{"id":1150,"date":"2006-05-02T00:00:00","date_gmt":"2006-05-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/ambizioni-elevate-risorse-falcidiate\/"},"modified":"2017-11-03T15:44:04","modified_gmt":"2017-11-03T14:44:04","slug":"ambizioni-elevate-risorse-falcidiate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/05\/ambizioni-elevate-risorse-falcidiate\/","title":{"rendered":"Ambizioni elevate, risorse falcidiate"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019epoca dei massicci consolidamenti industriali e del mercato globale, la difficolt\u00e0 a tenere il passo con l\u2019alto costo dell\u2019energia e le continue riduzioni delle poste in bilancio non sono certo fattori che contribuiscono a tenere sotto le luci nella vetrina della Difesa le capacit\u00e0 delle singole industrie nazionali e i rispettivi prodotti. Tutto ci\u00f2, per\u00f2, ancora non spiega il paradosso tutto italiano della forte differenza tra le ambizioni, sempre elevate, e le risorse, sempre falcidiate. Il fatto \u00e8 che, sotto un profilo culturale, da noi la difesa interessa assai poco e, di riflesso, cos\u00ec \u00e8 per il suo bilancio e per la sua industria. Prova ne \u00e8 che, nella recente campagna elettorale, irrilevante o nulla \u00e8 stata la presenza dei temi correlati.<\/p>\n<p><b>Qualit\u00e0 e quantit\u00e0<\/b><br \/>Preoccupazione e nervosismo, con comportamenti a volte schizoidi, \u00e8 ci\u00f2 che oggi si nota in tutto il comparto. Nei numeri e nelle percentuali che caratterizzano gli ultimi bilanci, dopo il baratro apertosi con il 2006 c\u2019\u00e8 infatti qualcosa di assai pi\u00f9 pericoloso ed insidioso della scarsa \u201cquantit\u00e0\u201d. Mi riferisco alla \u201cqualit\u00e0\u201d di questo bilancio. In linea teorica, l\u2019indice di qualit\u00e0 \u00e8 dato dalla sommatoria delle spese per la ricerca, l\u2019ammodernamento e l\u2019esercizio, che dovrebbe risultare sempre superiore o, al massimo, uguale alle spese per il personale, diciamo 50 e 50. Viceversa, sebbene ci\u00f2 interessi sia il \u201ccliente\u201d che il \u201cfornitore\u201d, la divaricazione della forbice si attesta oggi su valori pari a 30 e 70.<\/p>\n<p>Sinora, non essendo comprimibile in un sistema sociale protetto la spesa per il personale, i \u201ctagli\u201d si sono accaniti sull\u2019ammodernamento e sull\u2019esercizio. E\u2019 fisiologico il fatto che essi incidano molto di pi\u00f9 sui piccoli programmi che su quelli grandi, tutelati dagli accordi internazionali. Si finisce cos\u00ec per posporre o cancellare tutte quelle attivit\u00e0 che, sebbene piccole e di ridotta portata finanziaria, sono in grado di conferire efficienza ed incrementare capacit\u00e0 operativa.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 significa due cose. Sul piano militare, erosione dell\u2019efficienza complessiva, pur in presenza di mezzi nuovi o relativamente moderni. Sul piano industriale, grave sofferenza di quella piccola-media industria ad alta tecnologia che si occupa della vita quotidiana delle forze, mentre la grande industria, meno toccata, sar\u00e0 costretta a confidare in misura sempre inferiore sulle acquisizioni nazionali per il lancio all\u2019estero dei propri prodotti. Anche i grandi, tuttavia, danno evidenti segni di inquietudine e di nervosismo, sviluppando una politica \u201cfai da te\u201dnon sempre chiaramente leggibile in funzione delle \u201cmutazioni\u201d della grande industria europea e transatlantica.<\/p>\n<p><b>Il coraggio di decidere<\/b><br \/>Mi corre l\u2019obbligo, in conclusione, di ritornare agli elementi di riflessione con i quali avevo iniziato. Se \u00e8 vero che il mercato segue solo se stesso e di conseguenza l\u2019industria, se lasciata in libert\u00e0, insegue il business anche nella scelta delle alleanze, \u00e8 altrettanto vero che quando si tratta di sicurezza e difesa \u00e8 necessaria una politica vera, proposta dal Governo e approvata dal Parlamento. Limitarsi a dire che \u201cla nostra bussola sono l\u2019Europa, la NATO e la fedelt\u00e0 al rapporto transatlantico nella salvaguardia dei valori dell\u2019Occidente\u201d, come indirizzo all\u2019industria non serve proprio a nulla. Anzi, serve a confondere le idee anche ai cittadini. <br \/>Occorreva forse un po\u2019 pi\u00f9 di coraggio il 12 settembre 2001, il giorno dopo il nuovo inizio della Storia. Altri lo hanno avuto. Avevamo anche noi, con l\u2019approvazione del Parlamento, degli impegni che potevano fornire l\u2019occasione per un salto di qualit\u00e0 nella sicurezza e difesa che allora, a caldo, i nostri concittadini avrebbero forse giustificato e condiviso. Ora \u00e8 pi\u00f9 difficile invertire la rotta. Se, per\u00f2, \u00e8 davvero questione di cultura nazionale, questo processo qualcuno prima o poi lo dovr\u00e0 pur avviare, senza aspettare occasioni che speriamo non debbano mai pi\u00f9 ripetersi. Chi  raccoglier\u00e0 la sfida? <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019epoca dei massicci consolidamenti industriali e del mercato globale, la difficolt\u00e0 a tenere il passo con l\u2019alto costo dell\u2019energia e le continue riduzioni delle poste in bilancio non sono certo fattori che contribuiscono a tenere sotto le luci nella vetrina della Difesa le capacit\u00e0 delle singole industrie nazionali e i rispettivi prodotti. 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