{"id":12160,"date":"2009-07-31T00:00:00","date_gmt":"2009-07-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-riarmo-cinese-e-i-nuovi-equilibri-nellasia-del-pacifico\/"},"modified":"2017-11-03T15:38:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:43","slug":"il-riarmo-cinese-e-i-nuovi-equilibri-nellasia-del-pacifico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/07\/il-riarmo-cinese-e-i-nuovi-equilibri-nellasia-del-pacifico\/","title":{"rendered":"Il riarmo cinese e i nuovi equilibri nell\u2019Asia del Pacifico"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 da met\u00e0 degli anni novanta che la Cina sta attuando un ambizioso programma di ammodernamento delle sue forze armate. Pechino punta a garantire l\u2019integrit\u00e0 del proprio territorio, ma chiaramente anche a rafforzare la sua capacit\u00e0 di proiezione politico-militare nell\u2019area dell\u2019Asia-Pacifico. Ma quali ne saranno gli effetti sulle dinamiche regionali?<\/p>\n<p>Dell\u2019argomento si occupa ampiamente l\u2019ultimo numero della rivista in inglese dello Iai <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/sections\/pubblicazioni\/theinternationalspectator\/tis_ultimonumero.asp\" target=_blank\"><i><b><u>The International Spectator<\/u><\/b><\/i><\/a>, che \u00e8 interamente dedicato ai nuovi orientamenti di politica estera e di sicurezza dei\u00a0 principali paesi dell\u2019area (Cina, Giappone,Australia e le due Coree), alle relazioni fra Cina e Usa, e ai possibili mutamenti del quadro strategico regionale nel medio-lungo termine. <\/p>\n<p><b>Il rischio di una corsa agli armamenti<\/b><br \/>La questione di Taiwan rimane al centro delle preoccupazioni cinesi. Sebbene la politica di Taipei nei confronti di Pechino stia ora seguendo un nuovo corso, indirizzato ad attenuare le tensioni esistenti, la Cina considera ancora di suo primario interesse evitare che, nel caso riaffiorino a taipei posizioni pi\u00f9 indipendentiste, quest\u2019ultima possa farsi forte dell\u2019appoggio statunitense e giapponese.Pechino, che persegue sistematicamente l\u2019isolamento diplomatico di Taiwan, vuole non solo scoraggiare l\u2019isola dal perseguire l\u2019indipendenza, ma anche, come ha espressamente detto il presidente del Congresso del Popolo nel 2007, dissuadere Stati Uniti e Giappone dall\u2019intervenire qualora si dovessero verificare conflitti armati nello stretto di Taiwan. <\/p>\n<p>Come sottolineato nell\u2019articolo di Arthur Ding \u201cChina\u2019s growing Military Capability in Search of a Strategy\u201d, una cina militarmente pi\u00f9 forte, in grado di bloccare le operazioni americane via mare, potrebbe scoraggiare o inibire un&#8217;azione di sostegno dei giapponesi. E senza il supporto logistico di Tokyo le unit\u00e0 di intervento statunitensi nell\u2019area perderebbero uno dei loro punti di forza..Ad oggi tuttavia un confronto tra Cina e Stati Uniti sembra poco probabile. La distensione dei rapporti con taiwan si \u00e8 in parte tradotta anche in un allentamento delle tensioni sino-americani. <\/p>\n<p>Sebbene le preoccupazioni per il riarmo riguardino soprattutto la cina anche altri paesi dell\u2019area \u2013 in particolare India, Giappone e Corea \u2013 hanno avviato programmi\u00a0 per rafforzare il loro potenziale militare.Nell\u2019articolo \u201cA New Arms Race in the Asia-Pacific\u201d richard Bitzinger sottolinea come questi programmi di riarmo siano anche una risposta al ritrarsi della presenza americana nell\u2019area o a quello che viene percepito come un graduale disimpegno. E\u2019 un fatto che negli ultimi anni l&#8217;attenzione di Washington si sia rivolta prioritariamente alla lotta al terrorismo e alla guerra in Iraq e Afghanistan, che hanno assorbito enormi risorse. A ci\u00f2 ha corrisposto una riduzione della presenza militare nell&#8217;Asia-Pacifico.Gli Usa sono peraltro\u00a0 impegnati in un&#8217;ulteriore\u00a0 riorganizzazione delle loro forze nell&#8217;area con l&#8217;obiettivo di renderle pi\u00f9 flessibili e quindi in grado di rispondere a un ampio spettro di contingenze, fra le quali rientrano anche conflitti locali che potrebbero andare soggetti a una pi\u00f9 o meno rapida <i>escalation<\/i>. E&#8217; in questo quadro che paesi come il Giappone e l&#8217;Australia sono indotti a perseguire sempre pi\u00f9 politiche di difesa che possano assicurargli una maggiore autonomia dagli Usa. .