{"id":12960,"date":"2009-11-04T00:00:00","date_gmt":"2009-11-03T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/lasse-franco-tedesco-la-cabina-di-regia-dellue-e-il-ruolo-dellitalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:38","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:38","slug":"lasse-franco-tedesco-la-cabina-di-regia-dellue-e-il-ruolo-dellitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/11\/lasse-franco-tedesco-la-cabina-di-regia-dellue-e-il-ruolo-dellitalia\/","title":{"rendered":"L\u2019asse franco-tedesco, la cabina di regia dell\u2019Ue e il ruolo dell\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Il presidente ceco Vaclav Klaus ha creato un\u2019ultima suspence nello stanco finale di un dramma durato fin troppo, quello della riforma delle istituzioni dell\u2019Ue, ma da tempo attori ben pi\u00f9 importanti si stanno muovendo nella vita reale. L\u2019incrocio delle ipotesi, delle candidature e delle smentite circa il presidente semi-permanente e il quasi-ministro degli esteri dell\u2019Unione ne sono stati il segno pi\u00f9 visibile sui media. Ma c\u2019\u00e8 anche una partita meno visibile: quella della cabina di regia, per dirla in politichese, o del direttorio, per usare il brussellese, che dovrebbe dare una qualche guida al carrozzone a 27 configurato dal trattato di Lisbona.<\/p>\n<p><b>Un G-2 su scala europea?<\/b><br \/>Fino a un paio d\u2019anni fa, succedeva di sentirsi dire nei corridoi delle istituzioni comuni che le vere decisioni erano sempre pi\u00f9 prese fra Parigi, Berlino e Londra, prima di arrivare l\u00ec. Ma la crisi finanziaria e bancaria, poi divenuta economica, ha cambiato le cose. Per farvi fronte si \u00e8 ricorso per lo pi\u00f9 a strategie nazionali e quelle francese e tedesca, pur diverse, hanno avuto pi\u00f9 successo di quella britannica. Inoltre, grazie soprattutto alla banca centrale europea un certo grado di concertazione si \u00e8 sviluppata nell\u2019area euro, da cui la Gran Bretagna si \u00e8 autoesclusa. Infine, le banche britanniche hanno mostrato una maggiore vulnerabilit\u00e0.  Tutto ci\u00f2 ha fatto s\u00ec che uno dei tre \u201cgrandi\u201d, la Gran Bretagna, sia diventato un po\u2019 pi\u00f9 \u201cpiccolo\u201d. Inoltre, il contributo britannico \u00e8 comunemente ritenuto \u201cindispensabile\u201d nell\u2019area della sicurezza-difesa, che ha perso peso rispetto all\u2019economia, l\u2019altro campo cruciale dell\u2019integrazione europea. Chiudono il cerchio la debolezza attuale di Gordon Brown e soprattutto la prospettiva che gli subentri, l\u2019anno prossimo, un governo conservatore, euroscettico se va bene, antieuropeo se va male, il tutto a suggerire una riduzione del direttorio ai suoi minimi termini, un G2 su scala europea.<\/p>\n<p>Un asse Parigi-Berlino, o anche solo un\u2019<i>entente<\/i>, sarebbe in realt\u00e0 un ritorno al passato, un passato non sempre glorioso, ma prevalentemente positivo, tanto da far dire a qualcuno che di cose europee si intende, come Renato Ruggiero, che lo avremmo rimpianto se si fosse rotto definitivamente. Ma \u00e8 semplicemente un ritorno al passato, o c\u2019\u00e8 qualcosa di nuovo?<\/p>\n<p> <b>La nuova dialettica tra Parigi e Berlino<\/b><br \/>Una scorsa a come la questione si \u00e8 posta nell\u2019ultimo mese aiuta a dare una risposta. Nicolas Sarkozy, il presidente francese di origine ungherese (non proprio un filo-tedesco, come ha osservato l\u2019<i>Economist<\/i>), ha mandato in avanscoperta il suo Segretario di stato per gli affari europei, Pierre Lellouche. Questi, in un articolo sul <i>Le Monde <\/i>del 5 ottobre scorso, dopo aver colto l\u2019occasione del prossimo ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino per fare delle mezze scuse per le iniziali resistenze (anglo)francesi