{"id":12570,"date":"2009-09-30T00:00:00","date_gmt":"2009-09-29T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lunione-per-il-mediterraneo-un-addomesticamento-da-completare\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:45","slug":"lunione-per-il-mediterraneo-un-addomesticamento-da-completare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/09\/lunione-per-il-mediterraneo-un-addomesticamento-da-completare\/","title":{"rendered":"L\u2019Unione per il Mediterraneo: un addomesticamento da completare"},"content":{"rendered":"<p><i>Pubblicato per la prima volta il 26\/3\/08<\/i>.<br \/>Dove sta andando la politica europea verso il Mediterraneo? Nel Consiglio Europeo di Bruxelles del 13-14 marzo scorso gli stati membri dell\u2019Ue hanno deciso di considerare l\u2019Unione per il Mediterraneo, proposta dal governo francese, come un ampliamento del Processo di Barcellona. Questo riconduce sotto l\u2019ala dell\u2019Ue un progetto che Sarkozy aveva destinato ai soli stati del Mediterraneo e che quindi metteva a repentaglio la coesione europea. Apparentemente, dunque, una buona notizia sul fronte della coesione europea, ma qual \u00e8 la prospettiva dal punto di vista della politica mediterranea dell\u2019Ue? <\/p>\n<p><b>Pem, Pev, Umed<\/b><br \/>Originariamente il Processo di Barcellona coincideva col Partenariato Euro-Mediterraneo (Pem), comprendendo ai suoi margini il Forum Mediterraneo (un\u2019organizzazione di mero coordinamento fra alcuni paesi mediterranei) e, in qualche modo, il Gruppo dei Cinque + Cinque del Mediterraneo occidentale (un\u2019organizzazione sostanzialmente dormiente). Nel 2004 al Pem si \u00e8 giustapposta la Politica Europea di Vicinato (Pev), sottraendogli il grosso delle competenze economiche. Ora, il Consiglio sembra voler aggiungere l\u2019UMed &#8211; un\u2019iniziativa la cui ambizione \u00e8 di sviluppare un numero limitato di grandi progetti (energia, trasporti, etc.) con sistemi che sarebbero meno burocratici e pi\u00f9 privatistici di quelli impiegati dall\u2019Ue. Un trittico Pem-Pev-UMed.<\/p>\n<p>Appare evidente che, su questa strada, il Processo di Barcellona \u00e8 destinato al sovraffollamento, alla frammentazione e all\u2019eterogeneit\u00e0 e la politica mediterranea dell\u2019Ue, invece di diventare pi\u00f9 efficiente, potrebbe solo cadere nella confusione. C\u2019\u00e8 un problema di architettura, che per\u00f2 non \u00e8 di coordinamento, ma di semplificazione. Come semplificare?<\/p>\n<p>La semplificazione dovr\u00e0 essere affidata a un qualche schema di sussidiariet\u00e0 ed ha davanti a s\u00e9 due sbocchi: il ridimensionamento dell\u2019UMed o quello del Pem &#8211; la Pev avendo un profilo e dei compiti che appaiono relativamente autonomi nell\u2019ambito del Processo di Barcellona allargato che il Consiglio di Bruxelles sembra prefigurare.<\/p>\n<p>L\u2019Ue esercita ormai molte competenze condivise con gli stati membri, nel cui ambito provvede delle regole generali che poi gli stati, e le altre entit\u00e0 territoriali (regioni, province), realizzano al proprio livello. Questa divisione del lavoro e delle competenze trova espressione anche nelle politiche esterne e comincia a consentire intraprese in cui l\u2019Ue partecipa avendo accanto formazioni variabili di stati membri, con una presenza volontaria e non obbligatoria. Con l\u2019applicazione del Trattato di Lisbona, la flessibilit\u00e0 aumenter\u00e0 e, nella direzione che qui stiamo considerando, dovr\u00e0 trovare realizzazioni anche pi\u00f9 marcate e diffuse<\/p>\n<p>Michael Emerson, in un recente saggio sul futuro dell\u2019UMed <a href= \" http:\/\/www.euractiv.com\/en\/enlargement\/making-sense-sarkozy-union-mediterranean\/article-171082\" target= \"blank\"><b><u>Making Sense of Sarkozy\u2019s Union for the Mediterranean<\/u><\/b><\/a>, richiama in dettaglio l\u2019esperienza della Dimensione Nordica, un quadro di cooperazione tecnico-economico regionale fra Norvegia, Islanda, Russia e Ue, cui partecipano in via opzionale stati membri che vi hanno interesse. Partecipano abitualmente gli stati baltici, ma hanno partecipato occasionalmente altri stati dell\u2019Ue (fra cui la Francia). Una combinazione analoga la si ritrova nella Bsec, l\u2019organizzazione di cooperazione centrata sul Mar Nero. L\u2019UMed potrebbe diventare una cooperazione prevalentemente frequentata da stati Ue mediterranei assieme ad alcuni stati mediterranei non-Ue, con un ruolo fisso e consistente dell\u2019Ue. In questo quadro la visione dell\u2019UMed come luogo di realizzazione di grandi progetti farebbe senso. Ma il drammatico tenore politico che Sarkozy ha sempre teso a dare alla sua iniziativa verrebbe meno: come la Dimensione Nordica e la Bsec, l\u2019UMed sarebbe destinata prevalentemente a una cooperazione tecnico-economica regionale o sub-regionale (secondo l\u2019orignaria proposta francese), ma lascerebbe ad altre istanze i rapporti strategici (il contrario di quella proposta).