{"id":12400,"date":"2009-09-09T00:00:00","date_gmt":"2009-09-08T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-la-crisi-e-le-opportunita-delleffetto-obama\/"},"modified":"2017-11-03T15:38:36","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:36","slug":"litalia-la-crisi-e-le-opportunita-delleffetto-obama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/09\/litalia-la-crisi-e-le-opportunita-delleffetto-obama\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia, la crisi e le opportunit\u00e0 dell\u2019effetto Obama"},"content":{"rendered":"<p><i><font size=\"1\"> Pubblicato anche su <a href=\"http:\/\/www.nelmerito.com\/\" target=\"_blank\"><u>nelMerito.com<\/u><\/a> <\/font><\/i><br \/>Altissima fiducia nella capacit\u00e0 di Obama di gestire la politica internazionale (91%), elevate aspettative che l\u2019Unione europea assuma un ruolo di leadership nella gestione dell\u2019economia mondiale (85%, la pi\u00f9 alta d\u2019Europa), insoddisfazione per quanto il governo italiano ha fatto finora per affrontare la crisi economica (il 60% ritiene che abbia speso troppo poco) e convinzione che questa possa essere risolta solo con riforme strutturali (88%, altro record europeo). Sono alcuni dei risultati sull\u2019Italia che emergono dal <i>Transatlantic Trends 2009<\/i>, lo studio sugli orientamenti delle opinioni pubbliche europee e americana realizzato dal <i>German Marshall Fund <\/i>e dalla <i>Compagnia di San Paolo<\/i>, giunto all\u2019ottava edizione.<\/p>\n<p><b>Obamamania all&#8217;italiana<\/b><br \/>Se nel 2008 il consenso per l\u2019ex-presidente americano Bush era in Italia a livelli molto bassi, ma superiori alla media europea (27% contro 20%) &#8211; probabilmente anche per la <i>special relationship <\/i>che lo legava a Berlusconi &#8211; l\u2019\u201deffetto Obama\u201d tocca oggi picchi record tra gli italiani, riverberandosi positivamente anche sulla fiducia verso gli Usa (+7%). A ci\u00f2 corrisponde un significativo calo del numero degli italiani che desidera che la Ue si emancipi di pi\u00f9 dagli Usa (-15%), ma anche di quanti hanno fiducia nell\u2019Ue: questi ultimi passano dal 74% nel 2008 al 67% di oggi (dato che rimane, comunque, il pi\u00f9 alto in Europa).<\/p>\n<p>La ritrovata fiducia dell\u2019Italia nella prospettiva transatlantica si riflette positivamente anche sulla Nato, che \u00e8 considerata ancora essenziale dal 60% degli italiani (+5%), un&#8217;opinione condivisa in modo abbastanza uniforme dagli elettori di centrosinistra e di centrodestra. Questo apprezzamento bipartisan per la Nato \u00e8 per\u00f2 tutt&#8217;altro che incondizionato: il 55% degli italiani, in linea in questo con gli altri europei, \u00e8 favorevole al ritiro delle truppe dall&#8217;Afghanistan, mentre il 39% si dichiara ottimista sulla possibilit\u00e0 di riuscire a stabilizzare il paese (contro solo il 32% della media europea e il 55% degli americani).<\/p>\n<p>Un po&#8217; paradossalmente, l\u2019Italia risulta per\u00f2 anche il paese in cui \u00e8 pi\u00f9 marcato (20%) il divario tra le attese che si nutrivano nel 2008 per quanto avrebbe potuto fare Obama e il giudizio sui progressi effettivamente realizzati. Ci\u00f2 dipende probabilmente anche dal fatto che  si \u00e8 passati dall\u2019ottima relazione tra Berlusconi e Bush a quella ancora in via di definizione tra il premier italiano e Obama. Forse pesa anche la percezione che Obama abbia preferito il rapporto con Parigi, Londra e Berlino a  quello con Roma e  Bruxelles.<\/p>\n<p><b>Economia: prima pensiamo a noi stessi<\/b><br \/>L\u2019\u201ceffetto Obama\u201d si appanna, sia negli Usa che in Europa, quando si passa ai dati sulla crisi economica, in cima alle preoccupazioni su entrambe le sponde dell\u2019Atlantico (90% in Italia, 86% in Europa). Se il 93% degli italiani (record sia in Europa che in America) ritiene che il paese dovrebbe concentrarsi prevalentemente sulla risoluzione dei problemi economici, solo la met\u00e0 di essi (53%, in linea con la media europea) auspica che gli Usa svolgano un ruolo di leadership in questo campo, mentre ben l\u201985% vorrebbe che fosse l\u2019Ue ad assumerlo.<\/p>\n<p>Nella diffusa consapevolezza che la crisi pu\u00f2 trovare risposte efficaci solo a livello internazionale, in assenza di strategie coordinate riaffiorano ovunque, ma in Italia con pi\u00f9 forza, i pericolosi riflessi del protezionismo economico. Gli italiani che si sentono personalmente colpiti dalla crisi (59%) sono pi\u00f9 della media degli europei (55%) anche se meno di quella degli americani (75%). Forse anche per questo sia a destra che a sinistra, essi si dichiarano per il 73% propensi a dare priorit\u00e0 all\u2019acquisto di prodotti nazionali (rispetto al 68% degli europei e al 70% degli americani). La grande maggioranza (80%) vuole per\u00f2 mantenere il libero mercato.