alla riunificazione tedesca, ha invocato un \u201cruolo motore\u201d della \u201ccoppia\u201d franco-tedesca (suona meglio di \u201casse\u201d) onde spingere l\u2019Europa a farsi spazio in un mondo che rischia di essere dominato da un altro G2, quello su scala globale fra Usa e Cina. Per cominciare, scrive Lellouche, occorre \u201cpromuovere una strategia industriale che faccia emergere dei campioni europei, preparare l\u2019uscita dalla crisi investendo nei settori (\u2026) delle \u2018tecnologie pulite\u2019, e quindi mettere le basi dell\u2019indispensabile indipendenza energetica dell\u2019Europa nonch\u00e9 del successo della conferenza di Copenhagen\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019accoglienza alemanna non \u00e8 stata calorosa. \u00c8 vero che i negoziati per la formazione del governo Merkel-Westerwelle hanno per un certo tempo assorbito tutta l\u2019attenzione del \u201cpalazzo\u201d berlinese. Tuttavia la vicenda potrebbe essere indicativa di qualcosa di nuovo, e cio\u00e8 che i pesi relativi nella \u201ccoppia\u201d sono mutati (succede in molte coppie): l\u2019asse \u00e8 ora Berlino-Parigi, e non solo per una questione di ordine alfabetico. Il governo francese, che una volta dosava quasi a suo piacimento l\u2019europeismo misto alla difesa della sovranit\u00e0 nazionale a fronte di una politica tedesca sistematicamente pro-europea (e pro-atlantica), si trova ora ad essere <i>demandeur<\/i>, o perlomeno a dover essere l\u2019iniziatore, mentre il suo partner d\u2019oltre Reno si riserva la risposta. Un capovolgimento, dir\u00e0 qualcuno. Un semplice riequilibrio, dir\u00e0 qualcun altro. E se sar\u00e0 positivo o negativo per l\u2019Europa, resta da vedere.<\/p>\n<p>Sarebbe negativo se, permanendo le ambiguit\u00e0 dei francesi, che mettono sul tavolo dell\u2019<i>entente<\/i> temi in buona parte economici, i tedeschi, riuniti e ricollocati al centro del continente, si adeguassero, cercando a loro volta di difendere la propria sovranit\u00e0 nazionale. In un articolo apparso su <i>AffarInternazionali<\/i> lo scorso luglio sottolineavo che la sentenza con cui la Corte Suprema di Karlsruhe ha dato il suo ok alla ratifica del Trattato di Lisbona, ma aggiungendovi una serie di condizioni a un ulteriore sviluppo dell\u2019integrazione, potrebbe essere il segnale, oltre che lo strumento giuridico, di un \u201csovranismo\u201d teutonico di ritorno (anche se, va detto, essa ha sollevato molte critiche nella stessa Germania). Il tutto con l\u2019intesa, questa s\u00ec condivisa fra le due capitali, di lasciare al resto dell\u2019Unione, pi\u00f9 o meno recalcitrante, di conformarsi: l\u2019<i>intendence suivra<\/i>, diceva De Gaulle.<\/p>\n<p>Sarebbe positivo se il nuovo governo della Merkel cogliesse l\u2019occasione che le offrono le profferte parigine, tenendo conto che Sarkozy ha stabilito un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti senza precedenti dal tempo del Generale, togliendo cos\u00ec alla Germania un primato continentale, e che la dinamica del sistema internazionale (vedi per es. il G20) sta ponendo all\u2019Europa il dilemma se compattarsi o restare ai margini. Le avances francesi dovrebbero essere opportunamente completate dal lato politico, naturalmente: un <i>test case<\/i> sarebbe quello del seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu, che nel programma della nuova coalizione di governo tedesca \u00e8 restato s\u00ec come rivendicazione nazionale &#8211;  pi\u00f9 formale che altro in quanto l\u2019amministrazione Obama non ha fatto mistero della sua opposizione &#8211; ma corredata da una nuova enfasi per l\u2019ipotesi del seggio europeo. <\/p>\n<p>Ora questa ipotesi non \u00e8 certo per domani. Ma fra l\u2019oggi e il dopodomani c\u2019\u00e8 tempo per quei \u201cpassi intermedi\u201d, cui il nuovo programma di governo tedesco si dice \u201caperto\u201d. Non entriamo qui  nel dettaglio se non per dire che un processo concordato fra Parigi e Berlino (nell\u2019ordine, in questo caso) potrebbe avvicinarci a quell\u2019obiettivo. Il discorso dell\u2019integrazione politica \u00e8 ovviamente molto pi\u00f9 ampio, ma la nuova enfasi programmatica del governo tedesco potrebbe rivelarsi un <i>ballon d\u2019essai <\/i>inviato nei cieli di Parigi a verifica della seriet\u00e0 complessiva delle profferte francesi.