{"id":12490,"date":"2009-09-18T00:00:00","date_gmt":"2009-09-17T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/luce-alla-fine-del-tunnel-in-darfur\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:46","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:46","slug":"luce-alla-fine-del-tunnel-in-darfur","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/09\/luce-alla-fine-del-tunnel-in-darfur\/","title":{"rendered":"Luce alla fine del tunnel in Darfur?"},"content":{"rendered":"<p>Prima di lasciare il loro incarico ai vertici, rispettivamente civile e militare, dell\u2019Unamid (la missione ibrida Onu-Unione africana in Darfur),  Rodolphe Adada e Martin Luther Agwai hanno sollevato, alla fine del mese di agosto, un interessante interrogativo:  la guerra in Darfur pu\u00f2 considerarsi conclusa? Dai primi mesi di quest\u2019anno \u00e8 certamente diminuito il numero di azioni condotte su larga scala nella regione da parte dell\u2019esercito sudanese, cos\u00ec come il numero di decessi mensili (secondo i dati Onu, dai 200 del solo gennaio 2005 si \u00e8 scesi a 150 del periodo gennaio 2008 &#8211; aprile 2009). Per questo il conflitto nella regione occidentale del Sudan non costituisce pi\u00f9 un\u2019emergenza ed ha assunto il carattere di \u2018conflitto a bassa intensit\u00e0\u2019, sicuramente pi\u00f9 accettabile dall\u2019opinione pubblica mondiale.<\/p>\n<p><b>Il Sudan meridionale va a rotoli<\/b><br \/>Secondo autorevoli esponenti della comunit\u00e0 internazionale la situazione del Darfur \u00e8 ormai decisamente migliore rispetto a quella del Sudan meridionale; Lise Grande, coordinatrice umanitaria Onu per il Sudan mette in evidenza che mentre nella regione occidentale del Sudan \u201cl\u2019attenzione e la solidariet\u00e0 internazionale stanno facendo la differenza\u201d, nel Sud \u201csi sta invece passando da una situazione disastrosa a una vera catastrofe\u201d (<i>Internazionale<\/i>, n. 809, p. 38). Infatti, la situazione di transizione del Darfur rende il quadro tendenzialmente migliore rispetto a quello della zona meridionale del paese, dove da diverso tempo sono riprese le tensioni legate ai timori che Khartoum voglia impedire il referendum per l\u2019indipendenza, previsto per il 2011. Ci\u00f2 autorizza a pensare a un clima diverso, propizio a nuove e pi\u00f9 convinte iniziative di pace. Purtroppo, per\u00f2, la giustizia e l&#8217;ordine sociale sono ancora ben lungi dall\u2019essere ristabiliti e proseguono gli episodi di banditismo e di violenza nei confronti degli sfollati e ai danni dello stesso personale civile e militare della missione Unamid.<\/p>\n<p><b>Dalle insidiose iniziative di pace della Libia\u2026 <\/b><br \/>In questo clima si inseriscono le recenti iniziative della Libia e degli Stati Uniti per dare nuovo slancio unitario ai movimenti di opposizione del Darfur. Il 31 agosto scorso il governo libico ha annunciato la nascita del <i>Sudan&#8217;s Liberation Revolutionary Forces<\/i> (Slrf), in seguito alla riunificazione di sei gruppi. Il paese del colonnello Gheddafi \u00e8 legato a doppio filo alle vicende della regione, a partire dalle origini del conflitto: il Darfur  \u00e8 stato infatti utilizzato come retrovia durante la guerra con il Chad nella seconda met\u00e0 degli anni \u201970 e il leader libico ha avuto un ruolo di primo piano nel supporto all\u2019<i>Arab Gathering<\/i>, il cui fine era la presa del potere nell\u2019area centrale sub-sahariana e nell\u2019Africa occidentale.<\/p>\n<p>Ma la Libia \u00e8 stata anche coinvolta nelle diverse iniziative legate al processo di pace, di cui l\u2019ultima due anni fa, quando il tentativo di favorire la riunificazione delle forze ribelli \u00e8 fallito in seguito alla mancata partecipazione di alcuni fra i pi\u00f9 importanti fra loro. Inoltre, Gheddafi \u00e8 fra i maggiori sostenitori del presidente Bashir; \u00e8 stato uno dei primi ad ospitarlo all\u2019indomani della richiesta di arresto da parte della Corte penale internazionale (Cpi) e, nelle vesti di presidente dell\u2019Unione Africana (UA), nel recente mese di luglio ha promosso la dichiarazione di non cooperazione con la richiesta di arresto della Corte, gettando gravi ombre sull\u2019azione dell\u2019organizzazione e sull\u2019efficacia della pronuncia della Cpi. Infine, nei giorni scorsi, il presidente dell\u2019UA (nel corso del summit africano sul tema della risoluzione dei conflitti nel continente) ha accusato Israele di dare supporto alle forze ribelli, facendo proprie le argomentazioni delle autorit\u00e0 sudanesi.