{"id":12720,"date":"2009-10-08T00:00:00","date_gmt":"2009-10-07T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/se-tra-etiopia-e-eritrea-non-scoppia-la-pace\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:43","slug":"se-tra-etiopia-e-eritrea-non-scoppia-la-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/10\/se-tra-etiopia-e-eritrea-non-scoppia-la-pace\/","title":{"rendered":"Se tra Etiopia e Eritrea non scoppia la pace"},"content":{"rendered":"<p>A  pi\u00f9 di un anno dal ritiro della missione delle Nazioni Unite dispiegata lungo il confine tra Eritrea e Etiopia, i rapporti tra i due paesi rimangono molto difficili. La recente emanazione, il 17 agosto scorso, di due lodi arbitrali definitivi sulla riparazione dei danni causati nel corso della guerra del 1998-2000, potrebbe tornare ad incendiare la situazione. I lodi sono stati emanati dalla <i>Eritrea-Ethiopia Claims Commission<\/i>, istituita dall\u2019accordo di pace del 2000 insieme con la Commissione confinaria. <\/p>\n<p><b>Una crisi complessa<\/b><br \/>A differenza di altre crisi internazionali in cui sono intervenute le Nazioni Unite, quella tra Eritrea ed Etiopia \u00e8 stata caratterizzata da una scarsa collaborazione \u2013 quando non da una espressa contrapposizione \u2013  tra i due paesi, che ha costantemente messo a repentaglio i risultati faticosamente raggiunti dalla diplomazia internazionale. Non a caso, il lodo sulla delimitazione del confine emanato sette anni e mezzo fa dalla <i>Eritrea-Ethiopia Boundary Commission<\/i>, favorevole all\u2019Eritrea ma respinto dall\u2019Etiopia, fino ad oggi \u00e8 rimasto lettera morta. Del tutto carente \u00e8 risultata, inoltre, la collaborazione tra Nazioni Unite e l\u2019Organizzazione per l\u2019Unit\u00e0 Africana (oggi Unione Africana), anche perch\u00e9 quest&#8217;ultima ha scelto di non svolgere un ruolo di alto profilo in questo specifico conflitto,  per ragioni di carattere diplomatico e organizzativo. <\/p>\n<p> Pi\u00f9 vitale si \u00e8 rivelato il meccanismo di regolamento delle pretese risarcitorie dei due stati in merito alla responsabilit\u00e0 per violazione del diritto internazionale umanitario, del diritto diplomatico e della disciplina dell\u2019uso della forza. L\u2019accertamento della responsabilit\u00e0 statale ha un effetto diretto sull\u2019immagine dello stato e ne mette in evidenza il ruolo, sia nei confronti dei propri organi, sia degli altri membri della comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>A partire dal luglio 2003, la <i>Claims Commission <\/i>ha emanato un nutrito numero di decisioni sui ricorsi presentati dalle due parti relativamente a una variet\u00e0 di argomenti: dal trattamento e scambio dei prigionieri di guerra al bombardamento aereo, dal trattamento dei civili all\u2019occupazione bellica, dalle questioni di diritto diplomatico alla disciplina dei rapporti economici <i>durante bello <\/i>(ivi compreso il trattamento della propriet\u00e0 pubblica e privata). Decisioni  destinate a influire sull\u2019interpretazione e, forse, anche sullo sviluppo di numerosi aspetti del diritto internazionale, in particolare del diritto internazionale umanitario dei conflitti armati.<\/p>\n<p><b>Colpe e meriti<\/b><br \/>Questa ricca giurisprudenza \u00e8 stata esaminata in chiave critica nell\u2019ambito di una ricerca realizzata dall\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano e dalla Scuola Superiore Sant\u2019Anna di Pisa, i cui risultati sono contenuti nel volume <i>The 1998-2000 War Between Eritrea and Ethiopia. An International Legal Perspectiv<\/i>e, a cura di Andrea de Guttry, Harry Post e Gabriella Venturini (Tmc Asser Press\/Cambridge University Press, 2009) presentato recentemente allo IAI alla presenza degli autori. <\/p>\n<p>La ricerca ha preso in esame i considerevoli elementi di novit\u00e0 sullo stato e lo sviluppo del diritto internazionale in relazione ad un ampio ventaglio di questioni rispetto alle quali, finora, la discussione e l\u2019esame nella letteratura accademica erano state piuttosto limitate. La <i>Claims Commission <\/i>ha privilegiato la rapidit\u00e0 nella valutazione della responsabilit\u00e0 degli Stati, rispetto all\u2019analisi degli elementi della responsabilit\u00e0 stessa. Ne \u00e8 risultata una giurisprudenza discontinua, in alcuni casi restrittiva, in altri favorevole a un\u2019ampia tutela delle vittime. Richiedendo che le violazioni fossero frequenti, gravi e diffuse per