{"id":12680,"date":"2009-10-05T00:00:00","date_gmt":"2009-10-04T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/se-la-corte-tedesca-chiede-piu-democrazia-in-europa\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:43","slug":"se-la-corte-tedesca-chiede-piu-democrazia-in-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/10\/se-la-corte-tedesca-chiede-piu-democrazia-in-europa\/","title":{"rendered":"Se la Corte tedesca chiede pi\u00f9 democrazia in Europa"},"content":{"rendered":"<p>In molti ritengono che la recente sentenza della Corte costituzionale tedesca sul Trattato di Lisbona abbia posto limiti e condizioni tali al processo di integrazione, che l\u2019idea di un\u2019Unione sempre pi\u00f9 stretta sia giunta inesorabilmente al capolinea e sia destinata ad un ripiegamento. In realt\u00e0, il dispositivo della sentenza non incide sul diritto dell\u2019Unione. Le novit\u00e0 del Trattato di Lisbona non sono censurate. <\/p>\n<p>La Corte non si oppone  all\u2019ampliamento delle competenze dell\u2019Ue e agli sviluppi istituzionali previsti dal nuovo Trattato. Le sue critiche si indirizzano  al processo decisionale interno, ai rapporti in Germania fra Parlamento e Governo nella conduzione degli affari europei. La Corte tedesca richiede che nei casi di \u2018sviluppo dinamico\u2019 dei Trattati, il Parlamento si pronunci in via preventiva e il Governo non possa scostarsi dalle indicazioni parlamentari. \u00c8 chiaro, dunque, che si tratta di una questione interna, che attiene  all\u2019assetto costituzionale tedesco ed \u00e8 estranea al diritto dell\u2019Unione.<\/p>\n<p><b>Competenze dell\u2019Unione e sovranit\u00e0 nazionale<\/b><br \/>Per quel che riguarda il sistema europeo,  la Corte  riconosce  che le competenze dell\u2019Unione possono raggiungere anche le aree pi\u00f9 tradizionalmente connesse alla sovranit\u00e0 dello Stato. Essa si limita ad esigere che, in queste aree,  gli Stati membri conservino uno \u2018spazio sufficiente\u2019 (\u2018<i>ausreichender Raum<\/i>\u2019) per lo sviluppo di proprie politiche nazionali: uno spazio \u2018sufficiente\u2019, dunque, non esclusivo di concorrenti attribuzioni dell\u2019Unione, specie in fattispecie di rilevanza trasfrontaliera.<\/p>\n<p> In materia militare, l\u2019impiego dell\u2019esercito (<i>Bundeswehr<\/i>) all\u2019estero pu\u00f2 essere autorizzata solo dal Bundestag. Al riguardo la posizione della Corte \u00e8 molto netta. Ma questo non pregiudica la creazione di forze armate e comandi congiunti a livello europeo, come pure un sistema coordinato per l\u2019approvvigionamento degli armamenti. Quanto alle politiche di bilancio, \u00e8 ammessa una tassazione sopranazionale, purch\u00e9 di dimensioni non prevalenti. Anche l\u2019attuazione dello stato sociale deve rimanere un compito primario dello Stato. Ma, di nuovo, questo non impedisce iniziative da parte delle istituzioni europee, anzi lo sviluppo di un\u2019Europa sociale \u00e8 individuato dalla sentenza come un preciso requisito per la partecipazione della Germania al processo di integrazione. Infine, la cultura, la scuola, il sistema di istruzione, il diritto di famiglia, i mezzi di informazione, lo status delle chiese e delle associazioni politiche e religiose: anche in queste aree la Corte tedesca rivendica la responsabilit\u00e0 primaria degli Stati; che peraltro non esclude l\u2019esercizio di competenze concorrenti da parte dell\u2019Unione. <\/p>\n<p>Alla sentenza si rimprovera  una interpretazione riduttiva delle clausole sull\u2019Europa contenute nella Legge fondamentale tedesca (<i>Grundgesetz<\/i>). Alcuni passi della sentenza testimoniano tuttavia una perdurante centralit\u00e0 dell\u2019integrazione europea nel sistema costituzionale tedesco. La partecipazione all\u2019integrazione non \u00e8 rimessa al potere discrezionale degli organi costituzionali tedeschi. Essa costituisce una finalit\u00e0 costituzionalmente non derogabile. La Corte tedesca precisa anche che la qualifica dell\u2019Unione come associazione di Stati non impedisce che ad essa vengano conferiti poteri e funzioni di natura politica. L\u2019Unione non deve essere confinata al settore economico e monetario.