{"id":13250,"date":"2009-11-27T00:00:00","date_gmt":"2009-11-26T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/la-cooperazione-strutturata-permanente-e-il-futuro-della-difesa-europea\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:27","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:27","slug":"la-cooperazione-strutturata-permanente-e-il-futuro-della-difesa-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/11\/la-cooperazione-strutturata-permanente-e-il-futuro-della-difesa-europea\/","title":{"rendered":"La Cooperazione strutturata permanente e il futuro della difesa europea"},"content":{"rendered":"<p>La Cooperazione strutturata permanente (Csp), con la sua formulazione tecnica e contorta, sembra un vero e proprio enigma introdotto dal trattato di Lisbona in materia di difesa. Dispersa tra gli oltre 400 articoli e i 37 protocolli annessi ai nuovi trattati europei, \u00e8 rimasta fino ad oggi ignorata dai media e dall\u2019opinione pubblica. La Csp si rivolge a quegli Stati membri \u201c<i>che rispondono a criteri pi\u00f9 elevati in termini di capacit\u00e0 militari<\/i> (\u2026)\u201d(art. 42.6 del trattato sull\u2019Ue modificato dal trattato di Lisbona). Essa pu\u00f2 essere vista dunque come una sorta di cooperazione rafforzata, ma riguardante esclusivamente il settore della difesa.<\/p>\n<p><b>Le tre specificit\u00e0 della cooperazione strutturata<\/b><br \/>L\u2019obiettivo che la Csp deve perseguire rimane tuttavia ambiguo. Il trattato menziona la necessit\u00e0 di migliorare la complementarit\u00e0 e l\u2019interoperabilit\u00e0 delle forze armate europee, ma questa finalit\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 perseguita dall\u2019Agenzia di difesa europea  (Eda) e, pi\u00f9 in generale, dalla stessa Politica europea di sicurezza e difesa Pesd). L\u2019Eda, del resto, prevede da tempo la possibilit\u00e0 di istituire collaborazioni militari tra gruppi ristretti di Stati. Quale \u00e8, allora, il valore aggiunto della Csp rispetto ai meccanismi della Pesd gi\u00e0 esistenti? <\/p>\n<p>In realt\u00e0, Lisbona dice qualcosa di pi\u00f9 in merito alla Cooperazione strutturata. Questa deve essere basata su degli \u201c<i>obiettivi concordati riguardanti il livello delle spese per gli investimenti in materia di equipaggiamenti per la difesa<\/i> (\u2026)\u201d(Art. 2 del Protocollo n\u00b0 10 annesso al trattato di Lisbona). Si deve fondare, insomma, su dei veri e propri parametri di adesione. Non solo. La Csp presenta tre caratteristiche del tutto sorprendenti per un\u2019iniziativa che riguarda la difesa. In primo luogo, essa dovr\u00e0 essere creata con un voto a maggioranza qualificata. Questa regola \u00e8 prevista addirittura nel caso in cui gli Stati aderenti decidessero di sospendere un altro membro, nell\u2019eventualit\u00e0 che non rispettasse i criteri di adesione prestabiliti. La seconda caratteristica riguarda l\u2019unicit\u00e0 della Csp. Come indicato dal nome, una volta creata essa dovr\u00e0 rimanere unica e basarsi su delle strutture permanenti. In terzo luogo, il trattato non impone nessuna quota minima di Stati partecipanti alla Csp. Teoricamente, essa potrebbe essere anche creata da una manciata di paesi.<\/p>\n<p><b>Europa della difesa a due velocit\u00e0?<\/b><br \/>Quali obiettivi perseguivano i legislatori europei attribuendo alla Csp queste tre caratteristiche? A prima vista, sembrerebbe che avessero l\u2019obiettivo di raggruppare gli Stati che fossero disposti ad investire di pi\u00f9 soprattutto nell\u2019industria militare, ristrutturando i loro bilanci per la difesa ed eventualmente accrescendoli. La Cooperazione strutturata doveva istituire, insomma, un\u2019Europa della difesa a due velocit\u00e0. Le tre caratteristiche sopra menzionate, se combinate tra loro, sembrerebbero essere state pensate proprio per creare un meccanismo che spinga gli Stati membri ad investire di pi\u00f9 nella difesa.