{"id":13210,"date":"2009-11-24T00:00:00","date_gmt":"2009-11-23T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-rapporto-ue-cina-e-il-ruolo-dellitalia\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:28","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:28","slug":"il-rapporto-ue-cina-e-il-ruolo-dellitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/11\/il-rapporto-ue-cina-e-il-ruolo-dellitalia\/","title":{"rendered":"Il rapporto Ue-Cina e il ruolo dell&#8217;Italia"},"content":{"rendered":"<p>Quale politica estera \u00e8 possibile &#8211; ed auspicabile &#8211; per l\u2019Italia verso una Cina sempre pi\u00f9 forte ed influente sul piano internazionale? La visita di Barack Obama in Asia, inclusa l\u2019importante tappa in Cina, \u00e8 un\u2019occasione per riflettere sul nuovo ordine mondiale in gestazione e sul ruolo che l\u2019Europa, e al suo interno l\u2019Italia, potrebbero avere. Una riflessione che si intreccia, tra l\u2019altro, con il dibattito che si \u00e8 aperto su AffarInternazionali in seguito alla pubblicazione lo scorso luglio dell\u2019articolo di Stefano Silvestri sullo status internazionale dell\u2019Italia.<\/p>\n<p><b>Nuovi equilibri, nuovi scenari<\/b><br \/>Le autorevoli firme che hanno contribuito al dibattito sul ruolo internazionale dell\u2019Italia concordano nel riconoscere i grandi cambiamenti avvenuti sul proscenio internazionale negli ultimi anni, in particolare lo spostamento del baricentro economico e politico dall\u2019Occidente verso i paesi emergenti dell\u2019Asia. La crisi economica mondiale sta ulteriormente accelerando questo processo. La Cina \u00e8 in procinto di scalzare il Giappone dal podio della seconda pi\u00f9 importante economia al mondo, dopo gli Stati Uniti. <\/p>\n<p>Se le proiezioni dei maggiori istituti di ricerca si avvereranno, tra un paio di decenni (e forse anche prima), la Cina sar\u00e0 la prima potenza economica del pianeta. Nella sua recente visita di stato in Asia, il presidente americano ha riconosciuto il nuovo ruolo della Cina a tal punto che il suo primo discorso  pubblico tenuto presso la Suntory Hall di Tokyo \u00e8 stato prevalentemente centrato sull\u2019ascesa della Cina e i nuovi equilibri regionali.<\/p>\n<p>Obama &#8211; che si \u00e8 presentato come \u2018il primo presidente americano del Pacifico\u2019 &#8211; ha fatto l\u2019importante dichiarazione che \u2018l\u2019ascesa della Cina non \u00e8 una minaccia per l\u2019America\u2019. Al contrario, ha sottolineato che l\u2019emergere di una Cina forte e prosperosa \u00e8 un vantaggio per tutti. L\u2019approccio di Obama apre prospettive nuove e interessanti, ma la sua amministrazione \u00e8 divisa tra chi considera la Cina un rivale (se non il futuro nemico) e chi vi riconosce un partner strategico imprescindibile per risolvere le grandi sfide globali. La visione di Obama della Cina non \u00e8 importante solo per le relazioni sino-americane: chiama in causa anche l\u2019Europa, primo partner commerciale di Pechino, ancora in cerca di una chiara strategia verso il gigante asiatico. L\u2019Italia potrebbe, e anzi dovrebbe, svolgere un ruolo attivo nell\u2019elaborazione di una politica estera europea verso Pechino.<\/p>\n<p><b>Uniti per contare<\/b><br \/>Ha ragione Vittorio Emanuele Parsi quando in un precedente <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1218\" target= \"blank\"><b><u> articolo<\/u><\/b><\/a> in questa rivista sostiene che la possibilit\u00e0 per la politica estera italiana di incidere a livello internazionale passa per la capacit\u00e0 dell\u2019Europa di essere un attore effettivo ed efficace sul piano globale. Si potrebbe aggiungere che di fronte a una Cina sempre pi\u00f9 potente e a un\u2019America sempre pi\u00f9 proiettata verso la regione dell\u2019Asia-Pacifico, solo un\u2019Europa unita pu\u00f2 far sentire la voce dei popoli europei, difendendone gli interessi. Pena  l\u2019irrilevanza e il declino, come