{"id":12190,"date":"2009-08-09T00:00:00","date_gmt":"2009-08-08T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/gli-squilibri-della-crescita-cinese\/"},"modified":"2017-11-03T15:38:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:42","slug":"gli-squilibri-della-crescita-cinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/08\/gli-squilibri-della-crescita-cinese\/","title":{"rendered":"Gli squilibri della crescita cinese"},"content":{"rendered":"<p><i><font size=\"1\"> Pubblicato anche su <a href=\"http:\/\/www.nelmerito.com\/\" target=\"_blank\"><u>nelMerito.com<\/u><\/a> <\/font><\/i><br \/>La crescita ha spesso conseguenze controverse, tanto pi\u00f9 quando \u00e8 tumultuosa come nel caso della Cina degli ultimi trent\u2019anni. In questi tre decenni il tasso di crescita medio annuo nel paese \u00e8 stato del 9,4% e, nonostante la crisi abbia colpito profondamente anche l\u2019economia cinese, il tasso di crescita nel 2009 si aggirer\u00e0  ancora intorno al 7,7% (previsioni Ocse del giugno 2009). Insomma, nonostante le fosche previsioni (speranze?) di alcuni economisti la Cina continua a crescere velocemente. Del resto, la sua <i>golden age <\/i>sembra ormai far impallidire quella che l\u2019Occidente conobbe dopo la fine della seconda guerra mondiale e che si interruppe nei primi anni Settanta con la crisi del sistema di Bretton Woods, che port\u00f2 all\u2019inconvertibilit\u00e0 oro-dollaro, e con la prima crisi petrolifera. <\/p>\n<p>Ma in Occidente, nonostante tutto, la crescita si tradusse in una profonda trasformazione sociale e in un indubbio miglioramento della qualit\u00e0 della vita, a vantaggio di fasce della popolazione che mai prima ne avevano beneficiato, e in un progressivo allargamento dei diritti individuali e collettivi.<\/p>\n<p><b>Una crescita impetuosa\u2026<\/b><br \/>Possiamo sperare che lo stesso processo abbia luogo in Cina? I numeri, a una prima e pi\u00f9 superficiale lettura, sembrerebbero dire di s\u00ec. Ad esempio, l\u2019aspettativa di vita \u00e8 notevolmente cresciuta e i tassi d\u2019iscrizione alle scuole primarie e secondarie, cos\u00ec come quelli alle universit\u00e0, sono sempre pi\u00f9 elevati. Secondo un rapporto prodotto nel 2008 dall\u2019Agenzia dello Sviluppo delle Nazioni Unite (<i>United Nation Development Program<\/i>, Undp)  negli ultimi trent\u2019anni non si \u00e8 avuta solo una crescita del  reddito totale e pro-capite, ma lo stesso Indice di sviluppo umano (Isu), che  tiene conto, oltre che del reddito pro capite, anche del tasso di mortalit\u00e0 e di quello di istruzione, \u00e8 passato da 0,53 nel 1975 a 0,786 nel 2006. Nella classifica dell\u2019Isu la Cina ha cos\u00ec scalato ben 20 posizioni, risalendo dal 101&#61616; al 81&#61616;posto. Un miglioramento, dovuto principalmente \u2013 per il 52,2% \u2013 alla crescita del Pil, ma anche al progresso delle componenti istruzione (29,8%) e salute (18%). Miglioramenti questi ultimi dovuti senza dubbio ai consistenti aumenti della spesa sociale.<\/p>\n<p><b>\u2026ma con grandi disparit\u00e0<\/b><br \/>Contemporaneamente per\u00f2 sono aumentate, soprattutto negli ultimi dieci anni, le differenze tra le zone urbane e quelle rurali. Secondo l\u2019Undp, l\u2019Indice di sviluppo umano \u00e8 di 0,81 nelle zone urbane, di 0,67 in quelle rurali. La Banca Mondiale, dal canto suo, stima che il coefficiente di Gini, che misura la disuguaglianza nella distribuzione del reddito, sia passato in Cina dallo 0,30 del 1982 allo 0,45 nel 2002: un aumento del 50% che fotografa una crescita che ha s\u00ec portato ricchezza a una borghesia urbana sempre pi\u00f9 estesa, ma che nel contempo ha lasciato vasti strati della popolazione nella povert\u00e0 estrema. I cinesi hanno accesso a un sistema di educazione migliore nelle citt\u00e0 che in campagna. Le disparit\u00e0 tra i due sessi rimangono forti soprattutto nelle zone rurali, dove il  tasso di analfabetismo delle donne in et\u00e0 adulta, nonostante gli sforzi del governo, rimane due volte e mezzo quello degli uomini. <\/p>\n<p>Le differenze interregionali sono molto forti: le province a maggior livello di sviluppo &#8211; quelle occidentali e costiere di Shanghai, Beijing, e Tianjin &#8211; hanno scuole e assistenza sanitaria migliori, mentre in fondo alla classifica figurano le province di Yunnan, Guizhou e Tibet, tutte nella parte occidentale del paese. Questo vale anche per le disparit\u00e0 di reddito: la provincia pi\u00f9 ricca, Shangai, ha un reddito che \u00e8 5,6 volte quello dello Guizhou, la provincia pi\u00f9 povera. Mentre Shanghai ha un Pil pro capite equivalente a quello della Corea del Sud, quello del Tibet \u00e8 equivalente al Pil del Camerun. Elevata \u00e8 anche la differenza tra il reddito medio delle zone urbane e quello delle zone  rurali: il primo \u00e8 di circa 100 euro al mese, il secondo di 30 euro. Altri indicatori evidenziano differenze ancora pi\u00f9 pronunciate. Ad esempio, la speranza di vita che \u00e8 meno di sessantacinque anni in Tibet supera i settantotto a Shangai.<\/p>\n<p><b>La sfida dello sviluppo sostenibile<\/b><br \/>Se vuole essere qualcosa di pi\u00f9 della semplice crescita, lo sviluppo in Cina, ma non solo, dovr\u00e0 necessariamente accompagnarsi a un aumento delle libert\u00e0 individuali. Dovr\u00e0 inoltre avere caratteristiche tali da essere sostenibile. L\u2019obiettivo strategico del paese \u00e8 una crescita duratura e  una ripartizione equa della ricchezza che preservi nel medio periodo la stabilit\u00e0 politica ed economica. Crescita, libert\u00e0 individuali e sviluppo sostenibile sono fattori inscindibili anche nel caso della Cina.<\/p>\n<p>Lo sviluppo sostenibile richiede inoltre una gestione accorta e lungimirante delle risorse naturali. Problemi derivanti dal degrado ambientale, come la desertificazione, l\u2019inquinamento atmosferico e dei corsi d\u2019acqua, la deforestazione, possono compromettere la disponibilit\u00e0 delle risorse, minacciare la salute e la qualit\u00e0 della vita delle generazioni attuali e future, minando la sostenibilit\u00e0 dello sviluppo e della crescita a lungo termine.<\/p>\n<p>In verit\u00e0, non \u00e8 poco quel che si \u00e8 fatto in Cina in questi ultimi trent\u2019anni, ma molto resta ancora da fare, perch\u00e9  il paese possa beneficiare di una <i>golden age <\/i>paragonabile a quella occidentale.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>S. Chiarucci: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1216\" target= \"blank\"><b><u>Il riarmo cinese e i nuovi equilibri nell\u2019Asia del Pacifico<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicato anche su nelMerito.com La crescita ha spesso conseguenze controverse, tanto pi\u00f9 quando \u00e8 tumultuosa come nel caso della Cina degli ultimi trent\u2019anni. 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