{"id":12330,"date":"2009-09-03T00:00:00","date_gmt":"2009-09-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/luscita-dalla-crisi-e-le-sfide-delleuropa\/"},"modified":"2017-11-03T15:38:37","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:37","slug":"luscita-dalla-crisi-e-le-sfide-delleuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/09\/luscita-dalla-crisi-e-le-sfide-delleuropa\/","title":{"rendered":"L\u2019uscita dalla crisi e le sfide dell\u2019Europa"},"content":{"rendered":"<p><i><font size=\"1\"> Pubblicato anche su <a href=\"http:\/\/www.nelmerito.com\/\" target=\"_blank\"><u>nelMerito.com<\/u><\/a> <\/font><\/i><br \/>La buona notizia viene dai dati congiunturali pi\u00f9 recenti che confermano che la fase pi\u00f9 drammatica della crisi dell\u2019economia mondiale sta rientrando; meno positiva, invece, \u00e8 la previsione che l\u2019imminente ripresa economica avr\u00e0 una dinamica assai contenuta nell\u2019area pi\u00f9 sviluppata e per un certo numero di anni;  ma il dato pi\u00f9 inquietante riguarda l\u2019Europa che, fortemente penalizzata dalla crisi, \u00e8 di fronte a scelte decisive per il suo futuro.<\/p>\n<p><b>Alla ricerca di nuovi motori della crescita<\/b><br \/>Alla luce delle ultime evidenze la ripresa dell\u2019economia mondiale sembra ormai alle porte. Resta aperto, tuttavia, l\u2019interrogativo su quale intensit\u00e0 e sostenibilit\u00e0 potr\u00e0 avere. A rallentare e attutire la caduta dell\u2019attivit\u00e0 produttiva in questi ultimi mesi sono stati, senza dubbio, gli stimoli monetari e fiscali attuati dai governi un po\u2019 ovunque, anche se in misura particolarmente intensa in Nord America e nell\u2019Asia del Pacifico. La mobilitazione di enormi quantit\u00e0 di risorse pubbliche in tempi cos\u00ec stretti, come non era mai pi\u00f9 avvenuto dalla fine della seconda guerra mondiale, \u00e8 servita a impedire che le maggiori economie del mondo sprofondassero in una vera e propria depressione. Ma per  sviluppare e consolidare un nuovo e sostenibile ciclo espansivo a livello internazionale servir\u00e0 il contributo fondamentale della spesa privata, sotto forma di consistenti incrementi di consumi e investimenti. Sono questi, da sempre, i veri motori della crescita delle economie di mercato.<\/p>\n<p>I pi\u00f9 ottimisti ritengono che questa staffetta tra spesa pubblica e  privata sia destinata a realizzarsi a breve e su ampia scala, cos\u00ec da spingere gli Stati Uniti e con essi l\u2019economia globale verso un nuovo sentiero di crescita elevata, non lontana dagli standard del passato.<\/p>\n<p>Ma si tratta solo di auspici, per ora. In primo luogo perch\u00e9 mancano, un po\u2019 ovunque, segni premonitori e condizioni di una  possibile consistente ripresa della domanda privata. E, poi, perch\u00e9 all\u2019origine della gravissima crisi in corso vi \u00e8 un enorme indebitamento del settore privato (famiglie, istituzioni finanziarie e imprese). Per poterlo riassorbire ci vorr\u00e0 un periodo di tempo piuttosto ampio, svariati anni. Nel mentre, \u00e8 altamente improbabile che si possa avere nell\u2019area pi\u00f9 sviluppata un vigoroso rilancio della domanda dei privati. Bisogner\u00e0 in realt\u00e0 aspettare a lungo perch\u00e9 i consumatori tornino a spendere come in passato e gli investitori a concentrare consistenti risorse negli aumenti di capacit\u00e0 produttiva. Tanto pi\u00f9 che il mutamento strutturale nella composizione della domanda mondiale, indotto dal  ridimensionamento della spesa per consumi delle famiglie americane, imporr\u00e0 ai paesi con persistenti avanzi delle bilance correnti (in particolare Cina, Germania e Giappone) un difficoltoso processo di aggiustamento. Sar\u00e0 dunque un\u2019uscita  faticosamente lenta dalla crisi che resta \u2013 non va dimenticato \u2013 la pi\u00f9 grave che abbia investito gli Stati Uniti e l\u2019economia mondiale negli ultimi 60 anni.