{"id":12290,"date":"2009-09-01T00:00:00","date_gmt":"2009-08-31T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/una-rinnovata-politica-estera-liberal-democratica\/"},"modified":"2017-11-03T15:38:38","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:38","slug":"una-rinnovata-politica-estera-liberal-democratica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/09\/una-rinnovata-politica-estera-liberal-democratica\/","title":{"rendered":"Una rinnovata politica estera liberal-democratica"},"content":{"rendered":"<p>In un\u2019epoca in cui i confini tra le questioni nazionali e quelle internazionali sono sempre pi\u00f9 labili, il dibattito di politica estera in Italia rimane perlopi\u00f9 ristretto allo spazio mentale nazionale. Non si riesce a dare una risposta convincente alle sfide pi\u00f9 importanti del nostro tempo proprio perch\u00e9 non le si inquadra in un\u2019ottica pi\u00f9 ampia. Il dibattito sul ruolo internazionale dell\u2019Italia lanciato su questa rivista da un articolo di <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1200\" target= \"blank\"><b><u> Stefano Silvestri<\/u><\/b><\/a> pu\u00f2 risultare particolarmente utile proprio perch\u00e9 invita a ripensare la proiezione internazionale del nostro paese prendendo la globalizzazione come quadro di riferimento.<\/p>\n<p><b>Quale spazio per l\u2019Italia nel mondo globalizzato?<\/b><br \/>La globalizzazione offre importanti opportunit\u00e0, ma espone anche a una serie di rischi e minacce. Sta ad ogni paese accettare la sfida e cercare di trarne il massimo vantaggio, ovvero ripiegare su se stesso con politiche autocentrate che non possono che fallire. Non potendo essere ignorata, la globalizzazione va governata. La costruzione di un nuovo spazio politico globale \u00e8 d\u2019altronde in corso e l\u2019Italia deve cercare di avere voce in capitolo.<\/p>\n<p>Che mondo vogliamo? Che tipo di relazioni internazionali siamo pronti a costruire in un mondo globalizzato? Quali attori e quali azioni bisogna sostenere? Di modelli di politica globale in discussione ce ne sono molti: da quello di stampo neo-liberale, a quello altermondialista e localista di stampo radicale; da quello macroregionalista a quello liberaldemocratico di stampo cosmopolita.<\/p>\n<p>I maggiori attori internazionali stanno prendendo posizione. \u00c8 bene che anche in Italia se ne discuta in modo approfondito. A dire il vero, aveva iniziato a ragionarci su il gruppo di riflessione presso il Ministero degli Esteri che aveva prodotto il \u201cRapporto 2020: le scelte di politica estera\u201d. Recentemente anche autorevoli esponenti del mondo politico si sono impegnati su una riflessione di questo tipo (si vedano i recenti saggi di Fausto Bertinotti, Massimo D\u2019Alema, e Giulio Tremonti). Ciononostante non si notano ancora significative ricadute di queste discussioni sulle scelte di politica estera.<\/p>\n<p><b>Nuove direttrici per la proiezione internazionale<\/b><br \/>\u00c8 l\u2019ottica liberaldemocratica quella pi\u00f9 efficace per promuovere il ruolo internazionale del nostro paese. Muovendo da una realistica presa d\u2019atto delle dinamiche della globalizzazione, essa auspica una fuoriuscita dall\u2019occidentalo-centrismo ormai insostenibile in un mondo in cui non solo gli \u201caltri contano\u201d, ma ci stanno ormai sorpassando.<\/p>\n<p>Tradizionalmente la politica estera italiana si \u00e8 sviluppata lungo quattro direttrici: l\u2019alleanza atlantica, il progetto europeo, i rapporti mediterranei e l\u2019area balcanica. Queste linee d\u2019azione rimangono centrali, ma non sono pi\u00f9 sufficienti: vanno integrate con tre nuove direttrici che tengano conto del mutato scenario in cui l\u2019Italia si trova oggi ad agire.<\/p>\n<p>La prima direttrice riguarda lo sviluppo di maggiori legami con le potenze emergenti a livello globale. Naturalmente qui il riferimento immediato sono i paesi del gruppo Bric (Brasile, Russia, India, Cina) e il Giappone, ma non soltanto. Ignorare una serie di altri paesi in ascesa, quali la Corea, il Messico o l\u2019Indonesia, potrebbe costare molto caro al nostro paese. Per rimanere competitivi a livello economico \u00e8 necessario integrarsi con queste economie; si rischia altrimenti di perdere in partenza la scommessa del benessere delle future generazioni italiane. Allo stesso modo, non aprire un serio dialogo culturale con il mondo arabo, cinese, indiano o russo significherebbe chiudersi in un autismo culturale che soffocherebbe la nostra vitalit\u00e0 intellettuale.