{"id":12600,"date":"2009-10-01T00:00:00","date_gmt":"2009-09-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-ritorno-degli-usa-alle-nazioni-unite\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:44","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:44","slug":"il-ritorno-degli-usa-alle-nazioni-unite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/10\/il-ritorno-degli-usa-alle-nazioni-unite\/","title":{"rendered":"Il ritorno degli Usa alle Nazioni Unite"},"content":{"rendered":"<p>La sessantaquattresima  Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Unga) si \u00e8 aperta nel segno di Barack Obama. Il presidente americano ha ricevuto una calda accoglienza da parte delle delegazioni internazionali a New York,  in parziale contrasto con l\u2019atmosfera che lo circonda a casa, dove anche tra i democratici di pi\u00f9 provata fede stanno emergendo prese di distanza e atteggiamenti critici. Nella migliore tradizione di <i>double track diplomacy<\/i>, l\u2019Unga \u00e8 stata dunque per Obama un\u2019occasione preziosa per mandare messaggi, oltre che al mondo, soprattutto all\u2019arena domestica. Un tentativo, tuttavia, non privo di rischi.<\/p>\n<p>Il presidente americano si \u00e8 distinto in tre momenti chiave: il vertice  sui cambiamenti climatici, il discorso in Assemblea Generale e la riunione del Consiglio di Sicurezza sulla non proliferazione nucleare.<\/p>\n<p><b>Sfida al <i>climate change <\/i><\/b><br \/>Nel vertice sui cambiamenti climatici Obama ha ribadito la centralit\u00e0 della sfida ambientale per la sua amministrazione, anche in vista della conferenza internazionale che si svolger\u00e0 a dicembre a Copenhagen. Per il presidente americano se i paesi sviluppati svolgessero un ruolo guida e mantenessero gli impegni assunti, i Paesi in Via di Sviluppo (Pvs) li seguirebbero, puntando anche pi\u00f9 direttamente sullo sviluppo delle tecnologie verdi. Un leit motive, questo, ripreso anche dal presidente francese Nikolas Sarzozy, che ribadendo  l\u2019impegno europeo in campo ambientale ha evocato l\u2019ipotesi dell\u2019introduzione di dazi anti-CO2 da parte dell\u2019Ue verso i paesi in via di sviluppo. Il presidente americano ha invece  ricordato gli importanti contenuti del  il <i>Clean Act<\/i>, approvato a fine giugno dalla Camera dei Rappresentanti, che pone per gli Usa degli obiettivi comparabili alla direttiva dell\u2019Ue 20-20-20. Il  <i>Clean Act <\/i>non \u00e8 stato tuttavia ancora approvato dal Senato, dove nonostante i democratici abbiano un\u2019ampia maggioranza, non \u00e8 certo che riescano a raggiungere i 60 voti necessari a prevenire l\u2019ostruzionismo (<i>filibustering<\/i>) dei repubblicani: alcuni senatori democratici rappresentanti degli stati produttori di carbone hanno, infatti, serie difficolt\u00e0 a sostenerlo. <\/p>\n<p>L\u2019intervento in Assemblea Generale \u00e8 stato usato dal presidente Usa per enucleare, non senza efficacia, anche le altre priorit\u00e0 della sua agenda internazionale: dal rilancio ai rapporti con la Russia, alla ratifica da parte Usa del Trattato per il bando complessivo degli esperimenti nucleari &#8211; Comprehensive Test Ban Treaty(Ctbt), al Medio Oriente, le pandemie, senza dimenticare gli intricati nodi del quadrante Afghanistan-Pakistan (il cosiddetto Af-Pak). Quanto al metodo, la nuova amministrazione punta sul multilateralismo; ne \u00e8 prova la nomina della fedelissima Susan Rice a Rappresentante Permanente presso le Nazioni Unite (rendendole il rango di <i>Cabinet member <\/i>che fu di Madeleine Albright), il fatto che gli Usa abbiano saldato i debiti pregressi con le Nazioni Unite e che siano entrati nel nuovo Consiglio per i Diritti Umani. Ma il discorso di Obama era anche rivolto al pubblico americano: lo si \u00e8 visto dall\u2019enfasi con cui il Presidente ha spiegato perch\u00e9 questa agenda meglio corrisponda all\u2019interesse americano e contribuisca a restituire agli Usa un ruolo di supremazia e credibilit\u00e0 nel mondo. Ci\u00f2 non semplifica, tuttavia, le difficolt\u00e0 interne di Obama nel dar seguito agli impegni assunti a livello internazionale.