{"id":12440,"date":"2009-09-16T00:00:00","date_gmt":"2009-09-15T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-respingimenti-e-i-rapporti-italia-ue\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:47","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:47","slug":"i-respingimenti-e-i-rapporti-italia-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/09\/i-respingimenti-e-i-rapporti-italia-ue\/","title":{"rendered":"I respingimenti e i rapporti Italia-Ue"},"content":{"rendered":"<p>Il controllo delle frontiere marittime e dei flussi migratori irregolari nel Mediterraneo \u00e8 tema in cui si sono manifestate, da qualche mese ormai, forti tensioni a livello nazionale, comunitario e internazionale. Il riferimento \u00e8, in particolare, alle reazioni e al clamore suscitato dalle operazioni che hanno visto coinvolte unit\u00e0 navali italiane, le quali hanno respinto verso i porti di partenza, in particolare verso quelli della Libia, le imbarcazioni intercettate in mare con a bordo migranti, ritenuti clandestini a prescindere dalla loro condizione di richiedenti asilo.<\/p>\n<p><b>I problemi del \u201crespingimento\u201d<\/b><br \/>Si tratta di interventi che hanno destato e destano preoccupazioni per la sorte riservata alle persone coinvolte, con particolare riguardo alla tutela dei diritti fondamentali delle persone. Tale prassi solleva, inoltre, perplessit\u00e0 in relazione al rispetto degli obblighi internazionali in materia di asilo:  tra i migranti a bordo delle barche intercettate potrebbero esservi infatti  profughi in cerca di protezione internazionale (c.d. asilanti), e il respingimento potrebbe avvenire senza la previa verifica della loro  condizione individuale. In particolare, la preoccupazione \u00e8 che possa trattarsi di persone che chiedano o intendano chiedere l\u2019asilo, \u201cqualificandosi\u201d cos\u00ec ai sensi della Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status dei rifugiati, nonch\u00e9 delle direttive comunitarie.<\/p>\n<p>L\u2019idea di associare i paesi di origine e di destinazione dei migranti all\u2019obiettivo di contenimento dei flussi irregolari caratterizza la politica italiana da oltre un decennio e ha dato vita ad una nutrita serie di accordi, in materia di cooperazione di polizia e di riammissione. Il Trattato tra Italia e Libia di \u201camicizia, partenariato e cooperazione\u201d firmato a Bengasi il 30 agosto 2008 non solo intende porre fine alla disputa risalente all\u2019epoca coloniale, ma vuole anche rafforzare la collaborazione tra i due paesi nella lotta all\u2019immigrazione clandestina per via marittima \u00c8 infatti previsto un pattugliamento marittimo congiunto con motovedette messe a disposizione dall\u2019Italia. Le Parti si impegnano ad effettuare operazioni di controllo, di ricerca e salvataggio nei luoghi di partenza e di transito delle imbarcazioni dedite al trasporto di immigrati clandestini, nelle acque territoriali libiche e in quelle internazionali.<\/p>\n<p><b>Gli obblighi del diritto internazionale<\/b><br \/>Il Trattato sancisce all\u2019art. 1 l\u2019impegno ad adempiere sia agli obblighi \u201cderivanti dai principi e dalle norme del Diritto Internazionale universalmente riconosciuti, sia quelli inerenti all\u2019Ordinamento Internazionale\u201d. \u00c8 inoltre contenuto un richiamo espresso agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite e della Dichiarazione universale dei diritti dell\u2019uomo (art. 6). Per quanto la Libia non sia parte contraente della Convenzione di Ginevra, ha tuttavia ratificato la Carta africana dei diritti dell\u2019uomo e dei popoli (1981), che all\u2019art. 12 riconosce il diritto di ricercare e ricevere asilo in territorio straniero e vieta le espulsioni collettive. Il Governo libico \u00e8 comunque tenuto ad osservare gli obblighi internazionali in materia di tutela dei diritti dell\u2019uomo, nei confronti di chiunque, e dunque di  coloro i quali chiedono asilo e vengono ospitati nei centri esistenti sul territorio nazionale. <\/p>\n<p>Ai sensi dell\u2019art 33 della Convenzione di Ginevra \u00e8 fatto divieto agli Stati di espellere o respingere i rifugiati e i richiedenti asilo verso luoghi in cui la vita o la libert\u00e0 ne sarebbero minacciati per motivi di razza, religione, nazionalit\u00e0, appartenenza a un particolare gruppo sociale o per la loro opinione politica. Tale principio, detto di  <i>non-refoulement<\/i>, viene riaffermato in diversi strumenti, in particolare nell\u2019ambito del diritto internazionale umanitario. Quale espressione di un principio di diritto umanitario, il divieto di <i>refoulement <\/i>\u00e8 ormai ritenuto un principio di diritto consuetudinario, perci\u00f2 vincolante anche per quegli Stati che non abbiano sottoscritto le convenzioni che specificatamente lo prevedono. Questo complesso di norme non potrebbe essere rimesso in discussione da un presunto limite di applicazione del principio di <i>non-refoulement<\/i>. A fronte dei dubbi espressi circa la portata extraterritoriale del principio, l\u2019Ufficio delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha autorevolmente preso posizione escludendo che esso possa trovare applicazione solo quando i migranti si trovino sul territorio o in acque nazionali.