{"id":1180,"date":"2006-05-08T00:00:00","date_gmt":"2006-05-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-spregiudicata-realpolitik-di-putin\/"},"modified":"2017-11-03T15:44:02","modified_gmt":"2017-11-03T14:44:02","slug":"la-spregiudicata-realpolitik-di-putin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/05\/la-spregiudicata-realpolitik-di-putin\/","title":{"rendered":"La spregiudicata Realpolitik di Putin"},"content":{"rendered":"<p>Nelle Cancellerie occidentali si guarda con crescente disagio al prossimo vertice del G-8, che si terr\u00e0 per la prima volta sotto presidenza russa a San Pietroburgo tra un paio di mesi. Nel corso della conferenza, che ha come primo punto all\u2019ordine del giorno il problema energetico, emergeranno infatti inevitabilmente i sempre pi\u00f9 numerosi motivi di attrito tra il presidente Putin e gli altri leader che finora si \u00e8 cercato di mantenere sottotraccia.<\/p>\n<p>Per quanto una aperta rottura sia da escludere, i tempi in cui Bush e Putin si scambiavano complimenti nel ranch texano di George W. e, artefice Schroeder, tra Mosca e Berlino era nato addirittura un rapporto privilegiato sono ormai lontani. Non manca neppure chi definisce l\u2019accoglimento della Russia nel G-8 e nel Consiglio politico della NATO \u201cun errore di cui presto ci pentiremo\u201d. E anche chi non \u00e8 cos\u00ec pessimista ha abbandonato l\u2019illusione che la Russia possa diventare \u2013 in tempi brevi \u2013 un partner pienamente affidabile e assimilabile alla comunit\u00e0 occidentale.<\/p>\n<p><b>Motivi di frizione<\/b><br \/>Il contenzioso tra il Cremlino da una parte e Stati Uniti ed Unione Europea dall\u2019altro continua ad arricchirsi di nuovi elementi. Il pi\u00f9 evidente, oggi, \u00e8 il diverso approccio al problema delle ambizioni nucleari iraniane. Sebbene condividano la necessit\u00e0 di sbarrare la strada alla bomba degli ayatollah, i russi non vogliono rompere con Teheran \u2013 con cui hanno importanti legami economici &#8211; e si oppongono a sanzioni degne di questo nome anche se finora tutti i loro tentativi di mediazione sono falliti.<\/p>\n<p>Un altro punto dolente sono le relazioni con Hamas: pur facendo parte del Quartetto e avendone in teoria sposato la linea intransigente, la Russia ha invitato una delegazione dell\u2019organizzazione integralista a Mosca e \u2013 secondo notizie non confermate \u2013 le avrebbe addirittura fornito un contributo finanziario per supplire al taglio dei fondi europei.<\/p>\n<p>L\u2019attivismo del Cremlino in Medio Oriente \u00e8, peraltro, solo un aspetto del tentativo russo di riprendere, dopo un quindicennio di crisi, l\u2019antico ruolo di grande potenza, a cominciare dal cosiddetto \u201cestero vicino\u201d: di qui le impudenti interferenze negli affari interni dell\u2019Ucraina, l\u2019appoggio altrettanto spudorato al leader bielorusso Alexander Lukashenko, conosciuto come l\u2019ultimo dittatore d\u2019Europa, e le persistenti prevaricazioni a danno delle ex-repubbliche sovietiche che, come la Georgia e la Moldavia, hanno scelto l\u2019Occidente. Particolarmente inquietante, anche per i suoi riflessi sull\u2019approvvigionamento energetico della UE, \u00e8 apparso il recente tentativo di ricattare Kiev con l\u2019arma del metano. Ma non finisce qui.<\/p>\n<p><b>Repressione e diritti umani<\/b><br \/>Per lungo tempo, l\u2019Occidente ha chiuso un occhio sulla selvaggia repressione russa in Cecenia, perch\u00e9 considerata parte integrante della guerra globale al terrorismo islamico. Un po\u2019 di riflesso, \u00e8 stato anche relativamente tollerante nei confronti delle continue violazioni dei diritti umani commesse da Putin, che in certi casi hanno addirittura assunto i connotati di una svolta totalitaria: repressione della libert\u00e0 di stampa, uso politico della giustizia, restrizioni sull\u2019attivit\u00e0 delle ONG, arbitraria rinazionalizzazione di importanti settori dell\u2019economia. Oggi, tuttavia, la musica \u00e8 cambiata, come dimostra anche il bellicoso discorso del vice-presidente Cheney a una riunione di capi di governi dell\u2019Europa dell\u2019Est.<\/p>\n<p>Chi pensava che Putin avrebbe potuto evolvere in un vero democratico sta cambiando idea, perch\u00e9 \u2013 si dice \u2013 un ex dirigente del KGB pu\u00f2 perdere il pelo, ma non il vizio. Tuttavia, per il momento, a livello diplomatico \u00e8 la <i>Realpolitik<\/i> a prevalere: la UE non vuole alienarsi un vicino potente che, per giunta, le fornisce il 20 per cento del suo fabbisogno di idrocarburi. Gli USA sono pi\u00f9 intransigenti, ma hanno a loro volta bisogno della Russia non solo per fermare Teheran, ma anche nei rapporti con la Corea del Nord e in Asia Centrale.<\/p>\n<p>Un argomento, del resto, si pu\u00f2 portare a favore di Putin: governare un Paese come la Russia, che finora non aveva mai conosciuto la democrazia, come se si trattasse della Gran Bretagna o dell\u2019Australia sarebbe impossibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle Cancellerie occidentali si guarda con crescente disagio al prossimo vertice del G-8, che si terr\u00e0 per la prima volta sotto presidenza russa a San Pietroburgo tra un paio di mesi. 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