{"id":12230,"date":"2009-08-19T00:00:00","date_gmt":"2009-08-18T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-pericoloso-paradosso-del-nazionalismo\/"},"modified":"2017-11-03T15:38:40","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:40","slug":"il-pericoloso-paradosso-del-nazionalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/08\/il-pericoloso-paradosso-del-nazionalismo\/","title":{"rendered":"Il pericoloso paradosso del nazionalismo"},"content":{"rendered":"<p>Non sar\u00e0 il \u201cmondo piatto\u201d proclamato da Thomas Friedman, ma certo le frontiere degli Stati sono diventate porose dopo il ventennio del disordine internazionale che \u00e8 seguito alla guerra fredda: le culture si intersecano, scienza e tecnologia si propagano, la societ\u00e0 dell\u2019informazione ha domato la censura, la prosperit\u00e0 creata dagli investimenti e dagli scambi, non meno per\u00f2 degli sconquassi delle crisi e delle pandemie, tracimano e si spandono senza troppi ostacoli. L\u2019interdipendenza ha persino affievolito il riservato dominio interno degli Stati \u2013 che pure trova sanzione nello Statuto dell\u2019Onu \u2013 mentre la responsabilit\u00e0 individuale e collettiva dei membri della comunit\u00e0 internazionale per la pace e per i problemi globali \u00e8 assurta progressivamente a patrimonio comune. La sovranit\u00e0 westfaliana si \u00e8 fatta asfittica e formale: del resto, era a sua volta emersa da guerre sanguinose dopo secoli in cui aveva dominato invece la coesistenza tra sovranit\u00e0 diverse, di differente intensit\u00e0, condivise o sovrapposte. Gi\u00e0 Luigi Einaudi ammoniva senza mezzi termini \u201cche il nemico numero uno della civilt\u00e0 e della prosperit\u00e0 \u00e8 il mito della sovranit\u00e0 assoluta degli Stati\u201d.<\/p>\n<p><b>Un multipolarismo in cerca di <i>governance<\/i><\/b><br \/>Spentisi i conati dell\u2019unipolarismo, paralizzate le Nazioni Unite dai veti incrociati, i maggiori protagonisti convengono ritualmente e genericamente sulla necessit\u00e0 di un sistema multipolare, ma esitano a concordarne i poli, a definire cio\u00e8 il quadro politico chiamato a formarne gli indirizzi concreti, e ad immaginare il sistema stesso: cos\u00ec, gruppi di Otto, Quattordici, Ventiquattro si riuniscono a geometria variabile, temendo poi soprattutto che si consolidi un\u2019intesa strategica tra la Cina e gli Stati Uniti, rivali uniti dalla complementarit\u00e0. La comunit\u00e0 internazionale \u00e8 confusamente alla ricerca di uno schema di <i>governance <\/i>adeguata al nuovo assetto del mondo proprio perch\u00e9 i grandi problemi possono essere affrontati solo con equilibri stabili e politiche concordate che mettano gli strumenti e i mezzi a fattor comune. <\/p>\n<p>Viene infatti da chiedersi se abbia ancora senso parlare di grandi, medie e piccole potenze, come si \u00e8 fatto sinora, e tentarne definizioni sensate (in base poi a quali parametri, quantitativi o qualitativi?), se non contando con realismo le capitali che abbiano una politica estera e siano in grado e disposte ad assumersene le responsabilit\u00e0. Abbiamo ben visto potenze medio-piccole esercitare grande influenza nel mondo grazie alla forza delle idee che propugnavano e all\u2019abilit\u00e0 della loro diplomazia, come potenze grandi e ricche collocarsi amorfe al margine della scena mondiale.<\/p>\n<p><b>Trasformazioni globali e assetti interni<\/b><br \/>In questo senso, conviene anche guardare con attenzione alle modifiche che il mondo globale impone all\u2019assetto interno dei singoli Paesi, con una sorta di <i>soft power <\/i>sistemica che quasi inavvertitamente modula i rapporti sociali e i fattori della produzione adattandoli alle nuove condizioni in modo che possano sfruttarne i vantaggi e prevenirne i rischi: basti pensare alle colossali trasformazioni che la consapevolezza della globalizzazione ha prodotto in Cina e in India nel tessuto economico-sociale e persino in quello culturale e politico. <\/p>\n<p>Come nei secoli delle grandi scoperte, la politica estera tende oggi a formare gli assetti interni dei Paesi in un mondo ormai