<\/p>\n<p>Gli italiani sono in media pi\u00f9 convinti degli altri europei che solo con riforme strutturali si potr\u00e0 uscire dalla crisi (il che non vuol dire, tuttavia, che siano anche disposti a pagarne i prezzi). Una percentuale molto alta (77%), ma sostanzialmente in linea con quella europea e americana, ritiene che il ruolo del governo nel regolare il mercato sia essenziale. E solo il 22% si dichiara davvero convinto delle virt\u00f9 di un&#8217;economia di libero mercato (a fronte del 54% degli americani, del 37% dei britannici e del 20% dei francesi).<\/p>\n<p><b>L\u2019attenzione ai cambiamenti climatici e il fattore Turchia<\/b><br \/>L&#8217;Italia risulta uno dei paesi in cui pi\u00f9 diffusa \u00e8 la preoccupazione dei cambiamenti climatici (54%). Almeno a parole, gli italiani sono anche tra i pi\u00f9 favorevoli all\u2019adozione di  misure contro i cambiamenti climatici, anche se queste dovessero rallentare la crescita economica (78%). Negli Stati Uniti il sostegno per politiche ambientali costose \u00e8 molto pi\u00f9 bassa. In Italia, come altrove, \u00e8 diffusa la consapevolezza che il problema del clima pu\u00f2 essere efficacemente affrontato solo a livello internazionale: una conferma della crescente attenzione che si va sviluppando verso la conferenza internazionale sul post-Kyoto che si svolger\u00e0 a dicembre a Copenhagen.<\/p>\n<p>   La Turchia, infine, rimane una nota dolente. Nonostante gli sforzi dei diversi governi italiani succedutisi in questi anni e la continuit\u00e0 bipartisan con cui il tema \u00e8 stato gestito, il consenso dei cittadini verso l\u2019accesso della Turchia nell\u2019Ue rimane basso anche in Italia (22% rispetto a una media europea del 19% ), non solo tra i cittadini, ma anche tra gli europarlamentari (scettici sono soprattutto quelli di centrodestra). Questo dato, che probabilmente riflette le ricorrenti polemiche sull\u2019immigrazione, sottolinea un problema politico del governo italiano, che, pur essendosi adoperato molto in favore dell\u2019accesso della Turchia, finora non \u00e8 riuscito evidentemente a farne comprendere i vantaggi. Peccato, soprattutto di fronte al sensibile aumento di quanti in Turchia guardano con favore l\u2019entrata nell\u2019Ue (dal 42 al 48% nell\u2019ultimo anno).<\/p>\n<p>In sintesi, se l\u2019avvento del nuovo presidente americano ha riportato il clima transatlantico ai livelli dell\u2019era pre-Bush, l\u2019Italia si conferma uno dei paesi europei nei quali il rapporto con gli Stati Uniti \u00e8 pi\u00f9 profondo e radicato. Ma permangono chiaramente una serie di differenze di fondo, dal modo di concepire l\u2019uso della forza, alle priorit\u00e0 strategiche internazionali e in Medio oriente, alle misure per affrontare la crisi economica o i cambiamenti climatici. Queste differenze possono essere appianate o ridotte solo in un comune concerto transatlantico e d\u2019intesa con gli altri paesi europei, piuttosto che cercando di stabilire un rapporto privilegiato con Washington, come l\u2019Italia \u00e8 stata pi\u00f9 volte tentata di fare negli ultimi anni. La dimensione dei problemi e delle difficolt\u00e0 di oggi, aggravate dagli effetti della crisi economica, non consentono scorciatoie. Richiedono invece, da entrambe le sponde dell\u2019Atlantico, che si prosegua con determinazione e coerenza, e senza dare nulla per scontato, la strada appena \u2013 e  ancora troppo timidamente &#8211; intrapresa.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p><a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?id=1243\" target= \"blank\"><b><u> Transatlantic Trends 2009 <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Asmus: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1241\" target= \"blank\"><b><u>Lo storico \u2018rimbalzo\u2019 di Obama<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>S. Silvestri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1242\" target= \"blank\"><b><u> L\u2019effetto Obama e le oscillazioni del pendolo transatlantico<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicato anche su nelMerito.com Altissima fiducia nella capacit\u00e0 di Obama di gestire la politica internazionale (91%), elevate aspettative che l\u2019Unione europea assuma un ruolo di leadership nella gestione dell\u2019economia mondiale (85%, la pi\u00f9 alta d\u2019Europa), insoddisfazione per quanto il governo italiano ha fatto finora per affrontare la crisi economica (il 60% ritiene che abbia speso [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[96,107,134],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12400"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12400"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12400\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":63445,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12400\/revisions\/63445"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12400"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12400"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12400"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}