{"id":13020,"date":"2009-11-10T00:00:00","date_gmt":"2009-11-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-nuova-strategia-per-lafghanistan-e-il-ruolo-dellitalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:31","slug":"la-nuova-strategia-per-lafghanistan-e-il-ruolo-dellitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/11\/la-nuova-strategia-per-lafghanistan-e-il-ruolo-dellitalia\/","title":{"rendered":"La nuova strategia per l\u2019Afghanistan e il ruolo dell\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>In 12 anni, il mondo spender\u00e0 per aiutare gli afgani meno di quanto gli Stati Uniti spendono, nel solo 2009, per fare la guerra in Afghanistan. Il dato dimostra, di per s\u00e9, che l\u2019attuale strategia va cambiata, perch\u00e9 inefficace e \u2018fuori bersaglio\u2019. Al di l\u00e0 degli slogan, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno fin qui dedicato molte pi\u00f9 risorse a cercare di vincere (senza riuscirci) la guerra guerreggiata, che a provare a vincere con la pace, la democrazia, la tolleranza e lo sviluppo la \u201cbattaglia delle menti e dei cuori\u201d.<\/p>\n<p>Tra il 2002 e il 2013, gli aiuti internazionali all\u2019Afghanistan ammonteranno a poco pi\u00f9 di 50 miliardi di dollari (fonte Csis), se tutti gli impegni finora presi saranno rispettati dai singoli Stati e dalle organizzazioni internazionali. Gli Stati Uniti, il maggior donatore, hanno impegnato 31.682 milioni di dollari; l\u2019Italia, che \u00e8 undicesima nella classifica per Stati, 637 milioni di dollari, senza contare quelli investiti tramite l\u2019Unione europea o la Banca Mondiale.<\/p>\n<p>Le spese militari degli Usa in Afghanistan, soltanto e limitatamente al 2009, superano i 55 miliardi di dollari (fonte Csis). E, tra il 2001 e il 2008, gli Stati Uniti hanno investito oltre 178 miliardi di dollari per combattere in Afghanistan (qui non si parla di impegni, ma di esborsi), che vanno a sommarsi, nell\u2019economia bellica di questi anni, agli oltre 680 miliardi di dollari \u2018bruciati\u2019 in Iraq.<\/p>\n<p>Ogni miliardo di dollari, cinque soldati uccisi: le perdite americane in Afghanistan erano, a ottobre, 881, quelle alleate complessivamente 1463 (22 le italiane). In Iraq, il rapporto \u00e8 peggiore: ogni miliardo, almeno sette caduti. Calcoli istintivi, non scientifici, ma che colpiscono (anche se qualcuno ci spiegher\u00e0 perch\u00e9 non \u00e8 giusto farli).<\/p>\n<p>Un dollaro per la pace in 12 anni, quasi 8 per la guerra in 9 anni: se queste sono le cifre (Usa), stupisce pi\u00f9 che la guerra vada male in Afghanistan piuttosto che il paese vada alla deriva e che la democrazia, invece di avvicinarsi, sembri allontanarsi: dall\u2019agosto del 2005 all\u2019agosto 2009, le truppe straniere nel paese, anzich\u00e9 diminuire, si sono quadruplicate, da 26 mila a 102 mila (62 mila gli americani, 2.800 gli italiani, che sono il quinto contingente, nell\u2019ambito dell\u2019Isaf).<\/p>\n<p>Contemporaneamente l\u2019Afghanistan, che era risalito al 117mo posto nella classifica globale della corruzione stilata da <i>Transparency International<\/i> su 180 Paesi, \u00e8 riprecipitato sul fondo, al 176mo posto. Il tasso di crescita annuale dell\u2019economia resta alto, ma \u00e8 ai minimi dall\u2019inizio della guerra, al 10% (fonte Brookings), con un tasso di inflazione del 10%: il 42% della popolazione vive sotto la soglia della povert\u00e0, il 20% a ridosso.<\/p>\n<p><b>L\u2019impero dell\u2019oppio<\/b><br \/>Meno di un afgano su quattro dispone di acqua potabile, quasi uno su due non ha un\u2019alimentazione sufficiente e appena uno su otto pu\u00f2 ricevere cure mediche adeguate. Il numero di bambini che vanno a scuola, alle elementari, \u00e8 effettivamente salito dal 2005 del 50% circa, da 4,7 a 6,3 milioni. Per\u00f2, oltre 4 milioni sono maschietti e appena due milioni femminucce: mancano all\u2019appello nelle classi almeno due milioni di bambine.<\/p>\n<p>E intanto la produzione di oppio nel paese prospera, con la colpevole complicit\u00e0 dell\u2019Occidente consumatore. Dopo il crollo del 2001, l\u2019anno del rovesciamento del regime dei taleban, i raccolti della droga erano tornati a oscillare intorno a valori tra 3.000 e 4.000 tonnellate l\u2019anno (il record era stato nel 1999, anno talebano, con 4.568 tonnellate). Poi, mentre la guerra s\u2019incancreniva e la corruzione tornava a crescere, la produzione di oppio s\u2019\u00e8 impennata: 6.100 tonnellate nel 2006 e quindi 8.200 &#8211; il record &#8211; 7.700 e, 6.900 quest\u2019anno. L\u2019Afghanistan ormai produce oltre il 90% dell\u2019oppio mondiale, una percentuale che non aveva mai raggiunto.<\/p>\n<p>Sono tutti dati che lo IAI ha raccolto in vista di un recente incontro al Ministero degli Esteri sulle prospettive dell\u2019Afghanistan dopo le elezioni e sul ruolo della comunit\u00e0 internazionale, nell\u2019attesa che si posi la polvere sollevata dall\u2019esito controverso delle elezioni presidenziali: i brogli, la convocazione del referendum, l\u2019annullamento dello stesso dopo la rinuncia dello \u2018sfidante\u2019  Abdullah Abdullah, la proclamazione della rielezione di Hamid Karzai.