{"id":12530,"date":"2009-09-21T00:00:00","date_gmt":"2009-09-20T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/i-nuovi-orizzonti-della-politica-estera-tedesca\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:46","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:46","slug":"i-nuovi-orizzonti-della-politica-estera-tedesca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/09\/i-nuovi-orizzonti-della-politica-estera-tedesca\/","title":{"rendered":"I nuovi orizzonti della politica estera tedesca"},"content":{"rendered":"<p>Il voto in Germania di domenica prossima sar\u00e0 un\u2019ennesima tappa, forse l\u2019ultima, verso il recupero di quella \u201cnormalit\u00e0\u201d che \u00e8 la principale aspirazione del paese dalla caduta del muro. Una normalit\u00e0 che si esprime innanzitutto nella frammentazione del quadro politico interno e in un pi\u00f9 ampio spettro di opzioni in politica estera. Persino la recente sentenza della Corte costituzionale tedesca sul Trattato di Lisbona pu\u00f2 essere il segno di una definitiva espiazione e del recupero di una sovranit\u00e0 non pi\u00f9 gravata da una storia dolorosa.<\/p>\n<p>Berlino non si pone pi\u00f9 come epicentro della piccola Europa che aveva il Reno come simbolo di un sistema di relazioni sociali e processi produttivi. La Germania di oggi sembra invece pensarsi all\u2019interno di un\u2019Europa pi\u00f9 vasta, che ad Oriente si estende fino alle cupole dorate del Cremlino e segna lo spostamento geopolitico pi\u00f9 rilevante di questo scorcio del ventunesimo secolo. Una Germania, insomma, non pi\u00f9 come una grande Svizzera ai margini dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p><b>La riscoperta dello Stato come strumento di coesione<\/b><br \/>Le elezioni coincidono con la conclusione del rifacimento urbanistico di Berlino , che \u00e8 anche il completamento di una ricerca di identit\u00e0, con un presente civile ed affascinante. Un potere, quello tedesco, ben espresso dal cancelliere uscente, Angela Merkel, che rifugge da ogni esibizionismo, una ricchezza che resta improntata a sobriet\u00e0, magari anche al prezzo di una certa mancanza di immaginazione. \u00c8 dunque questa la Germania che si accinge ad eleggere un nuovo Parlamento.<\/p>\n<p>Vedremo come la crisi economica e finanziaria peser\u00e0 sulle scelte degli elettori. Una prima conseguenza \u00e8 stata lo spostamento verso il centro dei programmi elettorali di quei partiti che avevano espresso in passato una fiducia pressoch\u00e9 illimitata nelle capacit\u00e0 di autoregolamentazione del mercato e un\u2019avversione ad ogni intervento dello Stato in economia. Lo Stato ritorna ad essere lo strumento della coesione in un paese a rischio di disgregazione, anche perch\u00e9 il  divario tra le due Germanie di ieri torna a farsi sentire in un clima di crisi generalizzata.  Lo Stato ridiviene strumento identitario di fronte ad un modello che ha trascinato il capitalismo sull\u2019orlo del baratro. L\u2019intervento pubblico deve  sostenere famiglie e comunit\u00e0 come garanzia contro la nascita di buchi neri nella societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p>Di qui, gi\u00e0 prima del voto, alcune  conseguenze. Il partito di maggioranza relativa, l\u2019Unione cristiano-democratica (Cdu), ha dovuto rinunciare a progetti pi\u00f9 ambiziosi di promozione del mercato e della concorrenza, rendendo pi\u00f9 difficile la convergenza con i liberali della Fdp, da sempre i principali fautori di uno Stato minimo. La grande coalizione tra la Cdu e il partito socialdemocratico (Spd) ha garantito la pace sociale, ma interrotto quel processo di riforme interne che il cancelliere socialdemocratico Schroeder aveva avviato. Una coalizione di centrodestra tra la Cdu e la Fdp, che pure la Merkel ha presentato come la soluzione ideale, suscita diffidenza nell\u2019elettorato e potrebbe quindi non avere i numeri nel nuovo Parlamento. Tanto pi\u00f9 che  la sinistra estrema, Die Linke, come hanno indicato le ultime elezioni  nella Saar, in Turingia e in Sassonia, si presenta come la vera alternativa alla deriva centrista degli altri partiti, riducendo ancora di pi\u00f9 i margini gi\u00e0 esigui della Spd.  Le coalizioni  di governo alternative restano pertanto due: il centrodestra di cristianodemocratici e liberali; oppure la grande coalizione dei primi con i socialdemocratici.<\/p>\n<p>L\u2019ipotesi di un ritorno della grande coalizione, data fino a ieri come remota, sta tornando in auge, nonostante le dichiarazioni contrarie dei due partiti alla vigilia del voto.  