{"id":12730,"date":"2009-10-12T00:00:00","date_gmt":"2009-10-11T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/una-voce-unica-delleuropa-nel-fondo-monetario-internazionale\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:42","slug":"una-voce-unica-delleuropa-nel-fondo-monetario-internazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/10\/una-voce-unica-delleuropa-nel-fondo-monetario-internazionale\/","title":{"rendered":"Una voce unica dell\u2019Europa nel Fondo monetario internazionale"},"content":{"rendered":"<p>Il recente vertice del G20 di Pittsburgh ha segnato formalmente, quantomeno nelle dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti, il passaggio dall\u2019era del G8 \u2013 gruppo informale delle principali potenze economiche, sorto negli anni \u201970 su iniziativa degli Stati Uniti per fronteggiare una crisi del Fondo monetario internazionale (Fmi) \u2013 a quella del G20, una formula inaugurata a Berlino nel 1999, che riunisce accanto ai membri del G8 ulteriori 11 Stati dei vari continenti (Brasile, India, Cina, Messico, Argentina, Corea del Sud, Indonesia, Arabia Saudita, Turchia, Australia, Sud Africa) e l\u2019Ue.<\/p>\n<p> <b>Vari scenari<\/b><br \/>Malgrado l\u2019elevato grado di credibilit\u00e0 e l\u2019indubbia maggiore \u201clegittimazione\u201d di questo raggruppamento rispetto al pi\u00f9 ristretto G7\/G8 (l\u2019insieme di tali Paesi rappresenta i 2\/3 del commercio mondiale e oltre il 90% del Pil mondiale), \u00e8 presto per dire se quella del G20 si consolider\u00e0 come formula di concertazione informale e di supporto all\u2019azione delle istituzioni finanziarie internazionali tendenzialmente esclusiva, o se il  G7, club di paesi donatori, continuer\u00e0 a sussistere com\u2019\u00e8 stato dichiarato nel recente vertice di Istanbul. Occorrer\u00e0 poi verificare l\u2019adeguatezza di un\u2019altra possibile variante, costituita da una concertazione ristretta a quattro grandi attori (Usa, Cina, Giappone e Unione europea), a contorno dell\u2019asse preferenziale Cina-Usa.<\/p>\n<p>In ognuno di questi nuovi scenari, si prefigura una  voce unica per l\u2019Unione europea che gi\u00e0 partecipa, attraverso la Commissione, al <i>Financial Stability Board<\/i>, l\u2019organismo recentemente istituzionalizzato ed allargato alla partecipazione dei paesi del G20 pi\u00f9 la Spagna, destinato a coordinare il Fmi nell\u2019attivit\u00e0 di sorveglianza.<\/p>\n<p>   <b>Verso una rappresentanza unica dell\u2019Ue?<\/b><br \/>Parallelamente, si discute da qualche tempo dell\u2019opportunit\u00e0 di realizzare una rappresentanza unica europea nei fori istituzionali di concertazione, il Fmi e la Banca mondiale. La questione \u00e8 stata sollevata con sempre maggiore insistenza a proposito della necessit\u00e0 di procedere ad una riallocazione delle quote di partecipazione degli Stati membri, per dare maggiore visibilit\u00e0 alle potenze economico-finanziarie emergenti. Tale trasferimento di quote dai Paesi industrializzati ai Paesi in via di sviluppo (Pvs), gi\u00e0 deciso nella misura di un iniziale 5% nella riunione del Fmi a Istanbul, comporter\u00e0 necessariamente un ridimensionamento delle quote detenute dai Paesi europei. <\/p>\n<p>Nell\u2019organo di governo del Fondo, l\u2019<i>Executive Board <\/i>composto da 24 direttori esecutivi in rappresentanza dei 185 Stati parti,  i 27 paesi Ue figurano attualmente in ordine sparso e con peso diverso. Tre paesi europei, Francia, Germania e Gran Bretagna nominano ciascuno un direttore esecutivo che li rappresenta; gli altri membri dell\u2019Ue sono riuniti in <i>constituencies<\/i>, raggruppanti paesi non esclusivamente europei, delle quali a volte sono a capo (com\u2019\u00e8 il caso dell\u2019Italia) e che esprimono ciascuna un direttore esecutivo. Complessivamente, oggi i paesi dell\u2019Ue nel loro insieme detengono la pi\u00f9 alta quota di voti nel Fondo. <\/p>\n<p>A questo nominale peso di voto (circa il 32% effettivo