{"id":13120,"date":"2009-11-17T00:00:00","date_gmt":"2009-11-16T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-e-le-opportunita-dei-mercati-emergenti\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:30","slug":"litalia-e-le-opportunita-dei-mercati-emergenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/11\/litalia-e-le-opportunita-dei-mercati-emergenti\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia e le opportunit\u00e0 dei mercati emergenti"},"content":{"rendered":"<p>La crisi sta accelerando la ristrutturazione della mappa delle interdipendenze tra le principali aree economiche. L\u2019idea di un &#8220;decoupling&#8221; dei paesi emergenti rispetto all\u2019economia americana si \u00e8 rivelata troppo ottimistica, come ha dimostrato l\u2019impatto assai negativo della crisi su queste aree. Ma in un contesto di ripresa frenata da molti vincoli negli Stati Uniti e in Europa, la composizione della domanda e dei principali mercati di consumo nel mondo  tender\u00e0 a cambiare radicalmente nel prossimo decennio, in seguito al contributo sempre pi\u00f9 rilevante alla crescita globale fornito dai paesi emergenti, in primo luogo Cina, India e Brasile.<\/p>\n<p><b>La ricomposizione della domanda globale<\/b><br \/>La ripresa che si va profilando a livello internazionale \u00e8 destinata a consolidarsi anche se i suoi ritmi saranno molto contenuti, almeno in tutta l\u2019area avanzata. Ma al di l\u00e0 dei dati contingenti e dei recenti segnali di ripresa dell\u2019economia mondiale, sono gli effetti strutturali della crisi a suscitare maggiore interesse.<\/p>\n<p>A fronte di un consolidamento della ripresa economica in corso e dello scampato pericolo di una drammatica fase di depressione stile anni \u201930,  il gruppo delle economie pi\u00f9 avanzate (Stati Uniti, Europa e Giappone) dovr\u00e0 fronteggiare nei prossimi anni un periodo di crescita molto lenta (compresa tra 1,6 e 1,9 per cento), in attesa che famiglie, imprese e intermediari finanziari procedano a riaggiustare i loro bilanci, dissestati da anni di facili e insostenibili indebitamenti.<\/p>\n<p>Le aree emergenti, colpite anch\u2019esse e in modo pesante dalla crisi, potranno fare meglio e riuscire a crescere mediamente nei prossimi anni a ritmi circa tre volte pi\u00f9 elevati (intorno al 6%), pur con forti differenze tra i singoli paesi come riflesso di strutture e condizioni di base assai diverse.<\/p>\n<p>Le conseguenze saranno rilevanti per i futuri assetti dell\u2019economia globale. Vanno sottolineati, in particolare, i radicali mutamenti che subir\u00e0 la composizione della domanda mondiale, in conseguenza dello sviluppo e consolidamento di nuovi mercati di consumo in paesi emergenti, quali la Cina, l\u2019India, il Brasile e altri ancora. Gli scenari del dopo crisi tenderanno cos\u00ec ad accelerare l\u2019affermazione di una economia globale multipolare come si \u00e8 andata configurando a partire dai primi anni del nuovo secolo.<\/p>\n<p>In questa prospettiva, il rilancio della crescita e competitivit\u00e0 internazionale dell\u2019economia dell\u2019Italia dipender\u00e0 fortemente dalla capacit\u00e0 di presenza delle imprese e dell\u2019insieme del sistema produttivo italiano in queste nuove aree e mercati di consumo a forte crescita.<\/p>\n<p>Sono queste, in estrema sintesi, le principali indicazioni che emergono dal XIII Rapporto del Laboratorio di Economia Politica Internazionale dell\u2019Istituto Affari Internazionali (Global Outlook IAI 2009) che \u00e8 stato presentato il 18 novembre a Roma e che analizza  le grandi tendenze geo-economiche a livello internazionale e le politiche economiche dell\u2019Italia, con un approccio disaggregato; ovvero partendo da aree-paesi e\/o temi, per ricostruire, attraverso questi casi studio, le evoluzioni di imprese-mercati e le esigenze di  strumenti-politiche d\u2019intervento.<\/p>\n<p><b>I nuovi mercati di consumo <\/b><br \/>A livello mondiale la spesa per consumi \u00e8 stata tradizionalmente concentrata nell\u2019area occidentale pi\u00f9 avanzata, tanto che i paesi G7 alla met\u00e0 del decennio in corso coprivano intorno al 45% del mercato globale, pur comprendendo appena il 10% della popolazione. Come risultato della futura accelerata crescita delle aree emergenti, la composizione della domanda mondiale di consumo tender\u00e0 a modificarsi nel prossimo decennio e la quota sui consumi mondiali delle economie emergenti pi\u00f9 sviluppate (Cina e India in primo luogo) \u00e8 destinata a crescere significativamente,  fino ad arrivare a eguagliare prima e superare poi il peso dei paesi oggi pi\u00f9 sviluppati.