<\/p>\n<p><b>\u2026 a quelle degli Stati Uniti<\/b><br \/>L\u2019inviato speciale Usa, Scott Gration, sta concentrando la propria attenzione su tre gruppi, URF, SLM-Juba di Ahmed Abdel Shafi e SLM-Unity di Abdalla Yahya. Anche gli Usa hanno avuto un ruolo importante nel Darfur (nel 2004 l\u2019allora segretario di stato Colin Powell \u00e8 stato il primo a parlare di \u201cgenocidio\u201d) e l\u2019iniziativa del nuovo inviato speciale Gration indica  l\u2019intenzione  di Washington di partecipare pi\u00f9 attivamente alla ripresa del dialogo sia fra le forze ribelli che tra queste e Khartoum. Tuttavia ad alcuni il suo operato non piace: alcune fazioni locali  lo hanno paragonato a un ministro degli esteri sudanese, mentre alcuni attivisti americani gli rimproverano di distogliere l\u2019attenzione dai gravi crimini contro l&#8217;umanit\u00e0 perpetrati ai danni della popolazione per ottenere dal Sudan un compromesso per la stabilit\u00e0 nella regione.<\/p>\n<p><b>Successi e debolezze della presenza internazionale<\/b><br \/>Alla fine di luglio si sono celebrati i due anni dall\u2019inizio della missione Unamid, considerata da molti un fallimento a causa soprattutto dell\u2019ostruzionismo del governo sudanese, del mancato adempimento degli impegni da parte della comunit\u00e0 internazionale e della cronica mancanza di risorse (tra cui la ormai tristemente \u201cfamosa\u201dmancanza di 18 elicotteri da trasporto, ritenuta necessaria per rendere efficace l\u2019azione di <i>peacekeeping <\/i>in un territorio grande come la Francia). A tal fine, il Dipartimento della Difesa americano sta valutando la possibilit\u00e0 di inviare \u201cconsiglieri\u201d per dare supporto alla missione per le questioni logistiche, mentre l\u2019inviato speciale Gration ha dichiarato che, per garantire un cessate il fuoco duraturo tra le parti , \u00e8 necessaria la presenza sul territorio di una forza di <i>intelligence <\/i>in grado di effettuare un continuo monitoraggio del processo di pace. Nonostante le indubbie difficolt\u00e0, la missione \u00e8 spesso riuscita  a fare la differenza; il rifiuto di abbandonare Muhajeria (come invece richiesto dal governo sudanese) nel mese di febbraio ha impedito un attacco su larga scala e dopo l\u2019espulsione di 13 Ong avvenuta a marzo, l\u2019Unamid \u00e8 intervenuta per colmare le lacune nel programma di protezione e ristabilire cos\u00ec un efficace accesso umanitario. <\/p>\n<p>Sul piano diplomatico invece il mediatore congiunto Djibril Bassol\u00e8 ha annunciato per la fine del mese di ottobre lo svolgimento del prossimo round negoziale tra il governo e i movimenti di opposizione, preceduto da due <i>workshop<\/i>: il primo che riunir\u00e0 a Doha tutte le forze ribelli, finalizzato alla discussione di tutti gli aspetti legati al processo di pace, comprese le iniziative per garantire una pi\u00f9 efficace sicurezza della popolazione e lo sviluppo socio-economico; il secondo, il forum della societ\u00e0 civile, che si svolger\u00e0 in parallelo rispetto all\u2019incontro di Doha e permetter\u00e0 a tutte le comunit\u00e0 della regione di dare il proprio contributo alla pace, alla riconciliazione e alla promozione dello sviluppo nella regione.<\/p>\n<p>In conclusione, anche se molti dei problemi che affliggono in Darfur restano ancora non risolti, la speranza \u00e8 che, con il maggior sostegno da parte dell\u2019amministrazione Obama, le diverse tessere che compongono il mosaico del processo di pace possano finalmente integrarsi per arrivare alla definizione di una pace durevole.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima di lasciare il loro incarico ai vertici, rispettivamente civile e militare, dell\u2019Unamid (la missione ibrida Onu-Unione africana in Darfur), Rodolphe Adada e Martin Luther Agwai hanno sollevato, alla fine del mese di agosto, un interessante interrogativo: la guerra in Darfur pu\u00f2 considerarsi conclusa? 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