{"id":12820,"date":"2009-10-23T00:00:00","date_gmt":"2009-10-22T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/perche-le-sanzioni-alliran-potrebbero-colpire-lobiettivo-sbagliato\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:40","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:40","slug":"perche-le-sanzioni-alliran-potrebbero-colpire-lobiettivo-sbagliato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/10\/perche-le-sanzioni-alliran-potrebbero-colpire-lobiettivo-sbagliato\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 le sanzioni all\u2019Iran potrebbero colpire l\u2019obiettivo sbagliato"},"content":{"rendered":"<p>Il recente avvio dei negoziati tra l\u2019Iran e il gruppo del cosiddetto 5+1 (Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia e Stati Uniti pi\u00f9 la Germania) sul programma nucleare iraniano, \u00e8 stato affiancato da altre iniziative con un doppio obiettivo: aumentare la pressione internazionale su Teheran, preparare alternative credibili nel caso in cui falliscano i negoziati. <\/p>\n<p>  Tra queste iniziative rientra l\u2019incontro promosso dall\u2019amministrazione americana  di un gruppo definito da alcuni osservatori come \u201cLa Coalizione delle Nazioni che la Pensano Uguale\u201d, che si \u00e8 tenuto a Washington all\u2019inizio di ottobre per definire una strategia di potenziali sanzioni verso l\u2019Iran. A coordinare l\u2019incontro \u00e8 stato Stuart Levey, Sottosegretario del Tesoro per l\u2019Ufficio Terrorismo e Intelligence Finanziaria. Attorno al tavolo si sono seduti rappresentanti delle sette nazioni pi\u00f9 industrializzate, insieme ad Arabia Saudita, Emirati Arabi, Australia e Corea del Sud.  I grandi assenti erano Cina e Russia, che si dichiarano ancora scettiche rispetto all\u2019opportunit\u00e0 di nuove sanzioni verso Tehran. <\/p>\n<p>Anche se non sono stati emanati comunicati ufficiali, secondo alcune fonti giornalistiche Levey avrebbe illustrato l\u2019ipotesi, nel caso in cui i negoziati in corso con l\u2019Iran si concludessero con un nulla di fatto, di colpire l\u2019economia iraniana bloccando le esportazioni verso otto settori chiave, tra cui, in particolare:  quello dei prodotti petroliferi raffinati (benzina in primis), quello delle aziende di assicurazione e riassicurazione e quello delle banche e delle spedizioni.<\/p>\n<p><b>L\u2019efficacia delle sanzioni<\/b><br \/>Washington intende in questo modo aumentare le pressioni sull\u2019Iran affinch\u00e9 interrompa i suoi progetti di arricchimento dell\u2019uranio, e accetti proposte alternative di impiego dell\u2019uranio arricchito di provenienza americana o russa; a questo si aggiunge il fatto che l\u2019Iran dovrebbe accettare le ispezioni dell\u2019Agenzia Internazionale per l\u2019Energia Atomica (Aiea). I piani di Tehran preoccupano soprattutto Israele: il primo ministro Benjamin Netanyahu vorrebbe sanzioni ancora pi\u00f9 dure.<\/p>\n<p>La questione da porsi \u00e8 se le sanzioni sarebbero funzionali all\u2019obiettivo strategico di Washington. L\u2019idea americana \u00e8 infatti che limitare le esportazioni di prodotti chiave potrebbe minare la struttura economica del Paese, precipitandolo in una crisi che delegittimerebbe i suoi leader. A causa della struttura del tutto particolare del Paese persiano, questo scenario rimane tuttavia estremamente remoto.<\/p>\n<p>L\u2019Iran non \u00e8 una democrazia lineare, in cui esista un collegamento diretto tra la volont\u00e0 popolare e i detentori del potere. Soprattutto dopo le elezioni truccate dello scorso 13 giugno, alfiere dell\u2019ordine sociale \u00e8 diventato un gruppo formato dalla commistione di militari e Pasdaran, che hanno preso spazio a discapito della classe religiosa e dei politici conservatori. L\u2019Iran non \u00e8 pi\u00f9 una \u201cdemocrazia teocratica\u201d, ma assomiglia sempre pi\u00f9 a un regime militare.<\/p>\n<p><b>Il ruolo chiave delle Bonyad<\/b><br \/>I Pasdaran contano su una presenza storica nel mondo delle Bonyad, finanziarie pubblico-private che beneficiano spesso di monopoli produttivi o di servizi. Negli ultimi anni lo Stato ha lanciato diversi progetti di privatizzazione, e le Guardie Rivoluzionarie hanno avuto la possibilit\u00e0 di effettuare offerte non competitive per accaparrarsi i beni venduti. Un consorzio legato ai Pasdaran ha recentemente acquistato il 50% dell\u2019azienda nazionale di telecomunicazioni; il braccio ingegneristico delle Guardie, Khatam al Anbia, ha interessi nei settori estrattivo e della costruzione di dighe.