<\/p>\n<p><b>L\u2019area pi\u00f9 sviluppata: avanti piano, con fatica<\/b><br \/>Le previsioni ad oggi pi\u00f9 attendibili sul futuro andamento dell\u2019economia mondiale permettono di intravedere un dato certamente positivo nei mesi finali di quest\u2019anno, ovvero la fine della fase recessiva, ma per le ragioni sopra ricordate scontano una fase di ripresa nei prossimi due anni assai contenuta, molto inferiore alle dinamiche del passato, soprattutto nell\u2019area pi\u00f9 sviluppata.<\/p>\n<p>Tradotto in cifre, il Pil mondiale dovrebbe diminuire nel 2009 di circa il 2,5% e aumentare di circa il  2% nella media dei prossimi due anni. Incrementi assai modesti e che rappresenterebbero pressoch\u00e9 un dimezzamento della dinamica di crescita rispetto all\u2019ultima fase di espansione globale. Ancora pi\u00f9 contenute si presentano le prospettive di espansione dei paesi pi\u00f9 sviluppati. Il Pil dell\u2019area Ocse, nonostante i miglioramenti pi\u00f9 recenti dei principali indicatori economici, dovrebbe aumentare di poco pi\u00f9 dell\u20191% nella media dei prossimi due anni. Sarebbe soprattutto l\u2019occupazione a risentirne, con aumenti generalizzati dei tassi di disoccupazione fino alla prima met\u00e0 del prossimo anno, e difficolt\u00e0 di riassorbimento dell\u2019elevato numero di disoccupati anche nel 2011.<\/p>\n<p>  C\u2019\u00e8 chi si spinge a disegnare uno scenario ancor pi\u00f9 cauto e prefigura di qui a due anni una ripresa globale destinata a subire una nuova interruzione (una sorta di percorso a W del ciclo espansivo), per il venir meno degli effetti dello stimolo pubblico fiscale e in presenza di una domanda privata particolarmente debole e anemica. Ma \u00e8 un\u2019eventualit\u00e0 che oggi appare remota, pur se non \u00e8 da escludere che si possa verificare nel caso di qualche maggiore paese.<\/p>\n<p><b>La crisi ha esaltato debolezze e punti di forza dell\u2019Europa<\/b><br \/>Anche l\u2019economia europea dovrebbe approfittare nel prossimo anno del graduale recupero della domanda mondiale e tornare a crescere dopo la drammatica caduta dell\u2019attivit\u00e0 produttiva, verificatasi con particolare virulenza in molti paesi del continente tra la fine dello scorso anno e il primo semestre di quest\u2019anno.<\/p>\n<p>Secondo stime largamente condivise la caduta del Pil dell\u2019Unione europea dovrebbe aggirarsi quest\u2019anno intorno al -4%. \u00c8 la conferma del prezzo altissimo che le economie europee stanno pagando a causa della crisi, addirittura  pi\u00f9 pesante di quello degli Stati Uniti (-2,5%) che \u00e8 stato &#8211; e rimane &#8211;  il paese epicentro della crisi globale. Tutto ci\u00f2 nonostante i \u2018fondamentali\u2019 dell\u2019Europa (finanza pubblica, saldo della bilancia dei pagamenti, risparmio-indebitamento del settore privato, solidit\u00e0 del sistema bancario) si presentassero molto pi\u00f9 solidi di quelli americani all\u2019inizio della crisi.<\/p>\n<p>Due fattori in particolare aiutano a spiegare una performance cos\u00ec negativa. In primo luogo, l\u2019attivit\u00e0 produttiva dell\u2019Europa, e in particolare della Germania, \u00e8 stata colpita duramente dal recente crollo del commercio mondiale, perch\u00e9 la sua crescita, nonostante le grandi dimensioni del mercato interno europeo, \u00e8 fortemente dipendente dalle esportazioni e dalla domanda mondiale. \u00c8 un elemento di debolezza che caratterizza da tempo l\u2019economia europea nel suo complesso.