{"id":12210,"date":"2009-08-10T00:00:00","date_gmt":"2009-08-09T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/afghanistan-tra-guerra-e-politica\/"},"modified":"2017-11-03T15:38:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:41","slug":"afghanistan-tra-guerra-e-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/08\/afghanistan-tra-guerra-e-politica\/","title":{"rendered":"Afghanistan tra  guerra e politica"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Afghanistan non si smentisce: \u00e8 un osso duro. Lo sanno gli inglesi, i russi, gli americani e, ora, anche i ventotto membri della Nato con i \u201cvolonterosi\u201d associati in quest\u2019avventura. Se nel 2001 non ci fosse stato l\u2019undici settembre e se il territorio afgano non avesse ospitato i campi di addestramento di al-Qaeda, \u00e8 molto probabile che nessuno avrebbe mai pensato di disturbare i talebani  per portare una democrazia della quale ben pochi, l\u00e0, forse avvertivano il bisogno. <\/p>\n<p>Il 12 settembre, emotivamente, ci siamo sentiti tutti americani e abbiamo avvertito il dovere di impegnarci solennemente in qualcosa che aveva tutti i contorni dell\u2019ignoto. In sede Nato, abbiamo persino votato l\u2019applicabilit\u00e0 dell\u2019articolo 5, cosa che in cinquantadue anni non si era mai resa necessaria. Con questo atto, \u00e8 inutile ora fare sottili distinguo, ci siamo dichiarati in guerra. Certo, delle perplessit\u00e0 ci saranno anche state, ma ognuno le ha covate in privato, a casa propria. La causa sembrava talmente giusta \u2013 ed in effetti lo \u00e8 \u2013 che nessuno ha voluto, o potuto, tirarsi indietro. \u00c8 cos\u00ec che ci siamo trovati in Afghanistan. E ora ci accorgiamo che, lasciato cadere ogni velo, siamo \u201ccostretti\u201d a combattere.<\/p>\n<p><b>Obiettivi troppo ambiziosi<\/b><br \/>          L\u2019Onu, solitamente cauto e poco decifrabile, questa volta, con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, si \u00e8 espresso con inusitata chiarezza, invitando gli Stati a contrastare con tutti i mezzi al-Qaeda, i talebani, i narcotrafficanti, le bande criminali e auspicando il disarmo delle milizie. Ma si \u00e8 anche assunto, confidando nella Nato, un compito eccessivamente ambizioso per quella che \u00e8 la realt\u00e0 del Paese. <\/p>\n<p>In Afghanistan, dove storicamente mai nessuna situazione imposta \u00e8 stata gestibile, con una buona dose di presunzione si \u00e8 voluta aggredire a pettine \u2013 ovvero con priorit\u00e0 assai vaghe \u2013 tutti i mali del mondo. E, nello stesso tempo, introdurre tutto il bene possibile, come la democrazia, un nuovo sistema giuridico, la legalit\u00e0 dei traffici, la distruzione delle coltivazioni di oppio, il disarmo delle fazioni, l\u2019istruzione scolastica, la ricostruzione, i diritti delle donne, e cos\u00ec via. <\/p>\n<p>E il controllo del territorio? Senza di questo, nessuna delle attivit\u00e0 elencate, tutte tentate, \u00e8 seriamente perseguibile. Chi lo afferma \u00e8 un illuso o non \u00e8 in buona fede. Come si osserva, a pochi giorni dalle elezioni i \u201csoldati di pace\u201d \u2013 ma io mi limiterei a chiamarli soldati \u2013 non riescono ancora a controllare Kabul. Non si comprende proprio come potrebbero controllare tutto il territorio. Il problema, quindi, ha origine qui, ma \u00e8 un cane che si morde la coda. Non si \u00e8 voluto, o potuto, dare sin dall\u2019inizio la priorit\u00e0 al territorio, perch\u00e9, da un lato, gli anglosassoni hanno preferito dare pi\u00f9 importanza all\u2019Iraq e, dall\u2019altro, i paesi europei della Nato, dopo la solenne licitazione dell\u2019articolo 5, non hanno osato disturbare le rispettive opinioni pubbliche con un intervento massiccio che, se non era proprio \u201cdi pace\u201d, sarebbe stato sicuramente \u201cper la pace\u201d. Anche se ci\u00f2 avrebbe richiesto sin da allora un\u2019interpretazione estensiva dell\u2019articolo 5 ed una profonda revisione del Concetto Strategico dell\u2019Alleanza. <\/p>\n<p>Oggi, probabilmente, \u00e8 tardi, e solo una graduale afganizzazione del conflitto, con buona pace dei  principi che sempre accompagnano la nostra azione, potr\u00e0 trarci d\u2019impaccio. Prima che a una strategia d\u2019uscita, sarebbe doveroso almeno tentare, tardivamente, una nuova \u201cstrategia del successo\u201d. La causa di tutto? E\u2019 inutile recriminare, ma senza dubbio va ascritta al clima di scarsa chiarezza politica nel quale ci siamo trovati a fare le prime mosse.