{"id":12750,"date":"2009-10-13T00:00:00","date_gmt":"2009-10-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-politica-estera-italiana-tra-sostanza-e-apparenza\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:42","slug":"la-politica-estera-italiana-tra-sostanza-e-apparenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/10\/la-politica-estera-italiana-tra-sostanza-e-apparenza\/","title":{"rendered":"La politica estera italiana tra sostanza e apparenza"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019interessante dibattito promosso da <i>AffarInternazionali  <\/i>sul ruolo dell\u2019Italia nelle relazioni internazionali suscita tre domande: perch\u00e9 l\u2019immagine della politica estera italiana \u00e8 cos\u00ec insoddisfacente, nonostante il ruolo che il paese svolge sia positivo e generalmente riconosciuto come tale dai partner? Il \u201cdeclino dell\u2019Italia\u201d non deve piuttosto essere visto nel quadro di un pi\u00f9 generale declino dell\u2019Europa? L\u2019Italia \u00e8 una grande o una media potenza?<\/p>\n<p><b>L\u2019immagine della politica estera italiana<\/b><br \/>Negli ultimi anni l\u2019Italia ha svolto un ruolo positivo nelle relazioni internazionali, in aree e modi assai diversi: dalle missioni  in Libano e in Afghanistan,  al contributo fornito al rilancio delle relazioni con Russia e Iran, passando per la crisi georgiana e per l&#8217;efficace gestione della Presidenza G8. Un&#8217;azione a volte di scarso impatto mediatico, ma non per questo meno importante e oggetto di riconoscimento da parte dei partner internazionali. Si tratta in buona parte di politiche e iniziative realizzate nel segno della continuit\u00e0  fra i diversi governi. Sebbene con distinguo ed accenti diversi, legati alle sensibilit\u00e0 dei  vari ministri \u2013 si prenda ad esempio il Medio Oriente \u2013 vi \u00e8 infatti un\u2019intelligente e sostanziale continuit\u00e0 nella politica estera italiana. Tuttavia, a fronte di un generale riconoscimento dell&#8217;importanza del ruolo internazionale dell&#8217;Italia da parte dei leader e decisori dei paesi partner ed alleati, manca il riscontro pubblico, domestico ed internazionale.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 dipende principalmente da due fattori. Come giustamente sottolineato da <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1218\" target= \"blank\"><b><u> Vittorio Emanuele Parsi<\/u><\/b><\/a>, c&#8217;\u00e8 innanzitutto un radicato pregiudizio della stampa internazionale nei confronti oggi di Silvio Berlusconi come ieri di Romano Prodi,  che viene strumentalmente utilizzata dall\u2019opposizione (la quale dimentica che la posizione internazionale dell&#8217;Italia \u00e8 anche il risultato delle sue politiche) e  rilanciata ad arte dai media internazionali. Il secondo elemento \u00e8 l\u2019incapacit\u00e0 di porre in atto adeguate strategie per influenzare chi scrive di politica estera italiana, a partire dai giornalisti  stranieri: il grande lavoro che svolgono le ambasciate \u00e8 evidentemente insufficiente.  Andrebbe probabilmente avviata una riflessione sull\u2019opportunit\u00e0 di coinvolgere in tale esercizio professionisti della comunicazione, assistiti dal personale diplomatico. \u00c8 necessario un investimento di lungo termine, teso ad influenzare le fonti a cui attingono i media: politici stranieri e analisti della politica estera italiana. <\/p>\n<p>Contrariamente a quanto accade in Italia, infatti, dove il dibattito tra specialisti \u00e8 di tipo accademico e l\u2019interscambio tra analisti e politici \u00e8 minimo, all\u2019estero tale interscambio \u00e8 radicato e proficuo. Essendo gli analisti della politica estera italiana un gruppo di persone in fondo abbastanza ristretto,  il compito non dovrebbe essere insormontabile. Tentativi sporadici sono stati fatti, ma si devono per lo pi\u00f9 all\u2019intraprendenza di singoli individui, piuttosto che parte di una strategia complessiva. Che lo si chiami complesso di Carlo VIII, come fa Parsi, o complesso di Calimero, come fa Riccardo Perissich, il punto \u00e8 l\u2019incapacit\u00e0 degli italiani di fare squadra.<\/p>\n<p><b>Declino dell\u2019Italia o declino dell\u2019Europa?<\/b><br \/>Il ruolo internazionale dell\u2019Italia ha subito un tracollo con la fine della guerra fredda, per quanto ci siano voluti anni per capirlo. Ma il punto \u00e8 che tutta l\u2019Europa ha perso la sua centralit\u00e0 strategica e coloro che si aspettavano con Obama un rilancio dei rapporti transatlantici possono mettersi il cuore in pace. Il nuovo Presidente non ha un particolare attaccamento nei riguardi dell\u2019Europa: \u00e8 cresciuto tra le Hawaii e l\u2019Asia ed ha radici africane, laddove i suoi predecessori avevano passato periodi nel vecchio continente. Forse proprio per questa lontananza dall&#8217;Europa Obama \u00e8 un uomo del XXI secolo, con la mente proiettata nel futuro. Le logiche e le problematiche della guerra fredda non hanno pi\u00f9 senso per lui. Il suo orizzonte sono le nuove sfide globali.