<\/p>\n<p>A bocce ferme, il presidente statunitense Barack Obama dovr\u00e0 annunciare le sue scelte: la revisione di strategia in corso considera Afghanistan e Pakistan un unico scenario e colloca lo sforzo militare in uno spettro pi\u00f9 ampio. L\u2019attesa \u00e8 che tutto non si risolva nell\u2019aumento delle unit\u00e0 sul terreno chiesto dal generale Stanley McChrystal, che comanda le forze statunitensi e la missione Nato e che vorrebbe incrementare i suoi effettivi di 40mila unit\u00e0, il 40% del totale.<\/p>\n<p>Eppure, tutte le cifre fin qui presentate indicano che l\u2019Afghanistan ha bisogno soprattutto di azioni civili, per lo sviluppo, contro la povert\u00e0, per migliorare la qualit\u00e0 della vita. E per ottenere risultati positivi su quei fronti bastano molti meno soldi di quelli finora spesi per condurre la guerra senza vincerla.<\/p>\n<p><b>L\u2019Italia e il ruolo chiave delle missioni civili <\/b><br \/>Uno strumento per conquistare \u201ci cuori e le menti\u201d delle popolazioni afghane sono le missioni di pace civili, cui IAI e Ministero degli Esteri hanno dedicato un\u2019altra iniziativa: un seminario di due giorni a inizio novembre, proprio mentre il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva parole di sprone e di incoraggiamento all\u2019impegno internazionale dell\u2019Italia e il presidente Obama faceva complimenti e ringraziamenti all\u2019Italia per la partecipazione alle missioni di pace, militari e civili, in varie parti del mondo.<\/p>\n<p>Fra i 27, l\u2019Italia \u00e8 il secondo contributore alle missioni civili Ue, strumenti di pace l\u00e0 dove il mondo \u00e8 in guerra o esce da un conflitto: l\u2019Italia \u00e8 preceduta dalla Francia e seguita da Germania, Romania e Polonia. In Kosovo, investigatori della Polizia di Stato italiana dirigono e coordinano alcune fra le maggiori indagini criminali condotte negli ultimi anni. In Afghanistan, specialisti italiani sono al lavoro per ammodernare l\u2019apparato di polizia e favorire, cos\u00ec, l\u2019interazione fra sistema giudiziario e penale e il rispetto dello Stato di diritto. Nella regione di Aceh, in Indonesia, l\u2019Italia ha contribuito ad attuare il processo di pace e a disarmare i combattenti reintegrandoli nella societ\u00e0 con aiuti e programmi di formazione. In Iraq, giuristi italiani hanno partecipato alla riforma della giustizia e al ripristino del funzionamento dei tribunali.<\/p>\n<p>Nonostante i risultati positivi conseguiti, tutti i Paesi Ue hanno difficolt\u00e0 a mantenere gli impegni, sul fronte delle missioni civili: il personale attualmente impegnato in missioni europee ammonta a 1.914 unit\u00e0, rispetto alle 11.196 unit\u00e0 previste (il 17%); l\u2019Italia impiega 272 unit\u00e0, rispetto alle 1.208 promesse (il 23 %). Le missioni civili europee ora attive sono undici, quelle in cui l\u2019Italia \u00e8 oggi coinvolta sono otto: in Afghanistan, Kosovo, Bosnia, Georgia, al Valico di Rafah e nei Territori, due in Congo &#8211; tutte tranne quelle in Iraq, al confine tra Moldavia e Ucraina e in Guinea-Bissau.<\/p>\n<p>Il seminario MAE\/IAI voleva proprio attirare l\u2019attenzione su tutto il fermento di queste iniziative, spesso poco conosciute perch\u00e9 quasi sempre trascurate dai media, che mobilitano risorse ed energie, che richiedono all\u2019Italia e a chi le conduce, impegno e sacrificio e che possono conseguire risultati di rilievo per la pace e lo sviluppo. Dai lavori sono scaturite alcune indicazioni precise: pianificare meglio le missioni a livello europeo e definirne meglio la linea di comando e controllo; rafforzare il coordinamento della partecipazione italiana fra le diverse Amministrazioni coinvolte, affidandolo al Ministero degli Esteri; garantire la certezza delle risorse inserendo i finanziamenti nei bilanci ordinari dell\u2019Amministrazione statale; rendere pi\u00f9 efficace il reclutamento e la formazione.<\/p>\n<p>Le conclusioni del seminario saranno portate all\u2019esame del Parlamento, dove si discute una legge sull\u2019invio di personale italiano all\u2019esterno. E potrebbero essere utili alla stesura di un documento sulla gestione delle crisi: un contributo italiano alla trasformazione della strategia di guerra in Afghanistan (e altrove) in strategia di pace.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>M. Arpino: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1221\" target= \"blank\"><b><u>Afghanistan tra guerra e politica<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p> N. Ronzitti: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=147\" target= \"blank\"><b><u>La missione italiana in Afghanistan e l\u2019articolo 11 della Costituzione<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>M.  Rossoni:  <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1142\" target= \"blank\"><b><u>Un &#8216;conflitto&#8217; nel conflitto: ricostruzione civile ed attivit\u00e0 militari in Afghanistan <\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In 12 anni, il mondo spender\u00e0 per aiutare gli afgani meno di quanto gli Stati Uniti spendono, nel solo 2009, per fare la guerra in Afghanistan. Il dato dimostra, di per s\u00e9, che l\u2019attuale strategia va cambiata, perch\u00e9 inefficace e \u2018fuori bersaglio\u2019. 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