{"id":13280,"date":"2009-12-02T00:00:00","date_gmt":"2009-12-01T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-dubbio-amletico-della-nato\/"},"modified":"2017-11-03T15:37:26","modified_gmt":"2017-11-03T14:37:26","slug":"il-dubbio-amletico-della-nato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2009\/12\/il-dubbio-amletico-della-nato\/","title":{"rendered":"Il dubbio amletico della Nato"},"content":{"rendered":"<p>Il Generale MacArthur nel 1951, costretto dal Presidente Truman ad abbandonare il suo comando nella Guerra di Corea, cit\u00f2 di fronte al Congresso americano una vecchia ballata apprezzata dai cadetti di West Point, all\u2019inizio del XX secolo: \u201cOld soldiers never die, they just fade away\u201d. Questo strano destino sembra incombere anche sull\u2019Alleanza Atlantica, malgrado le tante buone parole che tutti i governi alleati stanno spendendo a suo favore in questi mesi. Un po\u2019 come per MacArthur il problema \u00e8 la sua capacit\u00e0 di adattarsi al mutato contesto internazionale.<\/p>\n<p>Quale <i>mission<\/i>? L\u2019Alleanza ci prova. Si \u00e8 impegnata con alterna fortuna in operazioni importanti, al di fuori della sua stretta area di competenza, come nei Balcani e in Afghanistan, ha svolto un ruolo di stabilizzazione verso Est sino ad allargarsi all\u2019insieme dei paesi europei che facevano parte del Patto di Varsavia. Ha concluso un accordo di partenariato con la Russia. Si \u00e8 coinvolta nella lotta al terrorismo internazionale e alla criminalit\u00e0 organizzata (ad esempio contro la pirateria). Dibatte della sicurezza energetica. Sia pure tra mille difficolt\u00e0, esitazioni e persino veti, sta instaurando un rapporto di collaborazione con l\u2019Unione europea e con le Nazioni Unite. Sta tentando di adeguare il suo \u201cconcetto strategico\u201d alle nuove esigenze dello scenario di sicurezza internazionale. Tuttavia non riesce a rispondere in modo convincente alla domanda di fondo: una Alleanza per quale scopo?<\/p>\n<p>Una Alleanza per tutte le stagioni e tutti compiti rischia evidentemente di non avere una sua precisa identit\u00e0 politica n\u00e9 soprattutto strategica. Nel 1949, alla firma del Trattato di Washington, le cose erano pi\u00f9 semplici. Per gli Usa si trattava di contrastare l\u2019avanzata sovietica sul vecchio continente e di contenerne la minaccia sul lato europeo dell\u2019Atlantico. Per gli europei si trattava di mantenere gli americani solidamente agganciati alla difesa del loro continente, bilanciando la fortissima pressione militare ed ideologica del blocco comunista. Una comunit\u00e0  di interessi dunque cui corrispondeva un altissimo ed evidente tasso di reciproca solidariet\u00e0. Ci\u00f2 non escludeva diversit\u00e0 di opinioni, anche profonde, dallo scisma di De Gaulle, alle aperture economiche ed energetiche dell\u2019Italia e della Germania nei confronti dell\u2019Urss, che tuttavia non rimisero mai in questione la convergenza strategica sugli interessi fondamentali delle due parti.<\/p>\n<p><b>Difficili scelte strategiche<\/b><br \/>Tutto questo oggi \u00e8 finito, o almeno ha cambiato natura.  La minaccia si \u00e8 diversificata e frammentata. I nostri paesi hanno di fronte un ampio ventaglio di possibili rischi, non tutti di carattere militare, che pesano in modo differenziato sulle loro diverse vulnerabilit\u00e0, percezioni ed interessi. La difesa del territorio nazionale che era alla base del vecchio patto non \u00e8 pi\u00f9 prioritaria: nessuno oggi \u00e8 in grado di invadere militarmente l\u2019Europa, anche se molti, troppi, sono in grado di danneggiarla o condizionarla, e lo stesso vale per gli Stati Uniti. La vecchia minaccia lasciava al nemico l\u2019onere di fare la prima mossa, di attaccare. I nuovi rischi scaricano sui nostri governi l\u2019onere di prendere l\u2019iniziativa, spesso richiedendo difficili interventi in terre lontane. Il consenso strategico era relativamente facile. Oggi si possono ipotizzare molti diversi modi per affrontare la stessa minaccia, tutte le scelte strategiche sono opinabili. Ci\u00f2 rende pi\u00f9 difficile il consenso e diminuisce la solidariet\u00e0 tra gli alleati.