<\/p>\n<p>Alla luce di quanto fino ad ora emerso, le sanzioni ipotizzate dall\u2019Occidente avrebbero l\u2019effetto nefasto di colpire prima la popolazione in generale, e solo in seconda battuta i consorzi legati ai settori ricollegabili ai Pasdaran. Una prova di questo \u00e8 stata fornita da quanto recentemente successo a causa del calo degli introiti da idrocarburi. Dovendo far quadrare i conti, il governo ha dichiarato, per voce del ministro del petrolio Masoud Mirkazemi, che prevede di ridurre la quota mensile pro-capite di gas sovvenzionato da 100 a 55 litri al mese.<\/p>\n<p>A questo si aggiunge il fatto che le Guardie Rivoluzionarie sono ben inserite anche nella borsa nera e nell\u2019importazione di contrabbando: le sanzioni diventerebbero una nuova opportunit\u00e0 di affari, come l\u2019alcol per le mafie americane durante il proibizionismo.<\/p>\n<p><b>Altre opzioni<\/b><br \/>Una sanzione molto dura per l\u2019economia iraniana sarebbe quella sulla benzina, visto che il paese non ha sufficiente capacit\u00e0 di raffinazione, e importa circa un terzo del carburante di cui ha bisogno. Si teme per\u00f2 che una crisi economica troppo profonda rischierebbe di ripercuotersi anche sugli investimenti interni nella produzione di petrolio, di cui Giappone e Corea sono grandi acquirenti, e da cui in larga misura dipendono.<\/p>\n<p>Tra tutte le misure che si potrebbero prendere, quella del blocco delle esportazioni petrolifere sarebbe la pi\u00f9 severa. L\u2019economia \u00e8 fortemente dipendente dagli introiti per l\u2019esportazione di gas e idrocarburi. Un celebre precedente storico di questo tipo di provvedimenti riguarda l\u2019Urss. Nei primi anni Ottanta, Ronald Reagan impose il blocco delle esportazioni verso Mosca di prodotti tecnici per il trasporto di gas, al fine di rallentare la costruzione di un nuovo gasdotto da esportazione dalla Siberia all\u2019Europa. La mossa ebbe effetti devastanti sull\u2019economia sovietica.<\/p>\n<p>Ma prendendo simili misure si rischierebbe un crollo completo del paese, e ci\u00f2 non gioverebbe a nessuno: il vuoto geopolitico gi\u00e0 creato dalla situazione interna all\u2019Afghanistan \u00e8 sufficiente. Ma anche se l\u2019obiettivo \u00e8 solo quello di destabilizzare i poteri forti di Tehran, sanzioni come quelle proposte a Washington potrebbero essere il sistema meno adatto e, anzi,rischierebbero  di dar maggior forza a gruppi di controllo gi\u00e0 molto coesi.<\/p>\n<p>Per definire una vera politica anti-Pasdaran e anti-conservatrice \u00e8 necessario comprendere il senso delle dimostrazioni degli ultimi mesi. Quella che i giovani tentano per le strade di Tehran \u00e8 una rivoluzione pienamente borghese. Anche per ragioni demografiche, la nuova generazione conta su mezzi economici e culturali sufficienti per pretendere di rinnovare il Paese. E questa presa di coscienza \u00e8 maturata con l\u2019istruzione e lo sviluppo economico.<\/p>\n<p>Quella iraniana \u00e8 quindi un\u2019economia che deve essere aiutata a svilupparsi, pi\u00f9 che essere limitata da sanzioni e costrizioni. A Tehran, dopo le grandi fughe degli anni Settanta e Ottanta, \u00e8 tornata  ad aggregarsi una classe borghese che ha bisogno di crescita economica per fiorire e diventare il primo alleato contro le forze attualmente al potere.<\/p>\n<p>Se lo scopo dell\u2019Occidente \u00e8 limitare i piani nucleari dell\u2019Iran, le azioni dovranno essere molto pi\u00f9 mirate di quanto non si sia immaginato fino ad oggi. Con le sanzioni si rischierebbe infatti di colpire il bersaglio sbagliato.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>A. Bonzanni: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1265\" target= \"blank\"><b><u>Le sanzioni all\u2019Iran e il ruolo chiave della Russia<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il recente avvio dei negoziati tra l\u2019Iran e il gruppo del cosiddetto 5+1 (Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia e Stati Uniti pi\u00f9 la Germania) sul programma nucleare iraniano, \u00e8 stato affiancato da altre iniziative con un doppio obiettivo: aumentare la pressione internazionale su Teheran, preparare alternative credibili nel caso in cui falliscano i negoziati. 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