{"id":1280,"date":"2006-05-17T00:00:00","date_gmt":"2006-05-16T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/medio-oriente-una-politica-piu-europea-per-litalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:30","slug":"medio-oriente-una-politica-piu-europea-per-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/05\/medio-oriente-una-politica-piu-europea-per-litalia\/","title":{"rendered":"Medio Oriente: una politica pi\u00f9 \u201ceuropea\u201d per l\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Il governo italiano, sotto la guida di Berlusconi, ha condotto nei confronti del Medio Oriente, del Mediterraneo e dei musulmani una politica sostanzialmente appiattita su quella dell\u2019amministrazione Bush. Il governo che gli sta subentrando si trova con un\u2019eredit\u00e0 difficile poich\u00e9, da un lato, la politica americana verso queste regioni ha aggiunto nuovi e spinosi problemi a quelli vecchi senza offrire nessuna soluzione, e sar\u00e0 quindi necessario prenderne qualche distanza; dall\u2019altro, esso \u00e8 in larga misura intenzionato a conservare con gli Stati Uniti un rapporto strategicamente significativo e, quindi, non intende praticare una politica \u201c\u00e0 la Zapatero\u201d. Dovr\u00e0 quindi, il nuovo governo, percorrere uno stretto sentiero fra cambiamenti nella sua politica mediorientale e rassicurazioni verso l\u2019alleato americano; un sentiero tanto pi\u00f9 stretto in quanto premuto ai fianchi dall\u2019estremit\u00e0 massimalista della coalizione.<\/p>\n<p><b>Il nodo israelo-palestinese<\/b>Questa difficolt\u00e0 si pone nei confronti dei vari aspetti del rapporto con il Medio Oriente: il Golfo Persico &#8211; quindi l\u2019Iraq e l\u2019Iran &#8211; il dialogo con il mondo musulmano &#8211; quindi sia la promozione della democrazia sia l\u2019immigrazione \u2013 la lotta all\u2019estremismo islamista e al terrorismo, la questione israelo-palestinese. Quest\u2019ultima, nel corso della presidenza Bush, \u00e8 scesa di parecchio nella scala delle priorit\u00e0. Gli europei non hanno in generale condiviso questa tendenza, ma di fatto ci si sono adattati &#8211; per non peggiorare le gi\u00e0 forti tensioni provenienti dal conflitto iracheno &#8211; lasciando che la compiacente diplomazia del \u201cQuartetto\u201d salvasse le apparenze. Ora, con la vittoria di Hamas alle elezioni dello scorso gennaio in Palestina e quella del nuovo partito Kadima alle elezioni israeliane di aprile, il problema israelo-palestinese si ripropone prepotentemente e pone una nuova sfida a tutti. Quale linea il nuovo governo di Roma dovr\u00e0 adottare onde, da un lato, fare fronte alla nuova situazione che si \u00e8 creata nel contesto israelo-palestinese; dall\u2019altro, conservare una credibile posizione di alleanza con gli Usa e di amicizia con Israele?<\/p>\n<p>Con la vittoria di Hamas \u00e8 stato messo in minoranza il vecchio apparato nazionalista, che una prospettiva di compromesso l\u2019aveva bene o male accettata. Con la vittoria di Kadima, d\u2019altra parte si \u00e8 consolidata la prospettiva di disimpegno unilaterale inaugurata da Sharon. Il processo di pace, quale si \u00e8 svolto nel quadro del processo di Oslo, \u00e8 respinto dal nuovo governo palestinese di Hamas e di fatto non \u00e8 pi\u00f9 ritenuto credibile dal governo Olmert. Un po\u2019 paradossalmente, le due piattaforme convergono nell\u2019aver perso l\u2019interesse a negoziare. Le due dinamiche rischiano perci\u00f2 di rendere il processo di pace una non-opzione.<\/p>\n<p><b>Con o senza Hamas? <\/b>Questa tendenza \u00e8 stata prontamente avallata dagli Usa e, dopo una prima esitazione, dall\u2019Unione europea e dai suoi membri. Gli occidentali, mentre sono disponibili ad accrescere l\u2019aiuto \u201cumanitario\u201d incanalato via Onu ai palestinesi, condizionano gli aiuti \u201cpolitici\u201d (essenzialmente i salari dell\u2019amministrazione) al riconoscimento del processo di Oslo e di Israele e alla rinuncia alla violenza e al terrorismo da parte del governo Hamas. Queste condizioni sono in s\u00e9 sensate, ma non rispondono necessariamente a una buona strategia politica di recupero nel medio-lungo termine della possibilit\u00e0 di un