dare luogo a risarcimento, la Commissione non ha contribuito allo sviluppo della responsabilit\u00e0 internazionale per violazione del diritto umanitario dei conflitti armati. Inoltre, la Commissione ha fornito un\u2019interpretazione assai ampia della nozione di \u201cobiettivo militare\u201d, che di fatto consente un\u2019eccessiva discrezionalit\u00e0 ai belligeranti; del tutto insufficiente \u00e8 stata la considerazione della prassi internazionale a sostegno di tale interpretazione. <\/p>\n<p>D\u2019altra parte, diversi sono gli aspetti positivi della giurisprudenza della <i>Claims Commission<\/i>. Anzitutto, \u00e8 significativo il fatto che controversie relative a violazioni del diritto internazionale umanitario siano state sottoposte al giudizio di un organo arbitrale internazionale, il che non \u00e8 affatto frequente nella prassi. Inoltre, la Commissione ha affermato la natura consuetudinaria di diverse disposizioni del primo Protocollo del 1977, aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 1949, contribuendo cos\u00ec all\u2019interpretazione e allo sviluppo progressivo del diritto internazionale umanitario. Infine, la consapevolezza che le azioni degli organi militari possono essere sottoposte al giudizio di un organo arbitrale internazionale potr\u00e0 indurre gli Stati a rispettare e far rispettare i precetti del diritto dei conflitti armati, attraverso un addestramento pi\u00f9 accurato e una pi\u00f9 efficace disciplina delle proprie forze armate.<\/p>\n<p><b>Uso della forza e legittima difesa<\/b><br \/>Nel volume sul conflitto  fra Eritrea ed Etiopia in una prospettiva giuridica internazionale, \u00e8 inoltre analizzata approfonditamente l\u2019importante decisione della <i>Claims Commission <\/i>del 19 dicembre 2005, che ha attribuito all\u2019Eritrea la responsabilit\u00e0 della violazione del divieto di minaccia e di uso della forza in virt\u00f9 dell\u2019attacco armato sferrato nei confronti dell\u2019Etiopia nel 1998. Tale decisione, peraltro, presenta una scarsa articolazione rispetto alla definizione di \u201cattacco armato\u201d e alla nozione di legittima difesa nel diritto internazionale vigente. In particolare, la Commissione non ha menzionato i requisiti di necessit\u00e0, proporzionalit\u00e0 e immediatezza della legittima difesa, limitandosi ad accertare che l\u2019Eritrea non aveva subito un attacco armato da parte dell\u2019Etiopia n\u00e9 aveva notificato al Consiglio di sicurezza un\u2019azione di risposta in legittima difesa. Pertanto, la decisione della Commissione non apporta notevoli elementi di approfondimento della disciplina internazionale dell\u2019uso della forza.<\/p>\n<p>Proprio in virt\u00f9 di questa decisione, peraltro, i lodi del 17 agosto 2009 risultano sbilanciati a favore dell\u2019Etiopia, la quale si \u00e8 vista riconoscere 174 milioni di dollari dei quali approssimativamente la met\u00e0 sono attribuibili alle conseguenze della violazione del divieto dell\u2019uso della forza da parte dell\u2019Eritrea; 161.500 milioni di dollari sono invece stati riconosciuti all\u2019Eritrea, per le sole violazioni del diritto dei conflitti armati e del diritto diplomatico compiute dall\u2019Etiopia. Nella presente situazione, a causa dell\u2019opposizione dell\u2019Etiopia, il confine non ha potuto essere effettivamente demarcato in conformit\u00e0 con la decisione della <i>Boundary Commission <\/i>del 2002, che ha assegnato all\u2019Eritrea l\u2019area nella quale si \u00e8 verificato l\u2019attacco iniziale contro l\u2019Etiopia, a causa del quale l\u2019Eritrea \u00e8 stata condannata al risarcimento dei maggiori danni. Nonostante l\u2019appello alla buona fede delle due parti, espresso dalla <i>Claims Commission<\/i>, sembra difficile prevedere una celere esecuzione dei due lodi del 17 agosto.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>S. Cera: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1249\" target= \"blank\"><b><u>Luce alla fine del tunnel in Darfur? <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Fabiani: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1237\" target= \"blank\"><b><u>Al-Qaeda in Nord Africa fra propaganda e realt\u00e0<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A pi\u00f9 di un anno dal ritiro della missione delle Nazioni Unite dispiegata lungo il confine tra Eritrea e Etiopia, i rapporti tra i due paesi rimangono molto difficili. 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