{"id":12340,"date":"2009-09-03T00:00:00","date_gmt":"2009-09-02T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/come-risolvere-la-controversia-sulla-pesca-tra-italia-e-libia\/"},"modified":"2017-11-03T15:38:37","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:37","slug":"come-risolvere-la-controversia-sulla-pesca-tra-italia-e-libia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/09\/come-risolvere-la-controversia-sulla-pesca-tra-italia-e-libia\/","title":{"rendered":"Come risolvere la controversia sulla pesca tra Italia e Libia"},"content":{"rendered":"<p>Pescherecci italiani di Mazara del Vallo sono stati sequestrati dai libici a fine luglio poich\u00e9 sorpresi a pescare in acque di giurisdizione libica, e poi rilasciati, i primi di agosto, grazie al pronto intervento della nostra diplomazia. Ma l\u2019ambasciata libica a Roma ha ammonito che la prossima volta la pesca in acque di competenza libica avrebbe comportato sanzioni pi\u00f9 pesanti. Le acque del Canale di Sicilia sono abitualmente frequentate dai nostri pescatori e il contenzioso con gli Stati frontisti \u00e8 frequente, specialmente per quanto riguarda la Tunisia, che ha una delimitazione delle frontiere marittime molto complicata.<\/p>\n<p><b>Le pretese sul Golfo della Sirte\u2026 <\/b><br \/>Con la Libia la soluzione dovrebbe essere pi\u00f9 semplice, dopo la conclusione del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione del 30 agosto 2008. La Libia rivendica un mare territoriale di 12 miglia, pretesa conforme al diritto internazionale del mare. Il mare territoriale si calcola a partire dalla linea di base, che pu\u00f2 essere la linea di costa a bassa marea oppure una linea retta, che unisce i punti pi\u00f9 sporgenti di una costa molto frastagliata o la linea di chiusura di una baia, che risponda a precisi requisiti (c.d. regola del semicerchio).<\/p>\n<p>La chiusura del Golfo della Sirte, con una linea che congiunge idealmente Bengasi e Misurata  e si estende per 307 miglia marine, non \u00e8 conforme al diritto internazionale e la pretesa libica di considerare il Golfo della Sirte come baia storica, in tutto e per tutto soggetta ai suoi diritti sovrani, \u00e8 infondata ed \u00e8 stata contestata da quasi tutti gli Stati mediterranei, inclusa l\u2019Italia. Per non parlare degli Stati Uniti, che sono penetrati pi\u00f9 volte nella Sirte per affermare la libert\u00e0 di navigazione: nel 1986 un\u2019esercitazione della marina Usa dette luogo ad uno scontro a fuoco.<\/p>\n<p><b>..e la questione delle zone di pesca<\/b><br \/>La Libia ha proclamato una zona di pesca di 62 miglia, calcolata dal limite esterno del mare territoriale, e ovviamente la sua estensione varia, a seconda che il calcolo venga effettuato dalla linea di costa o dalla linea di chiusura del Golfo della Sirte, che racchiude un enorme corpo di acque. Comunque la zona di pesca libica \u00e8 al disotto della linea mediana con le acque adiacenti alle coste italiane e, sotto questo profilo, la sua legittimit\u00e0 non pone particolari problemi (probabilmente ne suscita la sua delimitazione laterale con l\u2019Egitto e la Tunisia). Nella zona di pesca lo sfruttamento delle risorse ittiche \u00e8 riservato alle navi dello Stato costiero ed i terzi possono esservi ammessi solo mediante accordo, normalmente a titolo oneroso. A quanto sembra la Libia intende trasformare la zona di pesca in una vera e propria zona economica esclusiva (Zee), la cui regolamentazione \u00e8 disciplinata dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare.<\/p>\n<p>L\u2019Italia, Stato frontista, non ha proclamato una zona di pesca o una Zee, ma con una legge del 2006 ha previsto l\u2019istituzione di zone di protezione ecologica, la cui concreta determinazione dovr\u00e0 avvenire con decreto e i cui limiti esterni sono demandati ad un accordo con gli Stati adiacenti e frontisti. In attesa, dovr\u00e0 essere seguito il criterio della linea mediana. Con la Libia, l\u2019istituzione di una zona di protezione ecologica non dovrebbe comportare nessun problema.<\/p>\n<p>Il nodo principale resta quindi la pesca, a parte la delimitazione della piattaforma continentale, compreso il punto dove si incontrano le piattaforme di Italia, Libia e Malta, che la Corte internazionale di giustizia, nella sentenza del 1985, ha lasciato indeterminato.