{"id":12280,"date":"2009-08-23T00:00:00","date_gmt":"2009-08-22T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-ombrello-nucleare-usa-sul-golfo\/"},"modified":"2017-11-03T15:38:39","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:39","slug":"un-ombrello-nucleare-usa-sul-golfo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/08\/un-ombrello-nucleare-usa-sul-golfo\/","title":{"rendered":"Un ombrello nucleare Usa sul Golfo?"},"content":{"rendered":"<p>In occasione del Forum regionale dell\u2019Asean in Tailandia, il segretario di Stato Hillary Clinton ha accennato alla possibilit\u00e0 che gli Usa estendano agli alleati del Golfo un ombrello nucleare nel caso l\u2019Iran si doti di un\u2019arma nucleare. \u201cTerremo la porta aperta\u201d, ha confermato la Clinton. Ma ha poi preannunciato \u201cazioni volte a migliorare la difesa dei nostri partner nella regione\u201d, aggiungendo: \u201cse gli Stati Uniti estendono un ombrello difensivo sulla regione, e se fanno ancora di pi\u00f9 per sostenere la capacit\u00e0 militare di quelli del Golfo, \u00e8 improbabile che l\u2019Iran si trovi ad essere pi\u00f9 forte o pi\u00f9 sicuro, perch\u00e9 non sar\u00e0 in grado di intimidire o dominare, come apparentemente crede di poter fare una volta che abbia l\u2019arma nucleare\u201d.<\/p>\n<p>\t<b>Un dialogo che si allontana<\/b><br \/>L\u2019amministrazione Obama \u00e8 partita con l\u2019offerta all\u2019Iran di un dialogo senza precondizioni. Tuttavia, le elezioni presidenziali in Iran hanno dato un risultato avverso alla strategia che l\u2019amministrazione si apprestava a seguire.<\/p>\n<p>L\u2019amministrazione probabilmente si aspettava una vittoria dei conservatori pragmatici come Ali Ardashir Larijani, il presidente del Parlamento, che gli ambienti democratici di Washington ritengono interlocutori con forti ambizioni regionali, ma responsabili e pragmatici, insomma interlocutori politici, non ideologici. Ma la guida suprema Ali Khamenei ha favorito &#8211; e magari forzato &#8211;  la nuova vittoria dei conservatori radicali del presidente uscente Mahmud Ahmadinejad, forse proprio per evitare che avesse luogo un dialogo. Che gli \u00e8 forse apparso troppo rischioso per la stabilit\u00e0 del regime, anche se condotto dai conservatori pragmatici. Successivamente, la dura reazione della societ\u00e0 urbana ai risultati delle elezioni ha aumentato l\u2019insicurezza dei radicali e ulteriormente allontanato il dialogo. Non si pu\u00f2 escludere che un giorno il dialogo si aprir\u00e0, ma ci\u00f2 non avverr\u00e0 sicuramente in tempi brevi, non prima che Ahmadinejad si senta di nuovo saldamente in sella, cosa che oggi non \u00e8.<\/p>\n<p><b>La riscoperta della deterrenza<\/b><br \/>Dopo le elezioni Obama ha mantenuto la sua strategia di dialogo, ma sa che essa potrebbe rivelarsi inattuabile e ha prospettato un indurimento delle sanzioni in caso l\u2019Iran rifiuti il dialogo entro la fine dell\u2019anno. \u00c8 in questo stesso ordine di idee che alla riunione dell\u2019Asean la Clinton ha detto che gli Usa mantengono \u201cla porta aperta\u201d, ma stanno considerando quali misure militari prendere nel caso i negoziati sul programma nucleare iraniano non riprendano, o falliscano una volta ripresi. Mentre Gerusalemme vorrebbe un intervento militare diretto, l\u2019amministrazione ha dunque in mente un eventuale impiego degli strumenti militari per la deterrenza e il contenimento.