<\/p>\n<p><b>Se l\u2019Italia non cerca solo uno strapuntino<\/b><br \/>Dinnanzi a questi messaggi incrociati, quale atteggiamento dovrebbe tenere l\u2019Italia, al di l\u00e0 della partita sulle nomine ai vertici dell\u2019Unione? La tentazione politico-diplomatica \u00e8 sempre quella del lamento per l\u2019esclusione, magari assortito con ipotesi di assi alternativi. \u00c8 un\u2019antica tentazione, a cui per la verit\u00e0 la nostra politica estera ha scelto nel passato quasi sempre di non cedere, riconoscendo nella riconciliazione franco-tedesca una condizione necessaria per l\u2019unificazione europea, ma affermando nel contempo che essa non \u00e8 sufficiente e pertanto premendo per soluzioni pi\u00f9 inclusive e integrative. E ci\u00f2 fin dall\u2019inizio, sin da quando De Gasperi aggreg\u00f2 il paese al Piano Schumann per la messa in comune di carbone e acciaio (1950), in cui l\u2019Italia era marginale (riguardava essenzialmente il bacino della Ruhr). Attenersi a questa regola aurea di condotta risponde anche oggi all\u2019interesse nazionale.<\/p>\n<p>Dunque ancora un ritorno al passato? S\u00ec, ma tenendo conto di quello che c\u2019\u00e8 di nuovo, e cio\u00e8 del mutato equilibrio fra Francia e Germania. Un\u2019intelligente politica europea da parte nostra non dovrebbe tanto sollecitare strapuntini in cabina di regia, quanto cogliere le possibilit\u00e0 che la dialettica bilanciata fra i due maggiori stati continentali offre alle nostre preferenze (ivi compreso il <i>test case <\/i>del seggio all\u2019Onu, che nel passato ha visto le diplomazie italiana e tedesca in conflitto fra loro). E nel contempo adoperarsi affinch\u00e9 la natura intergovernativa della \u201ccoppia\u201d stimoli anzich\u00e9 scavalcare le istituzioni comuni. L\u2019alternativa, per gli europei, \u00e8 \u201cfra operare assieme per rendere l\u2019Unione Europea un leader sulla scena mondiale, oppure diventare spettatori di un G2 mondiale, fatto dagli Stati Uniti e dalla Cina\u201d. L\u2019ha detto Sark\u00f2? No, l\u2019ha detto di recente il ministro degli esteri del terzo grande, divenuto meno grande: David Miliband. E suona come una dichiarazione programmatica del forse Ministro, pardon Alto Rappresentante, dell\u2019Ue. Ma questa appunto \u00e8 solo la partita visibile.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>C. Merlini: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1204\" target= \"blank\"><b><u>La camicia di forza della Corte Costituzionale tedesca<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p>G.L. Tosato<a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1268\" target= \"blank\"><b><u> Se la Corte tedesca chiede pi\u00f9 democrazia in Europa<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n<p>S. Silvestri<a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1284\" target= \"blank\"><b><u> L\u2019Europa della Quadriga<\/u><\/b><\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presidente ceco Vaclav Klaus ha creato un\u2019ultima suspence nello stanco finale di un dramma durato fin troppo, quello della riforma delle istituzioni dell\u2019Ue, ma da tempo attori ben pi\u00f9 importanti si stanno muovendo nella vita reale. 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