sottolineato dal Presidente Giorgio Napolitano nella sua <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?id=1310\" target= \"blank\"><b><u> lectio magistralis<\/u><\/b><\/a> all\u2019Universita Orientale di Napoli lo scorso sabato. <\/p>\n<p>\u00c8 opinione largamente condivisa che l\u2019Europa sia una grande potenza economica, ma un nano politico, divisa com\u2019\u00e8 tra 27 paesi membri, ognuno con la sua agenda e le sue prerogative. Occorrerebbe per\u00f2 ricordare che \u00e8 proprio la Cina che ha fornito l\u2019esempio pi\u00f9 lampante, negli ultimi anni, della possibilit\u00e0 da parte dell\u2019Ue di emergere come attore politico internazionale, in particolare, attraverso la proposta di togliere l\u2019embargo alla vendita di armi alla Cina (attualmente sospesa).<\/p>\n<p><b>Una questione di riconoscimento politico<\/b><br \/>La revoca dell\u2019embargo, proposta per la prima volta nell\u2019autunno del 2003 all\u2019epoca del partenariato strategico Ue-Cina, sottintendeva un riconoscimento politico non in piena sintonia, in quel momento, con la politica degli Usa verso la Cina. Per questo, dietro pressioni (e financo minacce) dell\u2019Amministrazione Bush &#8211; ma anche dell\u2019opposizione di molti parlamenti nazionali e di quello europeo a causa delle continue violazioni dei diritti umani &#8211;  il Consiglio dei ministri dell\u2019Ue decise, nel giugno 2005, di rimandarne la decisione a tempi migliori. <\/p>\n<p>La proposta aveva l\u2019ambizione di inserire la Cina a pieno titolo nella comunit\u00e0 internazionale, scardinando la visione a somma zero dell\u2019Amministrazione Bush e dei suoi maggiori alleati asiatici (<i>in primis<\/i> il Giappone, allora a guida liberal-democratica) i quali sostenevano che un tale gesto simbolico da parte dell\u2019Europa avrebbe avuto un effetto destabilizzante sull\u2019equilibrio strategico della regione. E questo nonostante le reiterate rassicurazioni dei dirigenti europei (sia a Bruxelles che nelle maggiori capitali) che la revoca dell\u2019embargo non avrebbe  automaticamente implicato la vendita sconsiderata di armi a Pechino. Al contrario: all\u2019embargo sarebbe subentrato un Codice di Condotta pi\u00f9 stringente sulle esportazioni di armi e tecnologie della difesa. Ma questo non convinse (e non convince tutt\u2019ora) gli americani.<\/p>\n<p>Il ripiegamento sulle posizioni di Washington fu messo per iscritto in un documento del Consiglio dell\u2019Ue del dicembre 2007 che metteva fine, in sostanza, a ogni \u2018velleit\u00e0 politica verso la Cina che non fosse in sintonia con gli interessi strategici dell\u2019alleato americano. C\u2019\u00e8 da chiedersi se ora, dopo le dichiarazioni di Obama sulla Cina e il cambio della guardia a Tokyo, non si possa riaprire la questione. Cogliendo in tal modo l\u2019occasione per reinserire l\u2019Europa da protagonista nella definizione dei nuovi equilibri politici mondiali.<\/p>\n<p><b>Un\u2019occasione per l\u2019Italia<\/b><br \/>La revoca dell\u2019embargo \u00e8 uno dei grandi temi politici che hanno caratterizzato le relazioni sino-europee negli ultimi anni. \u00c8 di competenza dei paesi membri e la soluzione dipende da un loro accordo in sede Pesc. Il paese europeo che riuscir\u00e0, nei prossimi mesi e\/o anni, a elaborare idee da sviluppare poi in sede europea (e ovviamente in stretto contatto con Washington) per trovare forme e modi di un pieno riconoscimento politico della Cina (e quindi risolvendo, tra l\u2019altro, l\u2019annosa questione dell\u2019embargo), acquisterebbe una \u2018posizione\u2019 di rilievo tra Bruxelles, Washington e Pechino. Con ovvie ricadute economiche e d\u2019immagine. A quel punto, poco varrebbe la discussione se un paese \u00e8 media o grande potenza. Per far avanzare un&#8217;idea non \u00e8 necessario essere una grande potenza, quel che conta \u00e8 la capacit\u00e0 di esercitare un&#8217;influenza efficace in contesti che contano. Ci\u00f2 vale in particolare per un paese dalle forti limitazioni, ma dalle grandi ambizioni.