{"id":12790,"date":"2009-10-22T00:00:00","date_gmt":"2009-10-21T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-guerra-latente-per-le-acque-del-nilo-tra-africa-e-mediterraneo\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:41","slug":"la-guerra-latente-per-le-acque-del-nilo-tra-africa-e-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/10\/la-guerra-latente-per-le-acque-del-nilo-tra-africa-e-mediterraneo\/","title":{"rendered":"La guerra latente per le acque del Nilo tra Africa e Mediterraneo"},"content":{"rendered":"<p>Secondo le ultime previsioni degli esperti del governo egiziano, il delta del Nilo starebbe incorrendo in un graduale ma costante sprofondamento delle sue terre, provocando conseguenze catastrofiche per i suoi abitanti. Allo stesso tempo si stima che la popolazione locale crescer\u00e0 nei prossimi dieci anni di oltre dieci milioni, richiedendo quindi risorse idriche ancora pi\u00f9 elevate per soddisfarne i bisogni. Tale fabbisogno sar\u00e0 in gran parte sobbarcato dalle gi\u00e0 sfruttate acque del Nilo, che secondo le stime attuali non potr\u00e0 per\u00f2 rifornire pi\u00f9 dell&#8217;80% delle risorse necessarie.<\/p>\n<p><b>Acque agitate<\/b><br \/>Tale futura, ma preventivata, scarsit\u00e0 di acqua ha fatto della ripartizione delle acque del Nilo una questione di importanza nazionale per l&#8217;Egitto, restio ad aprire ad altri paesi del bacino lo sfruttamento delle risorse del fiume. \u00c8 sotto questi auspici che alla fine di luglio i rappresentanti dei 10 paesi del bacino del Nilo &#8211; Egitto, Sudan, Etiopia, Eritrea, Uganda, Kenia, Tanzania, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Burundi &#8211; si sono riuniti ad Alessandria d&#8217;Egitto per ridiscutere nuovamente la ripartizione delle sue acque. Il meeting di due giorni si \u00e8 concluso con un clamoroso nulla di fatto che ha fatto eco ai risultati del precedente incontro organizzato a maggio a Kinshasa, nella capitale della Repubblica Democratica del Congo. Entrambi gli sforzi sono stati frustrati dalle inflessibili posizioni espresse da Egitto e Sudan. I due paesi si oppongono di principio ad una nuova ripartizione delle quote storiche di acqua di cui attualmente usufruiscono, ed allo stesso tempo esigono di mantenere il diritto di veto su ogni decisione riguardante la realizzazione di progetti sul Nilo da parte dei paesi che si affacciano sul suo bacino.<\/p>\n<p>Lo stato attuale della ripartizione delle acque del Nilo \u00e8 conseguenza dei due accordi internazionali firmati dall&#8217;Egitto nel 1929 e nel 1959, rispettivamente con la Gran Bretagna, come intermediaria per le sue colonie africane, e con il Sudan. Secondo questi accordi ancora in vigore, all&#8217;Egitto spettano 55.5 miliardi di metri cubi di acqua, mentre il Sudan usufruirebbe di approssimativamente 18 miliardi di metri cubi. I previi accordi anglo-italiani posero invece le basi per il non sfruttamento delle acque e dei bacini idrici in Etiopia ed Eritrea da parte di questi ultimi. Gli altri paesi del bacino, esclusi da alcun tipo di quota nella ripartizione delle acque, esigono quindi da tempo una revisione dell&#8217;accordo ed una pi\u00f9 equa ripartizione delle sue risorse. Nel tentativo di formare un&#8217;amministrazione comune in grado di ripartire equamente le risorse idriche, i paesi del bacino hanno lanciato nel 1999 la <i>Iniziativa per il Bacino del Nilo <\/i>(Nbi). Il governo italiano ha lavorato negli ultimi anni in stretta collaborazione con questo organismo, e dalla met\u00e0 degli anni 90, attraverso una partnership con la Fao, ha investito pi\u00f9 di 16 milioni di dollari in progetti per migliorare la gestione delle risorse idriche nel bacino del Nilo, soprattutto in cooperazione tecnica transfrontaliera. La stessa Cooperazione Italiana \u00e8 direttamente coinvolta in progetti nel settore idrico sia in Egitto che in Etiopia, paese quest&#8217;ultimo con cui nel 2009 ha firmato  un nuovo contratto di cooperazione che implica forti investimenti nella gestione dell&#8217;acqua nel paese.