{"id":13010,"date":"2009-11-09T00:00:00","date_gmt":"2009-11-08T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-futuro-dellantartide-e-gli-interessi-dellitalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:37","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:37","slug":"il-futuro-dellantartide-e-gli-interessi-dellitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/11\/il-futuro-dellantartide-e-gli-interessi-dellitalia\/","title":{"rendered":"Il futuro dell\u2019Antartide e gli interessi dell\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Fra le tante ricorrenze che si celebrano quest\u2019anno &#8211;  i vent\u2019anni dalla caduta del muro di Berlino, la rivolta di Piazza Tien an Men e molte altre  &#8211;  i  cinquant\u2019anni del Trattato  Antartico,  sono passati quasi inosservati all\u2019infuori di una ristretta cerchia di addetti ai lavori.  Eppure il Trattato Antartico, firmato a Washington il 1\u00b0 dicembre 1959 ed entrato in vigore meno di due anni dopo nel giugno 1961, costituisce uno degli esempi pi\u00f9 compiuti ed efficaci di cooperazione internazionale nel mantenimento della pace e nella gestione comune delle risorse di un intero continente.<\/p>\n<p>Concepito e adottato in piena guerra fredda al fine di evitare che le rivendicazioni concorrenti di sovranit\u00e0 territoriale di vari paesi (Gran Bretagna, Argentina, Cile), congiuntamente alle pretese di accesso incondizionato delle due superpotenze &#8211; Stati Uniti e Unione Sovietica &#8211;  potessero sfociare in conflitti armati (conflitti che poi in effetti si verificarono con la guerra delle Falkland-Malvine del 1982),  il Trattato di Washington ebbe il merito di realizzare un equilibrato compromesso tra interessi nazionali e interesse generale dell\u2019umanit\u00e0, attraverso l\u2019affermazione di un nucleo essenziale di principi sui quali si \u00e8 progressivamente sviluppato un sistema normativo ed istituzionale che oggi prende il nome di \u201csistema del trattato antartico\u201d.<\/p>\n<p>Il primo principio \u00e8 quello dell\u2019uso pacifico dell\u2019Antartide, definita dallo stesso trattato come l\u2019area a sud del 60\u00b0 parallelo di latitudine sud, ivi compresa la terraferma, le isole, i ghiacci e le zone marine. Tutto il continente viene smilitarizzato con il divieto posto dall\u2019Articolo I,  di stabilimento di basi e fortificazioni militari, di sperimentazione di armi e di manovre militari,  cui fa da corollario il divieto posto  dall\u2019Articolo V,  di esperimenti nucleari e di deposito o smaltimento di scorie radioattive nell\u2019area di applicazione del trattato.<\/p>\n<p>Il secondo principio cardine del Trattato \u00e8 quello della libert\u00e0 di accesso e di ricerca scientifica nel continente, libert\u00e0 che viene rafforzata con la previsione di scambi di personale scientifico, di informazioni e dati dei programmi nazionali (Articolo III), e con un sistema di ispezioni reciproche (Articolo VII).  Ma  l\u2019elemento pi\u00f9 originale introdotto dal Trattato Antartico sta nel \u201ccongelamento\u201d delle rivendicazioni territoriali, pregresse e future, su parti del continente antartico.<\/p>\n<p><b>Attualit\u00e0 del Trattato e ruolo dell\u2019Italia<\/b><br \/>Nell\u2019aderire al Trattato i sette Stati che all\u2019epoca rivendicavano (e che continuano a rivendicare) sovranit\u00e0 su settori del continente (Argentina, Australia, Cile, Francia, Norvegia, Nuova Zelanda, Regno Unito) non rinunciarono alle loro pretese, ma acconsentirono a metterle da parte al fine di istituire un regime di cooperazione internazionale cui partecipavano le due super-potenze, le quali a loro volta rinunciavano alla affermazione di un controllo totale sull\u2019Antartide.