{"id":12910,"date":"2009-11-01T00:00:00","date_gmt":"2009-10-31T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-proposta-dellitalia-contro-la-corsa-agli-armamenti-nello-spazio\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:39","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:39","slug":"la-proposta-dellitalia-contro-la-corsa-agli-armamenti-nello-spazio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/11\/la-proposta-dellitalia-contro-la-corsa-agli-armamenti-nello-spazio\/","title":{"rendered":"La proposta dell&#8217;Italia contro la corsa agli armamenti nello spazio"},"content":{"rendered":"<p>La  crescente dipendenza degli stati dallo spazio extra atmosferico \u00e8 testimoniata, tra l\u2019altro, dal massiccio utilizzo quotidiano di sistemi quali il Gps, i telefoni e le parabole satellitari. L\u2019Italia si trova in una posizione di primo piano sia in ambito europeo che nazionale, non solo come utente, ma anche a livello di ricerca e produzione. <\/p>\n<p>Interessanti sviluppi si rilevano sul piano regionale, con il coinvolgimento crescente della piccola e media impresa. La recente designazione di Napoli quale sede del Congresso della Federazione astronautica internazionale nel 2012, e la celebrazione  in Sardegna di un\u2019originale iniziativa denominata <i>SpaceLand<\/i>, ne sono le pi\u00f9 recenti indicazioni.Ci\u00f2 che \u00e8 meno presente nella percezione comune, e che non \u00e8 forse stato messo in sufficiente evidenza nelle celebrazioni del quarantesimo anniversario del primo sbarco sulla Luna, sono i crescenti rischi di collisioni tra satelliti e la conseguente proliferazione dei cosiddetti frammenti spaziali (<i>space debris<\/i>) che danneggiano i  satelliti in orbita. <\/p>\n<p>\t<b>Corsa agli armamenti spaziali?<\/b><br \/>Poco si \u00e8 parlato, invece, del rischio di una corsa agli armamenti nell\u2019ambito spaziale, del fatto che lo spazio \u00e8 in realt\u00e0 gia militarizzato e che le prime attivit\u00e0 spaziali, alla fine della seconda guerra mondiale, furono proprio di natura militare. In realt\u00e0 gran parte degli oggetti spaziali attualmente in orbita sono di natura militare o a doppio uso (civile e militare). <\/p>\n<p>La militarizzazione dello spazio non \u00e8 proibita; in molti casi la sua interdizione non sarebbe neppure opportuna, poich\u00e9 potrebbe avere effetti destabilizzanti sul piano strategico e della sicurezza. Basti pensare ai cosiddetti \u201c<i>national technical means of verification<\/i>\u201d previsti dai principali accordi strategici, basati tra l\u2019altro su satelliti che consentono ad americani e russi di verificare l\u2019effettiva riduzione degli armamenti. La presenza di tali assetti \u00e8 cos\u00ec importante che le parti si sono impegnate a non distruggerli e a non interferire con le loro attivit\u00e0. Lo stesso vale per i satelliti che raccolgono <i>intelligence<\/i>, che osservano i lanci missilistici e che assicurano le comunicazioni militari: un satellite italiano, il Sicral 1B fu lanciato pochi mesi fa, e la sua funzione principale \u00e8 il rafforzamento delle comunicazioni militari indispensabili anche per le operazioni di mantenimento della pace.<\/p>\n<p>Diversa \u00e8 invece la questione dell\u2019introduzione nello spazio di armi offensive: la cosiddetta \u201c<i>weaponization<\/i>\u201d. In base al Trattato sugli usi pacifici dello spazio extra atmosferico del 1967 essa non \u00e8 proibita. Sono vietate nello spazio solo le armi nucleari, chimiche e biologiche, ma non quelle convenzionali. Nonostante un regime internazionale alquanto permissivo, la comunit\u00e0 internazionale si \u00e8 per\u00f2 mossa  con grande cautela e non \u00e8 ancora stato compiuto alcun passo irreversibile.