{"id":12360,"date":"2009-09-08T00:00:00","date_gmt":"2009-09-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-media-potenza-berlusconiana\/"},"modified":"2017-11-03T15:38:37","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:37","slug":"la-media-potenza-berlusconiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/09\/la-media-potenza-berlusconiana\/","title":{"rendered":"La media potenza berlusconiana"},"content":{"rendered":"<p>Non ci facciamo illusioni. Lo scorso vertice del G8 \u00e8 stato gestito dalla nostra diplomazia al meglio, ma con un risultato doloroso e scontato: abbiamo subito di fatto un ulteriore declassamento perch\u00e9 il formato G20 \u00e8 considerato quello pi\u00f9 interessante dagli attori che non hanno problemi ad affrontare insiemi allargati. Il G14, cavallo di battaglia intermedio della Farnesina, \u00e8 un formato di riserva e\/o di transizione, mentre il G8 \u00e8 un foro di pre-coordinamento i cui impegni non sono vincolanti quando si arriva al G20.<\/p>\n<p><b>Un nuovo quadro concettuale<\/b><br \/>Vittime di una congiura internazionale che punta a sminuire l\u2019Italia nella scia di grandi paesi, afflitti da complessi di superiorit\u00e0? No. Quello cui assistiamo \u00e8 piuttosto l\u2019effetto della trasformazione radicale del sistema internazionale che ha spazzato i riferimenti consolidati di mezzo secolo di politica estera e la conseguenza di un letargo della classe dirigente nazionale, dovuto anche al crescente provincialismo dei suoi governi di legislatura.<\/p>\n<p>Il sistema internazionale, per quel che vale il concetto in s\u00e9, nel giro di 20 anni ha perso:<br \/>&#8211;\tLa bipolarit\u00e0 Urss-Usa che sembrava essere l\u2019architrave della sicurezza globale;<br \/>&#8211;\tLa centralit\u00e0 dell\u2019Onu come efficace istanza d\u2019istruttoria internazionale delle questioni di sicurezza mondiali e come mandatario legittimante di operazioni di polizia internazionale;<br \/>&#8211;\tLa dimensione politica della Nato con l\u2019energico svuotamento del significato dell\u2019art. V del Trattato di Washington e del ruolo del North Atlantic Council;<br \/>&#8211;\tL\u2019egemonia incontestabile degli Usa nel complesso della sua presenza internazionale a seguito delle sconfitte nella guerra alla droga e nella terza guerra del Golfo (aggressione all\u2019Iraq, 2003);<br \/>&#8211;\tLa coesione politica dell\u2019Occidente sostituita da un mutevole gioco a geometrie variabili;<br \/>&#8211;\tE, doloroso a dirsi, la spinta all\u2019integrazione politica europea intorno alla realt\u00e0 di uno stato nazionale sempre pi\u00f9 in crisi, mascherata da governi nazionali sempre pi\u00f9 simili nel comportamento ai magnati della Dieta polacca nel XVIII secolo.<\/p>\n<p>\t\tDunque i vecchi parametri di misurazione di grande e piccolo sono saltati e lo tsunami della crisi finanziaria ha molto ridimensionato tutti i maggiori attori mondiali. Perch\u00e9 stupirsi, davanti a questo rimescolamento, che il concetto stesso di media potenza o di ultimo del G8 sia entrato in crisi?<\/p>\n<p>\t\t\t<b>Prestigio e potenza<\/b><br \/>\t\tCi\u00f2 non significa che i governi e le opinioni pubbliche non si sforzino di stilare delle classifiche relative, in cui l\u2019autostima e la percezione collettiva hanno un ruolo, ma guai a scambiare un effimero prestigio per le radici della propria potenza.\t\t\t\tL\u2019Italia ha compiuto uno sforzo abbastanza costante per mezzo secolo nel proporsi come un attore rilevante nell\u2019Europa e nel mondo, colmando le sue debolezze strutturali con una crescente assunzione di responsabilit\u00e0 complessiva a livello politico, diplomatico, militare e monetario. Questo sforzo \u00e8 stato frenato in modo crescente dal peso del debito pubblico e dall\u2019aumento della capacit\u00e0 d\u2019interdizione di costellazioni d\u2019interesse legali, grigie e mafiose.<\/p>\n<p>\t\t\t\tIn tale contesto il secondo governo di legislatura Berlusconi conferma e rafforza pienamente le intuizioni e gl\u2019indirizzi del primo:<br \/>\t\ta) sostanziale disinteresse per un sistema internazionale multilaterale regolato da norme stringenti e cogenti (il legal standard \u00e8 un\u2019eccezione che speriamo faccia regola e che va confermata nel tempo);<br \/>\t\tb) scarso interesse per l\u2019integrazione europea, chiaramente dimostrato durante la presidenza di turno del 2003, quando si contribu\u00ec ad annacquare il sistema di voto a doppia maggioranza, gi\u00e0 precedentemente concordato a livello europeo;<br \/>\t\tc) personalizzazione delle relazioni internazionali con un\u2019evidente priorit\u00e0 per quelle che influenzano direttamente l\u2019andamento del consenso interno;<br \/>\t\td) preferenza spiccata per raggruppamenti trasversali instabili e di breve periodo.<\/p>\n<p>\t\t\t\tSu queste scelte ideologiche ed istintive, travestite dal pragmatismo politico del \u201cportare a casa\u201d, \u00e8 facile immaginare come si possa soggiacere a tre tentazioni tutt\u2019altro che in contrasto fra loro: la ricerca del colpo di prestigio, il tentativo di porsi come mediatore privilegiato e la rassegnazione all\u2019essere media potenza.