<\/p>\n<p>  Quando tale compromesso fu realizzato, nel 1959, le parti contraenti del Trattato Antartico erano soltanto dodici, i sette paesi rivendicanti, le due super-potenze, il Giappone, il Sud-Africa e il Belgio, in quanto paesi che avevano mostrato uno specifico interesse per l\u2019Antartide. Oggi gli stati contraenti sono oltre quaranta, il \u201cclub\u201d ristretto che si era formato nel 1959 si \u00e8 progressivamente allargato fino a comprendere tutti gli stati maggiormente industrializzati nonch\u00e9 le potenze economiche emergenti come la Cina, l\u2019India e il Brasile. Tuttavia il potere decisionale nella gestione dell\u2019Antartide risiede in un nucleo ristretto di stati contraenti, le \u201cParti Consultive\u201d, al quale si accede previa dimostrazione di un interesse sostanziale all\u2019Antartide mediante spedizioni scientifiche e lo stabilimento di basi o stazioni per la ricerca.<\/p>\n<p>Nel 1987 l\u2019Italia \u00e8 divenuta Parte Consultiva, con diritto di voto nelle riunioni annuali, che si chiamano appunto \u201cRiunioni Consultive\u201d, a seguito della ratifica del Trattato di Washington e della adozione della legge n. 284 del 10 giugno 1985 istitutiva del Programma nazionale di ricerche in Antartide (Pnra). Per l\u2019Italia, non \u00e8 un mistero, che l\u2019attualit\u00e0 del Trattato coincise nella met\u00e0 degli anni ottanta del secolo scorso con l\u2019apertura dell\u2019Antartide alla prospezione ed esplorazione mineraria del continente. Seppur in ritardo l\u2019Italia riusc\u00ec ad agganciare il gruppo delle Parti Consultive che da alcuni anni avevano avviato negoziati informali per l\u2019adozione di un accordo internazionale sullo sfruttamento minerario dell\u2019Antartide.<\/p>\n<p>Nel 1987 e 1988 l\u2019Italia partecip\u00f2 attivamente al negoziato che si concluse a Wellington (Nuova Zelanda) nel giugno 1988 con l\u2019adozione della <i>Convention on the Regulation of Antarctic Mineral Resource Activities<\/i>, Cramra. La Cramra fu un piccolo capolavoro di ingegneria giuridica in quanto riusciva a mettere d\u2019accordo le pretese di sovranit\u00e0 territoriale, congelate con Trattato del 1959, con l\u2019interesse dei maggiori paesi industrializzati e delle due superpotenze ad un accesso alle risorse minerarie regolato da un accordo internazionale, nel quadro del Trattato Antartico, invece che sottoposto al potere esclusivo degli stati rivendicanti i particolari settori di attivit\u00e0 mineraria. \u00c8 ovvio che in questo secondo caso il principio del congelamento delle rivendicazioni territoriali sarebbe naufragato e con esso tutto il sistema del Trattato Antartico.<\/p>\n<p>Ma il successo della Cramra fu di breve durata. Le forti contestazioni da parte ambientalista della decisione di aprire l\u2019Antartide allo sfruttamento minerario e i ripensamenti di alcune Parti Consultive (in primis Francia e Australia), bloccarono di fatto il processo di ratifica della Cramra e spinsero le Parti Consultive verso l\u2019adozione del Protocollo di Madrid sulla protezione ambientale dell\u2019Antartide. Il Protocollo, adottato nel 1991, non estingue la Cramra, ma istituisce una moratoria di cinquant\u2019anni, a partire dall\u2019entrata in vigore del Protocollo, su tutte le attivit\u00e0 minerarie di natura commerciale in Antartide e dichiara il continente \u201criserva naturale dedicata alla pace e alla scienza\u201d. La moratoria potr\u00e0 cessare solo in concomitanza della adozione di regime minerario internazionale, che potrebbe essere la Cramra o altro strumento da negoziare prima della scadenza della moratoria.<\/p>\n<p><b>Un modello non esente da rischi<\/b><br \/>I cinquant\u2019anni del Trattato Antartico saranno celebrati con una grande conferenza internazionale che si terr\u00e0 a Washington allo Smithsonian Institute il 1\u00b0 dicembre prossimo. Si discuter\u00e0 soprattutto del futuro dell\u2019Antartide e di come l\u2019<i>acquis <\/i>del sistema antartico possa assicurare la continuazione di un sistema di cooperazione internazionale che ha assicurato la pace, la libert\u00e0 di ricerca scientifica e la protezione dell\u2019ambiente ad un livello mai raggiunto in altre parti del pianeta.