Anche perch\u00e9 il gradimento personale della Signora Merkel, che resta alto, non si trasferisce sul suo partito e potrebbe non assicurare quel margine sufficiente a sostenere opzioni diverse dalla grande coalizione.<\/p>\n<p><b>La tentazione del \u201cgrande gioco\u201d<\/b><br \/>La Germania \u00e8 attesa alla prova di scelte di politica estera rimaste, in parte, in sospeso. La sua ritrovata normalit\u00e0 continuer\u00e0 a manifestarsi in un diverso atteggiamento verso i  principali poli di riferimento della sua azione esterna. La Germania con la quale dovremo convivere nel prossimo futuro potr\u00e0 giocare su un numero molto maggiore di tavoli rispetto al passato.<\/p>\n<p>Quale che sia la coalizione al potere, \u00e8 difficile che il governo di Berlino assecondi il protagonismo del presidente francese Sarkozy e le accelerazioni in seno all\u2019Europa. Tanto pi\u00f9 che il minore dei dioscuri cristianodemocratici, il partito bavarese (Csu), cerca una propria identit\u00e0 proprio prendendo le distanze dall\u2019Europa.<\/p>\n<p>L\u2019Europa vista da Monaco non \u00e8 pi\u00f9 quella delle ambizioni golliste della Germania del bavarese Strauss. Viene bens\u00ec ricondotta alle sue dimensioni regionali, diffidente di ogni sovranit\u00e0 condivisa. Un\u2019Europa che di De Gaulle  non avrebbe certo  la severa grandezza, la superba maest\u00e0, il corrusco profetismo tanto necessari in questa stagione di transizione degli equilibri internazionali.  La Germania si vuole ora speculare alla Francia, non pi\u00f9 diversa, non complice n\u00e9 subalterna, come era stata ancora la Germania di Schroeder. Tuttavia  un nuovo governo tedesco potrebbe, dopo l\u2019entrata in vigore del trattato di Lisbona, essere incoraggiato a cogliere gli elementi dinamici che pure sono contenuti nell\u2019aggiornamento costituzionale dell\u2019Unione. Soprattutto per conferire all\u2019Europa un ruolo da protagonista nella ricerca di un\u2019uscita non traumatica dalla crisi economica e finanziaria.<\/p>\n<p>La Germania torna ad essere tentata, soprattutto con un\u2019Ue debole, dal \u201cgrande gioco\u201d con una Russia semiautoritaria che non rinuncia a far valere la leva energetica. Una  grande coalizione riproporrebbe, sulla scia dell\u2019ultimo cancelliere socialdemocratico Schroeder, una progettazione del futuro russo affidata alla tecnologia tedesca, tesi che aveva affascinato le classi politiche dei due paesi anche oltre il rogo della prima guerra mondiale, fino agli esordi della repubblica di Weimar. Una Germania guidata dai due maggiori partiti \u00e8 sembrata talvolta persino smarrire il suo usuale vocabolario di libert\u00e0, come lo smarr\u00ec la socialdemocrazia tedesca dinanzi alle priorit\u00e0 della Ostpolitik. Anche per questo una candidatura di alto profilo alla presidenza dell\u2019Unione  europea varrebbe forse a garantire un\u2019evoluzione politicamente e geograficamente equilibrata del processo di integrazione.<\/p>\n<p><b>La ritrovata autonomia dagli Usa<\/b><br \/>La ritrovata normalit\u00e0 della Germania, infine, \u00e8 pi\u00f9 che mai visibile nel rapporto con gli Stati Uniti, il protettore di ieri verso il quale  Berlino recupera tutta la sua libert\u00e0. Tanto da porsi oggi alla testa delle perplessit\u00e0 europee sull\u2019allargamento della Nato. E domani, forse di un rifiuto dell\u2019uso della forza contro l\u2019Iran. Oppure di una richiesta di  mutamento di strategia in Afghanistan. Attendiamoci dunque una Germania pi\u00f9 assertiva  verso l\u2019altro lato dell\u2019Atlantico. Anche qui un governo che lasciasse all\u2019opposizione tutta la sinistra, inclusa quella socialdemocratica, dovrebbe fare i conti con un rifiuto di morire per Kabul molto  pi\u00f9 vasto sia in Parlamento che nella societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>M. Bothe: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1225\" target= \"blank\"><b><u> Integrazione europea e patriottismo parlamentare <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>C. Merlini: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1204\" target= \"blank\"><b><u> La camicia di forza della Corte Costituzionale tedesca<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il voto in Germania di domenica prossima sar\u00e0 un\u2019ennesima tappa, forse l\u2019ultima, verso il recupero di quella \u201cnormalit\u00e0\u201d che \u00e8 la principale aspirazione del paese dalla caduta del muro. 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