{"id":12640,"date":"2009-10-01T00:00:00","date_gmt":"2009-09-30T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-sicurezza-europea-tra-nato-e-ue\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:45","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:45","slug":"la-sicurezza-europea-tra-nato-e-ue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/10\/la-sicurezza-europea-tra-nato-e-ue\/","title":{"rendered":"La sicurezza europea tra Nato e Ue"},"content":{"rendered":"<p>Il tema della \u201csicurezza europea\u201d riaffiora spesso nel dibattito politico e accademico, intrecciandosi  sia agli sviluppi della Ue e della Nato, sia all\u2019evoluzione delle numerose missioni di pace condotte sotto bandiera Ue (le missioni Pesd in corso sono ben 13, quelle gi\u00e0 concluse 12). Sia nel mondo accademico che tra gli addetti ai lavori si dibatte da anni dei limiti del concetto di sicurezza e del suo rapporto con quello di \u201cdifesa\u201d. Questo dibattito \u00e8 conseguenza della crescente percezione di insicurezza delle societ\u00e0 occidentali e dei processi politici e mediatici che tendono a far rientrare sotto la categoria di \u201csicurezza\u201d temi pi\u00f9 vasti, come il cambiamento climatico o le pandemie.  \u201cSecuritization\u201d ed insicurezza si presentano dunque come  aspetti caratterizzanti di societ\u00e0 che la globalizzazione mette in connessione con minacce, come il terrorismo internazionale o i  flussi migratori, dovuti a instabilit\u00e0 regionali e che nascono lontano dai confini  nazionali.<\/p>\n<p>Un interessante contributo a questa riflessione \u00e8 stato offerto dal primo workshop dello <a href= \"http:\/\/www.chathamhouse.org.uk\/files\/14466_0609esdf_wkshp1.pdf\" target= \"blank\"><b><u> European Security and Defence Forum <\/u><\/b><\/a> organizzato da, Chatham House in collaborazione con lo IAI e Finmeccanica. Uno dei passaggi chiave del rapporto evidenzia come il concetto e la politica di sicurezza siano passati dall\u2019affrontare minacce di per s\u00e9 tangibili e facilmente identificabili, come ad esempio l\u2019arsenale nucleare sovietico puntato sul territorio degli alleati, a rischi pi\u00f9 complessi, transnazionali e difficilmente prevedibili, come il terrorismo, la proliferazione di armi di distruzione di massa, la sicurezza energetica e i cyber attacchi. Non \u00e8 un caso che la Strategia europea di sicurezza includa una gamma di minacce  per la sicurezza dell\u2019Ue e dei suoi cittadini, che va ben oltre l\u2019attacco militare convenzionale.<\/p>\n<p>\t<b<Le difficolt\u00e0 di una risposta europea<\/b><br \/>La Ue rappresenta l\u2019altro pilastro del binomio sicurezza-europea. A quasi dieci anni di distanza dalla dichiarazione di Saint-Malo che ha messo in moto la Politica europea di sicurezza e difesa (Pesd), le istituzioni dell\u2019Unione sono diventate per molti governi europei un punto di riferimento per rispondere a crisi regionali non lontane dai confini europei. \u00c8 ormai quasi un luogo comune dire che minacce e rischi globali richiedono una risposta globale. La novit\u00e0 \u00e8 che quattro decadi dopo il fallimento della Comunit\u00e0 Europea di Difesa, e mezzo secolo dopo l\u2019istituzione della Nato, sicurezza e difesa sono entrate nel raggio di azione delle istituzioni dell\u2019Ue. <\/p>\n<p>Certo, un conto \u00e8 affermare che la risposta ai problemi di sicurezza deve essere transnazionale, un altro \u00e8 raggiungere una percezione comune di tali problemi tra i paesi europei, coordinare le strategie nazionali e mettere in campo la volont\u00e0 politica e le risorse necessarie per dare corpo alla \u201crisposta europea\u201d. Anche mettendo da parte il caso traumatico della guerra in Iraq, i paesi membri dell\u2019Ue hanno avuto posizioni divergenti sulle principali questioni di sicurezza venute alla luce negli ultimi anni:  dal riconoscimento dell\u2019indipendenza del Kosovo, all\u2019aggressivit\u00e0 della potenza energetica e militare russa. Tuttavia, quegli stessi paesi membri sono sempre pi\u00f9 impegnati nella faticosa opera di mediazione e coordinamento, che ha fruttato anche importanti assunzioni di responsabilit\u00e0, come nel caso della missione Pesd inviata in Georgia a seguito del cessate il fuoco negoziato dall\u2019allora presidenza di turno francese dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>\t<b>Pragmatismo