compromesso e, quindi, di risoluzione del conflitto. Esse corrispondono a una gestione della crisi che ha come obbiettivo quello di far crollare il governo di Hamas e ripristinare il quadro diplomatico in cui il \u201cQuartetto\u201d ha lavorato (a vuoto) per cinque anni nella prospettiva della pace. <\/p>\n<p>Ma che cosa accade se Hamas crolla? Ammesso che cada senza che contestualmente si avvii l\u2019ennesima guerra civile della regione, \u00e8 davvero un\u2019illusione credere in un qualche \u201cheri dicebamus\u201d, cio\u00e8 che l\u2019Autorit\u00e0 palestinese, l\u2019Olp, il partito Fatah \u2013 tutti oggi allo sbando &#8211; chiedano che si riprenda a negoziare con Israele, e che, d\u2019altro canto, Israele sia pronta a negoziare lasciando cadere la sua politica di disimpegno e raggruppamento territoriale. In realt\u00e0, sono gi\u00e0 cinque anni che le due parti non negoziano e una dinamica come quella che qui si assume allontanerebbe ancora di pi\u00f9 qualsiasi prospettiva negoziale. Se Hamas crollasse, non riprenderebbe nessun processo, tanto meno di pace: a quel punto i palestinesi sarebbero nel mezzo della confusione o della guerra civile e gli israeliani avrebbero proceduto di un altro buon tratto sulla loro strada e certamente non tornerebbero indietro.<\/p>\n<p>Occorre quindi una gestione della crisi in corso che la plasmi in modo da orientarla non alla rottura definitiva, ma a una qualche reviviscenza di processi politici comuni sia ai palestinesi che agli israeliani, alla fine degli unilateralismi, e al recupero di una prospettiva di risoluzione del conflitto. A questo fine, la gestione della crisi deve puntare prima di tutto a ridare coesione al processo politico palestinese, senza compiacenze verso Hamas, ed evitare invece che questo processo cada &#8211; come in Iraq &#8211; nel caos.<\/p>\n<p><b>Allineare l\u2019Italia all\u2019Europa<\/b>Questa dovrebbe essere la prima scelta di orientamento del nuovo governo italiano, posto che le sue forze, com\u2019\u00e8 noto, convinte del valore strategico di una pacifica soluzione del conflitto israelo-palestinese per il bene della sicurezza nazionale ed europea (e occidentale) sono dunque interessate a uscire dalla crisi con una gestione capace di ripristinare la prospettiva di risoluzione del conflitto e non con una che rischi di perpetuarlo e approfondirlo. <\/p>\n<p>Questa politica dispiacer\u00e0 senza dubbio al governo israeliano e a gran parte dell\u2019opinione pubblica di quel paese. Dispiacer\u00e0 anche all\u2019amministrazione Bush. Perci\u00f2, il governo italiano non deve assumerla come una posizione nazionale che esce gi\u00e0 bell\u2019e armata come Minerva dalla testa di Giove, ma come una prospettiva che, nel rispetto delle intese diplomatiche attuali, l\u2019Italia intende discutere innanzitutto nel quadro europeo. Un cambio di politica \u00e8 infatti necessario innanzitutto a livello europeo, dove ora prevale una posizione di supino avallo delle posizioni americane sia per le generali condizioni di estrema debolezza politica in cui versa l\u2019Unione, sia per la gestione volutamente piatta da parte austriaca della Presidenza (in questo aiutata dal commissario \u2013 austriaco \u2013 alle relazioni esterne, Benita Ferrero Waldner). <\/p>\n<p>Occorre presentare proposte italiane in sede europea, lavorando sin d\u2019ora con la certamente pi\u00f9 disponibile presidenza finlandese, e soprattutto dialogando con i grandi paesi dell\u2019Unione, a cominciare dalla Germania del cancelliere Merkel. Se la posizione europea si modificher\u00e0, allora essa sar\u00e0 pi\u00f9 sostenibile e convincente nei confronti degli Usa. Di conseguenza, l\u2019Italia potr\u00e0 cos\u00ec anche soddisfare il secondo requisito della sua politica mediorientale, vale a dire quello di non essere in rotta con l\u2019alleato americano (e forse neppure con gli amici israeliani).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il governo italiano, sotto la guida di Berlusconi, ha condotto nei confronti del Medio Oriente, del Mediterraneo e dei musulmani una politica sostanzialmente appiattita su quella dell\u2019amministrazione Bush. 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