{"id":12410,"date":"2009-09-09T00:00:00","date_gmt":"2009-09-08T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lo-storico-rimbalzo-di-obama\/"},"modified":"2017-11-03T15:38:36","modified_gmt":"2017-11-03T14:38:36","slug":"lo-storico-rimbalzo-di-obama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/09\/lo-storico-rimbalzo-di-obama\/","title":{"rendered":"Lo storico \u2018rimbalzo\u2019 di Obama"},"content":{"rendered":"<p>Durante l\u2019amministrazione Bush, l\u2019immagine e la popolarit\u00e0 degli Stati Uniti raggiunsero minimi storici. Certo, gli alti e bassi nelle percezioni europee degli Usa non sono una novit\u00e0. La guerra del Vietnam, la crisi degli euromissili nei primi anni ottanta e la guerra in Kosovo del 1999 fecero registrare notevoli picchi di impopolarit\u00e0 per gli Usa. Ma mai nella storia delle relazioni transatlantiche \u00e8 stato documentato un crollo del consenso cos\u00ec drastico come durante la presidenza Bush. <\/p>\n<p>Il crollo si verific\u00f2 durante il primo mandato e in particolare in occasione dell\u2019intervento militare in Iraq. Ma nei cinque anni successivi non si manifestarono segni di recupero. Gli europei si convinsero che Bush non fosse un buon presidente e che la leadership internazionale Usa  non meritasse la loro fiducia \u2013 e questo atteggiamento rimase di fatto immutato durante entrambi i mandati. A dire il vero, un dibattito si apr\u00ec tra politici e analisti, che iniziarono a domandarsi \u2013 non senza una certa rassegnazione \u2013 se l\u2019immagine dell\u2019America avrebbe mai potuto essere rilanciata. I sondaggisti hanno dibattuto a lungo se i bassi tassi di popolarit\u00e0 di Bush fossero il segno di qualcosa di strutturale o se fossero invece riconducibili ad una dinamica ciclica, quindi legati all\u2019impopolarit\u00e0 di un dato presidente in un dato momento storico.<\/p>\n<p><b>Effetto Obama<\/b><br \/>\u00c8 quindi con grande attesa ed apprensione che il <i>German Marshall Fund <\/i>e la <i>Compagnia di San Paolo<\/i> hanno condotto l\u2019estate scorsa il loro sondaggio annuale sui <i>Transatlantic Trends<\/i>, per verificare come gli europei valutassero il nuovo presidente americano, Barack Obama, dopo i primi sei mesi di governo. Per quanto non fosse certo un mistero la popolarit\u00e0 che Obama gode tra gli europei, i dati risultano abbastanza sorprendenti: se quello di Bush fu un crollo senza precedenti, Obama ha prodotto un rimbalzo nel consenso pubblico mai registrato nella storia dei sondaggi di opinione sui presidenti americani dagli anni \u201950 ad oggi.<\/p>\n<p>La popolarit\u00e0 di Obama al di l\u00e0 dell\u2019Atlantico \u00e8 quasi stratosferica. Con un colpo solo, Obama ha in pratica ribaltato il crollo di immagine prodottosi durante gli otto anni di Bush, riscuotendo pi\u00f9 consensi proprio in quei paesi in cui Bush aveva perso pi\u00f9 terreno \u2013 Germania, Francia, Olanda, e Italia. I livelli pi\u00f9 alti di \u2018Obamamania\u2019 si registrano in Germania, dove il tasso di popolarit\u00e0 del presidente \u00e8 un 80% superiore a quello di approvazione di Bush nel 2008. Senza dubbio, Obama \u00e8 pi\u00f9 popolare in Europa di quanto non lo sia negli stessi Stati Uniti. Gli europei hanno pi\u00f9 fiducia degli americani nelle sue capacit\u00e0 di affrontare le tante questioni internazionali aperte, dalla lotta al terrorismo, alla Russia, al Medio Oriente. La fiducia che Obama affronti con successo queste sfide, inoltre, \u00e8 maggiore di quella che gli europei ripongono nei loro leader nazionali.<\/p>\n<p><b>Non solo rose<\/b><br \/>I dati contengono tuttavia tre moniti in particolare che vale la pena non trascurare. Il primo \u00e8 che gli europei dell\u2019Europa centro-orientale sembrano essere meno affascinati da Obama di quelli dei paesi dell\u2019Europa occidentale. Mentre il consenso per Obama \u00e8 quattro volte quello di Bush in Europa occidentale, in Europa centro-orientale \u00e8 \u2018solo\u2019 il doppio. Gli europei della regione sembrano anche nutrire meno fiducia nella capacit\u00e0 del presidente di affrontare con successo le maggiori questioni internazionali. Il sostegno alla Nato \u00e8 nel frattempo calato e pare essere ora su livelli di media inferiori a quelli registrati nei paesi dell\u2019Europa occidentale. Per quanto riguarda la missione della Nato in Afghanistan, i cittadini dell\u2019Europa centro-orientale risultano tra i meno disposti a fare di pi\u00f9 per venire incontro alle richieste del presidente americano. L\u2019istantanea colta dal sondaggio ritrae dunque una Europa centro-orientale che \u00e8 