{"id":12610,"date":"2009-10-01T00:00:00","date_gmt":"2009-09-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-opportunita-dellitalia-nellera-obama\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:44","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:44","slug":"le-opportunita-dellitalia-nellera-obama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/10\/le-opportunita-dellitalia-nellera-obama\/","title":{"rendered":"Le opportunit\u00e0 dell\u2019Italia nell\u2019era Obama"},"content":{"rendered":"<p>Ha fatto bene Stefano Silvestri a sottolineare, nell\u2019ambito dell\u2019interessante dibattito sul ruolo internazionale dell\u2019Italia aperto su questa rivista, che il paese ha indubbiamente \u201ccontribuito con poche altre potenze, per lo pi\u00f9 occidentali\u201d alla creazione dell\u2019attuale sistema internazionale.<\/p>\n<p>Quanto questa qualit\u00e0 di \u201csocio fondatore\u201d possa consentire all&#8217;Italia di confrontarsi su un piano di parit\u00e0 (concetto ben diverso dall&#8217;uguaglianza) con gli attori pi\u00f9 influenti, dipender\u00e0 tuttavia da alcune variabili fondamentali: la vitalit\u00e0 che il suo sistema economico riuscir\u00e0 ad esprimere, la disponibilit\u00e0 ad assumersi la propria quota di responsabilit\u00e0 per la sicurezza internazionale, ma anche e soprattutto la capacit\u00e0 di proporsi come autorevole interprete di quei valori fondamentali per la promozione di una governance internazionale sempre pi\u00f9 democratica.<\/p>\n<p><b>I vantaggi di una media potenza<\/b><br \/>\nFerdinando Salleo ha ricordato che \u201cabbiamo ben visto potenze medio-piccole esercitare grande influenze nel mondo grazie alla forza delle idee che propugnavano e all\u2019abilit\u00e0 della loro diplomazia\u201d. Il caso della Jugoslavia, determinante con Tito nella creazione del movimento dei non allineati e rivelatasi poi instabile e incapace di rimanere coeso, evidenzia non solo la grande importanza che le leadership possono avere per l\u2019affermazione del ruolo in un paese, ma anche la funzionalit\u00e0 che solide idee e elaborazioni strategiche possono avere per dare prospettiva alla sua azione.<\/p>\n<p>L\u2019idea alla base dell\u2019impegno internazionale dell\u2019Italia fin dai primi anni del dopoguerra \u00e8 stata l\u2019universalit\u00e0, invocata da Alcide De Gasperi nella prima discussione alla Camera dei Deputati, l\u201911 marzo 1949, sull\u2019adesione all\u2019Alleanza Atlantica. \u201cSi tratta &#8211; diceva De Gasperi &#8211; di un\u2019integrazione concreta dell\u2019Onu, nel quadro della quale esso [il trattato] pu\u00f2 agire come patto regionale equilibratore; l\u2019Italia vi trova un suo posto, corrispondente al suo spirito universalista e pacifico\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019Alleanza veniva concepita da colui che viene ancora riconosciuto come uno dei padri delle democrazia europea, come un impegno di solidariet\u00e0 in favore della pace e della sicurezza delle parti contraenti, in piena coerenza con quell\u2019Onu, di cui l\u2019Italia non era ancora partecipe, ma delle cui idealit\u00e0 di dominio universale del diritto e della legalit\u00e0 era gi\u00e0 convinta assertrice.<\/p>\n<p><b>Una nuova stagione<\/b><br \/>\nDopo la fine della sbornia imperialista dell\u2019America di Bush, le idee e la visione del mondo avanzate dalla nuova amministrazione americana sembrano riaprire una finestra di opportunit\u00e0 per l\u2019Italia. Le recenti convergenze tra Usa e Russia sull\u2019esigenza di rapporti internazionali sempre pi\u00f9 ispirati al rispetto del diritto internazionale, sono un segno importante della stagione che si sta cercando di aprire.<\/p>\n<p>Nelle recenti dichiarazioni del presidente Obama a Strasburgo, Istanbul e Mosca, \u00e8 riecheggiato quel concetto di interdipendenza che aveva costituito il punto di partenza del <i>new thinking <\/i>di Michail Gorbaciov, poi naufragato con la sua uscita di scena insieme a quella del suo principale interlocutore, George H. Bush.