<\/p>\n<p>Alcuni paesi, tuttavia, hanno criticato questa ipotesi, temendo di essere marginalizzati. Ne \u00e8 scaturito cos\u00ec un dibattito su quanto debbano essere inclusivi i criteri di adesione alla Csp e su quale sia il senso stesso di questo progetto. Da tale dibattito, rimasto peraltro ancora parziale e discreto, sembra emergere una Csp aperta a tutti: ogni paese dovrebbe potervi partecipare, specializzandosi nei settori militari che gli sono pi\u00f9 congeniali, sulla base di \u201c<i>obiettivi concordati<\/i>\u201d qualitativi e non quantitativi. L\u2019idea, poi, che la Csp possa fondarsi su dei parametri di bilancio sembra essere esclusa, anche se fu evocata timidamente alla vigilia della presidenza francese del 2008, dall\u2019attuale ministro per gli Affari europei francese, Pierre Lellouche.<\/p>\n<p>In effetti il contesto politico ed economico odierno, assai diverso da quello del 2002\/2003 (quando la Csp fu formulata), non sembra lasciare molto spazio ad un progetto ambizioso. La Cooperazione strutturata sembra destinata ad essere un\u2019iniziativa aperta a pi\u00f9 paesi possibili, circoscritta alle capacit\u00e0 militari e all\u2019industria europea. Di fronte a tale eventualit\u00e0, tuttavia, le domande poste all\u2019inizio di questo articolo rimangono senza risposta. L\u2019enigma resta ancora tutto da chiarire. Quale valore aggiunto pu\u00f2 offrire una siffatta Csp rispetto all\u2019Agenzia di difesa ed agli altri meccanismi della Pesd? E perch\u00e9 aver previsto che possa essere creata senza una quota minima di Stati partecipanti, con un voto a maggioranza qualificata, se era destinata ad essere la pi\u00f9 inclusiva possibile? <\/p>\n<p><b>I rischi dell\u2019inclusivit\u00e0<\/b><br \/>Un\u2019iniziativa aperta a chiunque finirebbe per creare una seconda Pesd, un doppione della prima, con gli stessi limiti e difetti. Non farebbe altro che complicare ulteriormente la macchina amministrativa e procedurale della Pesc\/Pesd, gi\u00e0 di per s\u00e9 molto complessa, senza apportarvi un reale valore aggiunto. \u00c8 importante sottolineare, a questo proposito, che, una volta creata a maggioranza qualificata, la Csp funzioner\u00e0 all\u2019unanimit\u00e0. Quale sarebbe allora il suo senso se fosse troppo inclusiva? Un\u2019Europa della difesa composta da 22 o da 24 Stati piuttosto che da 27?<\/p>\n<p>La Csp, in realt\u00e0, \u00e8 una novit\u00e0 circondata da non poca confusione. Le disposizioni che la definiscono sembrano essere il frutto di un compromesso che alla fine \u00e8 sfuggito di mano a tutti, a partire dai negoziatori. La sfida consiste dunque nel capire come questo nuovo strumento possa essere utilizzato al meglio, senza appesantire inutilmente l\u2019amministrazione europea.<\/p>\n<p>La Csp potrebbe offrire un valore aggiunto all\u2019Ue se riuscisse a raggruppare gli Stati pi\u00f9 ambiziosi, e se fosse possibile, inoltre, attribuirgli delle competenze operative. Queste per\u00f2 sembrano essere escluse a priori. Il trattato, poi, non dice nulla a questo riguardo. Del resto, \u00e8 difficile immaginare che Londra possa accettare un\u2019ipotesi del genere. La maggioranza qualificata necessaria per creare la Csp avrebbe potuto permettere di sormontare quest\u2019ostacolo? Forse. Ma ora c\u2019\u00e9 un nuovo ostacolo. La nomina di Cathrine Ashton come Alto Rappresentante dell\u2019Ue, alla vigilia di una probabile vittoria dei conservatori alle prossime elezioni britanniche, non lascia certo intravedere in tempi brevi l\u2019adozione di riforme ambiziose. Visto il contesto attuale, non solo politico, ma anche economico, sarebbe forse opportuno mettere la Csp da parte, aspettando tempi migliori, piuttosto che lanciare adesso un\u2019iniziativa al ribasso, che ne soffocherebbe sul nascere le potenzialit\u00e0.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>N. Sartori: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1309\" target= \"blank\"><b><u>Difesa e sicurezza dopo Lisbona<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>M. Nones: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1231\" target= \"blank\"><b><u>Un passo avanti verso l\u2019integrazione del mercato europeo della difesa<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Cooperazione strutturata permanente (Csp), con la sua formulazione tecnica e contorta, sembra un vero e proprio enigma introdotto dal trattato di Lisbona in materia di difesa. Dispersa tra gli oltre 400 articoli e i 37 protocolli annessi ai nuovi trattati europei, \u00e8 rimasta fino ad oggi ignorata dai media e dall\u2019opinione pubblica. 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