{"id":1270,"date":"2006-05-17T00:00:00","date_gmt":"2006-05-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-rapporto-italia-usa-deve-passare-per-leuropa\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:30","slug":"il-rapporto-italia-usa-deve-passare-per-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/05\/il-rapporto-italia-usa-deve-passare-per-leuropa\/","title":{"rendered":"Il rapporto Italia-Usa deve passare per l\u2019Europa"},"content":{"rendered":"<p>Storicamente, il rapporto dell\u2019Italia con gli Stati Uniti \u00e8 stato visto e vissuto come chiave essenziale della legittimazione delle nostre classi dirigenti. Con la fine della guerra fredda, questo assioma non \u00e8 pi\u00f9 vero, n\u00e9 in Italia n\u00e9 nel resto d\u2019Europa. Si potrebbe anzi argomentare \u2013 guardando agli effetti \u201cdomestici \u201c della crisi transatlantica del 2003 &#8211; che la scelta di un rapporto privilegiato con l\u2019amministrazione Bush sull\u2019Iraq ha pi\u00f9 penalizzato che avvantaggiato le leadership europee filo-atlantiche. Dopo tutto, a tre anni dalla famosa spaccatura fra \u201cvecchia\u201d e \u201cnuova\u201d Europa, Aznar e Berlusconi hanno perso il governo mentre Blair \u00e8 in chiara difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Ma una lettura del genere sarebbe forzata: anche il co-protagonista della \u201cvecchia\u201d Europa \u00e8 nel frattempo uscito di scena (Schroeder, che pure aveva vinto le elezioni del 2002 su una piattaforma pacifista) mentre la sua anima ispiratrice &#8211; il duo Chirac\/de Villepin &#8211; vive tempi difficilissimi.<\/p>\n<p><b>Il metodo Merkel<\/b>Guardando in modo pi\u00f9 distaccato al ciclo elettorale europeo degli ultimi tre anni, le conclusioni possibili devono essere altre. La prima \u00e8 che il rapporto con Washington diventa rilevante, ai fini interni, solo in casi di ricorso controverso alla forza: da questo punto di vista, il potere lacerante dell\u2019Iraq \u00e8 pi\u00f9 o meno esaurito mentre \u00e8 sull\u2019Iran che potrebbe aprirsi una nuova crisi transatlantica. Seconda conclusione possibile: se un rapporto solido con gli Stati Uniti non \u00e8 pi\u00f9 indispensabile per vincere le elezioni, resta necessario per governare con successo. Interessi economici e rapporti di sicurezza ne fanno un ingrediente indispensabile di una politica estera che funzioni. \u00c8 quella che potremmo gi\u00e0 definire la \u201cformula\u201d di Angela Merkel. E che dovrebbe diventare, con una serie di aggiustamenti nazionali, anche la formula del nuovo governo italiano.<\/p>\n<p>Esiste un metodo Merkel nei rapporti con gli Stati Uniti? Se guardiamo a questi primi mesi, verrebbe da rispondere di s\u00ec. \u00c8 un metodo fondato su una premessa e quattro punti. La premessa \u00e8 che nessuna posizione sar\u00e0 credibile senza avere sgombrato il campo \u2013 cosa che il cancelliere tedesco ha fatto subito \u2013 da una specie di grande equivoco: non \u00e8 vero che europeismo e atlantismo siano diventati incompatibili. Ogni volta che un grande paese europeo assume una posizione del genere, \u00e8 l\u2019Unione europea nel suo insieme a diventare debole o inesistente, come appunto \u00e8 accaduto nel 2003. Lo stesso vale, d\u2019altra parte, per gli Stati Uniti: ogni volta che l\u2019America ha ritenuto di potere spaccare o marginalizzare l\u2019Europa, Washington ha perso appoggi diplomatici fondamentali.<\/p>\n<p>Se la premessa \u00e8 che la tradizione resta valida \u2013 fa parte della migliore tradizione delle politiche estere di Italia e Germania cercare di combinare europeismo e atlantismo \u2013 ci\u00f2 non esclude necessari aggiornamenti. Vediamone i quattro punti, adattati al caso italiano.<\/p>\n<p><b>Primo punto.<\/b> Gli europei hanno potere contrattuale, nelle relazioni con Washington, solo quando i Grandi procedono uniti, tirandosi dietro l\u2019Ue. Qui, il problema dell\u2019Italia \u00e8 chiaramente quello posto dalla trattativa con l\u2019Iran: un formato negoziale che ci esclude. Dal punto di vista italiano, \u00e8 probabilmente illusorio pensare di potere rientrare nel gruppo dei Tre (UE-3). Meglio puntare su un ruolo accresciuto del G-8, nel meccanismo di incentivi e disincentivi economici rivolti a Teheran; e sulla sopravvivenza della NATO come foro e strumento di sicurezza.<\/p>\n<p><b>Secondo punto.