<\/p>\n<p>Inoltre, l\u2019Europa oggi non \u00e8 pi\u00f9 un problema, quindi nell\u2019ottica americana non ha bisogno di particolari attenzioni. Nella visione di Obama, l\u2019Europa pu\u00f2 seguire gli Usa, ma pu\u00f2 anche restare dov\u2019\u00e8. Prendiamo ad esempio il tema della governance globale: che dal G8 si sarebbe passati al G20 era nella natura delle cose, ma gli europei continentali (e i canadesi) hanno faticano a prenderne atto: ma che senso ha un foro in cui quattro (pi\u00f9 uno: l\u2019Ue) degli otto membri passano il tempo a becchettarsi? Obama ha partecipato, ascoltato e poi deciso, nello sconcerto attonito dei partner. Prendiamo la Russia e, verosimilmente in prospettiva futura, l\u2019Iran. Gli Usa hanno usato i buoni uffici europei (e italiani) per riavviare il dialogo, e una volta riusciti nell\u2019intento hanno subito chiarito che si tratta di rapporto a due. <\/p>\n<p>Con buona pace degli europei, gli americani sono pronti a fare da s\u00e9. Un approccio miope e rischioso, ma questo \u00e8 un altro discorso. Il punto \u00e8 che il declino internazionale dell\u2019Italia \u00e8 parte di un pi\u00f9 vasto declino del vecchio continente, il quale continua imperterrito e sordo ad andare contro la storia. Laddove gli americani si attendono che il Trattato di Lisbona porti ad un attore unitario pi\u00f9 credibile, gli europei si dividono a Bruxelles su come ridurre le prerogative del futuro Alto Rappresentante della politica estera comune. Il declino dell\u2019Italia non \u00e8 isolato, dunque, \u00e8 solo reso pi\u00f9 evidente da una stampa \u2013 estera ed italiana \u2013 particolarmente accanita contro Berlusconi, oltre che dalla mancanza di una rendita di posizione, cosicch\u00e9 il credito italiano si \u00e8 esaurito prima di quello degli altri.<\/p>\n<p><b>Grande potenza o media potenza?<\/b><br \/>Se l\u2019Europa \u00e8 ormai ridotta a una comparsa, come si pu\u00f2 pensare che l\u2019Italia svolga un ruolo da grande potenza? Probabilmente non lo ha mai svolto, ma le circostanze storiche e la posizione geopolitica hanno prodotto questa grande illusione collettiva. Il momento d\u2019oro \u00e8 finito, \u00e8 bene farsene una ragione. Questo non vuol dire che l\u2019Italia \u00e8 destinata a non contare nelle relazioni internazionali. Ma per contare, \u00e8 necessario definire le aree privilegiate di intervento, sia tematiche che geografiche, individuando quelle dove davvero possiamo fare la differenza. Occorre agire coerentemente, con strategie di lungo periodo che davvero impegnino e coinvolgano il sistema paese. Va dato atto che, negli ultimi anni, questa definizione delle effettive priorit\u00e0 italiane ha cominciato a prendere forma: Mediterraneo, Balcani, Russia, Europa, <i>peacekeeping <\/i>e <i>peace-enforcing <\/i>ne sono alcuni esempi. Quella che forse ancora va perfezionata \u00e8 una rete di alleanze che serva al meglio gli interessi italiani e che, soprattutto, sia affidabile. In certi ambiti questo \u00e8 stato fatto con successo \u2013 si pensi alla coalizione <i>United for Consensus<\/i> \u2013 sulla riforma del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu. Ma forse \u00e8 il caso di fare di pi\u00f9; ad esempio, c\u2019\u00e8 una vaga coalizione di paesi del sud d\u2019Europa \u2013 l\u2019<i>Olive Group <\/i>\u2013 che non aspetta altro che l\u2019Italia la prenda in mano e la rivitalizzi. Insomma, se si accettasse una volta per tutte l\u2019evidenza, ovvero che l\u2019Italia \u00e8 una media potenza, potrebbe diventare una <i>grande <\/i>media potenza.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>S. Silvestri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1200\" target= \"blank\"><b><u>Italia o Italietta, al vertice o media potenza?<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>S. Fagiolo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1217\" target= \"blank\"><b><u>Identit\u00e0 nazionale e politica estera: un nesso indissolubile<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>F.  Salleo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1223\" target= \"blank\"><b><u>Il pericoloso paradosso del nazionalismo<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019interessante dibattito promosso da AffarInternazionali sul ruolo dell\u2019Italia nelle relazioni internazionali suscita tre domande: perch\u00e9 l\u2019immagine della politica estera italiana \u00e8 cos\u00ec insoddisfacente, nonostante il ruolo che il paese svolge sia positivo e generalmente riconosciuto come tale dai partner? Il \u201cdeclino dell\u2019Italia\u201d non deve piuttosto essere visto nel quadro di un pi\u00f9 generale declino dell\u2019Europa? 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