{"id":12940,"date":"2009-11-03T00:00:00","date_gmt":"2009-11-02T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/gli-effetti-della-crisi-sullopinione-pubblica\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:39","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:39","slug":"gli-effetti-della-crisi-sullopinione-pubblica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/11\/gli-effetti-della-crisi-sullopinione-pubblica\/","title":{"rendered":"Gli effetti della crisi sull\u2019opinione pubblica"},"content":{"rendered":"<p>I cambiamenti di umore dell&#8217;opinione pubblica possono avere effetti duraturi sulle scelte di politica economica, alterando il benessere sociale. Alla fine dell\u2019Ottocento, nel mezzo della prima globalizzazione, un osservatore non avrebbe mai immaginato che il processo di integrazione economica a cui stava assistendo potesse improvvisamente terminare. Tuttavia, un atteggiamento collettivo sempre pi\u00f9 ostile al commercio internazionale e all&#8217;immigrazione ferm\u00f2 il processo, portando ad un cambiamento di rotta da parte dei governi di tutto il mondo.<\/p>\n<p>Quali sono i fattori che determinano o influenzano l&#8217;atteggiamento nei confronti dell&#8217;integrazione economica internazionale? E quale pu\u00f2 essere il ruolo della crisi attuale all&#8217;interno di questo processo?<\/p>\n<p><b>Opinioni sulla globalizzazione <\/b><br \/>Diverse istituzioni hanno raccolto dati sull&#8217;atteggiamento delle persone nei confronti del commercio internazionale e dell&#8217;immigrazione. Nonostante campioni e metodologie statistiche differenti, alcuni trend comuni sembrano emergere. Primo, in percentuale poche persone considerano negativamente il commercio internazionale (generalmente non oltre il 30%); tuttavia, questa percentuale \u00e8 aumentata tra il 2002 e il 2007 in diverse aree del mondo, principalmente nel Nord America. Secondo, i dati relativi all&#8217;immigrazione dimostrano come l&#8217;atteggiamento nei confronti dei movimenti di persone sia pi\u00f9 stabile e negativo (tra il 30 ed il 55%).<\/p>\n<p>  Mancando rilevazioni statistiche a livello mondiale, \u00e8 prematuro stabilire come e se la crisi economica abbia influenzato l&#8217;opinione pubblica. Tuttavia alcuni recenti sondaggi, condotti nei Paesi pi\u00f9 sviluppati, permettono di trarre delle conclusioni. Innanzitutto, il Financial Times\/Harris Poll del marzo 2009 rileva che negli Stati Uniti e nel Regno Unito un&#8217;alta percentuale di intervistati (33 e 53% rispettivamente) considera il protezionismo come un&#8217;arma vincente per aiutare l&#8217;economia ad uscire pi\u00f9 velocemente dalla recessione. Il rapporto Transatlantic Trends del giugno 2009 trova simili risultati per i paesi dell\u2019Europa Orientale, mentre di parere opposto appaiono i cittadini dei maggiori paesi dell&#8217;Europa occidentale: l\u201982% degli intervistati ritiene che sia opportuno mantenere aperti i propri mercati. <\/p>\n<p>Riguardo l\u2019immigrazione non ci sono indagini sulle opinioni prima e durante la crisi, tuttavia un recente lavoro di T. Boeri pu\u00f2 rivelarsi utile. Boeri confronta i risultati di una domanda fatta dalla European Social Survey nel 2002 con una simile domanda del FT\/Harris Poll del marzo 2009. In entrambe le ricerche si chiedeva se gli immigrati dovessero lasciare il paese una volta perso il posto di lavoro. La percentuale di intervistati d&#8217;accordo con quest&#8217;affermazione \u00e8 aumentata in tutte le grandi economie europee, in media del 27%.<\/p>\n<p><b>Cosa determina l&#8217;atteggiamento nei confronti del commercio internazionale?<\/b><br \/>Una recente letteratura empirica mette in luce come una combinazione di fattori economici e non economici possano influenzare le percezioni individuali sulla globalizzazione. Tra i fattori economici, quello pi\u00f9 importante \u00e8 l&#8217;effetto del commercio sul mercato del lavoro. Nei paesi pi\u00f9 avanzati, in cui la maggioranza dei lavoratori sono qualificati, la forza lavoro pi\u00f9 istruita \u00e8 a favore dell&#8217;apertura commerciale, mentre l&#8217;opposto \u00e8 vero per i lavoratori meno istruiti. Il contrario vale nei paesi in via di sviluppo con un\u2019abbondante forza lavoro poco qualificata. Anche controllando per variabili non economiche, come l&#8217;et\u00e0, il sesso, o il nazionalismo, i coefficienti non cambiano segno e continuano ad essere statisticamente significativi. <\/p>\n<p>Un secondo punto riguarda il ruolo dell&#8217;incertezza economica nell\u2019influenzare l&#8217;atteggiamento nei confronti del commercio internazionale. Un recente studio a cura di A.M. Mayda, R.H.O&#8217;Rourke e R. Sinnot rileva che l\u2019incertezza sul lavoro spinge verso una forte avversione nei confronti del commercio. In altre parole, i lavoratori che temono di perdere il posto di lavoro favoriscono l&#8217;adozione di politiche protezionistiche. Inoltre, questo studio mette in luce come politiche interne volte a ridurre l&#8217;incertezza economica (programmi di <i>welfare <\/i>o spesa pubblica diretta ad aumentare l&#8217;occupazione) rendano le persone meglio disposte nei confronti del commercio. <\/p>\n<p><b>Cosa determina l&#8217;atteggiamento nei confronti dell&#8217;immigrazione?   <\/b><br \/>Secondo la teoria economica le migrazioni hanno effetti sulla distribuzione del reddito simili a quelli del commercio internazionale. Questi risultati sono confermati dall&#8217;evidenza empirica: in paesi dove i lavoratori nazionali sono pi\u00f9 qualificati degli immigrati il livello di qualificazione \u00e8 positivamente correlato con un atteggiamento favorevole all&#8217;immigrazione. L&#8217;opposto accade nei paesi abbondanti di lavoratori non qualificati.<\/p>\n<p>Un altro risultato interessante rigurada i programmi di <i>welfare<\/i>. In paesi con un generoso <i>welfare state <\/i>e una tassazione proporzionale o progressiva, gli immigrati poco qualificati contribuiscono al bilancio pubblico meno che proporzionalmente rispetto a quello che ricevono in termini di servizi pubblici, come la sanit\u00e0 o l&#8217;istruzione per i figli, e in termini di trasferimenti, come sussidi alla disoccupazione. Pertanto, l&#8217;immigrazione tende ad incrementare i costi di <i>welfare<\/i>. Questo costo \u00e8 pagato principalmente dai cittadini nativi. I dati dimostrano che, in paesi con lavoratori domestici pi\u00f9 qualificati rispetto agli immigrati, la pressione fiscale riduce le preferenze a favore dell&#8217;immigrazione (ci\u00f2 \u00e8 vero nonostante i programmi di welfare riducano l\u2019incertezza economica dei nativi). <\/p>\n<p><b>Crisi, opinione pubblica e il <i>trilemma <\/i>dell&#8217;apertura internazionale <\/b><br \/>Questi risultati empirici supportano l&#8217;idea che l&#8217;integrazione internazionale implichi un <i>trilemma<\/i>: apertura agli scambi commerciali, all&#8217;immigrazione e un generoso sistema di <i>welfare <\/i>sono difficilmente riconciliabili, almeno nelle economie avanzate. <\/p>\n<p>Un atteggiamento positivo nei confronti del commercio richiede <i>safety nets <\/i>e programmi di <i>welfare<\/i>, al fine di limitare le conseguenze negative dell&#8217;incertezza economica. Tuttavia, il sistema di <i>welfare <\/i>aumenta il costo fiscale dell&#8217;immigrazione poco qualificata e incrementa di riflesso l&#8217;avversione verso l&#8217;immigrazione. D&#8217;altro canto, se la spesa pubblica volta a finanziare programmi di <i>welfare <\/i>\u00e8 bassa, allora l&#8217;ostilit\u00e0 nei confronti dell&#8217;immigrazione sar\u00e0 minore; tuttavia, l&#8217;effetto collaterale sar\u00e0 quello di indurre una maggiore avversione nei confronti dell&#8217;apertura commerciale per via di una maggiore incertezza. <\/p>\n<p>\u00c8 importante chiarire come la crisi economica possa influenzare l&#8217;opinione pubblica nei confronti della globalizzazione. L&#8217;effetto della crisi varia a seconda di dove un paese si posizioni nel trilemma. In generale, un rallentamento dell&#8217;economia \u00e8 associato ad un aumento dell&#8217;incertezza, come, per esempio, un aumento della probabilit\u00e0 di diventare disoccupato, incrementando l&#8217;avversione verso la globalizzazione. Tuttavia gli effetti potrebbero essere asimmetrici: elettori in paesi con programmi di <i>welfare <\/i>meno sviluppati potrebbero richiedere politiche commerciali pi\u00f9 protezionistiche, mentre paesi con un maggiore <i>welfare state <\/i>potrebbero registrare un aumento dell&#8217;avversione nei confronti dell&#8217;immigrazione. <\/p>\n<p>Negli ultimi mesi diversi governi hanno risposto alla crisi economica incrementando la spesa pubblica e rivitalizzando i programmi di <i>welfare<\/i>. In altri il dibattito \u00e8 in pieno svolgimento, come l\u2019adozione della riforma sanitaria negli Stati Uniti. Se l\u2019analisi precedente \u00e8 corretta, questi interventi di <i>policy <\/i>potrebbero avere un effetto positivo, se pure indiretto, sull&#8217;opinione pubblica nei confronti del commercio e negativo sugli atteggiamenti verso l\u2019immigrazione.<\/p>\n<p>. <\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>T. Boeri: <a href= \"http:\/\/www.voxeu.org\/index.php?q=node\/3688\" target= \"blank\"><b><u>Migration to the Land of Redistribution<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>A. M.Mayda, K. O&#8217;Rourke, R. Sinnott: <a href= \"http:\/\/papers.ssrn.com\/sol3\/papers.cfm?abstract_id=1136680#\" target= \"blank\"><b><u>Risk, Government and Globalization: International Survey Evidence<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p> P. Guerrieri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1258\" target= \"blank\"><b><u>\u00c8 il momento del G20<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Asmus: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1241\" target= \"blank\"><b><u>Lo storico \u2018rimbalzo\u2019 di Obama<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>R. Matarazzo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=997\" target= \"blank\"><b><u>Se in Europa e in America cresce la paura dell\u2019immigrazione<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I cambiamenti di umore dell&#8217;opinione pubblica possono avere effetti duraturi sulle scelte di politica economica, alterando il benessere sociale. Alla fine dell\u2019Ottocento, nel mezzo della prima globalizzazione, un osservatore non avrebbe mai immaginato che il processo di integrazione economica a cui stava assistendo potesse improvvisamente terminare. 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