{"id":12580,"date":"2009-09-30T00:00:00","date_gmt":"2009-09-29T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/e-il-momento-del-g20\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:45","slug":"e-il-momento-del-g20","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/09\/e-il-momento-del-g20\/","title":{"rendered":"\u00c8 il momento del G20"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 una svolta epocale quella annunciata dal presidente americano Barack Obama a conclusione del vertice del G20 di Pittsburgh: il G20 diverr\u00e0 il nuovo direttorio dell\u2019economia mondiale, mandando in pensione il G7\/G8. L\u2019annuncio \u00e8 giunto a  coronamento di un summit ricco di impegni e promesse da parte dei paesi partecipanti, cui nelle prossime settimane bisogner\u00e0 iniziare a dare seguito. Questo passaggio dalle parole ai fatti \u00e8, tuttavia, quello che solleva i maggiori dubbi e incertezze.<\/p>\n<p><b>Una nuova \u2018governance\u2019 paritaria<\/b><br \/>In molti e da diverso tempo avevano invocato una nuova composizione del G8, che includesse stabilmente un certo numero di paesi emergenti e fosse cos\u00ec in grado di meglio rappresentare i nuovi  equilibri che si andavano affermando a livello mondiale. La massiccia redistribuzione di potere economico verificatasi negli ultimi 10-15 anni in favore dei paesi Bric (Brasile, Russia, India, Cina) era infatti, di per s\u00e9, gi\u00e0 una chiara indicazione in tal senso. <\/p>\n<p>Ma \u00e8 stata la drammatica crisi in corso ad accelerare la decisione di promuovere il G20 a nuovo organo di gestione dell\u2019economia mondiale. La fase recessiva ha in effetti rafforzato la posizione di alcuni paesi emergenti, che hanno registrato performance e aggiustamenti nel complesso migliori di quelli dell\u2019area industrializzata. Si pensi alla Cina, ad esempio, e ai mutamenti rilevanti che nel periodo pi\u00f9 recente ne hanno caratterizzato la presenza internazionale. Nell\u2019ultimo decennio la Cina aveva preferito mantenere un profilo basso in ambito internazionale, giocando una partita ispirata a grande cautela, da spettatore attento e paziente, che tiene coperte le sue carte migliori. <\/p>\n<p>L\u2019impressione pi\u00f9 recente \u00e8 che la classe dirigente cinese abbia intravisto nella crisi e nelle gravi difficolt\u00e0 che hanno afflitto tutti i maggiori paesi occidentali, una preziosa occasione per  rivendicare maggiori spazi sulla scena internazionale, in linea con l\u2019accresciuto ruolo che sar\u00e0 chiamata a giocare per rilanciare l\u2019economia globale. Ora, la decisione presa a Pittsburgh ha grande rilevanza in quanto sancisce, attraverso un nuovo assetto della \u2018governance\u2019 dell\u2019economia mondiale, questo nuovo ruolo delle economie emergenti, riconoscendo a queste ultime una partnership ormai paritaria rispetto ai paesi pi\u00f9 sviluppati.<\/p>\n<p><b>Le grandi sfide del G20<\/b><br \/>Si tratta ora di verificare cosa sapr\u00e0 fare il G20 nella sua nuova veste e se sar\u00e0 in grado di tenere fede alle tante promesse che hanno riempito l\u2019agenda del vertice di Pittsburgh. A una lettura del comunicato finale, la lista di impegni si presenta lunga e molto impegnativa. \u00c8 utile ricordarne alcuni, tra i pi\u00f9 rilevanti: evitare premature riduzioni del pacchetto di stimoli all\u2019economia; coordinare le \u2018strategie di uscita\u2019 dalla crisi; costruire un contesto macroeconomico che favorisca una crescita forte, sostenibile e equilibrata; rafforzare le regolamentazioni finanziarie; riformare l\u2019architettura istituzionale globale, inclusa la riallocazione delle quote del Fondo monetario internazionale (Fmi); eliminare gradualmente gli incentivi all\u2019uso dei combustibili fossili; concludere i negoziati del Doha Round entro il 2010.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che alcuni di questi impegni si presentano come difficilmente realizzabili a breve termine e vanno collocati su scenari e orizzonti temporali di pi\u00f9 lungo periodo. In altri casi, siamo in presenza di affermazioni troppo generiche per la possibilit\u00e0 di verifiche di qualche significato.