<\/p>\n<p><b>Una strategia a 360 gradi<\/b><br \/>L\u2019ascesa della potenza cinese in Asia va di pari passo con il rafforzamento delle sua\u00a0 influenza nel resto del mondo. In molte altre regioni infatti Pechino \u00e8 venuta accrescendo\u00a0 il suo impegno a livello diplomatico, economico e la sua collaborazione strategica con i paesi partner. Se dunque da un lato la Cina si preoccupa della sicurezza interna,minata dai movimenti indipendentisti, e di quella esterna legata alle irrisolte dispute territoriali con paesi limitrofi, anch\u2019essi in fase di potenziamento dei loro armamenti, ha ormai anche una strategia di respiro globale che risponde ad alcuni suoi interessi vitali come la necessit\u00e0 di assicurarsi gli approvvigionamenti energetici.<\/p>\n<p>Al contempo, Pechino ha dato prova di notevole pragmatismo nelle relazioni bilaterali e multilaterali. Anche con l\u2019intento di migliorare la propria immagine e credibilit\u00e0.Ne sono un esempio il rafforzamento dei legami con l\u2019Asean,la partecipazione alle missioni di pace dell\u2019Onu, le incentivazioni agli investimenti diretti esteri cos\u00ec come degli scambi culturali. E&#8217; evidente lo sforzo del governo di Hu Jintao di far leva anche sul <i>soft power<\/i> per guadagnarsi credito e fiducia a livello internazionale. Molti rimangono tuttavia sospettosi e cauti poich\u00e9, a dispetto di\u00a0 questo approccio diplomatico e aperto alla collaborazione, e delle dichiarazioni di buoni intenti, il riarmo \u00e8 un fatto assodato<\/p>\n<p><b>Verso un nuovo equilibrio<\/b><br \/>Il tentativo cinese \u00e8 di creare un nuovo equilibrio multipolare in cui la posizione degli Stati Uniti sia ridimensionata. Ne deriveranno probabilmente tensioni crescenti con la Casa Bianca. Tuttavia rimane una grande distanza fra i due paesi: ad esempio, anche se Pechino spendesse in difesa il doppio di quanto dichiarato \u2013 ci sono infatti forti dubbi sull&#8217;attendibilit\u00e0 delle statistiche ufficiali &#8211; il suo bilancio militare risulterebbe pur sempre circa un quarto di quello americano. Resta da vedere se, almeno nell&#8217;Asia del pacifico,\u00a0 Pechino sia disponibile ad assumersi\u00a0 responsabilit\u00e0 per il mantenimento della sicurezza in contesti multilaterali pi\u00f9 meno istituzionalizzati,evitando iniziative destabilizzanti che potrebbero portare a un&#8217;ulteriore intensificazione dei programmi di riarmo in corso. Un&#8217;egemonia cinese nell&#8217;area, pi\u00f9 o meno condivisa con gli Usa, potrebbe rivelarsi uno sbocco inevitabile, ma ci sono molti modi per esercitare un&#8217;egemonia, come mostra proprio l&#8217;esempio americano. La stabilit\u00e0 dell&#8217;Asia dipender\u00e0 in ultima analisi dalla capacit\u00e0 degli attori principali della regione \u2013 Cina e Usa in testa \u2013 di arrivare a forme convincenti ed efficaci di condivisione delle responsabilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 da met\u00e0 degli anni novanta che la Cina sta attuando un ambizioso programma di ammodernamento delle sue forze armate. Pechino punta a garantire l\u2019integrit\u00e0 del proprio territorio, ma chiaramente anche a rafforzare la sua capacit\u00e0 di proiezione politico-militare nell\u2019area dell\u2019Asia-Pacifico. Ma quali ne saranno gli effetti sulle dinamiche regionali? 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