{"id":13220,"date":"2009-11-25T00:00:00","date_gmt":"2009-11-24T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/bosnia-e-il-tempo-delle-scelte\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:28","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:28","slug":"bosnia-e-il-tempo-delle-scelte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/11\/bosnia-e-il-tempo-delle-scelte\/","title":{"rendered":"Bosnia, \u00e8 il tempo delle scelte"},"content":{"rendered":"<p>Anni di scarsa attenzione da parte di Bruxelles e Washington e il perpetuarsi dello status quo hanno portato al logoramento delle istituzioni nate dall&#8217;accordo di pace di Dayton, che pose fine alla guerra in Bosnia Erzegovina nel 1995. Il graduale indebolimento dell&#8217;Ufficio dell&#8217;Alto Rappresentante (Office of the High Representative, Ohr), che ha assicurato finora un protettorato internazionale, ha raggiunto livelli irreversibili in questo 2009. La recente riunione del Consiglio per la realizzazione della pace (Peace Implementation Council, Pic), il 18 e 19 novembre, sembra aver preso atto di tale logoramento e messo le basi per qualche cambiamento prima delle elezioni politiche dell&#8217;ottobre 2010. <\/p>\n<p>\t<b>Divisioni permanenti<\/b><br \/>La complessit\u00e0 bizantina delle istituzioni create da Dayton, divise rigorosamente tra i tre \u201cpopoli costituenti\u201d (bosniaci e croati nella Federazione di Bosnia Erzegovina, serbi nella Republika Srpska) ha rallentato ogni progresso nell\u2019ultimare le condizioni poste dal Pic per la chiusura dell&#8217;Ohr e accelerare l&#8217;integrazione della Bosnia nelle istituzioni euro-atlantiche. Pi\u00f9 volte annunciata, la chiusura dell&#8217;Ohr dovrebbe idealmente portare a un nuovo assetto della presenza internazionale in Bosnia, incentrata su un ruolo rafforzato della Ue. Ma la classe politica locale perpetua e alimenta le divisioni etnico-religiose che le permettono di restare al potere, e ostacola le riforme sfruttando la debolezza del governo centrale.<\/p>\n<p>Negli ultimi mesi, l&#8217;instabilit\u00e0 politica \u00e8 stata esacerbata dalla crisi economica e dai continui attacchi all&#8217;Alto Rappresentante, portati soprattutto, ma non solo, da una delle due entit\u00e0 dello stato, la Repubblica serba (Republika Srpska, RS), guidata dallo spregiudicato primo ministro Milorad Dodik. E mentre lo scontro tra l&#8217;Ohr e Dodik ha ridestato le preoccupazioni delle capitali occidentali, l&#8217;altra entit\u00e0 bosniaca, la Federazione, divisa in 10 cantoni con forte autonomia, \u00e8 stata paralizzata dalla crisi e dalla marcata ingovernabilit\u00e0, a livello centrale e locale. La citt\u00e0 di Mostar, per esempio,  a un anno dalle elezioni comunali non ha ancora un sindaco, a causa delle divisioni tra croati e bosniaci.<\/p>\n<p>La visita a Sarajevo del Vice Presidente americano Joe Biden, lo scorso maggio, aveva evidenziato un rinnovato impegno dell\u2019amministrazione americana  verso la Bosnia e, nello stesso tempo, un maggior coordinamento tra Washington e gli europei, in linea con la nuova politica estera di Obama.<\/p>\n<p><b>L\u2019iniziativa di Usa e Ue <\/b><br \/>Per contrastare l\u2019impasse politica in Bosnia, e anche per abbassare la tensione intorno all&#8217;Alto rappresentante, Usa e Ue hanno lanciato in ottobre una nuova iniziativa per accelerare le riforme costituzionali, battezzata \u201cprocesso di Butmir\u201d dal nome della base militare in cui si sono tenuti i colloqui con i principali leader politici nazionali. Il pacchetto di riforme proposto contiene gli elementi fondamentali per una maggiore governabilit\u00e0 delle istituzioni bosniache e la loro compatibilit\u00e0 con alcuni criteri basilari per l\u2019Unione europea: un rafforzamento del governo centrale, con pi\u00f9 poteri al primo ministro;  una presidenza in linea con la Carta europea dei diritti umani (per ora ne sono esclusi tutti coloro che non appartengono ai tre popoli costituenti) e il regolamento della questione delle propriet\u00e0 statali ereditate dall\u2019ex-Jugoslavia. Una prima serie di riunioni non \u00e8 stata sufficiente per raggiungere un accordo tra le varie forze politiche. Ma i negoziati continuano, fortemente voluti da Washington e dalla presidenza svedese  dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>I leader occidentali sembrano anche aver preso atto del fatto che nonostante la buona volont\u00e0 dell\u2019attuale HR, l\u2019austriaco Valentin Inzko, l\u2019Ohr \u00e8 diventato parte integrante dei problemi della Bosnia, o perlomeno l\u2019elemento catalizzatore delle