del tutto interconnesso; n\u00e9 si pu\u00f2 esorcizzare la globalizzazione a parole chiudendo gli occhi alle realt\u00e0 che ci sopravanzano. Del resto, non era certo un\u2019\u201canima bella\u201d, o un idealista sognatore, il cancelliere Bismarck quando proclamava il <i>Primat der Aussenpolitik<\/i>, quando vedeva cio\u00e8, nel bene come nel male, la cifra che avrebbe modulato l\u2019evoluzione interna del Paese discendere dal disegno strategico come lo percepiva la classe dirigente nel definirne il ruolo internazionale. <i>Une certaine id\u00e9e\u2026<\/i> sarebbe stato detto pi\u00f9 tardi, ma in un\u2019analoga visione storica e politica.<\/p>\n<p><b>Il ruolo dell\u2019Italia e i costi del nazionalismo<\/b><br \/>Venendo all\u2019ipotesi di ripiegamento dell\u2019Italia sull\u2019orizzonte prevalentemente nazionale, ventilata come destino adatto ad una potenza \u201cdi soglia\u201d, proviamo a guardare alle conseguenze di una politica estera che esalti i confini piuttosto che l\u2019interdipendenza, collochi l\u2019estero nell\u2019estraneit\u00e0 e respinga la partecipazione alle strutture sopranazionali. Guardando lucidamente all\u2019assetto del mondo, <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1200\" target= \"blank\"><b><u> Stefano Silvestri<\/u><\/b><\/a> ha analizzato i termini della collocazione dell\u2019Italia d\u2019oggi, i nostri dati culturali ed economici, storici e ideali concludendo correttamente per l\u2019integrazione nella comunit\u00e0 internazionale e, caso mai, per un maggiore e pi\u00f9 consapevole sforzo. Le prospettive delle conseguenze interne ci inviano lo stesso messaggio.<\/p>\n<p>All\u2019alba della Repubblica, pur di fronte all\u2019ingiusto e umiliante Trattato di pace, il grande patriota liberale Luigi Einaudi ammoniva i costituenti proprio sul costo della scelta nazionalista &#8211; una scelta \u201cche conduce alla legge della giungla\u201d &#8211; esortandoli a portare l\u2019Italia nei \u201cconsessi internazionali\u201d rendendola attiva costruttrice di un\u2019Europa unita fatta di Paesi che \u201crinunciassero ad una parte della propria sovranit\u00e0\u201d, presciente definizione della sopranazionalit\u00e0. E sottolineava appunto che l\u2019isolamento connesso all\u2019opzione nazionalista avrebbe invece risuscitato \u201ci miti dello spazio vitale\u201d, avrebbe \u201cpronunciato la scomunica contro gli emigranti dei Paesi poveri, [\u2026] creato le barriere doganali e, impoverendo i popoli, li avrebbe [spinti] ad immaginare che, ritornando all\u2019economia predatoria dei selvaggi, essi [potessero] riconquistare ricchezza e potenza\u201d. <\/p>\n<p>Possono apparire sinistre profezie, ma l\u2019esperienza ci ha insegnato che il demone risorge con facilit\u00e0 e si nutre degli oscuri timori ancestrali dell\u2019\u201caltro da s\u00e9\u201d e del diverso, risuscita i miti pi\u00f9 strani e sfocia nel localismo e nel nativismo, nella regressione culturale e nel rigetto della solidariet\u00e0. Se non peggio\u2026<\/p>\n<p><b>Le radici umanistiche della proiezione internazionale dell\u2019Italia<\/b><br \/>Il patrimonio dei centocinquant\u2019anni di storia nazionale, malgrado certe derive, \u00e8 stato costruito attorno ad una visione umanistica del ruolo dell\u2019Italia perch\u00e9 le antiche tradizioni degli italiani si sono fatte storia politica unitaria attorno agli ideali che oggi la Costituzione repubblicana connette anche all\u2019impegnata partecipazione alla vita internazionale. Cos\u00ec, la rinuncia a perseguirla razionalmente, ad affermare cio\u00e8 un destino comune, potrebbe persino affievolire quegli stessi legami che hanno riunito gli italiani di tanti Stati attorno a quello che Mazzini chiamava \u201ccomun diritto\u201d e Renan \u201cplebiscito quotidiano\u201d.