<\/p>\n<p>Il rischio maggiore \u00e8 rappresentato oggi dalle armi anti-satellite capaci di distruggere o danneggiare oggetti spaziali in orbita. Sia americani sia russi le sperimentarono durante la guerra fredda, ma si attennero da allora una moratoria di fatto nello spiegamento di tali armamenti. Ambedue i paesi erano, infatti, coscienti dei rischi che avrebbero corso i loro preziosi ma vulnerabili assetti spaziali civili e militari qualora fossero stati esposti ad azioni ostili. Si correva in particolare il pericolo di aggravare il problema degli <i>space debris <\/i>il cui numero si sarebbe moltiplicato esponenzialmente. La moratoria tra russi e americani non imped\u00ec per\u00f2 alla Cina di sperimentare tale arma nel 2007, attraverso l\u2019abbattimento di un proprio satellite. L\u2019anno successivo gli americani, dopo averlo precedentemente notificato in campo internazionale, distrussero un proprio satellite che rischiava di precipitare sulla terra con il suo carico di materiale inquinante. Nel febbraio di quest\u2019anno si \u00e8 verificata, per la prima volta, una collisione tra un satellite russo ed uno americano. Ambedue i satelliti sono andati distrutti provocando numerosi detriti spaziali.<\/p>\n<p> Nessuno uscirebbe vincitore da una corsa agli armamenti in questo campo poich\u00e9 gran parte dei circa cinquanta paesi dotati oggi di capacit\u00e0 spaziali, le cosiddette <i>space- faring nations<\/i>, sarebbe  in grado di lanciare degli ordigni anti-satellitari dalla Terra. Di pi\u00f9 difficile realizzazione, e dai costi proibitivi, sarebbe invece il lancio di armamenti offensivi da piattaforme spaziali, uno scenario da \u201c guerre stellari\u201d.<\/p>\n<p><b>L\u2019ambizione di un accordo internazionale preventivo<\/b><br \/>Un accordo internazionale di natura preventiva, contemplante una proibizione generale delle armi offensive nello spazio, sarebbe la soluzione idealmente pi\u00f9 appropriata. Ogni anno l\u2019Assemblea Generale dell\u2019Onu approva a larga maggioranza una risoluzione in tal senso. Sono cinesi e russi i maggiori sostenitori di tale iniziativa; essi non sono per\u00f2 riusciti sinora a portarla su un tavolo negoziale internazionale. <\/p>\n<p>Viste le difficolt\u00e0 di realizzare un vero e proprio trattato e l\u2019urgenza invece di fare qualche primo passo in avanti sulla strada di una disciplina internazionale, nel 2007 l\u2019Italia propose un progetto in ambito europeo, forse meno ambizioso ma pi\u00f9 facilmente realizzabile, di un \u201cCodice di condotta internazionale sugli oggetti spaziali\u201d. Dopo aver passato in rassegna i principali documenti internazionali ed aver constatato i perduranti rischi di collisioni, malintesi, interferenze e manovre pericolose nello spazio, gli esperti italiani misero a punto un testo volto a colmare le lacune riscontrate. Esse derivavano in buona parte dalla mancanza di una disciplina che si rivolgesse congiuntamente al settore civile e a quello militare. <\/p>\n<p>L\u2019iniziativa italiana del 2007 fu fatta propria dall\u2019Unione europea ed adottata dal Consiglio europeo nel dicembre del 2008. L\u2019offerta negoziale europea contiene specifiche misure sul controllo e mitigazione dei frammenti, sulla notifica preventiva delle attivit\u00e0 nello spazio, sulla registrazione degli oggetti spaziali e prevede appositi meccanismi internazionali di consultazione. L\u2019iniziativa ha suscitato l\u2019interesse dei maggiori protagonisti nel campo spaziale, inclusi la Russia e gli Stati Uniti. \u00c8 attualmente in atto un ampio processo di riesame della politica americana sulla sicurezza spaziale. Il progetto europeo di un Codice di Condotta potrebbe dunque costituire, al momento in cui i principali attori spaziali saranno pronti ad intavolare una trattativa, la base attorno alla quale costruire un nuovo consenso internazionale sullo spazio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crescente dipendenza degli stati dallo spazio extra atmosferico \u00e8 testimoniata, tra l\u2019altro, dal massiccio utilizzo quotidiano di sistemi quali il Gps, i telefoni e le parabole satellitari. L\u2019Italia si trova in una posizione di primo piano sia in ambito europeo che nazionale, non solo come utente, ma anche a livello di ricerca e produzione. 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