<\/p>\n<p>La seconda direttrice \u00e8 quella di una maggiore attenzione strategica all\u2019azione del nostro paese all\u2019interno delle organizzazioni internazionali. Ha ragione <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1218\" target= \"blank\"><b><u> Vittorio Emanuele Parsi<\/u><\/b><\/a> a sostenere che l\u2019azione internazionale dell\u2019Italia non pu\u00f2 prescindere dall\u2019Europa. Ma, va aggiunto,  non pu\u00f2 prescindere nemmeno dalle istituzioni multilaterali. La politica estera del nostro paese dovr\u00e0 necessariamente passare per queste istituzioni se vorr\u00e0 incidere in profondit\u00e0 sull\u2019agenda globale. Maggiore attenzione andrebbe altres\u00ec dedicata agli italiani che in queste istituzioni lavorano, a partire dagli europarlamentari, considerati ancora, ahim\u00e8, onorevoli di serie B.<\/p>\n<p><b>Valorizzare le fonti del <i>soft power<\/i><\/b><br \/>La terza direttrice \u00e8 la valorizzazione di alcuni storici punti di forza della proiezione internazionale dell\u2019Italia. A cominciare dagli italiani all\u2019estero: gli emigrati dei secoli passati e la loro discendenza, ma anche tutti quegli italiani che hanno scelto volontariamente di vivere all\u2019estero in tempi pi\u00f9 recenti: imprenditori, lavoratori, ricercatori (\u201ci cervelli in fuga\u201d), operatori del terzo settore etc. Tutti insieme formano uno straordinario serbatoio di vitalit\u00e0, imprenditorialit\u00e0, conoscenza che andrebbe utilizzati in modo pi\u00f9 sistematico, cos\u00ec come fanno gi\u00e0 altri paesi pi\u00f9 avveduti. Una seconda componente sono i legami storici con le ex colonie. Un terza componente riguarda, infine, tutti coloro che subiscono il fascino del nostro paese: gli \u201cinnamorati\u201d dell\u2019Italia. Sono migliaia le persone attratte dal nostro paese per svariati motivi. \u00c8 un vero peccato che non  si utilizzino queste potenziali fonti di <i>soft power<\/i>.<\/p>\n<p>In linea con le considerazioni precedenti, la politica estera italiana andrebbe considerata in senso pi\u00f9 ampio, non quindi circoscritta alle forme diplomatiche tradizionali. Come detto, maggiore interazione si dovrebbe cercare con gli italiani e gli italofili all\u2019estero. Ma si dovrebbero anche attuare politiche volte ad aumentare la capacit\u00e0 di attrazione del nostro paese nei confronti degli stranieri \u2013 investitori, studenti, lavoratori etc. \u2013 che possono contribuire alla crescita del paese. Alcuni degli investimenti in questa direzione non possono che essere valutati nel lungo termine, eppure senza questo tipo di strategia di lunga durata (che ben si presta ad essere sviluppata in modo bipartisan) sembra difficile mettere in piedi un programma ambizioso di consolidamento della presenza italiana a livello internazionale in un mondo in cui la competizione dei paesi emergenti \u00e8 sempre maggiore.<\/p>\n<p>Infine la questione del Ministero degli affari esteri. La politica estera non si fa soltanto attraverso il Mae, e probabilmente la si far\u00e0 sempre meno attraverso di esso (penso al futuro corpo diplomatico europeo). E tuttavia \u00e8 importante riformare tale istituzione per renderla in grado di cogliere sempre meglio le opportunit\u00e0 che la globalizzazione offre all\u2019Italia. Mi limiter\u00f2 a menzionare soltanto due questioni. Da un lato bisognerebbe accentuare la specializzazione di area del corpo diplomatico. \u00c8 necessario che si conosca maggiormente il contesto \u2013 la lingua, la cultura etc. \u2013 in cui si opera. Sarebbe opportuno inquadrare la carriera diplomatica in macro-aree regionali. Dall\u2019altro lato le ambasciate dovrebbero creare pi\u00f9 sinergie tra le varie componenti della presenza italiana nel paese. Ci\u00f2 implica una maggiore attenzione a tutte le attivit\u00e0 in cui \u00e8 coinvolto il sistema paese, da quelle economiche a quelle culturali. Il sostegno alle imprese all\u2019estero \u00e8 ancora inadeguato. Nostri diretti competitori, come Francia, Germania e Spagna, riescono a coordinare meglio le energie nazionali e in tal modo a promuovere pi\u00f9 efficacemente il sistema paese nel suo insieme.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>S. Fagiolo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1217\" target= \"blank\"><b><u> Identit\u00e0 nazionale e politica estera: un nesso indissolubile<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>F. Salleo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1223\" target= \"blank\"><b><u>Il pericoloso paradosso del nazionalismo<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un\u2019epoca in cui i confini tra le questioni nazionali e quelle internazionali sono sempre pi\u00f9 labili, il dibattito di politica estera in Italia rimane perlopi\u00f9 ristretto allo spazio mentale nazionale. 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