{"id":1300,"date":"2006-05-18T00:00:00","date_gmt":"2006-05-17T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/quattro-priorita-per-la-difesa-italiana\/"},"modified":"2017-11-03T15:43:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:43:30","slug":"quattro-priorita-per-la-difesa-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2006\/05\/quattro-priorita-per-la-difesa-italiana\/","title":{"rendered":"Quattro priorit\u00e0 per la difesa italiana"},"content":{"rendered":"<p>Quando un settore strategico, come quello della difesa, viene troppo a lungo trascurato, la lista dei problemi da affrontare diventa lunghissima. L\u2019unico vero asset valido rimasto disponibile \u00e8 la tenuta morale, professionale e organizzativa delle Forze Armate in questo difficile periodo di cambiamento: \u00e8 fondamentale, ma \u00e8 solo la base su cui bisogna costruire, una nuova pi\u00f9 credibile ed efficace politica militare. In quest\u2019ottica possono essere indicate queste quattro priorit\u00e0: <\/p>\n<p><b> 1. Tornare subito a superare l\u20191% del PIL<\/b><br \/>Bisogna far crescere nei decisori politici, nei mass media e nell\u2019opinione pubblica la consapevolezza che bisogna investire di pi\u00f9 per tutelare meglio la nostra sicurezza. Riportare le spese per la difesa sopra l\u20191% del PIL \u00e8 l\u2019obiettivo immediato e improrogabile. Senza questo sforzo collettivo, nessun altro rimedio pu\u00f2 essere efficace. Di fronte alla stagnazione economica, alla crescita del deficit pubblico, alla necessit\u00e0 di nuovi sacrifici, anche questo risultato minimo comporter\u00e0 un forte impegno politico, ma rappresenter\u00e0 una positiva inversione di tendenza.<\/p>\n<p><b> 2. Riequilibrare il Bilancio della Difesa<\/b><br \/>Bisogna tornare a un accettabile equilibrio fra le scarse risorse che il paese rende disponibili e una struttura militare costruita sulla promessa mai mantenuta di finanziamenti in linea con il peso e il ruolo internazionale dell\u2019Italia, quantificati nell\u20191,5% del PIL. Poich\u00e9 la spesa reale \u00e8 oscillata fra 1,1% e l\u2019attuale 0,84% (cio\u00e8 due terzi dell\u2019obiettivo), emerge evidente il sovradimensionamento della struttura militare. Questa \u00e8 di fatto, da quasi venti anni, la schizofrenia finanziaria del nostro modello di difesa. Il tutto aggravato dall\u2019accelerazione del passaggio a forze armate esclusivamente professionali che ha squilibrato il Bilancio della Difesa portando la quota destinata al personale a oltre il 70%, a discapito del funzionamento e dell\u2019ammodernamento. E\u2019, quindi, necessario procedere a una rapida ristrutturazione con tagli impietosi di strutture, organismi, uffici, sedi e personale, attivit\u00e0 inutili, facendosi carico e resistendo alle inevitabili proteste degli interessati e delle comunit\u00e0 locali e relativi rappresentanti politici. Il suo costo economico non potr\u00e0, per\u00f2, ricadere sul Bilancio della Difesa, gi\u00e0 in affanno, e richieder\u00e0 uno stanziamento straordinario a discapito di altri settori, vincendo anche queste ulteriori resistenze.<\/p>\n<p><b> 3.Continuare, seppur su basi pi\u00f9 ridotte, l\u2019impegno per mantenere la pace<\/b><br \/>Il ridimensionamento dello strumento militare avr\u00e0 serie conseguenze sulla nostra partecipazione a operazioni internazionali per il mantenimento della pace. Dovremo ridurre le nostre ambizioni e limitare la nostra disponibilit\u00e0 a favore della comunit\u00e0 internazionale. Di fatto dovremo essere pi\u00f9 \u201cegoisti\u201d e valutare pi\u00f9 attentamente ogni operazione, a partire da tutte quelle che ci vedono oggi impegnati. Una parte del patrimonio di credibilit\u00e0 internazionale conquistato faticosamente in questi anni andr\u00e0 perso ed \u00e8 bene che tutti ne siano consapevoli. Ma questo obiettivo non dovr\u00e0 comportare una rinuncia a partecipare alle operazioni per il mantenimento della pace. Fra le attivit\u00e0 da ridurre, a parte l\u2019ormai definito progressivo ritiro dall\u2019Iraq, vi dovranno essere quelle meno indispensabili che sono anche quelle meno pericolose. Non possiamo sperare e illuderci che nell\u2019attuale contesto delle operazioni internazionali, pur se decise dalle Nazioni Unite, si azzerino i rischi per i nostri uomini. La tenuta morale e politica del paese continuer\u00e0 quindi a rappresentare una sfida da vincere.<\/p>\n<p><b> 4.  Pi\u00f9 Europa in un forte rapporto transatlantico<\/b><br \/>Bisogna riportare una maggiore attenzione al processo di costruzione dell\u2019Europa della difesa. Vi sono diffusi sintomi di un suo rilancio ed \u00e8 necessario che anche il nostro paese vi partecipi attivamente. In prospettiva \u00e8 dal raggiungimento di questo obiettivo che dipende un\u2019effettiva capacit\u00e0 di garantire la sicurezza e difesa di tutti i suoi cittadini. Ma, al di l\u00e0 dell\u2019impegno politico, si dovranno trovare nuove risorse sia per rafforzare le attivit\u00e0 operative, sia le strutture e gli organismi europei, ma, soprattutto, per assicurare gli equipaggiamenti comuni senza i quali le Forze Armate europee resterebbero la sommatoria di quelle nazionali. Una parte dei fondi potrebbe venire dal Bilancio europeo se si creer\u00e0 un consenso politico dei principali paesi contributori, un\u2019altra parte dovr\u00e0 venire dalle risorse nazionali. Anche di qui la necessit\u00e0 di costruire il necessario consenso politico e sociale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando un settore strategico, come quello della difesa, viene troppo a lungo trascurato, la lista dei problemi da affrontare diventa lunghissima. 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