{"id":12650,"date":"2009-10-02T00:00:00","date_gmt":"2009-10-01T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/le-sanzioni-alliran-e-il-ruolo-chiave-della-russia\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:44","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:44","slug":"le-sanzioni-alliran-e-il-ruolo-chiave-della-russia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/10\/le-sanzioni-alliran-e-il-ruolo-chiave-della-russia\/","title":{"rendered":"Le sanzioni all\u2019Iran e il ruolo chiave della Russia"},"content":{"rendered":"<p>Gli Stati Uniti sembrano avere poca fiducia nella volont\u00e0 dell\u2019Iran di giungere ad un accordo sul programma nucleare. Nonostante lo storico riavvio dei negoziati con il 5+1 (Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia e Stati Uniti pi\u00f9 la Germania) avvenuta il primo ottobre a Ginevra, l\u2019amministrazione Obama sta infatti gi\u00e0 lavorando ad un possibile inasprimento delle sanzioni economiche, in caso di fallimento delle trattative. Durante il recente G20 di Pittsburgh, il presidente Obama ha denunciato con toni particolarmente duri l&#8217;esistenza di un impianto nucleare iraniano segreto, segnalando un mutamento di atteggiamento da parte americana: Washington appare ora molto pi\u00f9 \u201callarmista\u201d e in sintonia con le preoccupazioni israeliane. <\/p>\n<p>Il cambio di approccio era gi\u00e0 parzialmente emerso il 9 settembre, quando alcuni rapporti di intelligence consegnati alla Casa Bianca e le parole dell\u2019ambasciatore americano presso l\u2019Agenzia internazionale per l\u2019energia atomica (Aiea), avevano reso pubblico che la Repubblica islamica disporrebbe della tecnologia e del know-how necessari per produrre una bomba in tempi molto brevi. Queste sortite americane rappresentano una probabile rivalutazione della pericolosit\u00e0 del programma nucleare iraniano, dovuta a nuove informazioni provenienti da recenti operazioni di spionaggio. Secondo diverse fonti, tuttavia, esse vanno anche intese  come un mezzo per aumentare la pressione sugli alleati (in particolare le recalcitranti Cina e Germania, rispettivamente primo e terzo esportatore verso l\u2019Iran) per convincerli ad accettare un pi\u00f9 duro regime di sanzioni economiche contro l\u2019Iran.<\/p>\n<p><b>Il ruolo strategico della Russia <\/b><br \/>L\u2019operazione sembra tuttavia avere poco effetto sul maggiore sponsor internazionale della Repubblica islamica, ovvero la Federazione russa. La non partecipazione russa ridurrebbe sensibilmente l\u2019efficacia di eventuali sanzioni all\u2019Iran. In qualit\u00e0 di membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu e negoziatore in seno al 5+1, la Russia pu\u00f2 bloccare ogni cambiamento al regime delle sanzioni. Inoltre, anche nell\u2019eventualit\u00e0 che gli Stati Uniti riescano a convincere Mosca a non usare il veto di cui dispone, non vi sono garanzie che la Russia mantenga gli impegni assunti.<\/p>\n<p>La Russia \u00e8 un alleato fondamentale per Teheran. Ha fornito il supporto tecnico al programma nucleare a partire dai primi anni novanta, con tecnologie che oggi stanno portando al completamento della prima centrale nucleare a Bushehr. L\u2019Iran ha inoltre acquistato dalla Russia sistemi di difesa anti-aerea ed ha imbastito trattative per l\u2019acquisizione di missili terra-aria che, a detta di esperti militari, renderebbero difficilmente attuabile l\u2019opzione di un attacco lampo americano o israeliano contro i siti sensibili. L\u2019appoggio russo significa anche che l\u2019Iran pu\u00f2 ritenersi relativamente sicuro di mantenere un approvvigionamento di beni primari (carburante in particolare) in caso di restrizioni commerciali.<\/p>\n<p>I recenti sviluppi della situazione politica iraniana hanno inoltre accresciuto il ruolo della Russia nella controversia con l\u2019Iran. Le sanzioni economiche sono diventate infatti uno strumento potenzialmente pi\u00f9 efficace dopo le proteste seguite alle ultime elezioni.  Il peggioramento della situazione economica e il conseguente aumento dello scontento popolare potrebbero indebolire ulteriormente la gi\u00e0 contestatissima leadership iraniana, favorendo l\u2019ascesa di settori meno oltranzisti del regime. Il supporto della Russia alla Repubblica islamica rappresenta dunque un fattore chiave nei rapporti di forza con gli Stati Uniti. Convincere Mosca ad allinearsi ai paesi occidentali \u00e8 dunque una priorit\u00e0 per l\u2019amministrazione Obama, anche se l\u2019esito \u00e8 tutt\u2019altro che scontato.