<\/b> Un buon rapporto con gli Stati Uniti non significa un rapporto passivo o subalterno quanto a posizioni negoziali. Di nuovo nel caso dell\u2019Iran, la Germania ha cercato di mediare fra Stati Uniti e Russia, con una proposta negoziale che l\u2019Italia avrebbe interesse a rafforzare e che include la prospettiva di rapporti diretti fra Washington e Teheran. Sul fronte delle relazioni con Mosca, il metodo Merkel conduce a riequilibrare l\u2019eccesso di vicinanza tenuto da Schroeder; ma anche a smussare le punte polemiche di Washington, nel tentativo di salvaguardare gli interessi di sicurezza europei, anzitutto in campo energetico. Sul delicato nodo di Hamas, la posizione di compromesso appena immaginata a New York \u2013 un meccanismo internazionale che permetta aiuti diretti \u2013 consente di non drammatizzare la distanza con gli Stati Uniti. Nell\u2019insieme, \u00e8 una qualcosa di simile a una divisione del lavoro.<\/p>\n<p><b>Terzo punto.<\/b> La crisi transatlantica del 2003 va lasciata alle spalle: guardando al fronte mediorientale, sia Parigi che Berlino sono interessati a salvare il salvabile in Iraq, mentre agiscono di conserva con Washington sul fronte libanese e iraniano. Per l\u2019Italia, questo significa gestire il ritiro nel modo migliore possibile (all\u2019olandese, pi\u00f9 che alla spagnola) e insieme tentare di \u201ceuropeizzare\u201d il resto della politica medio-orientale. Deve essere escluso che il ritiro dall\u2019Iraq sia solo il primo passo di un disimpegno italiano dalle missioni internazionali: sarebbe un auto-isolazionismo suicida, condito da una buona dose di velleitarismo sul \u201cruolo civile\u201d dell\u2019Italia nel mondo. Se rinunciasse al prestigio conquistato nelle missioni internazionali, e con sacrifici di vite umane, l\u2019Italia perderebbe credito: nel sistema ONU, in Europa e nella NATO. Condizione di un approccio europeo agli scenari mediorientali, \u00e8 anche un\u2019apertura intelligente a Israele. La politica unilaterale di Tel Aviv va capita nelle sue motivazioni di sicurezza, piuttosto che demonizzata. Per almeno una fase, si tratter\u00e0 di \u201cconflict management\u201d, piuttosto che \u201cconflict resolution\u201d: l\u2019impegno europeo deve contribuire a fare in modo che la prima tappa favorisca, invece di precludere, la seconda.<\/p>\n<p><b>Quarto punto.<\/b> Tutto questo non impedisce di esprimere le divergenze esistenti e future: le parole di Angela Merkel su Guantanamo, in occasione della prima visita a Bush, restano una indicazione in questo senso. Ma \u00e8 un punto che vale solo in quanto valgano gli altri. \u00c8 solo all\u2019interno di un rapporto di fiducia che le critiche diventano costruttive, non distruttive.<\/p>\n<p><b>Una strategia globale.<\/b>Sono punti schematici ma da cui trarre una conclusione, perlomeno di atteggiamento: cessiamo di preoccuparci del problema degli Stati Uniti in chiave di politica interna (o, peggio, interna alla sinistra); cominciamo a preoccuparci del rapporto transatlantico quale parte della strategia internazionale di un paese, il nostro, che come la Germania ha un interesse essenziale a impedire che l\u2019Europa si divida proprio sul tema della relazione con gli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Venendo da sponde opposte, rispetto alla rottura del 2003, Italia e Germania hanno interesse a convergere su una traiettoria simile: rapporto di fiducia con Washington; convinzione che coesione europea e rapporti transatlantici siano complementari; tentativi di proporre soluzioni negoziali. Il governo Berlusconi ha giocato tutto sul primo punto; ma sacrificando i secondi due. Il governo Prodi pu\u00f2 promuovere i due ultimi punti, ma non deve perdere il primo. Un aiuto verr\u00e0 dal clima generale dei rapporti Europa-Usa, migliore che nel 2003; ma esistono rischi \u2013 la gestione del braccio di ferro con l\u2019Iran, anzitutto \u2013 che potrebbero fare precipitare una nuova crisi transatlantica. Il ghiaccio \u00e8 sottile; all\u2019Italia non conviene affatto che si rompa.<\/p>\n<p>Marta Dass\u00f9 \u00e8 direttore della rivista Aspenia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Storicamente, il rapporto dell\u2019Italia con gli Stati Uniti \u00e8 stato visto e vissuto come chiave essenziale della legittimazione delle nostre classi dirigenti. Con la fine della guerra fredda, questo assioma non \u00e8 pi\u00f9 vero, n\u00e9 in Italia n\u00e9 nel resto d\u2019Europa. Si potrebbe anzi argomentare \u2013 guardando agli effetti \u201cdomestici \u201c della crisi transatlantica del [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1270"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1270"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1270\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":67093,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1270\/revisions\/67093"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1270"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1270"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1270"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}