visione pi\u00f9 offensiva dell\u2019ordine internazionale, disposta a imporre mutamenti nell\u2019equilibrio di potenza tra gli attori, nella loro sistemazione territoriale e persino nel regime politico dei singoli Stati \u2013 come gi\u00e0 realizzato con l\u2019abbattimento del regime di Saddam Hussein \u2013 e disposta a maggior ragione a rivedere forma e sostanza dei grandi accordi internazionali, come \u00e8 avvenuto in questo caso con il regime di non proliferazione nucleare.<\/p>\n<p>Infine, proprio la deroga concessa all\u2019India in materia di proliferazione nucleare \u2013 resa ancora pi\u00f9 evidente dalla contemporanea pressione esercitata sull\u2019Iran \u2013 ha confermato l\u2019adozione da parte degli Stati Uniti di una politica esplicita di discriminazione a favore di certi paesi e a sfavore di altri, coerentemente con una visione dell\u2019ordine internazionale sempre pi\u00f9 apertamente rivolta contro il vecchio principio dell\u2019eguaglianza formale degli Stati in nome di principi etico-politici quali la preferenza per i regimi democratici oppure, in rapporto a volte controverso con i primi, in nome di imperativi politico-strategici quali la necessit\u00e0 di perpetuare lo svantaggio militare dei paesi potenzialmente \u201cpericolosi\u201d o ostili.<\/p>\n<p>Se non ch\u00e9, \u00e8 proprio dal carattere selettivo della lotta contro la proliferazione che vengono i principali problemi. Oltre a portare fino all\u2019estremo il principio di discriminazione tra amici e nemici, questa scelta solleva tre dei pi\u00f9 classici problemi nello studio e nella pratica della politica internazionale. Il primo \u00e8 il rischio dell\u2019inganno, che gli Stati Uniti hanno gi\u00e0 scontato nello scorso decennio con il ruolo assunto dall\u2019alleato pakistano nella proliferazione di tecnologie e know how nucleare verso paesi potenzialmente ostili, compreso lo stesso Iran.<\/p>\n<p>Il secondo problema discende da quello che, nella teoria delle relazioni internazionali, \u00e8 conosciuto come dilemma della sicurezza. Dal momento che, in un sistema competitivo, anche quando nessuno tra gli Stati ha intenzione di attaccare gli altri, nessuno pu\u00f2 essere sicuro che le intenzioni altrui siano o restino pacifiche, non \u00e8 possibile consentire a qualcuno di appropriarsi di tecnologie di un tipo senza dare a tutti gli altri un incentivo a fare la stessa cosa. Il principio di discriminazione si rovescia, concretamente, in un principio di diffusione \u2013 come ha confermato la scontata richiesta da parte del Pakistan di godere di un accordo gemello di quello strappato dall\u2019India.<\/p>\n<p>Infine, per restare in materia di percezioni, la concezione pi\u00f9 aggressiva della stabilit\u00e0 internazionale colloca gli Stati Uniti nella posizione paradossale di potenza conservatrice su scala globale e revisionista su scala regionale. Se, infatti, l\u2019obiettivo politico-strategico degli Stati Uniti rimane quello di conservare la propria posizione egemonica prevenendo l\u2019emergere di potenziali sfidanti, l\u2019allargamento della loro presenza militare e la disponibilit\u00e0 esplicitamente dichiarata ad alterare gli equilibri regionali favorendo certi attori e sfavorendone altri rischiano di essere avvertiti come una minaccia alla stabilit\u00e0 delle rispettive regioni e di suscitare la risposta difensiva degli altri attori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sebbene ancora esposto alla necessit\u00e0 della ratifica da parte del Congresso, l\u2019accordo che George Bush ha siglato alcune settimane fa in occasione del suo viaggio in India \u00e8 gi\u00e0 sufficientemente indicativo di alcune delle principali linee-guida della politica estera degli Stati Uniti, oltre che di alcuni dei principali problemi che esse hanno sollevato e, presumibilmente, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1130"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1130"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1130\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67099,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1130\/revisions\/67099"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1130"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1130"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1130"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}