<\/p>\n<p>Torna dunque in auge il problema della sicurezza del Golfo, un classico della politica internazionale. Negli anni ottanta, gli Usa fronteggiarono l\u2019Iran rivoluzionario di Khomeini, e protessero i propri alleati petroliferi della penisola arabica, limitandosi ad appoggiare il <i>balance of power <\/i>della regione (il sostegno all\u2019Iraq nella guerra con l\u2019Iran, il \u201creflagging\u201d delle navi kuwatiane, etc.) con una presenza dall\u2019esterno,                                                                                        <i>offshore e over the horizon<\/i>. <\/p>\n<p>L\u2019invasione del Kuwait mise termine a questa configurazione e diede il via al doppio contenimento (<i>dual containment<\/i>) contro Iran e Iraq, che richiese per\u00f2 una presenza stanziale e diretta delle forze americane sul suolo degli alleati. Questa presenza diede luogo a gravi problemi interni, favor\u00ec le attivit\u00e0 di Al Qaida, e alla fine degli anni novanta era palese a tutti che essa esponeva a rischi sia gli alleati sia gli Usa e doveva pertanto essere sostituita da un\u2019altra strategia di sicurezza regionale.<\/p>\n<p>L\u2019invasione dell\u2019Iraq e l\u2019abbattimento del regime del Baath doveva dare luogo a una democrazia non pi\u00f9 aggressiva, probabilmente a un\u2019alleanza benevola fra Iraq e paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg), e quindi a una regione per la cui sicurezza non ci sarebbe stato pi\u00f9 bisogno di un ruolo diretto degli Usa, tutt\u2019al pi\u00f9, ancora una volta, di una presenza \u201cover the horizon\u201d.<\/p>\n<p>Nel vuoto aperto dalle fole dei neocons, non solo l\u2019Iran \u00e8 riuscito ad allargare il proprio ruolo all\u2019insieme del Medio Oriente, ma nel frattempo ha seriamente sviluppato le sue capacit\u00e0 nucleari. Per cui, oggi, gli Usa non solo non si possono sottrarre al problema della sicurezza del Golfo, ma devono mettere nell\u2019equazione anche l\u2019eventuale capacit\u00e0 nucleare dell\u2019Iran e il problema di rassicurare i loro alleati regionali rispetto a questa eventualit\u00e0.<\/p>\n<p><b>Un ombrello nucleare per quale alleanza?<\/b><br \/>Quella della Clinton \u00e8 dunque qualche cosa di pi\u00f9 di una battuta. In effetti, indebolite le prospettive del negoziato politico su cui aveva puntato Obama, \u00e8 necessario sapere che cosa gli Usa faranno se l\u2019Iran andr\u00e0 avanti imperterrito per la sua strada. <\/p>\n<p>Questa necessit\u00e0 \u00e8 stata evocata da autorevoli analisti come <a href= \"http:\/\/csis.org\/publication\/obama-netanyahu-and-future-us-israeli-relations\" target= \"blank\"><b><u> Anthony H. Cordesman<\/u><\/b><\/a> e <a href= \" http:\/\/www.nationalinterest.org\/Article.aspx?id=22004\" target= \"blank\"><b><u> Geoffrey Kemp<\/u><\/b><\/a>. Entrambi hanno sostenuto che, affievolendosi la possibilit\u00e0 di un accordo sulla questione nucleare, gli Usa devono indicare le misure che intendono prendere per la sicurezza e la stabilit\u00e0 del Golfo e dell\u2019insieme del Medio Oriente. La Clinton, sia pure in termini pi\u00f9 generici, ha detto la stessa cosa. Si \u00e8 per\u00f2 limitata al Golfo, lasciando da parte l\u2019insieme della regione, dove ci sono altre potenze nucleari, amiche e nemiche, il che rende la questione ancora pi\u00f9 complessa.<\/p>\n<p>Che cosa significa un ombrello americano nucleare sulla regione e quali sono le sue prospettive? Pu\u00f2 essere esteso bilateralmente o nel quadro di un alleanza multilaterale, come la Nato in Europa. Ma le condizioni politiche per un\u2019alleanza multilaterale nel Golfo non esistono. I paesi del Ccg hanno portato avanti un\u2019apprezzabile opera di integrazione economica, ma sul piano politico non mostrano sufficiente coesione fra loro. L\u2019equilibrio interno di alcuni emirati pi\u00f9 piccoli non \u00e8 influenzato negativamente dalla concessione di basi militari, in particolare navali, alle potenze occidentali \u2013 come gli Usa a Bahrain e, pi\u00f9 recentemente, la Francia in Qatar. Ma diverso \u00e8 il caso dell\u2019Arabia Saudita, che non ha ancora smaltito l\u2019instabilit\u00e0 politica creata dallo stazionamento delle forze americane sul suo territorio negli anni novanta. \u00c8 possibile, tuttavia, pensare ad una rete di alleanze bilaterali che, pur non concretandosi in installazioni sul territorio degli alleati, si strutturi in modo da rendere possibile una pianificazione congiunta.