dei voti complessivi del Fondo a fronte di poco pi\u00f9 del 17% degli Stati Uniti) non corrisponde, per\u00f2, un effettivo potere politico di indirizzo dell\u2019Europa nell\u2019attivit\u00e0 del Fondo. Questa debolezza del ruolo europeo \u00e8 data dal frazionamento della partecipazione e dalla diversit\u00e0 di interessi degli Stati europei in relazione all\u2019attivit\u00e0 del Fondo; pesa  anche l\u2019oggettiva difficolt\u00e0 di realizzare rapidamente, nelle sedi istituzionali, il coordinamento necessario per l\u2019elaborazione di una posizione comune, nonostante l\u2019istituzione di una specifica struttura di coordinamento permanente con il Fmi \u2013 lo Scimf \u2013  conseguente all\u2019accordo raggiunto nel Consiglio europeo di Vienna del 1998.<\/p>\n<p><b>Opzioni per la rappresentanza unica europea<\/b><br \/>Sul piano tecnico-procedurale, la rappresentanza unitaria dei paesi europei nel Fondo monetario potrebbe realizzarsi in varie forme. Prevedendo, per esempio, il raggruppamento degli Stati europei in un\u2019unica circoscrizione che esprima nel Board un solo direttore esecutivo europeo, rappresentante una percentuale di voti corrispondente alla somma delle quote dei singoli Stati europei o anche, seguendo la via percorsa per la partecipazione ad altre organizzazioni internazionali quali la Food and Agricolture Organization (Fao) o l\u2019Organizzazione mondiale del commercio (Omc), attraverso un\u2019adesione formale dell\u2019Unione al Fondo, previa modifica dell\u2019atto istitutivo che attualmente limita la <i>membership <\/i>agli Stati. In entrambe le ipotesi, si verificherebbe un significativo ridimensionamento del potere di voto complessivo dei Paesi europei, quanto meno corrispondente all\u2019eliminazione, nelle quote attualmente detenute, della percentuale relativa al commercio infracomunitario. Tale ridimensionamento comporterebbe la \u201cliberazione\u201d di alcune quote che potrebbero essere allocate a paesi, come la Cina, attualmente assai sottorappresentati nel Fondo.<\/p>\n<p>Paradossalmente, per\u00f2, il ridimensionamento del potere di voto conseguente all\u2019istituzione di una rappresentanza unitaria, comunque attuata, si tradurrebbe in un maggior peso effettivo dell\u2019Europa nel processo decisionale interno al Fondo. Ove pure, com\u2019\u00e8 prevedibile, potesse contare solo una quota pari ad un effettivo 17-18% dei voti complessivi del Fondo, a fronte dell\u2019attuale 32% detenuto dall\u2019insieme dei paesi europei individualmente rappresentati, l\u2019Europa ad una sola voce avrebbe infatti, come oggi gli Stati Uniti, un sostanziale potere di veto su qualunque delibera del Fondo che richiedesse, per esempio, una maggioranza dell\u201985% dei voti. Un ridimensionamento della sovrarappresentanza dei paesi europei gioverebbe peraltro, come si \u00e8 detto, all\u2019equilibrio complessivo della governance del Fondo, influendo positivamente sulla credibilit\u00e0 delle scelte e sull\u2019efficacia dell\u2019attivit\u00e0 dell\u2019istituzione, in particolare, dell\u2019attivit\u00e0 di sorveglianza.<\/p>\n<p><b>Le lacune della governance interna dell\u2019Ue<\/b><br \/>Malgrado gi\u00e0 da qualche tempo i governi europei si dicano determinati a rafforzare il ruolo dell\u2019Europa in tutti i fori di concertazione economico-finanziaria, formali ed informali,  e all\u2019istituzione in questa prospettiva di una rappresentanza unitaria negli organismi finanziari internazionali, obiettivo anche recentemente dichiarato dal Ministro Tremonti, non \u00e8 verosimile che questo processo possa prodursi nel breve periodo. Le difficolt\u00e0 non sono di natura esterna, quanto piuttosto legate agli squilibri interni della governance europea e alla diversit\u00e0 degli interessi nazionali in gioco. I paesi terzi, Stati Uniti, Giappone, ma anche i paesi emergenti, saluterebbero con sollievo, per quel che si \u00e8 detto, il fatto che l\u2019Europa parli con una sola voce nel Fondo monetario, ma anche nei raggruppamenti economico-finanziari informali. Peraltro, in una dimensione globale, lo spostamento del potere economico dai paesi ritenuti tradizionalmente pi\u00f9 forti &#8211; i componenti originari del G7 &#8211; alle potenze economiche emergenti, ridimensiona fortemente il ruolo delle medie potenze, quali sono in gran parte i paesi europei, i quali potrebbero giocare, insieme, un ruolo assai pi\u00f9 significativo.