{"id":12450,"date":"2009-09-16T00:00:00","date_gmt":"2009-09-15T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/seggio-europeo-allonu-pio-desiderio-o-possibilita-concreta\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:48","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:48","slug":"seggio-europeo-allonu-pio-desiderio-o-possibilita-concreta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/09\/seggio-europeo-allonu-pio-desiderio-o-possibilita-concreta\/","title":{"rendered":"Seggio europeo all\u2019Onu: pio desiderio o  possibilit\u00e0 concreta?"},"content":{"rendered":"<p>Con l\u2019apertura della 64esima sessione dell\u2019Assemblea Generale (AG), dove interverranno, i rappresentanti, a pi\u00f9 alto livello, degli stati membri delle Nazioni Unite, \u00e8 stata riproposta sulla stampa italiana la riforma del Consiglio di sicurezza (Cds) delle Nazioni Unite. Le discussioni sulla riforma di tale organismo vanno avanti dal 1994 e non sono ancora approdate ad un esito positivo. Francamente non si vede ancora la fine di un dibattito, che si trascina di anno in anno. Talvolta i lavori restano quiescenti per un\u2019intera sessione dell\u2019Assemblea, talaltra vengono ripresi con maggiore fervore. Ma difficilmente interessano l\u2019opinione pubblica e le istituzioni governative, tranne gli addetti ai lavori.<\/p>\n<p>Il Cds, che si compone di 15 membri, di cui cinque a titolo permanente e gli altri dieci eletti con cadenza biennale dall\u2019 Assemblea Generale, ma non immediatamente rieleggibili, \u00e8 un organo che \u00e8 rimasto immutato nel tempo quanto alla sua composizione, tranne l\u2019aumento del numero dei membri non permanenti da 6 a 10 nel 1963. I suoi poteri sono per\u00f2 aumentati: autorizza gli stati ad usare la forza e addirittura si \u00e8 arrogato poteri legislativi con l\u2019adozione di risoluzioni che impongono agli stati di  trasporre nel proprio ordinamento interno quanto disposto dalla risoluzione (come \u00e8 avvenuto con le recenti risoluzioni contro il terrorismo).<\/p>\n<p><b>Gioco di rimessa<\/b><br \/>I membri permanenti non solo non devono correre l\u2019alea della elezione, ma sono anche dotati del potere di veto, un tempo largamente praticato dall\u2019Unione Sovietica, ma ora non disdegnato dagli Stati Uniti, con cui possono bloccare una risoluzione contraria ai loro interessi.<\/p>\n<p>Si comprende pertanto l\u2019importanza della posta in gioco e la ricorrente litania che, qualora l\u2019Italia, a differenza della Germania e del Giappone, non potesse ascendere all\u2019empireo dei membri permanenti, con o senza diritto di veto, sarebbe ridotta al rango di potenza di serie B.<\/p>\n<p>A cosa si \u00e8 pensato  per contrastare, secondo un\u2019interpretazione maligna, la posizione tedesca e degli altri membri del G4 (Brasile, Giappone e India) che aspirano ad un seggio permanente? \u00c8 venuta fuori la proposta di attribuire un seggio all\u2019Unione Europea. In realt\u00e0 si tratta di una proposta che rimane solo sullo sfondo nelle trattative del Gruppo di lavoro incaricato della questione della riforma del Cds, ma non viene formalmente avanzata dai nostri rappresentati alle Nazioni Unite, almeno negli ultimi tempi. Si tratta di una proposta immaginifica, che fa presa sull\u2019opinione pubblica, tanto che un sondaggio condotto dal <i>Corriere della Sera<\/i> conta l\u201981,4% di favorevoli. La proposta \u00e8 stata ripresa sul <i>Corriere della Sera<\/i> del 14 settembre da Franco Venturini, il quale consiglia di proporre la questione del seggio europeo in seno al Consiglio Europeo, mettendo cos\u00ec Francia e Germania con le spalle al muro. Bene ha fatto il nostro ministro degli Esteri a chiarire che si tratta per ora di un\u2019opzione non immediatamente percorribile.<\/p>\n<p><b>Ostacoli giuridici e politici<\/b><br \/>In realt\u00e0 la proposta di un seggio europeo alle Nazioni Unite non tiene n\u00e9 giuridicamente n\u00e9 politicamente. Sul punto ci siamo gi\u00e0 espressi con dovizia di argomenti in un articolo pubblicato sulla Rivista di diritto internazionale dal titolo \u201cIl seggio europeo alle Nazioni Unite\u201d 2008, pp. 79-98.<\/p>\n<p>Giova elencare gli ostacoli principali.