<\/p>\n<p><b>Il pensiero rivolto all\u2019America<\/b><br \/>Esempio lampante di tali difficolt\u00e0 \u00e8 la questione della non proliferazione nucleare e, specificatamente, della ratifica del Ctbt. Come aveva gi\u00e0 annunciato a Praga, nel discorso al Consiglio di Sicurezza,  Obama ha affermato che gli Usa ratificheranno il Ctbt. Ma, anche in questo caso,  in Senato sembrano mancare i voti necessari e il Trattato, dopo la mancata ratifica del 1999, non verr\u00e0 riproposto finch\u00e9 non si avr\u00e0 almeno la ragionevole speranza  dell\u2019approvazione. Questo pu\u00f2 voler dire che per la ratifica americana si dovr\u00e0 attendere l\u2019anno prossimo, se non addirittura il 2011. <\/p>\n<p>Con  buona pace dello slancio che, si sperava, la ratifica Usa avrebbe dato alla conferenza del riesame del Trattato di Non Proliferazione, che avr\u00e0 luogo nella primavera del 2010. Il <i>double track diplomacy <\/i>\u00e8 dunque forse pi\u00f9 rischioso in questo campo che rispetto ai temi ambientali. Per il pubblico americano, infatti, ci\u00f2 che conta maggiormente nelle relazioni internazionali \u00e8 la capacit\u00e0 di leadership mondiale degli Usa. D\u2019altro canto, in campo repubblicano (ma non solo)  esiste un forte scetticismo verso il multilateralismo: il messaggio di Obama, congiunto alla recente decisione di rinunciare allo scudo missilistico in Polonia e Repubblica ceca, alla ripresa di relazioni di buon vicinato con la Russia, alla mano tesa all\u2019Iran, ecc., pu\u00f2 potenzialmente esacerbare piuttosto che migliorare la situazione, qualora venisse male interpretato. <\/p>\n<p>La non proliferazione \u00e8 infatti tema da specialisti e sostanzialmente materia negletta in Congresso negli ultimi 10 anni. Per poter giungere ad una ratifica del Ctbt sar\u00e0 dunque necessario mettere in campo una  notevole dose di <i>moral suasion  <\/i>nei confronti del Senato e dell\u2019opinione pubblica americana, che tuttavia non ne garantiranno il successo. Insomma, Obama si sta assumendo una gran quantit\u00e0 di rischi, in aggiunta alle difficili battaglie \u2013 in primis sulla riforma sanitaria \u2013 che sta combattendo a casa e che possono trasformarlo, a seconda degli esiti, nel pi\u00f9 grande presidente Usa del dopoguerra o, al contrario, in un novello Jimmy Carter.<\/p>\n<p><b>Il contributo dell\u2019Italia<\/b><br \/>Anche all\u2019Unga, l\u2019Italia ha fatto la sua parte per sostenere il presidente americano. La non proliferazione e l\u2019Iran sono temi strettamente interconnessi, perch\u00e9 se l\u2019Iran non risponder\u00e0 adeguatamente alle aperture negoziali di Obama, c\u2019\u00e8 il rischio che la sua intera strategia antiproliferazione vada in fumo. L\u2019Italia, del resto, aveva posto la questione della non proliferazione al centro della sua presidenza del G8 ancor prima che il nuovo presidente americano venisse eletto, grazie a un\u2019importante azione politica e di <i>public diplomacy<\/i>. Dal seminario sulla non proliferazione tenutosi a Washington nel dicembre 2008, al grande evento organizzato ad aprile 2009 sulla <i>Nuclear Threat Initiavive <\/i>(Nti) &#8211; il vero motore dell\u2019azione di Obama sulla non proliferazione &#8211; l\u2019Italia ha utilizzato la presidenza del G8 per portare avanti questi temi in agenda. La dichiarazione sulla non proliferazione adottata all\u2019Aquila &#8211; un documento ad hoc invece di un paragrafo nel documento finale &#8211; era una scommessa ed un rischio che l\u2019Italia ha corso ed ha vinto. Segno che l\u2019Italia continua con seriet\u00e0 a giocare un ruolo importante nelle relazioni internazionali, che si spera le verr\u00e0 riconosciuto quando verr\u00e0 il momento opportuno.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>R. Aliboni: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1251\" target= \"blank\"><b><u> Le sfide della politica di Obama in Medio Oriente<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p> R. Matarazzo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1252\" target= \"blank\"><b><u> L&#8217;impegno in Afghanistan e la conventio ad excludendum contro l&#8217;Italia <\/u><\/b><\/a>  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sessantaquattresima Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Unga) si \u00e8 aperta nel segno di Barack Obama. 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