<\/p>\n<p><b>Insufficiente chiarezza politica<\/b><br \/>          L\u2019Onu, attraverso le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza non \u00e8 stato affatto carente nelle autorizzazioni e nell\u2019indicazione delle linee d\u2019azione. Il limite, che \u00e8 stato anche l\u2019errore iniziale, va ricercato nell\u2019incapacit\u00e0 o nella volont\u00e0 degli Stati \u2013 dopo il primo intervento statunitense in coordinamento con gli afgani dell\u2019Alleanza del Nord \u2013 di assicurare da subito una presenza militare pi\u00f9 ampia, non limitata all\u2019area di Kabul, ma estesa a tutto il territorio. \u00c8 un limite che tuttora persiste, anche se con l\u2019aggravarsi della situazione la presenza \u00e8 aumentata e molti <i>caveat <\/i>sono stati eliminati. \u00c8 questa la priorit\u00e0 che gli Stati, e successivamente la missione Isaf della Nato, avrebbero dovuto realizzare fin dall\u2019inizio. Invece, non si \u00e8 avuto il coraggio di farlo, e ci si \u00e8 fermati ad interventi minori, tanto per dimostrare che ciascuno stava in qualche modo onorando il mandato. Grande responsabilit\u00e0 hanno avuto, in questo, gli americani, per i quali, all\u2019inizio, gli alleati erano un peso piuttosto che un aiuto, soprattutto gli europei, la cui carenza di determinazione ne ha a lungo paralizzato l\u2019efficacia. <\/p>\n<p>Cos\u00ec, \u00e8 stato lasciato campo libero alle bande, alla coltura dell\u2019oppio, ai signori della guerra e al ritorno dei nuovi talebani, nemici del bene del popolo, ma pronti ad accettare alleanze con il facinoroso di turno. \u00c8 stata carente a tutti i livelli un\u2019attenta e comune azione politica, tesa ad analizzare in ogni sede la situazione, i successi, gli insuccessi, la validit\u00e0 degli obiettivi e la rispondenza al mandato. Anche recentemente ci si \u00e8 affidati all\u2019azione militare tout court, ma condotta tardivamente, con forze insufficienti e per conseguire obiettivi limitati nel tempo e nello spazio. Fino alle elezioni del 20 agosto, poi si vedr\u00e0.<\/p>\n<p><b>Uscire dalle ambiguit\u00e0<\/b><br \/>           In ogni caso, pur in questo quadro di incertezza, qualcosa si muove. A Washington circola uno slogan, che \u00e8 \u201cPetraeus anche in Afghanistan\u201d. La nomina del generale americano Stanley  McCrystal, fautore della \u201cguerra collaborativa\u201d, a capo della missione Isaf e l\u2019introduzione dei 21 mila uomini promessi da Obama, dopo le elezioni dovrebbero dare una mano robusta al nuovo governo. Ma nessuno ha la certezza che il metodo Iraq funzioner\u00e0 anche dove l\u2019autorit\u00e0 centrale storicamente non ha mai esercitato un vero potere. La Nato, come al solito, si adeguer\u00e0 a quello che fa l\u2019alleato maggiore. Per ora, sta cominciando a riscrivere il proprio Concetto Strategico, facendo chiarezza anche sulla  legittimit\u00e0 di intervento in situazioni tipo Afghanistan o similari. <\/p>\n<p>In questo contesto di incertezze e di precariet\u00e0 nell\u2019individuazione di precisi obiettivi politici e di strategie conseguenti, l\u2019Italia sta facendo una figura assai migliore di altri. I nostri soldati sono tra i pi\u00f9 apprezzati, hanno comandanti credibili e, seppure in ritardo, dispongono di mezzi idonei, buoni supporti e regole chiare. Il governo, per bocca del ministro della difesa Ignazio La Russa, recentemente ha confermato che nella maggioranza non ci sono forze che chiedano il ritiro dall\u2019Afghanistan. Anche fra le file dell\u2019opposizione nessuno lo chiede. <\/p>\n<p>S\u00ec, c\u2019\u00e8 stata qualche caduta di stile che non ha fatto certo piacere ai soldati in teatro, ma ricordiamoci che siamo quelli che durante la guerra del Golfo, alla quale stavamo partecipando con i Tornado carichi di bombe, ci esprimemmo a favore del piano di pace di Primakov, con scandalo degli alleati. Siamo gli stessi che durante la guerra del Kosovo, con i Tornado carichi questa volta di missili anti-radar, consentimmo a nostri politici di andare a Belgrado a trattare separatamente con Milosevic, con altrettanto scandalo degli alleati. Le esternazioni del ministro Bossi sul ritiro delle truppe? In confronto, acqua di rose! Monica Maggioni, in una delle sue belle corrispondenze dall\u2019Afghanistan, ha osservato che i nostri politici non si meritano i nostri soldati. E se avesse ragione?<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>G. Dottori: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1197\" target= \"blank\"><b><u> L\u2019Italia in Afghanistan tra nuovi impegni e minacce crescenti<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p> F. Bindi: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1137\" target= \"blank\"><b><u> L&#8217;Europa alla prova anche in Afghanistan<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>M. Rossoni: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1142\" target= \"blank\"><b><u> Un &#8216;conflitto&#8217; nel conflitto: ricostruzione civile ed attivit\u00e0 militari in Afghanistan <\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Afghanistan non si smentisce: \u00e8 un osso duro. Lo sanno gli inglesi, i russi, gli americani e, ora, anche i ventotto membri della Nato con i \u201cvolonterosi\u201d associati in quest\u2019avventura. 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