<\/p>\n<p><b>Una Ue pi\u00f9 democratica<\/b><br \/>La sentenza non trasforma dunque la Germania da paese costituzionalmente amico (\u201c<i>freundlich<\/i>\u201d) a paese costituzionalmente nemico (\u201c<i>feindlich<\/i>\u201d) dell\u2019Europa. Il messaggio che se ne trae, sembra  diverso: non \u00e8 l\u2019integrazione europea ad essere  giunta al capolinea; \u00e8 piuttosto un certo modo di realizzarla che viene messo in dubbio.<\/p>\n<p>L\u2019Europa degli esecutivi, del metodo diplomatico, della concertazione, dei tecnici e delle \u00e9lites, non pare pi\u00f9 sufficiente. Le si devono riconoscere grandi meriti: ha consentito all\u2019Unione di darsi un mercato interno e una moneta unica; pu\u00f2 produrre altri frutti di carattere funzionale e settoriale, che vanno comunque perseguiti. Ma per portare avanti disegni pi\u00f9 ambiziosi di unione politica, per affrontare i problemi che toccano pi\u00f9 da vicino i cittadini, per dare all\u2019Europa la capacit\u00e0 di farsi sentire nell\u2019arena mondiale, forse anche per difendere l\u2019unione economica e monetaria in essere, \u00e8 necessario un salto di qualit\u00e0 in chiave democratica. Occorre coinvolgere l\u2019opinione pubblica, sviluppare partiti europei, individuare istituzioni e leader politicamente responsabili: in altre parole, creare uno spazio europeo che \u00e8 ancora carente. E se non tutti gli Stati membri e i loro cittadini fossero pronti a questo passo, sar\u00e0 inevitabile procedere a pi\u00f9 velocit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli sviluppi in corso sono indispensabili e urgenti. Lo confermano la decrescente partecipazione alle elezioni del Parlamento europeo, le bocciature referendarie dei trattati, la mancanza di forti iniziative europee di fronte a problemi scottanti come la crisi economica mondiale, l\u2019immigrazione, l\u2019energia. Dalla Corte tedesca, dalla sua puntigliosa difesa dei parlamenti e dei valori costituzionali nazionali, mi sembra che venga un segnale nella medesima direzione:  non tanto il blocco di ulteriori progressi dell\u2019integrazione europea, ma piuttosto l\u2019esigenza di un metodo  pienamente democratico per realizzarli.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Il <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?id=1247\" target= \"blank\"><b><u>testo completo dell\u2019articolo<\/u><\/b><\/a> \u00e8  disponibile su Astrid Rassegna n.16\/2009 del 18 settembre 2009.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>M. Bothe: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1225\" target= \"blank\"><b><u>Integrazione europea e patriottismo parlamentare<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>Luicia Serena Rossi: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1206\" target= \"blank\"><b><u>Integrazione europea al capolinea?<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>Cesare Merlini: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1204\" target= \"blank\"><b><u>La camicia di forza della Corte Costituzionale tedesca<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>Ettore Greco: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1093\" target= \"blank\"><b><u> L\u2019anello mancante della democrazia europea<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In molti ritengono che la recente sentenza della Corte costituzionale tedesca sul Trattato di Lisbona abbia posto limiti e condizioni tali al processo di integrazione, che l\u2019idea di un\u2019Unione sempre pi\u00f9 stretta sia giunta inesorabilmente al capolinea e sia destinata ad un ripiegamento. 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