{"id":13260,"date":"2009-11-27T00:00:00","date_gmt":"2009-11-26T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-rebus-delle-riforme-in-bosnia-erzegovina\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:27","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:27","slug":"il-rebus-delle-riforme-in-bosnia-erzegovina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/11\/il-rebus-delle-riforme-in-bosnia-erzegovina\/","title":{"rendered":"Il rebus delle riforme in Bosnia-Erzegovina"},"content":{"rendered":"<p>Il principio su cu si basa la struttura costituzionale bosniaca \u00e8 quello del \u201c<i>power sharing<\/i>\u201d. Questa formula, riconoscendo l\u2019impossibilit\u00e0 di attuare qualsiasi forma di integrazione tra i diversi gruppi nazionali, prevede la formazione di uno Stato decentralizzato dove la quasi totalit\u00e0 delle competenze viene lasciata alle due entit\u00e0 statali, la \u201c<i>Repubblica Srpska<\/i>\u201d a maggioranza serba e la \u201c<i>Federazione di Bosnia\u2013Erzegovina<\/i>\u201d abitata in maggioranza da musulmani e croati.<\/p>\n<p><b>Divisioni etniche<\/b><br \/>\nQuesto assetto istituzionale tende a favorire la rappresentanza soltanto ai cittadini di nazionalit\u00e0 serba, croata o musulmana e ad escludere di fatto la partecipazione di quelli non appartenenti a queste tre etnie. Ragione che ha indotto i partiti politici a legarsi strettamente con i gruppi nazionali di riferimento, portandoli a sviluppare delle piattaforme programmatiche basate esclusivamente sul nazionalismo. Ad indebolire le istituzioni bosniache contribuisce anche la spropositata dimensione dell\u2019apparato governativo. Oltre alle due entit\u00e0 statali e al governo centrale, esistono i dieci cantoni componenti la \u201c<i>Federazione della Bosnia\u2013Erzegovina<\/i>\u201d, il distretto speciale di Brcko e 148 municipalit\u00e0, per cui su un paese di appena quattro milioni di abitanti sono presenti quattordici diversi primi ministri, oltre settecento membri delle Assemblee legislative e vengono usate tre diverse lingue ufficiali con un costo di mantenimento per l\u2019intera struttura pari a quasi il 60% del Pil annuale.<\/p>\n<p><b>Il ruolo della Comunit\u00e0 internazionale<\/b><br \/>\nNegli ultimi anni si \u00e8 assistito ad una sempre pi\u00f9 incisiva azione della comunit\u00e0 internazionale per avviare delle riforme. Si \u00e8 prima deciso di introdurre un\u2019autorit\u00e0 sulla tassazione indiretta (Ita) incaricata di raccogliere a livello nazionale le entrate provenienti dalle imposte indirette nonch\u00e9 quelle derivate dalle esportazioni e dal traffico stradale. Quindi \u00e8 stato varato il nuovo modello di difesa, con cui le forze armate delle due entit\u00e0 statali sono state unificate in una forza militare nazionale, sottoposta al comando di uno Stato Maggiore e di un Ministro della Difesa centrale.<\/p>\n<p>Un pi\u00f9 ampio progetto \u00e8 stato poi presentato tre anni fa dall\u2019allora vice Alto Rappresentante Donald Hays, con l\u2019appoggio degli Stati Uniti e dell\u2019Unione Europea. Denominato \u201c<i>April Package<\/i>\u201d, il progetto prevedeva l\u2019introduzione di un unico Presidente designato non pi\u00f9 dagli elettori, ma dal Parlamento, il rafforzamento dei poteri del Primo Ministro e del governo centrale a cui sarebbero state attribuite le competenze in materia di ambiente, agricoltura e tecnologia nella prospettiva di affidargli anche quelle sull\u2019istruzione ed, infine l\u2019ampliamento del numero dei membri della \u201c<i>Camera dei Popoli<\/i>\u201d e della \u201c<i>Camera dei Rappresentanti<\/i>\u201d \u2013 che sarebbe divenuta il solo organo legiferante, riducendo la Camera Alta ad un ruolo consultivo \u2013 per includere anche i rappresentanti degli altri gruppi etnici al di fuori dei tre costituenti.