<\/p>\n<p><b>Ambivalenze regionali<\/b><br \/>In realt\u00e0, anche questa formula appare improbabile perch\u00e9, a ben vedere, un impegno militare strutturato non \u00e8 coerente con le percezioni fondamentali di sicurezza dei paesi del Ccg. Per questi paesi il miglior mondo possibile \u00e8 quello in cui, avendo una garanzia americana di ultima istanza \u201cover the horizon\u201d, cio\u00e8 non visibile, essi rimangono liberi nella regione di avere accordi un po\u2019 con tutti e quindi con nessuno. Inoltre, le alleanze formali con gli Usa e l\u2019Occidente, oltre un certo livello, indeboliscono la stabilit\u00e0 e legittimit\u00e0 politica di chi le contrae perch\u00e9 sono viste come alleanze con i garanti di Israele. Una buona parte delle \u00e9lites del Golfo pensa che, sullo sfondo di una fondamentale alleanza con gli Usa e l\u2019Occidente, si devono lasciare margini  sufficienti per un dialogo con gli antagonisti della regione. Che \u00e8 visto come la vera chiave della sicurezza nazionale e regionale. <\/p>\n<p>Due analisti dell\u2019 <a href= \" http:\/\/inegma.com\/clinton\/gulfsecurity.html\" target= \"blank\"><b><u> Inegma<\/u><\/b><\/a>, un <i>think tank <\/i>di Dubai, cos\u00ec concludono il loro commento sulle dichiarazioni della Clinton: \u201cSebbene alcuni stati del Golfo potranno denunciare questa politica, per tutti il deterrente in questione sar\u00e0 benvenuto per tutto il tempo che necessiteranno per lavorare ai loro programmi nucleari e ombrelli difensivi\u201d. In alcuni paesi del Ccg lo sviluppo di un\u2019industria nucleare per usi civili \u00e8 gi\u00e0 iniziata, ma lo sviluppo di un deterrente nucleare appare in realt\u00e0 piuttosto lontano. I governi prenderanno perci\u00f2 le distanze dal deterrente americano, ma esso sar\u00e0 benvenuto purch\u00e9 continui ad avere la forma attuale di accordi militari bilaterali e forniture di armamenti convenzionali, ma non quella di un\u2019alleanza multilaterale tipo Nato. <\/p>\n<p>Perci\u00f2, l\u2019ombrello sar\u00e0 solo Usa. Servir\u00e0? Certamente modificher\u00e0 i calcoli iraniani, ma forse non pi\u00f9 di tanto le percezioni locali n\u00e9 potr\u00e0 avere un impatto concreto sul tipo di conflitti che agitano la regione o prevenirli. Per questo, le sanzioni economiche e le misure di deterrenza devono di sicuro accompagnare l\u2019iniziativa diplomatica volta ad aprire un dialogo politico, ma, nei limiti del possibile, si dovrebbe continuare a puntare su quest\u2019ultima.<\/p>\n<p><i>Roberto Aliboni \u00e8 vicepresidente dello IAI<\/i>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>Testo originale della dichiarazione del segretario Clinton: <br \/>\u201c\u201d.<\/p>\n<p>R. Alcaro: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1167\" target= \"blank\"><b><u> L\u2019Iran, Obama e la lezione europea<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Matarazzo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=983\" target= \"blank\"><b><u> Obama e il rebus Iran<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione del Forum regionale dell\u2019Asean in Tailandia, il segretario di Stato Hillary Clinton ha accennato alla possibilit\u00e0 che gli Usa estendano agli alleati del Golfo un ombrello nucleare nel caso l\u2019Iran si doti di un\u2019arma nucleare. \u201cTerremo la porta aperta\u201d, ha confermato la Clinton. 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