<\/p>\n<p>I rischi non mancano. Basti pensare alla corsa gi\u00e0 iniziata verso l\u2019accaparramento delle risorse naturali dell\u2019Artico con gesti simbolici di occupazione acquisitiva con la retorica del piantar bandiera. L\u2019Antartide presenta caratteristiche diverse dal Polo Nord: \u00e8 un grande continente circondato dal mare, mentre l\u2019Artico \u00e8 un mare glaciale circondato da continenti e da stati costieri che si contendono settori di sovranit\u00e0. Tuttavia, anche il Trattato Antartico ed il sistema che si \u00e8 creato intorno ad esso risentono inevitabilmente dei cambiamenti avvenuti e in corso di evoluzione a livello geopolitico, scientifico ed economico. Paradossalmente la garanzia originaria del Trattato Antartico era data dalla guerra fredda e dalla rivalit\u00e0 delle due super-potenze che non potevano tollerare la nazionalizzazione di parti del continente o l\u2019estensione in esso di sfere di influenza dell\u2019avversario. Tale condizione \u00e8 cessata, e ci\u00f2 ha anche fatto venir meno la forte rivalit\u00e0 a livello scientifico che aveva a suo tempo generato consistenti  investimenti in Antartide. <\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunga la diversa concezione della ricerca scientifica che sta prendendo campo in un mondo sempre pi\u00f9 condizionato dal mercato e dal ritorno economico degli investimenti in ricerca. La ricerca in Antartide &#8211; e quindi la presenza umana in Antartide &#8211; dipende in gran parte da programmi pubblici nazionali. In tempi di crisi economica \u00e8 inevitabile che vengano ridotti o addirittura cancellati. Esempio ne \u00e8 l\u2019Italia, che negli ultimi due anni ha di fatto sospeso il programma nazionale di ricerca antartica e solo ora si sta riorganizzando per una ripresa delle spedizioni scientifiche e delle attivit\u00e0 nelle due basi costruite in Antartide.<\/p>\n<p>Altro rischio, non ancora adeguatamente regolato, \u00e8 dato dall\u2019aumento esponenziale del turismo antartico che porta ormai decine di migliaia di persone ogni anno in Antartide, spesso con mezzi inadeguati e con un impatto insostenibile sulle attivit\u00e0 di ricerca e sull\u2019ecosistema.<\/p>\n<p>Il cinquantesimo anniversario del Trattato Antartico segna la maturit\u00e0 di un sistema di cooperazione internazionale originale, agile ed economico: il Trattato Antartico non ha dato vita ad una organizzazione internazionale. Non esiste un apparato burocratico internazionale al di fuori di un piccolo segretariato la cui principale funzione \u00e8 quella di tenere la documentazione del sistema e di assistere nella organizzazione delle Riunioni Consultive annuali. A fronte dell\u2019esiguo costo per gli Stati contraenti i risultati finora raggiunti sono straordinari: la gestione e la conservazione di un intero continente come grande riserva naturale dedicata alla pace ed alla cooperazione scientifica tra i popoli. <\/p>\n<p>L\u2019attualit\u00e0 del Trattato Antartico sta soprattutto in questo: l\u2019aver raggiunto un equilibrato compromesso fra interessi nazionali e interesse generale dell\u2019umanit\u00e0 nella gestione e conservazione di un intero continente. \u00c8 un modello che, con gli opportuni aggiustamenti, potrebbe  servire anche a prefigurare un futuro regime per l\u2019Artico.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>N. Contessi: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1105\" target= \"blank\"><b><u> Venti di guerra nell\u2019Artico<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>N. Contessi: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=646\" target= \"blank\"><b><u> La corsa al petrolio dell\u2019Artico<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra le tante ricorrenze che si celebrano quest\u2019anno &#8211; i vent\u2019anni dalla caduta del muro di Berlino, la rivolta di Piazza Tien an Men e molte altre &#8211; i cinquant\u2019anni del Trattato Antartico, sono passati quasi inosservati all\u2019infuori di una ristretta cerchia di addetti ai lavori. 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