<\/p>\n<p><b>Spirale viziosa<\/b><br \/>\nLa proposta non \u00e8 per\u00f2 riuscita a trovare la maggioranza dei due terzi per l\u2019opposizione espressa non solo dai croati dell\u2019\u201c<i>Hdz 1990<\/i>\u201d, una formazione nata da una scissione interna all\u2019Hdz ed appoggiata dagli ambienti economici e dalle gerarchie cattoliche, ma anche dai musulmani del \u201c<i>Partito per la Bosnia\u2013Erzegovina<\/i>\u201d (Sbih) dell\u2019ex \u2013 Premier Haris Silajdzic, che ha respinto il pacchetto sostenendo come il nuovo assetto istituzionale avrebbe dovuto eliminare le due entit\u00e0 statali e creare uno Stato unitario e multietnico. Posizione ritenuta tuttavia irrealistica ed inapplicabile dalla comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>Ostacoli non minori ha incontrato il piano presentato nel 2007 dall\u2019allora Alto Rappresentante Miroslav Lajcak con il quale si intendevano modificare le procedure che consentivano ai rappresentanti dei tre gruppi etnici costituenti di esercitare il loro diritto di veto all\u2019interno del governo e delle Assemblee parlamentari. Il piano prevedeva che il Consiglio dei Ministri del governo centrale potesse tenere le sue riunioni ed approvare alcuni provvedimenti con la sola maggioranza dei membri presenti indifferentemente dalla loro nazionalit\u00e0, mentre all\u2019interno del Parlamento una legge sarebbe potuta entrare in vigore pure se la maggioranza dei voti favorevoli avesse incluso solo un terzo dei deputati delle due entit\u00e0 statali.<\/p>\n<p>Anche se la proposta non eliminava il diritto di veto attribuito ai rappresentanti delle tre etnie ma ne razionalizzava l\u2019uso per garantire un pi\u00f9 efficiente livello di governabilit\u00e0, ha incontrato la forte opposizione dei serbo \u2013 bosniaci e solo dopo un difficile lavoro di mediazione il progetto nel Dicembre di due anni fa \u00e8 riuscito ad essere approvato. Tuttavia \u00e8 opinione condivisa dagli osservatori che le misure avanzate da Lajcak costituiscano solo il primo passo per una profonda revisione delle istituzioni bosniache.<\/p>\n<p><b>Il vincolo dell&#8217;Ue<\/b><br \/>\nIn nessun altro Paese dell\u2019area balcanica esiste un meccanismo di governo tanto complesso. N\u00e9 in Macedonia n\u00e9 in Kosovo \u00e8 previsto un diritto di veto per le minoranze nelle Assemblee parlamentari; il posto di Presidente \u00e8 ricoperto da una singola personalit\u00e0 e riguardo alla composizione del governo in entrambi gli Stati non \u00e8 considerato alcun sistema di \u201cquote\u201d nazionali.<\/p>\n<p>In questo quadro, le diverse forze politiche bosniache hanno concordato di avviare una serie di negoziati per approvare le riforme che faciliteranno l\u2019avvicinamento del Paese all\u2019Unione europea, venendo incontro a quanto richiesto dal \u201c<i>Consiglio per l\u2019Implementazione della Pace<\/i>\u201d (Pic) che nel novembre del 2008 aveva deciso di estendere il mandato dell\u2019Alto Rappresentante fino a quando non fossero state approvate alcune misure ritenute essenziali per il funzionamento delle istituzioni.