<\/p>\n<p>Proprio l&#8217;Etiopia \u00e8 il paese che in un primo momento si \u00e8 maggiormente battuto per la revisione dei vecchi accordi, scontrandosi con l&#8217;opposizione di colui che la fa da padrone nella gestione delle acque del Nilo, l&#8217;Egitto. Le montagne etiopi riforniscono infatti quasi l&#8217;85% delle acque del fiume che prima di sfociare nel Mediterraneo attraversa l&#8217;intero Egitto. Ci\u00f2 nonostante la stessa Etiopia ha in passato fatto un uso minimo delle sue risorse, sia per il veto da parte dei paesi del Nord sia per mancanza di consistenti risorse economiche per la costruzione di dighe o impianti idroelettrici. Ma proprio negli ultimi anni, l&#8217;Etiopia sembra aver riscoperto le enormi potenzialit\u00e0 nascoste nelle proprie terre ed aver intrapreso una nuova corsa allo sviluppo. Gli investimenti cinesi, che hanno raggiunto nel mese di settembre la vetta di 900 milioni di dollari, sono stati fondamentali, soprattutto per il supporto ad una serie di progetti strettamente legati con lo sviluppo dell&#8217;energia idroelettrica. Progetti che nei prossimi anni trasformeranno l&#8217;Etiopia in una potenza esportatrice di energia soprattutto verso i paesi limitrofi, Kenia, Sudan e Gibuti.<\/p>\n<p>L&#8217;Etiopia \u00e8 per\u00f2 uscita a sorpresa dall&#8217;incontro di Alessandria con una posizione pi\u00f9 compiacente nei confronti dell&#8217;Egitto; un cambio di posizione che si deve in particolar modo alla promessa egiziana di assistenza economica e tecnologica. Lo stesso <i>raiss <\/i>Hosni Mubarak \u00e8 sceso in campo a met\u00e0 settembre per caldeggiare l&#8217;incremento degli investimenti nei paesi del bacino del Nilo ed ha annunciato la visita di una delegazione ministeriale egiziana di primo livello in Etiopia, accompagnati da una serie di imprenditori egiziani interessati ad investire in progetti di sviluppo anche idroelettrico nel paese.<\/p>\n<p><b>L\u2019interesse di Israele<\/b><br \/>Sebbene il rapporto tra Egitto ed Etiopia appaia in questo momento quasi idilliaco, la programmata visita della delegazione egiziana ad Addis Abeba nasconde probabilmente ragioni di concorrenza a livello regionale. Le dichiarazioni del Presidente Mubarak e del Ministro dell&#8217;Agricoltura egiziano sono giunte proprio pochi giorni dopo la conclusione del tour africano di dieci giorni intrapreso dal Ministero degli Affari Esteri israeliano Avigdor Lieberman. Addis Abeba \u00e8 stata la prima tappa del tour di Lieberman, che ha poi visitato Kenia ed Uganda, altri due paesi del bacino del Nilo, ed infine Nigeria e Ghana. Ufficialmente, il viaggio \u00e8 servito per riallacciare le relazioni economiche dello Stato israeliano con il continente africano, in considerazione del fatto che quella di Lieberman \u00e8 la prima visita di un Ministro degli Esteri israeliano in Africa a distanza di 20 anni. Il viaggio di Lieberman, ed in particolare il suo arrivo ad Addis Abeba il 2 settembre, ha per\u00f2 scatenato reazioni cruente da parte della stampa egiziana ed araba, che hanno interpretato il viaggio del ministro come una mossa israeliana per minare il controllo egiziano sulle acque del Nilo e sulle economie dei paesi del bacino. La stampa israeliana ha invece da parte sua praticamente ignorato la questione delle acque del Nilo come ragione di sottofondo al viaggio africano di Lieberman, puntando il dito invece sulla vera ragione del viaggio, ossia il tentativo da parte israeliana di instaurare accordi economici basati sulla rifornitura di armamenti e tecnologia bellica ai paesi africani.<\/p>\n<p>In sostanza, sembra che le frizioni fra i vari paesi africani sulla questione delle acque del Nilo nasconda invece una spinta ad intavolare nuove relazioni commerciali, ed una richiesta di  investimenti economici, soprattutto da parte egiziana, nella costruzione di impianti idroelettrici e dighe. Molti analisti sono convinti che i paesi del bacino del Nilo utilizzino periodicamente la questione della ripartizione delle acque anche come un modo per mettere pressione all&#8217;Egitto e spingerlo ad investire economicamente nei loro paesi. Quindi, nonostante la paventata minaccia di andare avanti da soli e firmare il patto di cooperazione senza l&#8217;Egitto ed il Sudan, i paesi del bacino non sembrano avere per il momento le risorse economiche necessarie, e l&#8217;appoggio internazionale sufficiente, per soppiantare le potenze del Nord, e gli egiziani ne sembrano essere perfettamente a conoscenza. La guerra paventata da molti, e gi\u00e0 dai tempi di Sadat, \u00e8 decisamente lontana, anche se gli scenari futuri non sono dei pi\u00f9 promettenti per una disputa che, proprio come il Nilo, attraverso l&#8217;Africa si spinge fino al Mediterraneo.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo le ultime previsioni degli esperti del governo egiziano, il delta del Nilo starebbe incorrendo in un graduale ma costante sprofondamento delle sue terre, provocando conseguenze catastrofiche per i suoi abitanti. 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