<\/p>\n<p>La tradizione internazionalista ci \u00e8 connaturata: i Comuni e le Signorie, la Serenissima e il Regno normanno-svevo erano energicamente impegnati all\u2019estero. Il Piemonte di Cavour pot\u00e9 realizzare il Risorgimento grazie alla proiezione estera del suo disegno. Dalle distruzioni della guerra persa, l\u2019Italia ha potuto risollevarsi grazie alla partecipazione all\u2019Alleanza Atlantica e alla sopranazionalit\u00e0 dell\u2019integrazione dell\u2019Europa che una classe dirigente consapevole dei valori risorgimentali ha saggiamente voluto. La continuit\u00e0 storica e ideale dell\u2019Italia, con i valori di libert\u00e0 e di progresso, si colloca univocamente nell\u2019approccio idealista alla collaborazione nel mondo. <\/p>\n<p>Gli impegni presi con i trattati multilaterali e la sovranit\u00e0 messa in comune con gli altri europei \u2013 il vincolo esterno, come si sogliono chiamare le limitazioni liberamente sottoscritte &#8211; sono un veicolo a due direzioni che, con gli obblighi assunti, ci permette al tempo stesso di influire sul comportamento degli altri Stati per far valere il nostro interesse e i nostri principi.<\/p>\n<p><b>Il piano inclinato del ripiegamento nazionalista<\/b><br \/>L\u2019isolamento che il ripiegamento contiene in s\u00e9 potrebbe invece indurre i governi a sentirsi svincolati dagli impegni che formano ormai un corpo di norme, un diritto progressivamente indirizzato ad affrontare concordemente i problemi della sicurezza e quelli dello sviluppo. Inevitabilmente, il peso nel mondo di un Paese inadempiente o riluttante continuerebbe a scivolare verso il basso contribuendo al declino che si vuole esorcizzare.<\/p>\n<p>Le vie di mezzo tra la piena e impegnata partecipazione alla vita internazionale e l\u2019isolamento non sembrano sussistere, a meno di pensare a forme di nazionalismo espansivo e assertivo che richiedono, queste s\u00ec, mezzi e volont\u00e0 politica che non sembra realistico supporre, oppure a forme di terzaforzismo che la geopolitica ha riservato a Paesi dalle particolari caratteristiche e in periodi anche temporalmente limitati. In effetti, la strada del disimpegno dalle realt\u00e0 internazionali conduce oggi all\u2019isolamento. Un Paese che si apparta dalla vita internazionale per timore di esserne escluso dagli altri \u00e8 un pericoloso paradosso.<\/p>\n<p>La globalizzazione, di cui \u00e8 responsabile prendere coscienza come di una realt\u00e0 obiettiva, c\u2019entra concettualmente poi fino ad un certo punto. Le stesse maggiori potenze, ma tanto pi\u00f9 un Paese \u201cdi soglia\u201d, dipendono dalla cooperazione internazionale e dall\u2019estensione della sopranazionalit\u00e0 per esaltare il proprio potenziale di idee e il proprio patrimonio di prosperit\u00e0 e di progresso.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p> S. Silvestri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1200\" target= \"blank\"><b><u> Italia o Italietta, al vertice o media potenza?<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>S. Fagiolo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1217\" target= \"blank\"><b><u> Identit\u00e0 nazionale e politica estera: un nesso indissolubile<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>V.E. Parsi: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1218\" target= \"blank\"><b><u> Come evitare un destino da Italietta<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sar\u00e0 il \u201cmondo piatto\u201d proclamato da Thomas Friedman, ma certo le frontiere degli Stati sono diventate porose dopo il ventennio del disordine internazionale che \u00e8 seguito alla guerra fredda: le culture si intersecano, scienza e tecnologia si propagano, la societ\u00e0 dell\u2019informazione ha domato la censura, la prosperit\u00e0 creata dagli investimenti e dagli scambi, non [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[119,96,120],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12230"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12230"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12230\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63629,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12230\/revisions\/63629"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12230"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12230"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12230"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}