<\/p>\n<p>I respingimenti delle autorit\u00e0 italiane verso la Libia e il comportamento delle autorit\u00e0 maltesi che non avrebbero soccorso i migranti (e forse anche avrebbero sospinto i migranti verso le acque territoriali italiane) hanno determinato la Commissione europea a chiedere chiarimenti. Il vicepresidente della Commissione Jacques Barrot, responsabile in materia di Giustizia, Libert\u00e0, Sicurezza, ha chiesto il  15 luglio scorso, quali azioni fossero state intraprese per garantire agli stranieri respinti adeguate tutele. L\u2019intervento della Commissione europea sposta quindi l\u2019attenzione dal piano internazionale a quello comunitario, sollevando interrogativi circa la compatibilit\u00e0 della prassi in materia di respingimenti con gli obblighi derivanti dal diritto comunitario. Le norme comunitarie, e dunque anche le norme sui diritti fondamentali, vanno rispettate: fra le norme e i principi fondamentali rientra quello di <i>non-refoulement<\/i>. Un\u2019operazione di controllo alla frontiera, impone il rispetto di tale principio, anche se i controlli avvengono in alto mare.<\/p>\n<p><b>Le lacune dell\u2019Unione europea<\/b><br \/>\tI fatti di cronaca non possono non richiamare un problema di pi\u00f9 vasta portata che dimostra le lacune delle Ue, priva di mezzi adeguati per affrontarlo. Le preoccupazioni per il controllo e il contenimento dell\u2019immigrazione illegale hanno occupato una posizione centrale nell\u2019agenda europea e, pertanto, nei programmi elaborati dalla Commissione (\u201cTampere\u201d, \u201cL\u2019Aja\u201d e quello in via di approvazione \u201cStoccolma\u201d) per realizzare lo spazio di libert\u00e0, sicurezza, giustizia. L\u2019attenzione verso l\u2019immigrazione via mare nel Mediterraneo \u00e8  significativamente aumentata negli ultimi anni, soprattutto per le pressioni provenienti dagli Stati maggiormente esposti a tali flussi. Italia, Malta, Grecia e Spagna hanno dato vita alla fine del 2008 al \u201cGruppo dei Quattro\u201d, proprio con l\u2019obiettivo di mantenere sempre alta l\u2019attenzione verso lo specifico tema, e sollecitare un intervento comune a livello europeo e una maggiore solidariet\u00e0 tra i Paesi membri dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>La Commissione europea, sollecitata anche dagli Stati membri che in maggior misura sono coinvolti dall\u2019afflusso di rifugiati, ha proposto (il 2 settembre scorso) l\u2019adozione di un <i>Programma comune di reinsediamento<\/i>, volto ad offrire una protezione pi\u00f9 efficace ai rifugiati, aumentando la cooperazione politica e pratica tra gli Stati membri. Si tratta di un meccanismo che \u00e8 applicabile, tuttavia, su base volontaria, con lo scopo di favorire il trasferimento dei rifugiati dal Paese di primo asilo a un Paese Ue, dove i rifugiati possano stabilirsi in via definitiva e trovare protezione permanente. La Commissione ha anche annunciato l\u2019avvio di un progetto pilota per rafforzare la cooperazione tra le autorit\u00e0 competenti degli Stati membri dell\u2019area mediterranea nelle attivit\u00e0 di controllo e sorveglianza e per lo scambio di informazioni.<\/p>\n<p>La cooperazione fra Stati grazie a Frontex, ovvero all\u2019Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne degli Stati membri Ue \u00e8 certo positiva, ma insufficiente. Le recenti iniziative assunte dalla Commissione, giunta ormai alla fine del proprio mandato sono (per cos\u00ec dire) a futura memoria e comunque non incisive come sarebbe invece auspicabile. Alla domanda \u201cse l\u2019Unione europea fa abbastanza in materia di asilo\u201d, \u00e8 facile rispondere negativamente. Forse, con l\u2019approvazione e l\u2019entrata in vigore del Trattato di Lisbona, che prevede la realizzazione di una vera e propria \u201cpolitica comune in materia di asilo\u201d, le cose sono destinate a cambiare. Forse.<\/p>\n<p>. <\/p>\n<p>Per una versione pi\u00f9 estesa di questo articolo vedi <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/DocIAI\/IAI0922.pdf\" target= \"blank\"><b><u> Il respingimento degli immigrati e i rapporti tra Italia e Unione europea<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>R. Matarazzo: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=997\" target= \"blank\"><b><u> Se in Europa e in America cresce la paura dell\u2019immigrazione<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p> B. Nascimbene:<a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=917\" target= \"blank\"><b><u> Italia razzista?<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>F. Pastore: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=845\" target= \"blank\"><b><u> L\u2019Europa e l\u2019immigrazione: la pancia contro la testa<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il controllo delle frontiere marittime e dei flussi migratori irregolari nel Mediterraneo \u00e8 tema in cui si sono manifestate, da qualche mese ormai, forti tensioni a livello nazionale, comunitario e internazionale. 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