oggi meno filoamericana e meno pro-Nato della met\u00e0 occidentale. <\/p>\n<p>Il secondo problema riguarda la Turchia. La scelta di Obama di visitare il paese durante il suo primo viaggio in Europa non \u00e8 stata casuale. Il presidente \u00e8 infatti riuscito a migliorare l\u2019immagine dell\u2019America, riportandola dagli infimi livelli in cui era precipitata a livelli decenti. Ma la Turchia rimane il paese in Europa in cui vi \u00e8 pi\u00f9 scetticismo nei confronti del presidente Usa e, pi\u00f9 in generale, nella leadership americana . A quanto pare, i turchi hanno non solo poca fiducia nella guida americana, ma anche in quella dell\u2019Unione europea. Se vi \u00e8 un paese in Europa in cui gli istinti pubblici sono unilateralisti, questo \u00e8 proprio la Turchia. Quando vengono interrogati sulla condivisione dei valori occidentali, met\u00e0 dei turchi dichiara che la Turchia non fa parte, sotto questo rispetto, dell\u2019Occidente. Anche se il sostegno al processo di adesione \u00e8 aumentato lievemente, il pubblico turco non crede che per la Turchia arriver\u00e0 mai il giorno dell\u2019ingresso nell\u2019Ue. Questo \u00e8 un paese, insomma, che ritiene di avere solo una cerchia ristretta di partner internazionali e i cui legami con l\u2019Occidente negli ultimi anni sembrano essersi allentati.<\/p>\n<p>Il terzo ed ultimo monito \u00e8 che la grande popolarit\u00e0 non ha ridotto il fossato che su tante questioni divide il pubblico americano da quello europeo. Anche se americani ed europei hanno una percezione largamente coincidente delle minacce internazionali, le opinioni rimangono diverse sul da farsi, in particolare riguardo all\u2019uso della forza. Le divergenze si fanno particolarmente evidenti  quando si tratta di rafforzare l\u2019impegno nel teatro afgano e su questioni quali il programma nucleare iraniano. Forse era troppo attendersi che differenze di questo tipo fossero scomparse in appena sei mesi, ma i dati del sondaggio sottolineano comunque che anche un presidente popolare come Obama potr\u00e0 guadagnarsi il sostegno europeo solo con grande fatica.<\/p>\n<p><b>Un capitale da non dissipare<\/b><br \/>Per il momento, Obama \u00e8 il presidente pi\u00f9 amato dagli europei dai tempi di JFK. Un presidente che gode di ampia popolarit\u00e0 \u00e8 un enorme vantaggio sotto molteplici punti di vista. Mentre prima molti leader europei erano reticenti ad essere associati alle iniziative di Bush, ora essi fanno la fila per apparire assieme ad Obama. Il presidente Usa pu\u00f2 contare su questo vantaggio anche se non ha in realt\u00e0 ancora precisato la sua visione dell\u2019Europa, n\u00e9 ha chiarito il posto che la relazione transatlantica occupa ai suoi occhi nella nuova era globale che stiamo vivendo. La popolarit\u00e0 di Obama indubbiamente apre nuovi spazi: \u00e8 un grande capitale politico. Ma in s\u00e9 non pare avere cambiato le differenze latenti che dividono gli europei e gli americani in molti ambiti. Per risolvere le tante questioni internazionali aperte Obama dov\u00e0 fare qualcosa di pi\u00f9, come statista e nel suo impegno diplomatico. Se vi riuscir\u00e0, la sua popolarit\u00e0 rimarr\u00e0 a livelli stratosferici. Altrimenti gli europei torneranno pian piano con i piedi per terra.<\/p>\n<p> <i>Ron Asmus \u00e8 direttore esecutivo dell\u2019ufficio di Brussels del German Marshall Fund of the United States<\/i>.<\/p>\n<p>La versione inglese di questo articolo \u00e8 stata successivamente pubblicata su (10 settembre 2009).<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p><a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?id=1243\" target= \"blank\"><b><u> Transatlantic Trends 2009 <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>S. Silvestri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1242\" target= \"blank\"><b><u> L\u2019effetto Obama e le oscillazioni del pendolo transatlantico<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Matarazzo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1240\" target= \"blank\"><b><u> L\u2019Italia, la crisi e le opportunit\u00e0 dell\u2019effetto Obama<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Durante l\u2019amministrazione Bush, l\u2019immagine e la popolarit\u00e0 degli Stati Uniti raggiunsero minimi storici. Certo, gli alti e bassi nelle percezioni europee degli Usa non sono una novit\u00e0. La guerra del Vietnam, la crisi degli euromissili nei primi anni ottanta e la guerra in Kosovo del 1999 fecero registrare notevoli picchi di impopolarit\u00e0 per gli Usa. 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