tensioni politiche interne. Tale situazione ha pesantemente influenzato le discussioni e l\u2019esito della riunione del Pic di novembre. Un comunicato finale molto pi\u00f9 scarno che in passato, e meno incisivo nel ricordare ai leader locali i loro obblighi e le condizioni per la chiusura dell\u2019Ohr, fa pensare che Usa e Ue stiano puntando tutto su Butmir. Ma \u00e8 un esito che lascia molte incertezze sul futuro assetto della comunit\u00e0 internazionale in Bosnia. E sopratutto indebolisce ulteriormente l\u2019Alto Rappresentante, che si trova nella scomoda posizione di dover imporre delle decisioni essenziali per il funzionamento del paese, senza per\u00f2 l\u2019autorizzazione ad usare i poteri esecutivi, i cosiddetti <i>Bonn powers<\/i>. Con un po\u2019 pi\u00f9 di coraggio, la comunit\u00e0 internazionale avrebbe forse fatto meglio a chiudere gi\u00e0 ora l\u2019Ufficio dell\u2019Alto Rappresentante.<\/p>\n<p><b>Avviare una nuova dinamica<\/b><br \/>Nei prossimi mesi, Stati Uniti ed Unione europea dovranno agire di concerto e con decisione. Indipendentemente dell\u2019esito di Butmir, che comunque ci si augura positivo, occorrer\u00e0 una chiara scelta sulla chiusura dell\u2019Ohr, oppure su un suo temporaneo rafforzamento, perlomeno fino al completamento delle condizioni del Pic (sul cui effettivo progresso i paesi Ue e l\u2019Ohr hanno diverse percezioni). Se, come pare auspicabile, l\u2019Alto rappresentante dovr\u00e0 lasciare il posto a una missione Ue rafforzata, questa dovr\u00e0 avere i poteri necessari per convincere i politici locali a cooperare tra loro sulle riforme,  pena, ad esempio, la sospensione degli aiuti economici da Bruxelles. <\/p>\n<p>Un diverso assetto della comunit\u00e0 internazionale, guidata da un Rappresentante Speciale dell\u2019Ue (Eusr), potrebbe generare una nuova dinamica, incoraggiando i leader locali a cooperare su problemi fortemente sentiti dalla popolazione, quali la disoccupazione, la lotta alla corruzione e, ovviamente, l\u2019integrazione europea. L\u2019esempio delle riforme velocemente approvate quest\u2019anno per la liberalizzazione dei visti per la libera circolazione in Europa sembra indicare che, con i giusti incentivi, la classe politica bosniaca pu\u00f2 compiere rapidi progressi nel campo delle riforme.<\/p>\n<p>I nuovi vertici europei nominati in seguito all\u2019entrata in vigore del Trattato di Lisbona dovranno preparare molto bene la transizione. Dal punto di vista della sicurezza, la riconferma della missione militare Eufor da\u2019 sufficienti garanzie per un periodo elettorale che si annuncia molto teso. Data la complessa struttura costituzionale di Dayton,i problemi legali che derivano dalla chiusura dell\u2019Ohr non sono di semplice soluzione. Per avere credibilit\u00e0 di fronte ai cittadini della Bosnia, un nuovo Eusr dovrebbe anche dedicare un\u2019attenzione particolare alle questioni della giustizia e dell\u2019educazione. I processi per crimini di guerra (chiave per una definitiva rinconciliazione post-bellica) e per reati di crimine organizzato e corruzione, sono nelle mani di una giustizia troppo debole ed esposta a continui attacchi politici. Il sistema educativo, prodotto delle divisioni tra i tre popoli costituenti, presenta una diffusa segregazione e gravi discriminazioni, inaccettabili per un paese che aspira a entrare nell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Andrebbe inoltre rivista e resa pi\u00f9 efficace la collaborazione tra la Ue e le varie organizzazioni internazionali in Bosnia, alcune delle quali, come Osce, Nato, Consiglio d\u2019Europa e l\u2019Ufficio Onu dell\u2019Alto Rappresentante per i Rifugiati (Unhcr), detengono responsabilit\u00e0 e competenze in settori chiave e, nel caso particolare dell\u2019Osce, un\u2019utilissima presenza capillare sul territorio.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche :<\/p>\n<p>R. Matarazzo: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1319\" target= \"blank\"><b><u> L\u2019eroica missione del nuovo ministro degli esteri dell\u2019Ue<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>V. Briani: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1149\" target= \"blank\"><b><u>La Bosnia \u00e8 un problema europeo, non americano<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anni di scarsa attenzione da parte di Bruxelles e Washington e il perpetuarsi dello status quo hanno portato al logoramento delle istituzioni nate dall&#8217;accordo di pace di Dayton, che pose fine alla guerra in Bosnia Erzegovina nel 1995. 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