<\/p>\n<p>In secondo luogo, l\u2019Unione Europea non dispone, a differenza degli altri grandi paesi, di politiche efficaci, soprattutto di una politica fiscale comune, per affrontare una drammatica crisi come l\u2019attuale, caratterizzata da una caduta  verticale della domanda aggregata. Le politiche macroeconomiche che servono e le misure di emergenza sono tutte nelle mani dei singoli stati membri; ma la somma di tanti singoli stimoli nazionali, com\u2019\u00e8 noto, non pu\u00f2 avere &#8211; e  non ha avuto &#8211; altrettanto efficacia di una politica comune europea.<\/p>\n<p>Certo, la gestione della crisi ha anche messo in risalto indubbi punti di forza dell\u2019Unione. \u00c8 il caso dell\u2019euro e dell\u2019integrazione monetaria: ha consentito a molti paesi europei, tra cui il nostro, di evitare crisi valutarie e finanziarie dagli effetti devastanti e ha favorito interventi di liquidit\u00e0 gestiti  dalla Banca centrale europea, che hanno funzionato ottimamente nella fase pi\u00f9 acuta della crisi finanziaria. Ma il saldo netto della crisi resta per ora negativo. Soprattutto, perch\u00e9 non \u00e8 stata colta l\u2019opportunit\u00e0 che l\u2019emergenza offriva di rafforzare strumenti e pratiche di una politica economica comune europea. Ci\u00f2 vale in particolare per il gruppo dei paesi dell\u2019euro, legati da una interdipendenza reale e monetaria ormai elevatissima ma che non appare sostenuta da una <i>governance <\/i>economica altrettanto sviluppata e in grado di gestirla e indirizzarla efficacemente.<\/p>\n<p><b>Il crocevia dell\u2019Europa all\u2019uscita dalla crisi<\/b><br \/>I pi\u00f9 recenti dati di alcune economie europee e relativi al secondo semestre del 2009 hanno sorpreso un po\u2019 tutti, segnalando una inversione del ciclo economico e una seppur modesta ripresa nel cuore dell\u2019Europa, in particolare in Francia e Germania.  Ma va subito detto che non \u00e8 il caso di lasciarsi andare a facili ottimismi. Al di la dei positivi andamenti congiunturali, limitati peraltro alle due pi\u00f9 grandi economie europee e dovuti a fattori temporanei di origine interna e esterna, le previsioni pi\u00f9 diffuse individuano per l\u2019area dell\u2019Euro una ripresa, di qui a due anni, particolarmente contenuta. Una oscillazione intorno alla crescita zero nel 2010 e un anemico incremento l\u2019anno successivo (intorno all\u20191%). Sono performance deludenti, ma che discendono dagli effetti pesantemente negativi derivanti dalla crisi e dalle perdite in termini di capacit\u00e0 di crescita che ne sono derivate. <\/p>\n<p>La Commissione Europea ha recentemente pubblicato uno studio con riferimento all\u2019eurozona che mostra una significativa riduzione allo 0,7% per il biennio 2009-2010 del potenziale di crescita annua, una volta tenuto conto di tutti gli effetti della crisi finanziaria.<\/p>\n<p>A questo riguardo si possono configurare per i prossimi anni due scenari di uscita dalla crisi e ripresa in qualche modo alternativi. Il primo, pi\u00f9 negativo,  prevede un assestamento permanente verso il basso del potenziale di crescita dell\u2019area europea con solo marginali miglioramenti (un tasso di crescita di lungo periodo intorno all\u20191%).  Nel secondo scenario la ripresa potrebbe essere assai pi\u00f9 vigorosa con una crescita al di sopra del potenziale che riporterebbe quest\u2019ultimo ai livelli precedenti la crisi (2%) con possibilit\u00e0 di ulteriori incrementi nel tempo.