{"id":12500,"date":"2009-09-18T00:00:00","date_gmt":"2009-09-17T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/afghanistan-il-tempo-sta-scadendo\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:47","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:47","slug":"afghanistan-il-tempo-sta-scadendo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/09\/afghanistan-il-tempo-sta-scadendo\/","title":{"rendered":"Afghanistan, il tempo sta scadendo"},"content":{"rendered":"<p>Secondo fonti americane, ad oggi, solo il 20% degli insorgenti in Afghanistan \u00e8 ideologicamente talebana. Molti insorgenti, infatti, non sono ideologicamente motivati, ma scontenti di quanto il governo di Karzai e le missioni internazionali hanno fatto finora. Dal 2004 la strategia militare Usa ha fatto notevoli progressi sviluppando i metodi propri della <i>counterinsurgency <\/i>e mettendo in pratica gli insegnamenti del passato, ma la coalizione non ha ancora conseguito risultati significativi. La situazione in Afghanistan \u00e8, infatti, sempre pi\u00f9 critica e le elezioni di agosto, da cui sta emergendo la riconferma di Hamid Karzai, non saranno in grado di mutare l\u2019andamento del conflitto a breve termine.<\/p>\n<p><b>La sequenza strategica<\/b><br \/>Un importante passo avanti \u00e8 stato fatto con la strategia di <i>counterinsurgency <\/i>denominata  <i>clear-hold-build <\/i> (c-h-b) che \u00e8 stata ideata nel 2007 in ambito Nato sulla base delle lezioni che il Generale Petraeus ha tratto dall\u2019Iraq. Secondo questa strategia, ci si deve concentrare sulla protezione degli afgani e non sulla caccia e l\u2019eliminazione degli appartenenti ad Al Qaida. Bisogna innanzitutto individuare  le zone a forte presenza di insorgenti (<i>shaping<\/i>); devono poi seguire l\u2019invio di unit\u00e0 militari per ripulire l\u2019area dalla presenza nemica (<i>clear<\/i>) e il mantenimento delle posizioni in modo da proteggere, fra l\u2019altro, la popolazione locale dagli attacchi terroristici (<i>hold<\/i>). Tutto ci\u00f2, congiuntamente alle forze di sicurezza afgane. Infine, bisogna attuare la fase di ricostruzione (<i>build<\/i>) con il supporto delle squadre provinciali di ricostruzione (<i>Provincial Reconstruction Teams<\/i>, PRTs)  e facendo leva sui meccanismi di cooperazione tra forze militari e civili e sul coinvolgimento di varie organizzazioni internazionali, governative e non. L\u2019obiettivo \u00e8 di permettere al governo afgano di riconquistare i \u201ccuori e le menti\u201d della popolazione locale.<\/p>\n<p>Solo dopo aver realizzato queste fasi e aver coinvolto tutti gli attori principali, nazionali e non, nella ricostruzione di un Afghanistan sovrano e indipendente, si potr\u00e0 affrontare l\u2019altro grande ostacolo alla normalizzazione di quella terra. Ovvero, la guerra alla produzione e al traffico di droga. Quest\u2019ultimo \u00e8 un settore dove gli inglesi hanno assunto da anni un ruolo guida in Afghanistan, ma che non ha prodotto risultati significativi a causa dello stretto legame esistente tra i proventi dell\u2019oppio e la sopravvivenza di molte famiglie afgane. Si stima che ben il 12% della popolazione dipenda dal commercio di oppio (dall\u2019Afghanistan proviene il 90% dell\u2019eroina prodotta a livello mondiale). Il contrasto alla produzione e al traffico di droga non \u00e8 facilmente conciliabile con le attivit\u00e0 di <i>counterinsurgency<\/i>. Finch\u00e9 non saranno realizzate valide alternative economiche e sar\u00e0 ridotta la corruzione, tentare di sradicare la coltivazione dell\u2019oppio non far\u00e0 altro che creare altri scontenti, altra povert\u00e0 ed altri insorgenti.<\/p>\n<p>Pertanto \u00e8 evidente come il conflitto in Afghanistan sia ben pi\u00f9 complicato di quello iracheno. Tuttavia, sebbene la forza multinazionale non stia affrontando un\u2019insorgenza paragonabile a quella che ha visto l\u2019Armata Rossa capitolare, n\u00e9 il governo afgano, n\u00e9 le truppe Nato hanno ad oggi la capacit\u00e0 di controllare il territorio. Infatti, troppo scarse sono ancora le forze operanti sul territorio e del tutto insufficienti i meccanismi che ne dovrebbero coordinare l\u2019impiego. Ci\u00f2 \u00e8 dovuto in particolare al nanismo politico di molti Stati, soprattutto europei, e al mancato coinvolgimento di Russia e Iran nella risoluzione del conflitto.