tra Nato e Pesd<\/b><br \/>Il punto \u00e8 ora capire in base a quali linee guida, e in quali casi, l\u2019Ue possa rivelarsi un mezzo pi\u00f9 efficace della Nato a disposizione dei governi europei per garantire e mantenere la sicurezza europea. Il quadro \u00e8 ulteriormente complicato dal fatto che, come sottolineato anche in un <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/pdf\/Oss_Polinternazionale\/Sicurezza_europea.pdf\" target= \"blank\"><b><u> recente studio dello IAI<\/u><\/b><\/a>, la cooperazione tra Nato e Pesd \u00e8 deficitaria per problemi politici piuttosto che tecnici: un esempio lampante \u00e8 la vertenza tra Turchia e Cipro che causa un veto incrociato da parte dei due paesi (rispettivamente membri della Nato e dell\u2019Ue) alla cooperazione tra le due istituzioni. Anche in quest\u2019ottica la situazione non \u00e8 per\u00f2 cristallizzata, e vi sono positivi segnali di cambiamento. <\/p>\n<p>Il rientro della Francia nel comando integrato dell\u2019Alleanza Atlantica dello scorso marzo, ad esempio, ha segnato un passo in avanti a favore di una maggiore cooperazione tra le due istituzioni di Bruxelles, dando sostanza politica alla rete di accordi organizzativi gi\u00e0 esistenti sulla base degli accordi \u201cBerlin Plus\u201d. Passare da discussioni astratte su quale \u201cdivisione del lavoro\u201d adottare tra le due organizzazioni responsabili per la sicurezza europea, a un pragmatico approccio alle crisi e minacce da affrontare volta per volta, contribuirebbe fortemente ad una efficace politica di sicurezza. Infatti, la rapida evoluzione del contesto strategico internazionale mal si adatta a schemi rigidi e preordinati, che in ogni caso dipendono dalla volont\u00e0 politica dei singoli governi di impegnare (o disimpegnare) risorse umane e materiali in questo o quel teatro di crisi. Inoltre, spesso Nato ed Ue sono impegnate contemporaneamente in teatri come i Balcani o l\u2019Afghanistan, con diversi compiti e risorse, e in questi casi paradossalmente la cooperazione sul terreno funziona meglio di quella strategica tra i palazzi di Bruxelles e delle capitali europee.<\/p>\n<p>\tNei prossimi mesi il quadro della sicurezza europea sar\u00e0 soggetto ad ulteriori, importanti cambiamenti. L\u2019 auspicata ratifica del Trattato di Lisbona e la definizione del nuovo Concetto Strategico Nato rappresentano per Ue e Nato due passaggi obbligati. Al tempo stesso, i Balcani e l\u2019Afghanistan costituiscono i maggiori banchi di prova per la capacit\u00e0 e le ambizioni delle due organizzazioni di provvedere alla sicurezza europea in modo diretto, nelle regioni ancora instabili del Vecchio Continente, o indiretto, l\u00e0 dove minacce transnazionali come il terrorismo hanno origine. La riflessione sulla sicurezza europea, la politica per garantirla e le azioni per realizzarla, dovranno essere dunque all\u2019altezza della sfida che le attende.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>M. Nones: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1231\" target= \"blank\"><b><u>Un passo avanti verso l\u2019integrazione del mercato europeo della difesa <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>S. Silvestri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1103\" target= \"blank\"><b><u>La Nato entra nella terza et\u00e0. Decadenza o rilancio?<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tema della \u201csicurezza europea\u201d riaffiora spesso nel dibattito politico e accademico, intrecciandosi sia agli sviluppi della Ue e della Nato, sia all\u2019evoluzione delle numerose missioni di pace condotte sotto bandiera Ue (le missioni Pesd in corso sono ben 13, quelle gi\u00e0 concluse 12). Sia nel mondo accademico che tra gli addetti ai lavori si [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[100],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12640"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12640"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12640\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":61822,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12640\/revisions\/61822"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12640"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12640"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12640"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}