{"id":12670,"date":"2009-10-04T00:00:00","date_gmt":"2009-10-03T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-trattato-di-lisbona-a-un-uomo-dalla-meta\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:43","slug":"il-trattato-di-lisbona-a-un-uomo-dalla-meta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/10\/il-trattato-di-lisbona-a-un-uomo-dalla-meta\/","title":{"rendered":"Il Trattato di Lisbona a un uomo dalla meta"},"content":{"rendered":"<p>Un uomo solo contro il Trattato di Lisbona: dopo il s\u00ec dell\u2019Irlanda, scaturito a larga maggioranza dal referendum del 2 ottobre, il presidente ceco Vaclav Klaus resta l\u2019ultimo vero ostacolo al completamento delle ratifiche e all\u2019entrata in vigore del Trattato. Ancora prima di conoscere il risultato irlandese &#8211;  un s\u00ec pi\u00f9 netto di quanto non lo era stato il no nel giugno 2008 &#8211;  il presidente euroscettico aveva detto alla tv ceca che in nessun caso si sarebbe sentito vincolato ad apporre la sua firma alla ratifica: &#8220;Se gli irlandesi voteranno a favore, non vuol dire che io un minuto dopo firmer\u00f2: prima&#8221;,  aveva concluso,  \u201caspetter\u00f2 la nuova delibera della Corte costituzionale ceca\u201d.<\/p>\n<p><b>La corsa alle nuove cariche<\/b><br \/>Dopo lo sblocco irlandese il presidente polacco Lech Kaczynski, l\u2019altro la cui firma s\u2019\u00e8 fatta finora attendere, potrebbe invece firmare il Trattato di Lisbona nel giro di pochi giorni. La firma del capo dello Stato polacco \u00e8 necessaria per ultimare il processo di ratifica della Polonia, dopo che il parlamento di Varsavia ha espresso il voto positivo sulla ratifica il 1&#730;aprile scorso.<\/p>\n<p>Riserve di Klaus a parte, il s\u00ec dell\u2019Irlanda rappresenta un passo avanti necessario e probabilmente decisivo verso l\u2019entrata in vigore del Trattato di Lisbona. E ha subito innescato manovre politiche e diplomatiche. Da una parte, va rinnovata la Commissione europea, il cui presidente Jos\u00e8 Manuel Barroso \u00e8 stato confermato il mese scorso dal Parlamento europeo, ma molti dei cui commissari sono destinati a essere avvicendati  &#8211; rester\u00e0 al suo posto, per\u00f2, l\u2019italiano Antonio Tajani. Dall\u2019altra, si tratta di designare la nuova figura del presidente del Consiglio europeo (che secondo il Trattato di Lisbona rimarr\u00e0 in carica due anni e mezzo rinnovabili) e dell\u2019Alto rappresentante della  Politica estera e di sicurezza comune (Pesc).<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi d\u00e0 per scontata la prima scelta. La stampa popolare britannica scommette che l\u2019ex premier laburista Tony Blair sar\u00e0 il primo \u2018presidente Ue\u2019 e che sar\u00e0 nominato entro la fine di ottobre: pressioni per una decisione in tempi brevi verrebbero, secondo le fonti citate dai giornali londinesi, dalla presidenza di turno svedese dell\u2019Ue.<\/p>\n<p><b>Il nodo della Corte costituzionale ceca<\/b><br \/>La fretta dovr\u00e0, per\u00f2, essere mitigata: Klaus e la Corte costituzionale ceca hanno i loro tempi. Marted\u00ec 29 settembre, un nuovo ricorso contro il Trattato \u00e8 stato presentato davanti all&#8217;Alta Corte da un gruppo di esponenti liberali. Il presidente della Corte ha ora due settimane di tempo per fare conoscere il proprio parere, mentre la Corte ha tre settimane per annunciare la data della pronuncia, prima della quale sembra  escluso che Klaus firmi.<\/p>\n<p>Lo scorso autunno, la Corte costituzionale aveva espresso un giudizio favorevole, ma parziale sulla costituzionalit\u00e0 del Trattato. Questa volta l&#8217;Alta Corte \u00e8 chiamata a valutare il Trattato nel suo insieme. Uno degli autori dell&#8217;attuale ricorso, il senatore Jiri Oberfalzer, sostiene che la Corte deve stabilire se l&#8217;Ue rimane &#8220;un&#8217;organizzazione internazionale&#8221; o se diventa &#8220;un Superstato&#8221; che limita la sovranit\u00e0 nazionale ceca.Il Trattato \u00e8 stato approvato da entrambi i rami del Parlamento di Praga: a febbraio dalla Camera e a maggio dal Senato.<\/p>\n<p><b>Il sospiro di sollievo dell\u2019Ue<\/b><br \/>In attesa delle nuove prove, l\u2019Unione europea pu\u00f2, intanto, godersi una giornata di festa e tirare un sospiro di sollievo, come emerge da tutte le dichiarazioni che piovono da Bruxelles e dalle capitali: di sollievo, prima ancora che di soddisfazione. Con il referendum di sabato, che ha interessato circa 3,1 milioni di elettori chiamati, in fondo, a decidere per 500 milioni di cittadini europei, l&#8217;Irlanda s\u2019\u00e8 pronunciata per la seconda volta in meno di 16 mesi sul Trattato di Lisbona e, di fatto, sul futuro dell&#8217;Unione Europea.