<\/p>\n<p>L\u2019allargamento dell\u2019area euro e il peso progressivamente crescente dell\u2019euro come valuta chiave negli scambi, ma anche come valuta di riserva accanto, seppure non in alternativa, al dollaro, esige d\u2019altro canto la definizione di una politica europea monetaria e finanziaria effettivamente comune. Le difficolt\u00e0 di definire una posizione unitaria, qual \u00e8 quella che l\u2019Unione riesce sostanzialmente ad esprimere nei negoziati commerciali, derivano dal fatto che nel settore considerato non c\u2019\u00e8 stato un compiuto trasferimento di competenze sovrane in favore dell\u2019Unione (la politica fiscale rimane, per esempio, competenza dei singoli Stati membri).<\/p>\n<p>Tale circostanza si traduce in quella che \u00e8 stata definita la \u201c<i>dysfunctional governance<\/i>\u201d europea, cio\u00e8 l\u2019inefficienza del meccanismo decisionale interno conseguente al fatto che la responsabilit\u00e0 delle politiche rilevanti nelle relazioni macroeconomiche internazionali &#8211; fiscale, monetaria, della concorrenza, della regolazione dei mercati finanziari &#8211; \u00e8 ripartita tra gli Stati membri e l\u2019Unione e tra organi diversi dell\u2019Unione medesima. L\u2019auspicabile superamento di questo frazionamento di centri decisionali, che il Trattato di Lisbona non contribuisce a realizzare, \u00e8 ostacolato verosimilmente dalla resistenza dei Paesi europei che godono oggi di una maggiore visibilit\u00e0 nei fori internazionali, quale retaggio dell\u2019ordine mondiale definito a Bretton Woods, a ridimensionarsi nell\u2019ambito di forme unitarie e tendenzialmente paritarie di partecipazione. Sarebbe tuttavia assai opportuno che gli Stati europei avviassero una seria riflessione al riguardo anche per arginare l\u2019inevitabile, progressiva perdita d\u2019influenza dell\u2019Europa nella gestione complessiva delle relazioni internazionali, in particolare, di quelle relazioni economico-finanziarie.<\/p>\n<p><i>Elena Sciso \u00e8 professore ordinario di diritto internazionale nella Facolt\u00e0 di Scienze Politiche dell\u2019Universit\u00e0 Luiss-Guido Carli di Roma<\/i>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>P. Guerrieri: <a href= \"url\" target= \"blank\"><b><u>\u00c8 il momento del G20<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>Giorgio Gomel: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=887\" target= \"blank\"><b><u> Fondo monetario internazionale: presente e futuro<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il recente vertice del G20 di Pittsburgh ha segnato formalmente, quantomeno nelle dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti, il passaggio dall\u2019era del G8 \u2013 gruppo informale delle principali potenze economiche, sorto negli anni \u201970 su iniziativa degli Stati Uniti per fronteggiare una crisi del Fondo monetario internazionale (Fmi) \u2013 a quella del G20, una formula [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[118],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12730"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12730"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12730\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":66981,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12730\/revisions\/66981"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12730"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12730"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12730"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}