<\/p>\n<p>Lo stesso fatto che sia possibile dibattere sulla forma futura dell\u2019Alleanza, se essa debba diventare globale o restringersi al solo ambito regionale del Nord Atlantico e dell\u2019Europa, se debba essere pi\u00f9 militare o pi\u00f9 politica, se debba agire a geometria variabile o come un tutto unico, se abbia tra i suoi obiettivi il diffondersi della democrazia nel mondo o solo la garanzia della sicurezza degli Alleati, \u00e8 una spia della confusione generale che regna nei nostri paesi e della molteplicit\u00e0 dei futuri possibili, senza che nessuno di essi appaia come inevitabile o necessario.<\/p>\n<p><b>Dilemma esistenziale<\/b><br \/>Il risultato \u00e8 sconcertante. Da un lato l\u2019Alleanza appare militarmente dominante, il pi\u00f9 forte blocco militare esistente al mondo, ma dall\u2019altro centellina e disperde le sue forze in modo relativamente poco efficace e quasi sempre insufficiente a raggiungere il risultato sperato. Anche quando ha successo, come nei Balcani, deve comunque moderare il suo ottimismo e riconoscere che l\u2019attuale situazione di relativa stabilit\u00e0 in quell\u2019area potrebbe rivelarsi molto fragile e caduca, poich\u00e9 non sono state risolte le fortissime contrapposizioni nazionalistiche, etniche e religiose che erano alla base della crisi balcanica. Viene quindi spontaneo domandarsi se tutta questa forza militare non sia in qualche modo inadeguata o inadatta per affrontare i rischi e le minacce dell\u2019attuale quadro strategico.<\/p>\n<p>Nessuno vuole liberarsi dell\u2019Alleanza. Tutti i paesi europei continuano a giusta ragione a ritenere essenziale il mantenimento di un forte legame strategico con gli Stati Uniti, quale quello garantito dalla Nato. Alcuni di essi, per lo pi\u00f9 ex-satelliti dell\u2019Urss, ritengono inoltre che sia una essenziale polizza di assicurazione contro il risorgere minaccioso dell\u2019orso russo, in campo politico ed economico oggi, in campo militare domani.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti, bench\u00e9 sempre pi\u00f9 orientati a dare priorit\u00e0 al versante Asia-Pacifico su quello Atlantico, sono comunque interessati a mantenere stretti legami con l\u2019insieme dei paesi europei (che, nel loro complesso, controllano la maggior parte delle risorse militari ed economiche non statunitensi) e vogliono probabilmente continuare ad avere una sorta di <i>droit de regard <\/i>sulle evoluzioni politiche ed istituzionali in corso in Europa. L\u2019Alleanza con gli europei garantisce ancora alla superpotenza americana una prevalenza strategica ineguagliata. Soprattutto la situazione potrebbe drammaticamente evolvere a svantaggio di Washington se gli europei, o un numero consistente di essi, dovessero scegliere altre alleanze od orientamenti.<\/p>\n<p><b>Oltre la \u201cgaranzia sistemica\u201d<\/b><br \/>Il problema per\u00f2 \u00e8 capire se, al di l\u00e0 di questa sua funzione \u201cstatica\u201d, di garanzia sistemica, l\u2019Alleanza possa anche avere un ruolo efficace per la gestione, contenimento e riduzione dei rischi e delle minacce. Questo non \u00e8, almeno in prima battuta, un problema militare, ma politico e di grande strategia. Alcuni pensano che bisognerebbe aggiornare e riscrivere il Trattato di Washington, ma questo non \u00e8 un problema giuridico e formale, ma politico e sostanziale: quale potrebbe essere la nuova intesa strategica, il nuovo patto politico fondamentale, tra europei e americani, in sostituzione di quello del 1949? Se un tale accordo fosse possibile, sarebbe anche possibile avere una nuova e pi\u00f9 vitale Alleanza, altrimenti \u00e8 forse pi\u00f9 prudente sopravvivere con quella attuale.<\/p>\n<p>L\u2019esigenza ci sarebbe. Sembra incontrovertibile la necessit\u00e0 di gestire l\u2019insicurezza e le minacce derivanti dal processo di globalizzazione e dalla frammentazione e crisi di un gran numero di paesi, alla periferia del mondo sviluppato. C\u2019\u00e8 anche l\u2019esigenza di contenere ed inquadrare in un contesto stabile la crescita di nuove potenze globali, come la Cina e l\u2019India (senza dimenticarci della nuova Russia, del Brasile, delle nuove potenze nucleari \u201cregionali\u201d, eccetera).<\/p>\n<p>Una Alleanza dinamica, capace di coniugare la forza militare con una larga panoplia di interventi politici ed economici, strettamente collegata a un disegno di ordine legale internazionale da rafforzare e istituzionalizzare, sarebbe certamente un guadagno per tutti, e potrebbe probabilmente fare cose che per le singole potenze nazionali potrebbero rivelarsi troppo difficili se non impossibili.