<\/p>\n<p>Una tale azione di politica estera presuppone lo sviluppo di capitale umano con precise conoscenze e capacit\u00e0. A partire da una buona padronanza della lingua cinese, necessaria per comunicare in maniera efficace. \u00c8 infatti attraverso un uso attento della parole di cui la comunicazione vive, che \u00e8 possibile cambiare il percorso dei pensieri degli uomini e delle loro visioni. Comunicare nella loro lingua \u00e8 oggi indispensabile per tessere relazioni profonde e durature con i <i>policy makers <\/i>di Pechino.<\/p>\n<p>Il settore privato appare all\u2019avanguardia in questo. Come dimostrano le iniziative, per esempio, dello Studio Ambrosetti di Milano, che dal 2008 organizza un incontro annuale, nel mese di ottobre a Tianmu Lake, vicino a Shanghai: il <i>Forum Economico EU-Cina<\/i>. Ma anche le varie iniziative della <i>Fondazione Italia-Cina <\/i>di Roma, dell\u2019<i>Osservatorio Asia <\/i>di Bologna, del <i>Mandarin Fund<\/i>, del <i>Cascc<\/i> di Torino sul piano pi\u00f9 culturale, e di tanti altri. Tutti istituti volti a promuovere la conoscenza della Cina in patria e la presenza italiana nel grande paese asiatico, con  iniziative che sarebbero ancora pi\u00f9 incisive se a fianco degli operatori privati ci fosse la dimensione politica al pi\u00f9 alto livello, particolarmente importante in Cina, dove il politico domina su tutti gli altri settori.<\/p>\n<p>Occorre rilanciare la politica estera italiana in Cina sui grandi temi, a partire dal riconoscimento politico del gigante asiatico, attraverso la riapertura della questione dell\u2019embargo. Sviluppando idee innovative e condivise dagli altri partner europei e dagli Stati Uniti. Con l\u2019obiettivo di far acquisire all\u2019Italia una \u2018posizione\u2019 tra Bruxelles, Washington, e Pechino. E far sentire che, a fianco del settore privato, c\u2019\u00e8 anche la politica. Capace di battere un colpo per posizionarsi nel regno dell\u2019 influenza e delle idee. Espresse possibilmente non solo in inglese, ma sempre pi\u00f9 nella loro lingua &#27721;&#35821;(h\u00e0ny&#468;).<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche: <\/p>\n<p>Nicola Casarini, <a href= \"http:\/\/ukcatalogue.oup.com\/product\/9780199560073.do\" target= \"blank\"><b><u> Remaking Global Order: The Evolution of Europe-China Relations and its Implications for East Asia and the United States<\/u><\/b><\/a>, Oxford and New York: Oxford University Press, 2009.<\/p>\n<p>S. Silvestri:  <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1200\" target= \"blank\"><b><u>Italia o Italietta, al vertice o media potenza?<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>N. Casarini: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1230\" target= \"blank\"><b><u> Il Sol Levante volta pagina, anche in politica estera <\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>Numero della rivista in inglese dello Iai <a href= \"http:\/\/www.iai.it\/sections\/pubblicazioni\/theinternationalspectator\/issues\/2009_2.asp\" target= \"blank\"><b><u> The International Spectator<\/u><\/b><\/a> interamente dedicato all&#8217;Asia orientale.<\/p>\n<p><a href= \"http:\/\/www.whitehouse.gov\/the-press-office\/remarks-president-barack-obama-suntory-hall\" target= \"blank\"><b><u> Discorso del Presidente Obama presso la Suntory Hall di Tokyo<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p><a href= \" http:\/\/www.consilium.europa.eu\/ueDocs\/cms_Data\/docs\/pressdata\/en\/misc\/97842.pdf\" target= \"blank\"><b><u>Documento del Consiglio della Ue di dicembre 2007 sui rapporti con l\u2019Asia orientale<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quale politica estera \u00e8 possibile &#8211; ed auspicabile &#8211; per l\u2019Italia verso una Cina sempre pi\u00f9 forte ed influente sul piano internazionale? 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