<\/p>\n<p><b>Un legame profondo<\/b><br \/>L\u2019asse tra Teheran e Mosca si fonda su comuni priorit\u00e0 geopolitiche e consolidati rapporti economici. Entrambi i paesi hanno interesse a indebolire i paesi del Caucaso e dell\u2019Asia centrale. Se da un lato la Russia intende continuare a trattare questi paesi come stati-satellite, l\u2019Iran trae beneficio dal mantenimento dello status-quo. Date le complesse dinamiche dei movimenti etnici nella regione, Teheran teme soprattutto che  stati turcofoni a nord dei suoi confini possano far riemergere i movimenti nazionalisti tra la cospicua minoranza azera che ha per molto tempo rappresentato una minaccia alla stabilit\u00e0 dello Shah. Non \u00e8 un caso che l\u2019Iran abbia recentemente acquisito lo status di osservatore nell\u2019Organizzazione di Shangai, il cui obiettivo primario \u00e8 appunto la stabilit\u00e0 e la sicurezza in Asia centrale. Inoltre, il quasi-monopolio del commercio con l\u2019Iran di armi e materiale legato al programma nucleare, rappresenta una cospicua fonte di reddito per gli influenti complessi industriali post-sovietici, che anche un rafforzato Cremlino potrebbe avere difficolt\u00e0 a bloccare.<\/p>\n<p>Gli interessi di Mosca non si limitano a questo. Un Iran isolato significa infatti anche  assenza di investimenti nell\u2019estrazione di petrolio e gas naturale, cos\u00ec come una generale mancanza di capitali e tecnologia per la manutenzione delle infrastrutture esistenti. L\u2019Iran fatica a mettere sul mercato le sue ingenti risorse gasifere e  presto potrebbe diventare  un importatore netto di greggio, nonostante l\u2019International Energy Agency (Iea)  stimi che le sue riserve di petrolio convenzionale siano seconde soltanto a quelle saudite. Questa situazione offre diversi vantaggi alla Russia, che mette cos\u00ec fuori gioco un possibile fattore di indebolimento della sua posizione dominante nell\u2019approvvigionamento europeo di gas. In questo quadro la Russia pu\u00f2 anche arricchirsi grazie agli alti prezzi di un mercato petrolifero in cui l\u2019offerta fatica a tenere il passo con una sempre crescente domanda. Analogamente, il sostegno a una leadership iraniana poco abituata a scendere a compromessi internazionali perpetua la situazione di incertezza circa lo status legale del mar Caspio, rallentando l\u2019esplorazione e l\u2019estrazione di idrocarburi in Asia centrale.<\/p>\n<p><b>Le mosse degli Stati Uniti<\/b><br \/>Alla luce di queste interconnessioni, non sar\u00e0 facile modificare la posizione russa nei confronti dell\u2019Iran. Tuttavia, il \u201creset\u201d nelle relazioni tra Stati Uniti e Russia inaugurato dalla nuova amministrazione  consente di collegare il negoziato con l\u2019Iran a altri dossier cui Mosca \u00e8 particolarmente interessata. Grande rilevanza potrebbe avere, ad esempio, il dietro-front americano sul posizionamento di missili in Europa orientale, anticipato nella missiva \u201csegreta\u201d inviata al Presidente russo Dmitry Medvedev durante le prime settimane della presidenza Obama e ufficializzato il 17 settembre. La reazione russa \u00e8 stata finora  contraddittoria, oscillando tra le posizioni collaborative di Medvedev al G20 di Pittsburgh e l\u2019usuale intransigenza dei settori diplomatici, amplificata dalle dichiarazioni del ministro degli esteri Sergey Lavrov. Questa indecisione potrebbe tuttavia essere letta anche come un segnale positivo, indicativo del fatto che per Mosca il supporto all\u2019Iran potrebbe anche essere negoziabile. Gli Stati Uniti potrebbero infatti avere altre carte da giocare, in particolare sulle questioni dell\u2019Artico e sulle \u201cregole del gioco\u201d in materia di commercio del gas. Ma offrire concessioni in questi altri settori sar\u00e0 pi\u00f9 complesso, visto il coinvolgimento sia del Canada che dell\u2019Europa, importanti alleati degli Usa.<\/p>\n<p>In Iran, coloro che sono pronti a rinunciare al programma nucleare per incentivi economici sono ancora un&#8217;esigua minoranza. Per questo, le prossime tappe del negoziato sono difficili da prevedere e i progressi potrebbero non essere immediati. L\u2019attuale coincidenza tra una debole leadership iraniana e l\u2019apertura di una nuova stagione di dialogo tra Washington e Mosca costituisce  un\u2019opportunit\u00e0. Gli Stati Uniti non possono lasciarsela  scappare se vogliono che le eventuali sanzioni all\u2019Iran possano avere una qualche efficacia.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>R. Alcaro: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1263\" target= \"blank\"><b><u>Obama alla prova del negoziato con l\u2019Iran<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>F. Dani: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1262\" target= \"blank\"><b><u>Perch\u00e9 gli Usa hanno rinunciato allo scudo antimissile in Polonia e Repubblica Ceca<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Aliboni: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1251\" target= \"blank\"><b><u>Le sfide della politica di Obama in Medio Oriente<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli Stati Uniti sembrano avere poca fiducia nella volont\u00e0 dell\u2019Iran di giungere ad un accordo sul programma nucleare. 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