<\/p>\n<p>\t\t\t<b>Radici antiche<\/b><br \/>\t\tOgnuna di queste tentazioni ha visibili precedenti nella storia patria. La mediazione privilegiata affonda le sue radici nell\u2019ossessione di essere ago della bilancia di vari stati rinascimentali nella politica, ignorando la brutale realt\u00e0 degli stati nazionali oltralpe, sino a quando Carlo VIII fece strame con le sue artiglierie di tutte le sofisticate alchimie della Penisola.<\/p>\n<p>\t\t\t\tL\u2019autorappresentazione come media potenza percorre molte epoche della monarchia sabauda con la differenza che dal \u2019600 all\u2019800 del secolo scorso il Piemonte dovette spesso combattere per la sua nuda sopravvivenza e stabilit\u00e0, anche dopo la creazione del Regno d\u2019Italia come avvenne con la decennale cosiddetta guerra al brigantaggio meridionale.<\/p>\n<p>\t\t\t\tL\u2019idea di puntare al risultato d\u2019effetto e dunque di prestigio \u00e8 vecchia quanto i dicasteri di Depretis (1889) e di Crispi (1896) e fu ripresa con ancor pi\u00f9 convinzione dal regime Mussolini.<\/p>\n<p>\t\t\t\tNel presente la tentazione di qualificarsi come media potenza \u00e8 la base per poter operare con mani libere nel proporre mediazioni pi\u00f9 o meno reali alla ricerca di un effetto di prestigio. Tutto molto mediaticamente spendibile, ma che non aiuta a consolidare i risultati del mezzo secolo di sforzi seguiti alla sconfitta della seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>\t\t\t\tCertamente il vecchio multipolarismo, figlio di Yalta e Potsdam, \u00e8 morto, cos\u00ec come \u00e8 terminata la stagione del tentato unipolarismo (consociativo sotto George Herbert Bush e William Jefferson Clinton; coercitivo sotto George Walker Bush) e il prossimo quinquennio vedr\u00e0 lo sviluppo di un multipolarit\u00e0 basata su equilibri fluidi fra attori instabili.<\/p>\n<p>\t\t\t\tQuesto per\u00f2 non vuol dire che l\u2019opportunismo da solo sia la ricetta per la sopravvivenza e per il successo: vuol dire invece che solo gli attori (non importa se pubblici o privati) con i fondamentali a posto riusciranno ad imporsi sulla scena ed a influenzare un ordine mondiale molto pi\u00f9 condiviso che in passato.<\/p>\n<p>\t\t\t\tLa proposta di creare un\u2019unit\u00e0 di conto condivisa (il ritorno del Bancor di John Maynard Keynes a Pechino) significa che c\u2019\u00e8 la tendenza a passare da un ordine internazionale gerarchico ad un sistema internazionale pi\u00f9 distribuito fra gli attori pi\u00f9 rilevanti. In questo gruppo conta esserci e, vista la presente crisi dell\u2019Europa, non basta pensare che ci finiremo per l\u2019inerzia di trascinamento di Bruxelles.<\/p>\n<p>\t\t\t\tI fondamentali sono presto detti: conti pubblici in attivo; solidit\u00e0 interna ed efficacia del paese e della sua struttura pubblica; certezza delle regole; un\u2019economia ed una societ\u00e0 agili, innovative e non gravate da mafie e consorterie corporative; demografia in crescita e Women strategics (W-strats, la valorizzazione della componente femminile nella grande strategia della collettivit\u00e0).<\/p>\n<p>\t\t\t\tOggi pu\u00f2 sembrare che sia un programma costoso, ma costa molto di pi\u00f9 riempirsi di debiti clientelari, grazie ad un fisco spuntato, per continuare a declinare come media potenza, piuttosto che investire nel futuro dell\u2019Italia.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>\t\t\tVedi anche:<\/p>\n<p>\t\tS. Silvestri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1200\" target= \"blank\"><b><u>Italia o Italietta, al vertice o media potenza?<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>\t\tV.E. Parsi:  <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1218\" target= \"blank\"><b><u> Come evitare un destino da Italietta<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>\tS. Fagiolo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1217\" target= \"blank\"><b><u> Identit\u00e0 nazionale e politica estera: un nesso indissolubile<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>\tF. Salleo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1223\" target= \"blank\"><b><u>Il pericoloso paradosso del nazionalismo<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>\tR. Marchetti: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1229\" target= \"blank\"><b><u>Una rinnovata politica estera liberal-democratica<\/u><\/b><\/a>\t\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non ci facciamo illusioni. Lo scorso vertice del G8 \u00e8 stato gestito dalla nostra diplomazia al meglio, ma con un risultato doloroso e scontato: abbiamo subito di fatto un ulteriore declassamento perch\u00e9 il formato G20 \u00e8 considerato quello pi\u00f9 interessante dagli attori che non hanno problemi ad affrontare insiemi allargati. Il G14, cavallo di battaglia [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[119,96,120],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12360"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12360"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12360\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63627,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12360\/revisions\/63627"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12360"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12360"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12360"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}