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 una tale Alleanza esista tuttavia sarebbe necessario che europei ed americani condividessero lo stesso disegno politico di fondo, gli stessi obiettivi di breve, medio e lungo periodo, e accettassero di limitare reciprocamente la loro libert\u00e0 d\u2019azione, per la conduzione di una politica comune, cui dovrebbero essere disposti a destinare tutte le risorse necessarie.<\/p>\n<p>Ma poich\u00e9 il meglio pu\u00f2 a volte essere nemico del bene, nel frattempo sar\u00e0 opportuno arrangiarsi con quello che si ha, cercando di evitare un suo ulteriore degrado. La realt\u00e0 \u00e8 che l\u2019Alleanza, in assenza di un nuovo patto fondatore transatlantico, non sar\u00e0 pi\u00f9 il centro unico dei rapporti euro-americani, la garanzia della reciproca solidariet\u00e0 e il regolatore delle loro controversie. Pi\u00f9 modestamente essa sar\u00e0 un utile strumento di reciproca standardizzazione, che consentir\u00e0 alle nostre forze armate di continuare ad operare congiuntamente, e uno dei possibili veicoli, forse anche il principale, per svolgere un certo numero, limitato, di compiti comuni di sicurezza, l\u00e0 dove sar\u00e0 possibile trovare una larga intesa. Un\u2019Alleanza permanente, insomma, che per\u00f2 agir\u00e0 piuttosto come una \u201ccoalition of the willing\u201d sul piano militare, a condizione naturalmente che il Consiglio Atlantico impari a individuare obiettivi comuni realistici e dimensionati alle effettiva capacit\u00e0 che gli alleati saranno realmente disposti a mettere a disposizione dell\u2019Alleanza stessa.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, ad esempio, sar\u00e0 opportuno evitare di accordarsi su obiettivi generici ed <i>open-ended<\/i>, come \u00e8 avvenuto ancora lo scorso aprile nel caso dell\u2019Afghanistan, quando il Consiglio Atlantico ha dichiarato che lo scopo dell\u2019Alleanza \u00e8 \u201c<i>helping the Afghan Government and its people to build a democratic, secure and stable country that will never again harbour terrorists who threaten Afghan and international security<\/i>\u201d. Dove sono la strategia, le risorse e i tempi necessari a conseguire tale obiettivo?<\/p>\n<p>Egualmente bisognerebbe guardare con attento scetticismo a frasi ad effetto, come quelle recentemente pronunciate dal Generale James Jones, Consigliere per la Sicurezza Nazionale del Presidente Obama, secondo il quale \u201c<i>we\u2019re interested in a Nato that is, through a series of interactions with not only member-states but states who wish to have a working relationship with NATO on the basis of mutual values and commonly recognized threats, able to deter future conflicts in their embryonic stages and to take on the transnational threats that face us in an asymmetrical way today: terrorism, human trafficking, flow of energy, protection of critical infrastructure and proliferation<\/i>\u201d. Si pu\u00f2 capire l\u2019interesse di tutto ci\u00f2, a condizione di spiegarne chiaramente le basi politiche e di legittimit\u00e0, i modi e i mezzi.<\/p>\n<p>In altri termini, per evitare che la Nato, affaticata e delusa dal suo impegno in Afghanistan, divisa al suo interno da diverse percezioni delle minacce, apparentemente incapace di mobilitare l\u2019insieme delle sue risorse per svolgere i compiti che essa stessa si \u00e8 scelta, finisca per spaccarsi, o anche solo semplicemente per sparire lentamente all\u2019orizzonte in un processo di lenta obsolescenza (come gi\u00e0 sembra avvenire, in punta di piedi e in silenzio, alle armi nucleari americane presenti in Europa), sarebbe forse opportuno avere poche e pi\u00f9 modeste ambizioni, per pochi e ben selezionati obiettivi, realmente raggiungibili.<\/p>\n<p>.<\/p>\n<p>Vedi anche:<\/p>\n<p>G. Gasparini: <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1208\" target= \"blank\"><b><u> La Nato verso un nuovo concetto strategico<\/u><\/b><\/a><\/p>\n<p>E. Alessandri: <a href= \" https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=1011\" target= \"blank\"><b><u>Tanti punti interrogativi sulla torta di compleanno della Nato<\/u><\/b><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Generale MacArthur nel 1951, costretto dal Presidente Truman ad abbandonare il suo comando nella Guerra di Corea, cit\u00f2 di fronte al Congresso americano una vecchia ballata apprezzata dai cadetti di West Point, all\u2019inizio del XX secolo: \u201cOld soldiers never die, they just fade away\u201d. 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