<\/p>\n<p>Il quadro delle aree emergenti \u00e8 comunque assai complesso e risulta sempre pi\u00f9 difficile, come la ricerca dello IAI ha messo in risalto, svolgere un discorso univoco in merito: in Asia, Cina e India si confermano determinanti per il mantenimento di elevati tassi di crescita a livello di area. Ciononostante per un\u2019economia come quella cinese, basata su un modello di specializzazione produttiva di tipo export-oriented, il vero rischio \u00e8 rappresentato dall\u2019impossibilit\u00e0 di compensare la contrazione delle esportazioni con la domanda interna; la Russia, la cui crescita risulta fortemente condizionata dall\u2019andamento dei prezzi delle materie prime, ha pesantemente risentito dell\u2019andamento dell\u2019economia globale, con una forte contrazione anche del livello di vita dei cittadini russi; l\u2019America Latina si rivela infine una realt\u00e0 nella quale, accanto a paesi virtuosi come il Brasile, che si dimostrano capaci di portare avanti nonostante la crisi un programma di riforme credibile, ve ne sono altri (Argentina, Venezuela) che non riescono a superare gli squilibri che li caratterizzano e che proprio a causa della crisi sperimentano un aggravamento delle loro distorsioni.<\/p>\n<p><b>La presenza italiana nelle aree emergenti<\/b><br \/>Un\u2019implicazione significativa per le  imprese e il sistema produttivo italiano che deriva dalle tendenze sopra ricordate \u00e8 che l\u2019export e, pi\u00f9 in generale, i processi di internazionalizzazione verso le nuove aree e paesi emergenti assumeranno un ruolo di primaria importanza ai fini della nostra capacit\u00e0 di competere nel  nuovo sistema multipolare.<\/p>\n<p>Se si guarda alla collocazione della nostra economia nel sistema globale, la presenza italiana risulta ancora molto incentrata sulle aree pi\u00f9 vicine, quali l\u2019Europa occidentale e orientale, e poco presente nelle aree emergenti pi\u00f9 dinamiche e a maggiore crescita, in particolare l\u2019area asiatica. Verso l\u2019Europa centro orientale, com\u2019\u00e8 noto, si sono orientate molte iniziative di delocalizzazione produttiva delle  imprese italiane, mentre l\u2019Europa occidentale continua a rappresentare un riferimento fondamentale per le iniziative sull\u2019estero di molte imprese del comparto tradizionale dei beni di consumo. In crescita negli ultimi anni \u00e8 la proiezione verso l\u2019Asia del Pacifico, anche se comparativamente ad altre economie occidentali la presenza italiana rimane nel complesso modesta, mentre si \u00e8 significativamente ridimensionata la presenza delle imprese  italiane in America Latina.<\/p>\n<p>Negli anni pi\u00f9 recenti il livello di internazionalizzazione produttiva complessiva dell\u2019economia italiana \u00e8 cresciuto in misura significativa, ma  la presenza internazionale delle imprese italiane nelle nuove aree e paesi emergenti appare ancora modesta, soprattutto a confronto con quelle dei maggiori partner dell\u2019Italia. \u00c8 una distanza che \u00e8 necessario colmare, ed \u00e8 bene cominciare a farlo da subito.<\/p>\n<p>Come messo in luce dal Rapporto IAI Global Outlook, tutto ci\u00f2 pone una serie di sfide rilevanti per la politica economica estera dell\u2019Italia. La crisi, che ha colpito le imprese italiane con pesanti ricadute sul sistema produttivo, impone infatti un potenziamento delle strategie delle imprese e delle politiche industriali e per l\u2019internazionalizzazione necessarie perch\u00e9 il sistema Italia possa recuperare i ritardi accumulati e sfruttare le nuove opportunit\u00e0 offerte dai mercati emergenti. Soprattutto perch\u00e9 il rallentamento dei mercati pi\u00f9 ricchi e sviluppati \u00e8 un fenomeno che si teme possa durare a lungo. <\/p>\n<p>. <\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>P. Guerrieri: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1233\" target= \"blank\"><b><u>L\u2019uscita dalla crisi e le sfide dell\u2019Europa<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>Laboratorio di Economia Politica Internazionale: <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/sections\/ricerca\/laboratorio\/GlobalOutlook\/global_outlook.asp\" target= \"blank\"><b><u>Global Outlook<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi sta accelerando la ristrutturazione della mappa delle interdipendenze tra le principali aree economiche. L\u2019idea di un &#8220;decoupling&#8221; dei paesi emergenti rispetto all\u2019economia americana si \u00e8 rivelata troppo ottimistica, come ha dimostrato l\u2019impatto assai negativo della crisi su queste aree. 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