{"id":13080,"date":"2009-11-14T00:00:00","date_gmt":"2009-11-13T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/un-atto-di-coraggio-per-la-guida-dellue\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:31","slug":"un-atto-di-coraggio-per-la-guida-dellue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/11\/un-atto-di-coraggio-per-la-guida-dellue\/","title":{"rendered":"Un atto di coraggio per la guida dell\u2019Ue"},"content":{"rendered":"<p>Fra una settimana l\u2019Europa avr\u00e0 un numero di telefono. Che potranno chiamare non solo i prim\u2019attori della scena internazionale (rispondendo alla ben nota domanda di Henry Kissinger) ma anche i comuni cittadini. Infatti a palazzo Justus Lipsius, a Bruxelles, tutto \u00e8 pronto per l\u2019insediamento delle figure previste dal trattato di Lisbona. Il dibattito sembra indirizzato verso la scelta di un Mr. Pesc (Alto Rappresentante e Vice Presidente della Commissione) espressione della famiglia socialista europea, mentre ai popolari toccherebbe la carica di presidente \u201cstabile\u201d del Consiglio.<\/p>\n<p>Il primo nome ha in un primo momento ricalcato un <i>clich\u00e9 <\/i>che vede i britannici \u201cazionisti di maggioranza\u201d della politica estera Ue (dal barone Christopher Soames, fino a Chris Patten e al duo Mandelson\/Ashton). Da pi\u00f9 parti si \u00e8 fatto il nome di David Wright Miliband, attuale Ministro degli esteri di Sua Maest\u00e0 per l\u2019incarico di Alto Rappresentante. Un singolare tira e molla in casa <i>labour <\/i>ha in realt\u00e0 logorato Miliband, portando a un nulla di fatto. \u00c8 in quel momento che ha preso corpo la candidatura di Massimo D\u2019Alema, forte di un appoggio trasparente e trasversale, conquistato negli anni spesi a Palazzo Chigi ed alla Farnesina.<\/p>\n<p>Agli apprezzamenti espressi sul contenuto delle sue azioni internazionali occorre qui aggiungere anche una virt\u00f9 di grande importanza in sede Ue, ovvero la capacit\u00e0 di creare consenso attorno alle proposte, quella che in termini tecnici si chiama \u201cleadership\u201d.  In questo senso Massimo D\u2019Alema, nel periodo in cui ha operato quale capo della diplomazia italiana,  ha dimostrato di saper coagulare attorno ad opzioni e proposte un notevole consenso: basti pensare all\u2019approvazione della risoluzione per la moratoria contro la pena di morte in ambito Onu e all\u2019elezione di Giampaolo Di Paola a Presidente del Comitato Militare della Nato. Bene ha fatto in tal senso il governo italiano a ribadire l\u2019appoggio per la sua candidatura e a creare le condizioni perch\u00e9 vi fosse un consenso trasversale alle famiglie politiche italiane ed europee.<\/p>\n<p>Ora appare singolare che accanto ad un nome di prestigio e \u201cpeso\/Paese\u201d si facciano avanti, in seno alla famiglia popolare, proposte per il presidente permanente del Consiglio che godono per certo di minore esperienza internazionale (come il premier belga Herman Van Rompuy) o di decisamente minore \u201cpeso\/Paese\u201d (come il primo ministro lussemburghese Claude Junker). Con il rischio, ricordato da Stefano Silvestri, che si crei una \u201cquadriga\u201d a capo dell\u2019Unione (Presidente del Consiglio stabile, presidente del Consiglio \u201csemestrale\u201d, presidente della Commissione, Mr. Pesc) . Questo rischio diventa ancor pi\u00f9 evidente se si considera che il presidente \u201cstabile\u201d \u00e8 in realt\u00e0 presidente del Consiglio europeo, quindi un\u2019istituzione che si riunisce molto meno frequentemente  dei consigli tematici e, ovviamente, del Collegio dei Commissari.<\/p>\n<p>Oggi la famiglia popolare pu\u00f2 e deve rompere questi equilibri con un atto di coraggio e d\u2019amore verso l\u2019Europa. Oggi \u2013 ad un lustro dall\u2019allargamento e dopo 10 anni di tentativi di riforma istituzionale \u2013 la priorit\u00e0 deve essere il funzionamento delle istituzioni e il peso politico dell\u2019Unione (quindi anche e soprattutto di chi la rappresenta ai vertici). Si potrebbe quindi affermare un principio innovativo, che i trattati non escludono: fondere la carica di Presidente della Commissione con quella di Presidente \u201cstabile\u201d del Consiglio. L\u2019attuale presidente della Commissione europea, Manuel Durao Barroso, ha realizzato significative riforme, ma, nel complesso, la sua Commissione ha mostrato su numerosi dossier pi\u00f9 di un\u2019esitazione, con il risultato che si \u00e8 avuto un reciproco \u201cscaricabarile\u201d di responsabilit\u00e0 fra le due istituzioni di Rondpoint Schumann. E, soprattutto,  con il risultato di immobilizzare un\u2019Unione intenta a rimpallarsi responsabilit\u00e0, facendo cos\u00ec perdere credibilit\u00e0 alle istituzioni.<\/p>\n<p>Far s\u00ec che il Presidente \u201cstabile\u201d del Consiglio sia anche presidente della Commissione sgombrerebbe il campo dai reciproci alibi. Significherebbe scommettere sul rilancio dell\u2019\u2019Europa. E pensare al suo futuro.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>S. Silvestri: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1284\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019Europa della Quadriga<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>Leo Giunti: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1305\" target= \"blank\"><b><u>Cosa pensano i candidati britannici ai vertici dell\u2019Ue?<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra una settimana l\u2019Europa avr\u00e0 un numero di telefono. Che potranno chiamare non solo i prim\u2019attori della scena internazionale (rispondendo alla ben nota domanda di Henry Kissinger) ma anche i comuni cittadini. Infatti a palazzo Justus Lipsius, a Bruxelles, tutto \u00e8 pronto per l\u2019insediamento delle figure previste dal trattato di Lisbona. 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