<\/p>\n<p>Se nel giugno del 2008 i no erano stati il 53,4% &#8211; un risultato sorprendente in un Paese che ha tratto indubbi benefici economici e sociali dalla sua partecipazione all\u2019Unione europea &#8211; questa volta il successo dei s\u00ec non \u00e8 mai stato in discussione. A partire dagli exit poll circolati dopo la chiusura dei seggi alle 22.00 locali, fino all\u2019arrivo dei primi risultati inviati dai 43 collegi elettorali al Castello di Dublino, il trend \u00e8 risultato subito chiarissimo: la partecipazione \u00e8 andata oltre il 60% e ha superato di almeno sette punti quella dell\u2019anno scorso.<\/p>\n<p>Per il progetto di integrazione europea, da tempo in stallo, il rischio era elevato: il s\u00ec \u00e8 pesante, ma di per s\u00e9 non \u00e8 sufficiente a rimuovere gli ostacoli che restano sulla via dell\u2019entrata in vigore del Trattato di Lisbona; un no sarebbe stato invece decisivo, perch\u00e9 avrebbe bloccato \u2018sine die\u2019 il Trattato di Lisbona e avrebbe probabilmente aperto crepe nella struttura dell\u2019Ue, compromettendone non solo lo sviluppo, ma la tenuta stessa.<\/p>\n<p>Per convincere i suoi connazionali, il premier irlandese Brian Cowen, questa volta iperattivo nella campagna per il s\u00ec, ha sostenuto che un no avrebbe innescato un&#8217;Europa a due velocit\u00e0. Scenario poco auspicabile per un Paese come l\u2019Irlanda, che si sarebbe \u2018auto-condannato\u2019 a restare nel convoglio pi\u00f9 lento dell\u2019integrazione, magari insieme ai britannici e a molti dei neo-membri dell\u2019ex Europa comunista. Oltre a quello del governo, il Trattato di Lisbona aveva il sostegno di grande aziende &#8211; fra tutte,la Ryanair, i cui aerei esibivano un messaggio \u2018pro s\u00ec\u2019 &#8211; e di tutti i partiti politici maggiori, meno lo Sinn Fein e l&#8217;estrema sinistra.<\/p>\n<p>Ma in Irlanda c&#8217;era da contrastare un forte malcontento, una rabbia quasi palpabile: il no a Lisbona poteva essere un modo, come lo era stato nel 2008, di dire no, pi\u00f9 che all\u2019Europa, al governo e alla paura. Dopo essere stata un fenomeno economico pi\u00f9 che decennale, l&#8217;Irlanda \u00e8 infatti recentemente tornata ad annaspare, travolta dalla crisi internazionale. Il messaggio del fronte del no mescolava gli argomenti: evocava, in caso di vittoria dei si, il sorgere di un governo sovranazionale poco legittimato; enfatizzava una sovranit\u00e0 nazionale conquistata col sangue e ora minacciata dagli eurocrati; annunciava una fantasiosa riduzione della paga oraria (a un euro e 84 centesimi, precisava); sosteneva persino che le nuove leggi europee avrebbero intaccato  la moralit\u00e0 delle ragazze d&#8217;Irlanda.<\/p>\n<p>Il premier Cowen aveva negoziato a Bruxelles garanzie che il Trattato non avrebbe intaccato alcuni settori della sovranit\u00e0 nazionale: neutralit\u00e0 militare, tasse, aborto, ovvero gli spauracchi usati dal fronte del no per vincere la prima volta. Declan Ganley, l&#8217;imprenditore divenuto &#8216;Mr.No&#8217;, sosteneva, per\u00f2, che &#8220;l&#8217;Irlanda non ha nulla da perdere a votare No\u201d e che \u201cquesto Trattato non \u00e8 affatto cambiato da quando lo abbiamo bocciato&#8221;.<\/p>\n<p>Questa volta, per\u00f2, gli irlandesi hanno ascoltato pi\u00f9 Cowen che Ganley. Adesso, l\u2019Europa e il signor Klaus non devono deluderli.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>M. Bothe: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1225\" target= \"blank\"><b><u>Integrazione europea e patriottismo parlamentare<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Matarazzo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1212\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019autunno caldo dell\u2019Ue<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un uomo solo contro il Trattato di Lisbona: dopo il s\u00ec dell\u2019Irlanda, scaturito a larga maggioranza dal referendum del 2 ottobre, il presidente ceco Vaclav Klaus resta l\u2019ultimo vero ostacolo al completamento delle ratifiche e all\u2019entrata in vigore del Trattato. Ancora prima di conoscere il risultato irlandese &#8211; un s\u00ec pi\u00f9 netto di quanto non [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12670"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12670"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12670\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":66982,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12670\/revisions\/66982"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12670"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12670"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12670"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}