<\/p>\n<p>Tuttavia, non \u00e8 cos\u00ec in particolare per due settori: le nuove regole della finanza, da un lato, e i meccanismi di aggiustamento macroeconomico, dall\u2019altro. \u00c8 da qui che ha preso origine la crisi epocale che ha investito l\u2019economia mondiale in quest\u2019ultimo anno e, in entrambi i casi, rinvii, passi falsi e\/o accordi di basso profilo avrebbero effetti assai negativi. La stessa ripresa, che si \u00e8 cominciata a profilare con fatica in queste ultime settimane, ne verrebbe pregiudicata. E, con essa, il clima di rinnovata cooperazione che ha salutato in questa fase i rapporti tra il gruppo dei paesi pi\u00f9 sviluppati e quello delle economie emergenti.<\/p>\n<p><b>C\u2019\u00e8 poco tempo<\/b><br \/>Il summit di Pittsburgh ha confermato come ormai esista, almeno sulla carta, un vasto consenso su alcune riforme da realizzare nel campo della finanza. A partire dal capitale delle banche che va rafforzato e di cui va ridotta la forte ciclicit\u00e0; per passare alla remunerazione dei manager che deve essere legata a incentivi e risultati di lungo periodo; poi la necessit\u00e0 di rivedere drasticamente il monitoraggio delle grandi banche e il ruolo delle agenzie di rating nella regolamentazione; e ancora rendere pi\u00f9 trasparenti e dotati di regole i mercati del sistema bancario \u2018parallelo\u2019 quali gli <i>hedge funds <\/i>e i  fondi di <i>private equity<\/i>; e infine rafforzare la cooperazione internazionale per evitare i devastanti  arbitraggi del passato,  assegnando un ruolo cruciale a organismi internazionali quali il Comitato di Basilea e il Financial Stability Board.<\/p>\n<p>Ma quando si tratta di decidere come attuare queste riforme, le divisioni tra Stati Uniti e Europa, soprattutto, e all\u2019interno della stessa Unione europea, restano profonde. Il risultato, per ora, \u00e8 che si \u00e8 fatto molto poco o, addirittura, niente. Ma non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 troppo tempo. Il maggiore ostacolo potrebbe venire,  sia dalle banche e dagli altri intermediari finanziari sempre meno propensi ad accettare nuovi condizionamenti, sia,  paradossalmente,  dai primi timidi segnali di ripresa che, nell\u2019allentare la pressione dei governi e dell\u2019opinione pubblica, potrebbero fermare la spinta alle riforme spianando la strada a possibili crisi future. <\/p>\n<p>Prime decisioni operative importanti sulle proposte del G20 in tema di nuova regolamentazione del sistema finanziario globale dovranno essere prese tra la fine di quest\u2019anno e la prima met\u00e0 del 2010. Le prossime settimane e mesi saranno cos\u00ec decisivi per verificare se il tema della regolazione dei mercati finanziari continuer\u00e0 a essere una questione centrale, a dimostrazione del fatto che una delle lezioni pi\u00f9 importanti della crisi \u00e8 stata appresa.<\/p>\n<p><b>L\u2019esigenza di riformare il  Fondo monetario internazionale <\/b><br \/>L\u2019altra grande area d\u2019intervento \u00e8 la riduzione dei forti squilibri globali (deficit corrente degli Stati Uniti e surplus della Cina e di altre economie asiatiche) che hanno caratterizzato in tutti questi anni il contesto macroeconomico internazionale. Pur se non si possono imputare loro responsabilit\u00e0 dirette, non vi \u00e8 dubbio che gli squilibri macroeconomici  abbiano contribuito in modo determinante alla crisi in corso, amplificando a dismisura gli eccessi e le distorsioni dei mercati finanziari. Per ridurre il rischio di nuove crisi devastanti e rilanciare un percorso di crescita sostenibile a medio termine \u00e8 dunque necessario contenerli e impedirne la formazione di  nuovi. \u00c8 scritto a chiare lettere anche nel comunicato finale del G20.<\/p>\n<p>Certamente, la fase recessiva in corso ha contribuito a ridimensionare sia il deficit corrente americano che il surplus della Cina. Ma si tratta di miglioramenti di natura prettamente congiunturale e destinati a scomparire in presenza di una nuova robusta ripresa economica. Di qui l\u2019esigenza di politiche economiche nuove, discusse a Pittsburgh per il dopo crisi, che dovranno seguire tutti i maggiori paesi, a partire dagli Stati Uniti, Cina e Europa. E serviranno, soprattutto, nuovi meccanismi di aggiustamento macroeconomico. <\/p>\n<p>La proposta contenuta nel comunicato finale del G20 \u00e8 quella di rendere compatibili le politiche dei maggiori paesi, contenendo e correggendo gli squilibri esistenti, attraverso