<\/p>\n<p><b>Dove ci si occuperebbe dei rapporti strategici? <\/b><br \/>I problemi strategici riguardanti il Mediterraneo sono il perseguimento della globalizzazione attraverso la costruzione del regionalismo euro-mediterraneo, la promozione delle riforme e dei diritti dell\u2019uomo, il radicalismo islamico, il cos\u00ec detto dialogo fra culture diverse e l\u2019immigrazione. Questi problemi sono tutti collegati alla risoluzione dei conflitti dell\u2019area, a cominciare da quello arabo-israeliano. A causa del processo di rinazionalizzazione, tali problemi sono in gran parte tornati in seno ai governi nazionali. Perci\u00f2, mentre l\u2019UMed si occuperebbe dei grandi progetti su base regionale\/locale, sarebbero gli stati a riprendere sempre pi\u00f9 in mano le questioni anzidette &#8211; con l\u2019eccezione della globalizzazione, che riguarda competenze rilevanti ed esclusive dell\u2019Ue. <\/p>\n<p>Una risposta alternativa \u00e8 che queste questioni strategiche siano perseguite investendone l\u2019Ue e innalzando il livello politico-istituzionale del Pem nel pi\u00f9 favorevole contesto Pesc che il Trattato di Lisbona fornisce. Questo \u00e8 il progetto spagnolo di Unione Euro-Mediterranea, che punta anch\u2019esso a stabilire un\u2019unione, chiamando a parteciparvi gli stati sovrani della sponda Sud, non per realizzare dei progetti, per\u00f2, ma per affrontare insieme i grandi problemi strategici che si sono appena detti.<\/p>\n<p>Invece di una testa politica Pem\/Ue corredata da un UNed tecnico-econoica a livello sub-regionale, si pu\u00f2 pensare di semplificare seguendo la strada contraria: sviluppare l\u2019UMed come testa politico-strategica della politica euro-mediterranea e lasciare al Pem il lavoro a livello della regione. La prima opzione si presta meglio a un ruolo di spicco dell\u2019Ue; la seconda a un ruolo accresciuto dei governi. La Francia di Sarkozy propender\u00e0 certamente per la seconda opzione, ma anche molti altri paesi, malgrado la maglietta europeista.<\/p>\n<p>Fatta questa speculazione di scenari politico-istituzionali, non si pu\u00f2 non avvertire che la prospettiva \u00e8 nondimeno poco chiara e poco facile. L\u2019UMed ha costretto i membri dell\u2019Ue a tornare a riflettere sul Mediterraneo, ma questo ritorno \u00e8 avvenuto col piede sbagliato: non sono i grandi progetti la questione centrale, ma i problemi strategici che abbiamo detto. Inoltre, che i difficili rapporti fra l\u2019Ue e i paesi del Mediterraneo divengano di pi\u00f9 facile risoluzione mettendo le cose in mano ad un areopago di stati sovrani \u00e8 una pura illusione; che questo areopago possa osservare le normali rotazioni che si osservano in ambiti internazionali, \u00e8 un\u2019altra illusione, destinata a cadere non appena arrivi il turno di Israele.<\/p>\n<p>Bisognava procedere, s\u00ec, a una riforma del Processo di Barcellona, ma l\u2019iniziativa di Sarkozy, per le sue caratteristiche e finalit\u00e0, \u00e8 stata una partenza sul piede sbagliato. Si pu\u00f2 obbiettare che senza l\u2019iniziativa probabilmente non ci sarebbe stata nessuna partenza. Come che sia, di qui al vertice di Parigi del 13-14 luglio prossimo, in cui l\u2019UMed verr\u00e0 varata, occorre lavorare per evitare che l\u2019UMed passi senza che ci sia una adeguata riforma del Processo di Barcellona nel suo complesso.<\/p>\n<p>Il Consiglio Europeo di Bruxelles ha chiesto alla Commissione di presentare un progetto. Questa \u00e8 stata una decisione saggia. Nel frattempo, anche i governi dovrebbero preoccuparsi di contribuire perch\u00e9 ci sia una giudiziosa semplificazione del Processo di Barcellona. Contrariamente a quanto sembra ritenere il <a href= \"http:\/\/www.esteri.it\/MAE\/IT\/Sala_Stampa\/Pubblicazioni\/20080319_PresentRapporto2020.htm\" target= \"blank\"><b><u> rapporto 2020 del Ministero degli Esteri<\/u><\/b><\/a>, l\u2019UMed, una volta ricondotta all\u2019ovile europeo, non \u00e8 una tranquilla transizione verso il rinnovamento del Processo di Barcellona, ma resta un periglioso passo. Il lavoro non \u00e8 finito con l\u2019addomesticamento europeo del processo originario di Sarkozy. Occorre ora evitare che l\u2019iniziativa sia messa in pratica lasciando l\u2019Ue politicamente pi\u00f9 debole di fronte ai problemi strategici del Mediterraneo. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicato per la prima volta il 26\/3\/08.Dove sta andando la politica europea verso il Mediterraneo? Nel Consiglio Europeo di Bruxelles del 13-14 marzo scorso gli stati membri dell\u2019Ue hanno deciso di considerare l\u2019Unione per il Mediterraneo, proposta dal governo francese, come un ampliamento del Processo di Barcellona. 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