<\/p>\n<p>Tra la fine dello scorso anno ed i primi mesi del 2009 veniva cos\u00ec fissato un nuovo round negoziale, indicato come \u201c<i>Prud Process<\/i>\u201d, che si proponeva di definire diverse questioni, quali il contenzioso relativo alla suddivisione delle propriet\u00e0 statali e l\u2019organizzazione del censimento che le parti convenivano di rinviare al 2014 ammettendo per\u00f2 l\u2019uso della religione e della nazionalit\u00e0 come criteri di classificazione, un metodo questo sul quale erano sorti non pochi interrogativi in quanto l\u2019emergere di una probabile maggioranza musulmana avrebbe potuto far riesplodere le spinte secessioniste tra i serbi ed i croati.<\/p>\n<p>Era inoltre previsto un riassetto territoriale per eliminare i dieci cantoni della \u201c<i>Federazione della Bosnia-Erzegovina<\/i>\u201d e sostituirli con quattro regioni dotate di organi esecutivi, legislativi e giudiziari. Le trattative si sono per\u00f2 risolte in un insuccesso e dal mese scorso una nuova tornata di colloqui \u00e8 stata organizzata a Butmir presso il comando dell\u2019Eufor. Preparati dagli Stati Uniti e dall\u2019Unione europea con la partecipazione delle diverse forze politiche bosniache, i negoziati hanno in agenda una serie di proposte quali l\u2019attribuzione al primo ministro del governo centrale di una serie di prerogative fino ad ora spettanti alla Presidenza collegiale, l\u2019abolizione dell\u2019\u201c<i>entity voting system<\/i>\u201d per cui all\u2019interno della \u201c<i>Camera dei Rappresentanti<\/i>\u201d del Parlamento nazionale i due terzi dei deputati delle due entit\u00e0 possono opporre il loro veto su qualsiasi provvedimento in discussione, nonch\u00e9 la modifica in senso unicamerale del legislativo che dovrebbe comporsi della sola \u201c<i>Camera dei Rappresentanti<\/i>\u201d con la \u201c<i>Camera dei Popoli<\/i>\u201d trasformata in commissione all\u2019interno della Camera Bassa del Parlamento.<\/p>\n<p>Gli osservatori sono per\u00f2 pessimisti sul successo dei colloqui, in quanto se da un lato il Presidente della \u201c<i>Republika Srpska<\/i>\u201d Milorad Dodik si oppone a qualunque riforma che limiti l\u2019autonomia dell\u2019entit\u00e0 statale serbo-bosniaca dall\u2019altro i partiti croati e l\u2019Sbih di Silajdzic ritengono insufficienti le proposte avanzate.<\/p>\n<p><b>La riforma della polizia <\/b><br \/>\nIn stallo appare poi anche la riforma della polizia. L\u2019Unione europea aveva sempre sostenuto come l\u2019istituzione di una forza di polizia unificata costituisse una condizione essenziale per l\u2019adesione all\u2019\u201cAccordo di Stabilizzazione ed Associazione\u201d (Saa) e lo stesso Alto Rappresentante Lajcak nel corso del suo mandato ne aveva pi\u00f9 volte sottolineato l\u2019inderogabilit\u00e0. Tuttavia, anche se nell\u2019aprile dello scorso anno il Parlamento aveva approvato la legge per unificare le forze di polizia, il testo stabilisce che la riforma entrer\u00e0 in vigore solo un anno dopo l\u2019adozione della nuova Costituzione bosniaca.<\/p>\n<p>A quattordici anni dagli accordi di pace la prospettiva dell\u2019integrazione appare dunque molto difficile da realizzare tanto che, secondo un sondaggio effettuato dallo \u201c<i>United Nations Development Program<\/i>\u201d (Undp), appena il 7% della popolazione accorda fiducia ad un gruppo etnico diverso dal proprio, una percentuale tra le pi\u00f9 basse del mondo ed inferiore anche a quella registrata in Iraq. Per la Bosnia\u2013Erzegovina la strada verso la normalit\u00e0 appare ancora lunga.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>A. Cellino: <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1322\" target=\"blank\"><b><u>Bosnia, \u00e8 il tempo delle scelte<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il principio su cu si basa la struttura costituzionale bosniaca \u00e8 quello del \u201cpower sharing\u201d. 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