<br \/>a)\tLa Carta delle Nazioni Unite \u00e8 chiara (art. 4). Possono divenire membri dell\u2019organizzazione solo gli Stati. L\u2019Ue non \u00e8 uno stato, ma solo un\u2019organizzazione internazionale, quantunque caratterizzata da una forte integrazione. Senza scomodare il referendum irlandese sull\u2019adesione all\u2019Ue, basta far riferimento alla recente sentenza della Corte Costituzionale tedesca  e i paletti che essa ha posto al processo d\u2019integrazione europea per un\u2019ulteriore spinta in senso federalista. Nessun rilievo \u00e8 poi da attribuire, al contrario di quanto afferma certa cattiva letteratura politologica, alla disposizione del Trattato di Lisbona, che attribuisce all\u2019Ue la personalit\u00e0 giuridica;<br \/>b)\tOvviamente si potrebbe riformare l\u2019art. 4 della Carta delle Nazioni Unite, che regola la procedura di ammissione all\u2019organizzazione. Ma tale possibilit\u00e0 appare remota e, qualora si realizzasse, aprirebbe il vaso di pandora delle richieste delle altre organizzazioni regionali (Unione africana, Organizzazione degli Stati americani, Asean, etc.);<br \/>c)\tFrancia e Regno Unito dovrebbero sacrificare il loro seggio permanente a favore dell\u2019Ue o questo si sommerebbe ai due esistenti? Occorre considerare che l\u2019Ue \u00e8 sovrarappresentata in seno al Cds. Ha due membri permanenti e, con l\u2019Ue a 27, vengono di solito eletti anche due membri non permanenti.<\/p>\n<p><b>I vincoli del Trattato di Lisbona<\/b><br \/> Ma come far sentire la voce europea in seno al Cds? Intanto \u00e8 necessario che una posizione comune esista, altrimenti non \u00e8 possibile rappresentare un interesse europeo. Sui fatti importanti di politica estera, spesso gli europei sono divisi. Basti citare l\u2019intervento anglo-americano in Iraq del 2003 o il riconoscimento del Kosovo. Il Trattato Ue dispone un meccanismo di coordinamento degli europei in seno alle organizzazioni internazionali, ma  proprio per il Cds si \u00e8 dettata una disposizione ad hoc, che salvaguarda le posizioni degli europei membri permanenti del Cds. Il Trattato di Lisbona apporta, ma solo apparentemente, un qualche miglioramento, poich\u00e9 stabilisce che quando l\u2019Ue abbia raggiunto una posizione comune, gli stati europei membri del Cds chiedano che l\u2019Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune (Pesc) illustri la posizione Ue. Tuttavia, in sede di approvazione del Trattato di Lisbona, sono state formulate talune dichiarazioni riduttive che potrebbero essere interpretate come contrarie alla prospettiva del seggio europeo in seno al Cds e che comunque salvaguardano le prerogative dei membri permanenti del Cds.<\/p>\n<p>In conclusione, la prospettiva di un seggio europeo in seno al Cds \u00e8 per il momento solo un <i>wishful thinking<\/i>. Se si vuole, \u00e8 una nobile aspirazione da rimandare al momento, per ora imprevedibile e non si sa se realizzabile, in cui l\u2019Ue sar\u00e0 trasformata in uno stato federale.<\/p>\n<p>Un discorso diverso potrebbe essere intrapreso per gli organismi nati a Bretton Woods e in particolare per il Fondo monetario internazionale (Fmi), dove il sistema di voto, basato sulla ponderazione,  \u00e8 modulato in base alle quote versate dagli stati membri. L\u2019Ue rappresenta una realt\u00e0 monetaria unica, quantunque non tutti i membri abbiano adottato l\u2019euro e questo dovrebbe aiutare a superare l\u2019obiezione secondo cui la membership del Fondo \u00e8 aperta solo agli stati. Analoghe considerazioni valgono per la Banca Mondiale.La questione merita di essere approfondita, anche in considerazione dell\u2019auspicio, formulato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione del seminario di Cernobbio, che i paesi europei accrescano il loro peso nel Fmi, unificando le quote di cui dispongono.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>N. Pirozzi: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1161\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019Italia e la riforma del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con l\u2019apertura della 64esima sessione dell\u2019Assemblea Generale (AG), dove interverranno, i rappresentanti, a pi\u00f9 alto livello, degli stati membri delle Nazioni Unite, \u00e8 stata riproposta sulla stampa italiana la riforma del Consiglio di sicurezza (Cds) delle Nazioni Unite. 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