un processo negoziale e cooperativo di cui si faccia garante e mediatore una istituzione multilaterale quale il Fondo monetario internazionale (Fmi). Tutto bene, ma il fatto \u00e8 che non si \u00e8 per ora voluto dotare il Fmi &#8211; al di l\u00e0 di accresciute risorse &#8211; dei poteri necessari (quali incentivi e sanzioni) perch\u00e9 possa efficacemente assolvere il mandato ricevuto. Siamo cos\u00ec di fronte soltanto a buone intenzioni, assai difficili da implementare. Come altre volte avvenuto in passato il timore \u00e8 che la nuova disciplina si applicher\u00e0 solo ai paesi pi\u00f9 deboli, economicamente e finanziariamente, mentre i paesi pi\u00f9 grandi e pi\u00f9 forti continueranno a godere di una assoluta autonomia nella conduzione delle loro politiche economiche, riproponendo le incompatibilit\u00e0 e gli squilibri dell\u2019ultimo decennio. Con i rinnovati rischi per la sostenibilit\u00e0 della fase di ripresa globale che si va profilando.<\/p>\n<p><b>Il futuro del G20: le difficolt\u00e0 cominciano ora<\/b><br \/>Per riassumere, \u00e8 certamente importante riconoscere la nuova capacit\u00e0 di iniziativa dimostrata dal G20 a partire dalla prima riunione di Washington del novembre dello scorso anno. La crisi ha innescato una risposta collettiva inimmaginabile fino a poco tempo addietro. Nel summit di Pittsburgh \u00e8 stata varata un\u2019agenda fatta di impegni e proposte di riforma di vasta portata. Essa riflette innanzi tutto la consapevolezza della sfida da fronteggiare,  che \u00e8 quella di assicurare all\u2019economia globale una governance altrettanto globale. <\/p>\n<p>Ma ora verr\u00e0 la parte pi\u00f9 difficile: far seguire alle parole i fatti, dando corso a processi di cooperazione su scala globale. Rimane da verificare se la risposta del G20 avr\u00e0 sufficiente energia per attivare a livello macroeconomico strategie collettive e coordinate assai pi\u00f9 efficaci di quanto non \u00e8 avvenuto in passato. A questo riguardo un nuovo Fmi di \u201calto profilo\u201d dovrebbe essere concretamente messo in condizioni di produrre i beni pubblici internazionali della stabilit\u00e0 macroeconomica e finanziaria, facendo si, tra l\u2019altro, che i principali paesi mettano in pratica le misure di aggiustamento necessarie. Per ora non lo si \u00e8 fatto. <\/p>\n<p>A questo riguardo non vanno trascurate le difficolt\u00e0 e i problemi di non poco conto che affliggono una struttura come il G20. \u00c8, innanzi, tutto un gruppo  assai pi\u00f9 ingombrante del G7\/G8. Venti paesi, o meglio ventiquattro e pi\u00f9, come si \u00e8 verificato nell\u2019ultimo  summit, rappresentano indubbiamente un numero troppo elevato di partecipanti, e comunque tale da poter arrivare a impedire al nuovo organismo di rappresentare un meccanismo di sicura affidabilit\u00e0 per favorire processi di cooperazione su scala internazionale. \u00c8 inutile dire che tutto ci\u00f2 ostacolerebbe  un processo di stabilizzazione a medio termine del nuovo sistema economico multipolare e non favorirebbe certo il rafforzamento di quegli interventi coordinati a livello internazionale che sono oggi necessari per fronteggiare gli effetti drammatici della crisi in atto.<\/p>\n<p><i>Paolo Guerrieri \u00e8 professore ordinario all\u2019Universit\u00e0 di Roma \u2018La Sapienza\u2019 e vice-presidente dello Iai<\/i>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>P. Guerrieri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1182\" target= \"blank\"><b><u>Inarrestabile ascesa del multipolarismo economico<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>S. Silvestri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1188\" target= \"blank\"><b><u>I vertici e il governo mondiale, sostanza o apparenza?<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Alcaro: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1184\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019incerto passaggio di consegne tra G8 e G20<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 una svolta epocale quella annunciata dal presidente americano Barack Obama a conclusione del vertice del G20 di Pittsburgh: il G20 diverr\u00e0 il nuovo direttorio dell\u2019economia mondiale, mandando in pensione il G7\/G8. 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