<\/p>\n<p><b>Quale soluzione? <\/b><br \/>Occorre premettere che la competenza a concludere accordi di pesca \u00e8 una competenza comunitaria, a differenza di quella volta a stabilire i confini marittimi che resta nella sovranit\u00e0 degli Stati membri. Ma l\u2019Ue ha finora incontrato notevoli difficolt\u00e0 nel Mediterraneo. Ecco quali potrebbero essere le linee per una proficua collaborazione:  <\/p>\n<p>&#8211; il punto di partenza dovrebbe essere il Trattato italo-libico del 30 agosto che stabilisce un \u201cnuovo partenariato bilaterale\u201d, nel cui ambito \u00e8 prevista una collaborazione economica e industriale, che ha per oggetto anche la pesca (art. 17). In materia, il 10 giugno \u00e8 stato firmato un Memorandum d\u2019intesa, un primo passo verso una maggiore collaborazione;<\/p>\n<p>&#8211; dovrebbero essere riconosciuti i diritti storici dell\u2019Italia, i cui cittadini hanno pescato abitualmente nelle acque adiacenti alle coste libiche;<\/p>\n<p>&#8211; nella zona di pesca libica dovrebbero essere garantite le tradizionali libert\u00e0 dell\u2019alto mare, tranne la pesca. In particolare non dovrebbe essere impedita in alcun modo la libert\u00e0 di navigazione;<\/p>\n<p>&#8211; qualora sia commessa una violazione delle leggi dello Stato costiero, le navi fermate e gli equipaggi dovrebbero essere prontamente rilasciati, dietro pagamento di una cauzione o altra forma di garanzia. Pene detentive devono essere escluse;<\/p>\n<p>&#8211; qualora navi italiane siano catturate, occorre attivare immediatamente il meccanismo del pronto rilascio di navi con una procedura da instaurare dinanzi al Tribunale internazionale per il diritto del mare, che ha ormai un\u2019ampia casistica in materia. La procedura pu\u00f2 essere iniziata solo dallo Stato della bandiera (cio\u00e8 l\u2019Italia), ma questo pu\u00f2 autorizzare persone fisiche o giuridiche ad intervenire a suo nome. Sarebbe opportuno che un provvedimento di legge organico, valido per tutte le aree di tradizionale pesca italiana, autorizzasse proprietari di navi da pesca e associazioni di pescatori ad intervenire di fronte al Tribunale;<\/p>\n<p>&#8211; infine occorre che qualsiasi trattativa con la Libia non comporti il riconoscimento del Golfo della Sirte come baia storica, con conseguente disconoscimento delle libert\u00e0 di navigazione e sorvolo. \u00c8 da prevedere che da parte libica siano avanzate pretese del genere, anche facendo valere il fatto che l\u2019Italia avrebbe fatto la stessa cosa con la proclamazione del Golfo di Taranto come baia storica. Ma si tratta di situazioni incommensurabili. L\u2019accettazione della storicit\u00e0 del Golfo della Sirte non sarebbe solo contraria agli interessi italiani, ma anche a quelli dei nostri alleati e solleverebbe notevoli perplessit\u00e0 nei rapporti transatlantici, specialmente ora che le relazioni libico-americane sono state rimesse in discussione a causa del ritorno trionfale in patria del libico condannato per la strage di Lockerbie.<\/p>\n<p><b>Necessit\u00e0 di un approccio multilaterale<\/b><br \/>I rapporti italo-libici in materia di pesca costituiscono solo un momento di una questione pi\u00f9 ampia, che riguarda la disciplina dello sfruttamento delle risorse ittiche e della loro conservazione nell\u2019intero Mediterraneo. Le politiche bilaterali dovrebbero essere parte di una pi\u00f9 ampia visione che ponga il multilateralismo al servizio di una politica di cooperazione che dovrebbe essere la base, come insegna la stessa Convenzione del diritto del mare, per la disciplina dei mari semichiusi, qual \u00e8 il Mediterraneo. I fori di discussione non mancano, dalle Conferenze sulla gestione delle risorse viventi nel Mediterraneo indette su iniziativa della Commissione europea, alla Commissione generale della pesca nel Mediterraneo. Un quadro pi\u00f9 efficace potrebbe essere ora offerto non tanto dall\u2019Unione per il Mediterraneo, di cui la Libia non fa parte, ma dalla Politica europea di vicinato. Anzi l\u2019Italia dovrebbe farsi promotrice di un\u2019iniziativa in tal senso.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>    Vedi anche: <\/p>\n<p>N. Ronzitti: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1066\" target= \"blank\"><b><u> Luci e ombre nel trattato tra Italia e Libia<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pescherecci italiani di Mazara del Vallo sono stati sequestrati dai libici a fine luglio poich\u00e9 sorpresi a pescare in acque di giurisdizione libica, e poi rilasciati, i primi di agosto, grazie al pronto intervento della nostra diplomazia. 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