<\/p>\n<p><b>Allargare l\u2019alleanza <\/b><br \/>Coinvolgere la Russia e l\u2019Iran nella risoluzione del conflitto afgano contribuirebbe ad alleggerire le pressioni esterne. Con un Pakistan sempre pi\u00f9 insicuro e caratterizzato dalla guerra civile, il territorio russo potrebbe essere una valida alternativa per il flusso di aiuti militari e umanitari per le forze della coalizione e per le organizzazioni internazionali operanti in Afghanistan. Inoltre, potrebbe evitare l\u2019esodo forzato di migliaia di cittadini afgani espulsi quotidianamente dall\u2019Iran. Infatti, come dichiarato dall\u2019Alto commissario dell\u2019Onu per i rifugiati (Unhcr), attraverso i passi di Islam Qala e Zaranj, ogni giorno migliaia di afgani, che vivono e lavorano in Iran, vengono rimpatriati con ogni forma di pretesto. Ci\u00f2 arreca un grave danno alla precaria economia afgana che si basa anche sulle rimesse di oltre un milione di cittadini afgani emigrati in Iran.<\/p>\n<p>Inoltre, gli Stati europei hanno inviato i propri contingenti perseguendo politiche autonome e non coordinate, investendo esigui capitali per la ricostruzione e lo sviluppo completamente svincolati da logiche di lungo termine. Il fatto che la maggior parte degli Stati europei rifiuti di impegnare i propri soldati in operazioni offensive, tese a sradicare gli insorgenti, dilata i tempi di risoluzione del conflitto, costringendo le forze anglo-americane a intervenire anche nelle aree di responsabilit\u00e0 degli altri contingenti. Si accavallano cos\u00ec competenze, si creano tensioni all\u2019interno dei contingenti Nato, si investe nelle province afgane in maniera difforme e si creano malumori e scontenti nei confronti dell\u2019alleanza.   Dopo otto anni di instabilit\u00e0, sembra che in Afghanistan non resti altro che far giocare gli \u201cadulti\u201d. Ovvero, Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia ed anche Iran, Cina e India. L\u2019Europa, in quanto tale, sembra incapace di sviluppare una politica estera comune e una propria forza militare. La forza economico-politico-militare a stelle e strisce sopravanza nettamente quella europea.<\/p>\n<p><b>Un fronte comune contro lo jihadismo <\/b><br \/>Tuttavia, una soluzione all\u2019insorgenza afgana c\u2019\u00e8: sconfiggere il radicalismo religioso di matrice islamica. Dopo essere apparso vittorioso, in alcuni casi con la complicit\u00e0 dell\u2019Occidente, su molti fronti, quali Afghanistan, Somalia, Iran, Bosnia, Kosovo, Cecenia, la sua capacit\u00e0 offensiva si sta sgretolando. Questo per\u00f2 \u00e8 un processo che richiede ancora tempo, e che vede coinvolte non solo le potenze occidentali, ma anche il mondo islamico moderato, la Russia, la Cina, l\u2019India e l\u2019Iran. <\/p>\n<p>Per sconfiggere lo jihadismo, per\u00f2, bisogna innanzitutto vincere in Afghanistan con una vera strategia <i>counterinsurgency<\/i>. Bisogna cio\u00e8 distruggere i \u201csantuari\u201d dell\u2019estremismo islamico in Pakistan, coinvolgendo, nei governi di entrambi gli Stati, l\u2019ala moderata del fondamentalismo islamico. Riducendo, cos\u00ec, il nocciolo duro al silenzio. Come pure si deve combattere la corruzione della classe politica afgana, investire in infrastrutture atte a rilanciare un\u2019economia distrutta da decenni di guerre e di furti, rilanciare cio\u00e8 quello che la stessa missione della Nato ha fissato come pilastri della propria azione politico-militare: sicurezza, ricostruzione, sviluppo e capacit\u00e0 di governo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>D. Giammaria: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1227\" target= \"blank\"><b><u> Afghanistan, linea di frontiera della democrazia<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo fonti americane, ad oggi, solo il 20% degli insorgenti in Afghanistan \u00e8 ideologicamente talebana. Molti insorgenti, infatti, non sono ideologicamente motivati, ma scontenti di quanto il governo di Karzai e le missioni internazionali hanno fatto finora. 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