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 dei molteplici e complessi fattori che potranno spingere nell\u2019una o nell\u2019altra direzione non vi \u00e8 dubbio che le strategie e le scelte di politica economica dell\u2019Europa nell\u2019immediato futuro  avranno un ruolo di grande rilevanza. Pur con drastiche semplificazioni si pu\u00f2 affermare che la  riproposizione in ambito Ue di strategie gi\u00e0 sperimentate con poco successo nell\u2019ultimo decennio, ovvero strategie di crescita prettamente nazionali, tese a rafforzare competitivit\u00e0 e esportazioni dei singoli paesi, attraverso il contenimento dei costi e iniziative neomercantilistiche, contribuirebbero alla realizzazione del primo scenario. Com\u2019\u00e8 gi\u00e0 avvenuto in passato, avremmo processi di crescita trainati dall\u2019esterno, ovvero dalla domanda mondiale, destinati a favorire certamente qualche paese europeo, tra cui la Germania, ma a penalizzare allo stesso tempo la domanda e il mercato interno europeo, accentuando gli squilibri tra paesi membri. Il risultato ultimo sarebbe di deprimere ulteriormente le potenzialit\u00e0 di crescita complessiva dell\u2019area europea, non riuscendo a recuperare le perdite subite a causa della crisi. <\/p>\n<p>Il secondo scenario, pi\u00f9 positivo, presuppone una strategia alternativa, che miri a rilanciare la crescita sviluppando il mercato e la domanda interna europea. Anche perch\u00e9 non ci sar\u00e0 pi\u00f9 il motore americano &#8211; come avvenuto nell\u2019ultimo decennio &#8211; ad assicurare una forte e crescente domanda mondiale.  Si pu\u00f2 agire sia attraverso nuovi consumi (si pensi a investimenti europei in aree come la difesa e valorizzazione dell\u2019ambiente, la protezione  della salute, l\u2019Ict) sia completando il mercato interno europeo in alcune sue dimensioni essenziali, come i servizi e la creazione di uno spazio comune della ricerca e della conoscenza. \u00c8 un percorso pi\u00f9 difficile da intraprendere  perch\u00e9 in un\u2019epoca di rilancio dei nazionalismi, dentro e fuori l\u2019Europa, richiede di nuotare controcorrente e sfruttare l\u2019uscita dalla crisi per rafforzare il processo di integrazione europea. Un obiettivo fondamentale, quest\u2019ultimo, anche per rilanciare il ruolo dell\u2019Europa nel nuovo sistema internazionale multipolare che sta emergendo dalla crisi. Servirebbero  una nuova Commissione e leader politici europei coraggiosi e pronti a cogliere tale opportunit\u00e0. Auguriamoci di trovarli.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>R.Matarazzo, <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1212\" target= \"blank\"><b><u> L\u2019autunno caldo dell\u2019Ue<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicato anche su nelMerito.com La buona notizia viene dai dati congiunturali pi\u00f9 recenti che confermano che la fase pi\u00f9 drammatica della crisi dell\u2019economia mondiale sta rientrando; meno positiva, invece, \u00e8 la previsione che l\u2019imminente ripresa economica avr\u00e0 una dinamica assai contenuta nell\u2019area pi\u00f9 sviluppata e per un certo numero di anni; ma il dato pi\u00f9 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[80],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12330"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12330"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12330\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":62084,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12330\/revisions\/62084"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12330"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12330"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12330"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}