<\/p>\n<p>Sia gli Stati Uniti con Obama che la Federazione Russa con Medvedev sono fortunatamente ritornati ad esprimere la consapevolezza degli imperativi di dialogo e collaborazione imposti dalla sempre pi\u00f9 diffusa interdipendenza globale; ci\u00f2 potrebbe preparare la strada per l\u2019affermazione di quella \u201cstruttura della comunit\u00e0 internazionale che privilegi le regole e le istituzioni rispetto alle alleanze occasionali e ai soli rapporti di forza\u201d indicata da Silvio Fagiolo come un possibile fattore di conferma del rango dell\u2019Italia. Il raggiungimento di questo obiettivo potrebbe rivelarsi coerente con quello che sembra emergere sempre pi\u00f9 come lo <i>Zeitgeist <\/i>di questo tempo, in cui la storia, lungi dall\u2019essere finita, \u00e8 ritornata a condizionare l\u2019agenda delle diplomazie di tutto il mondo, sempre pi\u00f9 costrette a fare i conti con conflitti locali le cui radici affondano in un lontano passato.<\/p>\n<p><b>Il ritorno del wilsonismo<\/b><br \/>\nVi \u00e8 quindi la possibilit\u00e0 di un\u2019ulteriore svolta nelle relazioni internazionali e di un ritorno al \u201cOne World\u201d ipotizzato da Wilson prima e da Roosevelt poi, purtroppo senza risultati duraturi. Memori della lezione di Robert Devine, oggi potremmo essere di fronte ad una terza chance per la realizzazione di quel nuovo ordine internazionale imperniato sulla difesa di un comune interesse e punto di arrivo di un processo che dal <i>national interest <\/i>di ieri riscopra il <i>mutual interest <\/i>evocato nei recenti discorsi di Obama. Un presidente che, ricalcando le orme dell\u2019ultimo Reagan, con tutte le cautele del caso ha riproposto l\u2019obiettivo di un mondo senza armi nucleari. Un traguardo configurato gi\u00e0 nel Trattato di Non Proliferazione (Tnp) del 1968, ma considerato ormai come un\u2019enunciazione retorica, a cui nessuno pensava di poter riferire i vari e faticosi passaggi dei negoziati degli ultimi anni.<\/p>\n<p>Le missioni di <i>peace keeping <\/i>e <i>peace enforcement <\/i> realizzate dall\u2019Italia in Afghanistan, Libano o nei Balcani declinano sul piano pratico esattamente questi principi, invece che considerali astratta retorica. Non \u00e8 un caso che esse siano quelle che pi\u00f9 ampiamente riscuotono il consenso delle popolazioni locali. Al di l\u00e0 dei meriti, pur fondamentali, del personale impegnato, la ragione pi\u00f9 profonda del successo di queste missioni \u00e8 la coerenza con principi ispiratori della politica estera italiana e l\u2019imparziale esecuzione del mandato ricevuto. La capacit\u00e0, in definitiva, di agire in modo percepito positivamente dai fruitori del servizio, \u00e8 anche l\u2019effetto dell\u2019evidente coerenza degli operatori italiani.<\/p>\n<p>Queste possono essere le credenziali per conservare l\u2019autorevolezza di socio fondatore di quella governance globale cui \u00e8 giusto che l\u2019Italia continui a partecipare a pieno titolo .<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>S. Silvestri: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1200\u201d target= \"><b><u> Italia o Italietta, al vertice o media potenza?<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Matarazzo: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1252\" target=\"blank\"><b><u> L&#8217;impegno in Afghanistan e la conventio ad excludendum contro l&#8217;Italia<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>V.E. Parsi: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1218\" target=\"blank\"><b><u>Come evitare un destino da Italietta<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>S. Fagiolo: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1217\" target=\"blank\"><b><u> Identit\u00e0 nazionale e politica estera: un nesso indissolubile <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>F. Salleo: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1223\" target=\"blank\"><b><u>Il pericoloso paradosso del nazionalismo<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Marchetti: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1229\" target=\"blank\"><b><u> Una rinnovata politica estera liberal-democratica<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ha fatto bene Stefano Silvestri a sottolineare, nell\u2019ambito dell\u2019interessante dibattito sul ruolo internazionale dell\u2019Italia aperto su questa rivista, che il paese ha indubbiamente \u201ccontribuito con poche altre potenze, per lo pi\u00f9 occidentali\u201d alla creazione dell\u2019attuale sistema internazionale. 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